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martedì 22 settembre 2026

I veicoli della base lunare Selene

 


Il detective Steve Maddox sfogliava svogliatamente il rapporto della Rénmín Jǐngchá. «Per fortuna c’è la traduzione in inglese» sibilò a un certo punto, con un ghigno di sfida, direttamente in faccia al funzionario cinese seduto di fronte a lui. Il rumore di fondo dei motori del Buran faceva da colonna sonora al dialogo tra il texano repubblicano incallito e il nemico comunista.

Bai Qing sorrise, gli americani non cambiavano mai. La loro arroganza era pari alla loro assenza di cultura e i cowboy del Texas erano certamente i peggiori tra gli yankees, però la fama di Maddox era notevole e conveniva trattarlo con pragmatismo. Era una risorsa importante.

«Ogni nostro documento è tradotto in inglese, stiamo andando su una base internazionale e sarebbe stupido mettere in difficoltà i nostri collaboratori con scritti a loro incomprensibili» fece una pausa preparandosi alla stoccata. «È da quando siamo partiti che lei esterna il suo disappunto per la mia presenza, eppure ha accettato di imbarcarsi su un’astronave russa. Non crede che, nel 2073, questi giochetti da Guerra Fredda risultino un tantino ridicoli?»

 



«Il comandante Cleese è britannico, l’ingegnere di volo Borrachero è spagnola ed è anche una bella donna. E il pilota Sergeevič, per essere russo non è male: mi ha detto che odia i sovietici, è un russo bianco».

«Sergeevič è tipo che scherza su tutto, un gran mattacchione. Secondo me si è preso gioco di lei. E poi… i sovietici oggi? Lei è pazzo».

«Forse sono anch’io un gran mattacchione, non crede?»

«Credo che su Selene abbiamo un problema: tre morti ammazzati, senza alcun movente, a trecentottantaquattromila chilometri dalla Terra...»

 


«Lei è convinto che un texano non sappia quanto dista la Luna dalla Terra, vero?»

«Propongo una tregua. Mi veda come un collega, cinese, ma comunque un collega. Noi siamo segugi, non dobbiamo offuscare le nostre indagini con la politica. Il nostro obiettivo è risolvere il caso e arrestare l’assassino».

«Se, nel suo paese, scoprisse un alto dirigente del Partito coinvolto in qualcosa di grosso, non avrebbe le mani libere per arrestarlo».

«Sta continuando a parlare di politica, non è costruttivo. E poi, crede davvero che nei suoi Stati Uniti, riuscirebbe ad arrestare un pezzo grosso senza rischiare di essere liquidato dalla CIA?»

Fuori dal finestrino correvano le stelle. La Terra ormai lontana risplendeva di un bellissimo azzurro e la massa grigiastra della Luna troneggiava sorniona davanti alla prua del Buran. Selene non era ancora visibile.

 



Maddox aveva fatto l’addestramento di base necessario per partecipare alla missione ed era stato selezionato grazie ai suoi trascorsi nell’FBI, anche se da cinque anni lavorava come detective nella polizia di New York. Non era certo un astronauta, era la prima volta che lasciava la Terra e ci sarebbe rimasto volentieri. Tuttavia, il fatto che due dei tre uomini assassinati fossero statunitensi aveva indotto il Presidente a pretendere l’invio di un poliziotto americano sul luogo del delitto. E lui era il migliore. Naturalmente c’erano state lamentele da parte degli altri paesi coinvolti, soprattutto da parte di Cina e Russia. Inutili strumentalizzazioni politiche che per fortuna si erano dissolte concordando una stretta collaborazione per le indagini.

 

Il racconto continua su una mia antologia di cui non cito il titolo. Questo perché voglio concentrarmi su ciò che ho illustrato mentre scrivevo la storia, la storia di una serie di omicidi commessi su Selene: la base lunare per l’estrazione dell’Elio-3.

 

 

 

 

 

 

giovedì 1 agosto 2024

Pianeta Archon

 

 


 

Quando gli esuli della Terra arrivarono, Zeist avvertì la loro presenza. Li sentì avvicinarsi nello spazio. Vide che viaggiavano a bordo di uno strano ammasso metallico e li osservò mentre entravano in orbita attorno al suo mondo. Attese per capire quali fossero le loro intenzioni, quindi per qualche giorno non successe niente.

Percepì che stavano raccogliendo informazioni biologiche e ambientali. Immaginò che fossero esploratori.

Fu preso dalla frenesia, voleva a tutti i costi esplorare l’universo e questi esseri erano in grado di farlo. Un tempo ci aveva provato, aveva tentato di vedere più da vicino le stelle. Purtroppo non era riuscito ad andare molto lontano perché le sue unità Zeist, appena si allontanavano dall’insieme Zeist, morivano.

Da quel giorno triste aveva capito di essere legato in modo totale al suo mondo e si era convinto di non poter conoscere l’ignoto come avrebbe voluto. Adesso, però, per un incredibile colpo di fortuna, l’ignoto era venuto a cercarlo.

Rifletté meglio sui visitatori, non erano come lui e assomigliavano agli altri che in passato erano venuti, avevano sorvolato il pianeta e non erano scesi. Non gli avevano dato la possibilità di comunicare e lui si era molto dispiaciuto.

Come allora, anche in quel momento avvertiva una moltitudine di menti indipendenti affollate nell’ammasso. Si chiese come facessero ad andare d’accordo, senza rischiare di disturbarsi a vicenda, visto che ognuno aveva pensieri propri.

Passarono altri giorni e la sua curiosità crebbe. Purtroppo i visitatori si mantenevano nello spazio stando fuori dal suo raggio d’azione. A quella distanza percepiva le loro menti, ma non riusciva a leggere i loro pensieri.

Zeist era solo da sempre. E quella moltitudine di altri accese la sua eccitazione.

Erano una novità che a lui interessava molto, perché finalmente avrebbe potuto confrontarsi con un diverso modello di intelligenza.

Decise di agire.

Si avvicinò ai visitatori utilizzando gli Zeist che aveva costruito per esplorare lo spazio. Erano rossi scarlatti e avevano un corpo durissimo, resistente al vuoto assoluto, ali ricurve adatte al rientro nell’atmosfera e pinne longitudinali nella parte anteriore, per mantenere l’assetto in volo.

Con queste unità, Zeist si avvicinò all’ammasso in orbita, si fermò a distanza di sicurezza e fu certo di essere stato individuato perché sentì che là dentro parlavano di lui. Non fu intrapresa però alcuna azione concreta nei suoi confronti, per cui, con molta cautela, cominciò a leggere i loro pensieri.

Ricavò notizie essenziali in pochi attimi. L’ammasso metallico era un’astronave da carico: il Conestoga C-723, un vascello inadatto a uno sbarco e, soprattutto, inadeguato a trasportare passeggeri, tuttavia molto più facile da rubare rispetto alle gigantesche navi turistiche. Di tutte queste parole assimilò in fretta il significato grazie alle immagini che attraversavano le menti che stava analizzando. Capì che il vascello era stato rubato a una compagnia mercantile e utilizzato per la fuga. Non comprese da cosa stessero fuggendo perché in quel momento erano tutti concentrati sullo studio del suo mondo.

Qualcuno memorizzò le informazioni trasmesse da una macchina.

“Sistema stellare triplo Alfa Centauri… stella nana rossa Proxima Centauri… pianeta Proxima 2 classificato come Archon… unico pianeta con caratteristiche simili alla Terra… risultati delle analisi dell’atmosfera… respirabile ma con sostanze moderatamente tossiche… necessario l’uso di maschere a filtro”.

Ormai, grazie alla comparazione dei pensieri e delle immagini lette nelle menti dei visitatori, Zeist aveva decifrato il loro modo di comunicare. Si chiamava linguaggio, avveniva mediante suoni e usciva da una cosa chiamata bocca.

All’improvviso ci fu un rumore secco, seguito dal fragore continuo dei motori in accensione. Zeist si spaventò e d’istinto tornò sul pianeta. Cominciò a diffidare dei visitatori e decise che se fossero scesi sarebbe rimasto nascosto, a osservarli.

Così fece, ma con lo sguardo puntato al cielo, aspettando l’arrivo. Non aveva considerato l’idea che i visitatori potessero danneggiarlo, non ci aveva nemmeno pensato. Eppure essi potevano anche arrivare con intenzioni ostili. Quindi decise che se fosse stato necessario, si sarebbe difeso.

Dalle nuvole sbucò l’enorme astronave che subito azionò una serie di razzi frenanti per tentare l’atterraggio. Il sibilo che accompagnava la discesa era impressionante. Dovevano essersi resi conto di non avere altra scelta e sapevano che anche se la manovra fosse riuscita, la nave non sarebbe più potuta ripartire, quindi erano destinati a restare per sempre sul pianeta o a morire nel tentativo di atterraggio.

Zeist li osservò con curiosità. Erano dei pazzi! Non avevano certo dei corpi-copia al sicuro da qualche parte in cui continuare a pensare. Se fossero morti, la loro esistenza sarebbe finita quel giorno. Fu inorridito da quel pensiero, lui non avrebbe mai rischiato tanto.

L’astronave scese sempre più lentamente fino ad arrivare quasi a fermarsi, sospesa a poche decine di metri dalla superficie con il fragore dei motori ormai divenuto insopportabile. Fu una lotta disperata contro la gravità. I getti di carburante incandescente dei razzi la contrastarono finché poterono, ma alla fine furono vinti e l’astronave precipitò, schiantandosi al suolo. Ci fu un forte boato, la struttura cedette, le lamiere si contorsero e si sollevò tanta polvere.

Quando essa si disperse, il silenzio calò sul relitto.


***


Larsson aprì il portello. Per la precisione, lo fece saltare, perché i comandi di apertura erano bloccati. L’aria esterna entrò nei corridoi e saturò l’ambiente. Si voltò verso i suoi compagni: «Ragazzi, indossate le maschere a filtro e non tenete in vista le armi, ci sono almeno venti creature là fuori, non voglio che ci considerino ostili. Però occhi aperti…».

Lentamente uscirono. Si guardarono intorno. Il cielo era coperto da una fitta coltre di nubi verdi che Proxima Centauri riusciva appena a passare con la sua luce arancione. Tutto intorno non si vedevano montagne, c’era solo un’immensa pianura su cui torreggiavano giganteschi vegetali dai tronchi contorti che s’intrecciavano formando figure abbastanza tetre. A varie altezze e sulla loro sommità si ergevano piattaforme ricche di materiale bianco che, visto da lontano, pareva soffice e caldo.

«Sembrano enormi funghi» disse l’uomo accanto a Larsson.

«Già. Non avevo mai visto un ambiente più alieno di questo».

«Non avevi mai visto un ambiente alieno, punto. Non ti sei mai mosso dalla Terra.»

«Intendevo dire neppure negli olofilm. Hai visto dove sprofondano i tuoi funghi?».

Larsson fece qualche passo verso il più vicino, almeno a un centinaio di metri da loro. Entrava dentro un cratere immenso e anche gli altri, più indietro, spuntavano da crateri simili.

Attaccati alle cortecce e al terreno, ben saldi come se avessero forti radici, c’erano strani palloni semitrasparenti, mollicci e pieni di venature rosse, parevano contenere un fluido.

«Quella là dentro sarà acqua?»

«Se ci sono i vegetali, l’acqua c’è per forza. E se sta là dentro sarà più facile prenderla».

Larsson indicò il lungo solco alla loro destra. Si avviarono per indagare. Appena lo raggiunsero capirono di essere sull’orlo di una voragine. Forse si trattava di un fiume e l’acqua scorreva proprio là in fondo, a chissà quale profondità. Ossian alzò lo sguardo sull’orizzonte e vide altri solchi che s’intersecavano tra loro, alla maniera di una fitta rete di canali, con in mezzo crateri e funghi colossali. Tutto era avvolto in una leggera nebbia.

«Ossian, puoi aggiornarmi sulla situazione?» fu la richiesta via comunicatore, dal relitto.

«Ancora non abbiamo stabilito alcun contatto con gli alieni, Zac. E più mi guardo in giro e più rimpiango la Terra. Qui il villaggio vacanze è veramente brutto».

«Non avevamo molta scelta, mi pare».

«Vero. Speriamo almeno che il gioco valga la candela».

«Siamo vivi. Questo è già abbastanza per me».

D’un tratto, Larsson s’accorse della creatura che lo osservava a una distanza di circa dieci metri. Stava dritta davanti a lui e gli puntava addosso i suoi sei occhi; avvertì subito la presenza di altre creature simili, in avvicinamento alla prima.

«Abbiamo visite» disse uno dei suoi compagni. E fece per estrarre la pistola dalla fondina.

«Fermo!» lo bloccò Larsson.

Le creature emersero completamente dalla nebbia. Erano aracnidi alti tre metri, con una grossa testa piatta, il busto era solo un pretesto per tenerci attaccate sei gambe, anzi, quattro erano di sicuro gambe, mentre le altre due, le anteriori, sembravano braccia. Un particolare lo colpì: non avevano la bocca e non c’era niente di alternativo che ne facesse la funzione.

Eppure, nonostante l’aspetto mostruoso, fu sicuro di non avere di fronte delle bestie. Osservò quegli occhi che lo guardavano e in quello sguardo riconobbe un inconfondibile guizzo di intelligenza. Si fece coraggio e cercò di stabilire un contatto.

«Veniamo in pace…» annunciò. «Forse non comprendete la mia lingua, ma spero che in qualche modo si possa comunicare. Vogliamo solo diventare vostri amici».

Non ci fu nessuna reazione, gli aracnidi rimasero immobili.

A Zeist i suoni emessi dal brutto alieno diedero fastidio. Comprendeva ogni cosa, ma un conto era sentire dialoghi lontani e un altro era sentirli così da vicino. Non riusciva a sopportarli.

Entrò nella mente dell’alieno e lì trovò paura, tensione e avversione per il suo aspetto. Non si stupì, anche loro non erano certo piacevoli da guardare. Continuò a curiosare finché si accorse dello stupore che causava. L’alieno si era reso conto dell’intrusione, era disorientato… e allora Zeist si ritrasse, perché temette di fargli del male. Decise di tornare nella sua mente, ma solo per iniziare la comunicazione.

“Avete armi, volete usarle contro di me?” pensò l’alieno.

Larsson sentì arrivare la voce come fosse portata dal vento. Fu un contatto tanto strano che per un momento ne restò turbato. Poi riconobbe il primo approccio telepatico e si sforzò di pensare un discorso, lo scandì ben chiaro, meglio che poté.

“Noi veniamo dal pianeta Terra. Siamo fuggitivi. Laggiù non c’è più posto per noi, per via delle nostre idee che contrastano con quelle di un regime terribile. Restare avrebbe significato non avere un futuro e forse morire. Per questo motivo siamo venuti qui. Siamo stati costretti. Abbiamo le armi, è vero, ma non le useremo… ti chiediamo ospitalità. Siamo in pochi e abbiamo solo bisogno di un piccolo spazio per insediare una colonia”.

Guardò preoccupato i ragni e questi non si mossero di un millimetro. Temette di non essersi spiegato bene e lo temettero anche gli altri Umani. L’uomo accanto gli mise una mano sulla spalla: «Chi ci dice che non ci faranno a pezzi, Ossian? Sarà meglio indietreggiare finché siamo in tempo».

Zeist ebbe un sussulto, i ragni s’irrigidirono e un nuovo messaggio arrivò nelle menti del gruppo: “Pensate, non parlate. C’è una distorsione nella vostra voce che non sopporto”.

“Va bene, va bene. Così va meglio?” pensò Larsson.

“Sì, molto meglio”.

“Puoi dare una risposta alla mia richiesta d’asilo?”.

La risposta arrivò.

E non fu diretta solo a lui, arrivò in tutte le menti umane nello stesso istante.“Zeist ha trovato nuovi amici! Potete restare a patto che io impari da voi ciò che conoscete, a modo mio”.


***


I Terrestri cominciarono a scendere dal Conestoga, a scaricare le loro cose e a curare coloro che si erano feriti durante il naufragio. In tutto scesero dal relitto novecentottanta persone.

Zeist li aveva accolti ed era divorato dalla curiosità. Aveva la possibilità di accrescere la sua conoscenza, era entrato in contatto con esseri sconosciuti, stranissimi, completamente diversi da lui, ed erano a sua completa disposizione.

Iniziò subito. Si mise a leggere i pensieri di uno di loro, poi di un altro e poi un altro ancora. Aumentò la velocità di lettura, diventarono cinquanta, cento, duecento. Alla fine entrò in tutte le menti disponibili e assimilò notizie con sempre maggiore bramosia.

Accumulò una quantità incredibile di informazioni sulla Terra e sugli uomini, e anche sulle donne… L’esistenza di due tipi di Umani, molto diversi tra loro, lo lasciò colmo di stupore. E scoprì che queste due unità così diverse avevano bisogno l’uno dell’altra, ma non come gli Zeist, per creare un collettivo. Il loro obiettivo era completarsi a vicenda, pur rimanendo individui indipendenti. Questo concetto non gli era ancora del tutto chiaro, però si ripromise di approfondirlo. Aveva già capito come facevano i Terrestri a riprodursi e perché alcuni di quelli che scendevano dall’astronave fracassata erano più piccoli degli altri, li chiamavano bambini. In pratica, concluse che si trattava di piccoli uomini in fase di costruzione.

Pensò con soddisfazione che avrebbe avuto molto da fare negli anni successivi.

 

Il romanzo è disponibile su Amazon in ebook e cartaceo

sabato 20 aprile 2024

Rebel Moon - Parte 2: La Sfregiatrice


 

 

Rebel Moon: La Sfregiatrice è il secondo tassello perfetto della Saga dei Magnifici Sette nello spazio. Se in Rebel Moon: Figlia del Fuoco c’era il reclutamento di pistoleri e guerrieri per difendere il villaggio dei contadini di Mara, una luna che orbita attorno al gigante gassoso Veldt, in questo secondo capitolo c’è proprio tutto il vecchio e classico film western trasportato nella fantascienza e amplificato dai mirabolanti effetti speciali. Gli eroi hanno caratteristiche da fumettone che appassionano gli amanti del genere come me: Tarak Decimus spicca per la sua somiglianza con Conan il Barbaro e infatti combatte a colpi di ascia i nemici armati di fulminatore laser. Nemesis è senza dubbio la versione femminile di Britt, il lanciatore di coltelli del classico degli anni ‘60. Kora è il “lupo” indomabile che deve assolutamente sconfiggere il terribile ammiraglio Atticus Noble.

Le varianti principali rispetto all’originale, che si notavano già dal primo capitolo, sono la Resistenza (molto simile alla Ribellione di Star Wars) e il potentissimo esercito oppressore del Mondo Madre (molto simile all’Impero di Star Wars). Dal momento che la vicenda dei Magnifici Sette si conclude in questo secondo capitolo con alcuni caduti, è ovvio che il terzo film necessario al completamento della trilogia (ma pare che siano in progetto addirittura sei episodi) tenderà a una lotta coraggiosa della Resistenza, magari guidata da Kora, contro il Mondo Madre. E quindi all’inevitabile paragone con la Saga di George Lucas.

Nel film ci sono alcuni punti deboli, uno su tutti l’incomprensibile attenzione dei cattivi per il grano dei contadini. La banda di messicani che depreda i poveri peones era plausibile, ma un potente impero che perde tempo con quattro zappaterra è piuttosto inverosimile.

Inverosimile è anche la velocità con cui i contadini imparano a maneggiare le armi e a combattere corpo a corpo e infatti nella battaglia si comportano come veri soldati, mentre nel classico western del 1960 contribuivano molto meno in aiuto degli eroi.

Eppure, prima di criticare il poco realismo della vicenda, bisogna pensare al genere Space Opera a cui stiamo assistendo. Qualcuno ha mai preteso realismo da Guerre Stellari e dai suoi sequel, prequel, spin-off e serie Tv? Han Solo che usciva sempre per un pelo da tutte le situazioni difficili e gli Stormtrooper che non riuscivano mai a colpire qualcosa erano verosimili? Il punto di forza di questi film è lo spettacolo e l’entusiasmo che ci riempie al pensiero di “arrivano i nostri!”.

Due ore di divertimento garantito e l’attesa per il terzo capitolo, probabilmente nel 2025, sono l’aggettivo giusto per questo film.

lunedì 1 gennaio 2024

Rebel Moon - Parte1: figlia del fuoco

 

Rebel Moon è il remake di un B-movie degli anni ‘80, I magnifici sette nello spazio, che a sua volta era il remake Sci-Fi di un classico western degli anni ‘60, I magnifici sette… che a sua volta era il remake dell’originale giapponese del ‘54, I sette samurai.

 


Bé, dopo questa matrioska di pellicole conviene fare una precisazione: Rebel Moon non è solo il remake di quei film, è soprattutto lo Space Opera che più si avvicina a Star Wars tra tutti quelli tentati dal 1977 in poi. Le spietate truppe del Pianeta Madre ricordano molto gli Imperiali di Darth Vader e soprattutto i nazisti della WW2. Le astronavi, invece, nell’estetica esterna e interna, nel modo di navigare e nelle bordate dei cannoni, si ispirano piacevolmente agli antichi galeoni dei pirati e dei corsari.

C’è un altro film che sicuramente ha ispirato la pellicola: Soldier, del 1998, con Kurt Russell, che era il remake Sci-Fi del western Il cavaliere della valle solitaria, del 1953. Infatti il sergente Todd, un soldato superaddestrato, affrontava i suoi ex commilitoni difendendo i contadini proprio come fa Kora combattendo contro i soldati del Pianeta Madre.

Il film riscatta finalmente la figura imbarazzante lasciata dal precedente tentativo di portare la storia originale tra le stelle. Infatti, se I magnifici sette nello spazio fu girato a basso budget, con una trama approssimativa e attori anche importanti coinvolti per ruoli a due dimensioni… Rebel Moon ha una trama solida, effetti speciali mirabolanti e una cura dei dettagli maniacale. Zack Snyder ha realizzato un capolavoro assoluto e, dopo aver visto Parte 1: figlia del fuoco, aspetto con ansia Parte 2: la Sfregiatrice… a aprile 2024!

Chissà se sarà il remake di un altro film...

 

 

lunedì 1 novembre 2021

Aniara e Tides



 

Aniara e Tides – The Colony, due film europei con lo stesso tema di fondo: aveva ragione Greta Thunberg, abbiamo devastato la Terra e dovremo traslocare su un altro pianeta.


Il primo è tratto (male) dal poema fantascientifico del Premio Nobel Harry Martinson e racconta il tragico inizio dell’esodo dei terrestri verso Marte. La gigantesca astronave Aniara, con un interessante design orizzontale che riproduce una città navigante tra le stelle, devia la rotta a causa di un incidente e i danni subiti le impediscono di correggerla. Ridotta a un’isola di ferro errante nel cosmo provoca la perdita di ogni speranza tra i passeggeri, che si abbandonano a violenze, atti di disperazione, culti religiosi improvvisati e suicidi.

Il viaggio dei coloni sopravvissuti alla fine del pianeta Terra è rappresentato come una crociera su un’astronave lussuosa, i cui interni sono identici a quelli di una megalopoli. Questo stratagemma è servito senz’altro a risparmiare sulle scenografie, infatti si riconoscono benissimo: l’interno di un aeroporto, un centro commerciale, una sala congressi per i discorsi del Capitano ai passeggeri e addirittura l’interno di una vera piscina per la piscina dell’astronave.

Martinson, nel suo poema del 1956, sublima in un ambiente fantascientifico le tensioni e i timori dell’uomo tra la Seconda Guerra Mondiale e la Guerra Fredda. Il film, invece, sublima ben poco. La sventata collisione con l’asteroide Hondo e l’espulsione dal sistema solare poi, sarebbero state una ghiotta occasione di spettacolarità che si è preferito evitare.

Molto più coinvolgente, anche se un tantino lento all’inizio, è invece Tides – The Colony. Dopo aver reso inabitabile la Terra, la parte più ricca dell’umanità si è trasferita sul pianeta Kepler-209. Purtroppo, ma anche come giusta punizione per aver abbandonato i loro simili a un destino crudele, gli umani sbarcati su Kepler vengono colpiti da infertilità. Quindi, per evitare l’estinzione, sono costretti a organizzare due missioni di ritorno sulla Terra.

Della prima missione si perde ogni contatto. Per questo, la seconda missione, ha lo scopo di scoprire cosa sia successo alla prima e eventualmente unire le forze nel caso che qualcuno sia sopravvissuto.

In realtà la Terra non è del tutto inabitabile. È post apocalittica con l’ecosistema compromesso, ma gli esseri umani vivono ancora in piccoli gruppi sfruttando i resti della tecnologia antecedente (una rappresentazione molto in stile Mad Max).

A differenza di Aniara, il film prende una piega inaspettata, producendo anche una buona dose d’azione, mentre disvela cos’abbia fatto la prima missione una volta atterrata e piazzata la base all’interno del relitto di una nave. L’astronauta Blake dovrà scegliere in fretta da che parte stare.

 

martedì 2 marzo 2021

Fantascienza Militare




La fantascienza militare prende spunto da sempre, nei libri e nei film, dalle forze militari terrestri di oggi e del passato. Ma la guerra nello spazio sarebbe proprio così? E invece, astronavi che si muovono come una delle tante sonde NASA, come potrebbero evitare i missili del nemico e contrattaccare?

L’esempio più classico di fantascienza militare nei libri è Fanteria dello spazio, di Robert A. Heinlein. I suoi fanti spaziali sono una fusione ben congegnata tra paracadutisti, marine e carri armati. Una bella pensata!
Nella trasposizione cinematografica, Starship Troopers, di Paul Verhoeven, si è scelto di potenziare l’atmosfera da dittatura militare che nel libro era appena accennata e le uniformi dei terrestri si ispirano direttamente all’esercito fascista di Mussolini.
 
Le astronavi che si combattono nello spazio, viste in molti film e serie TV, si rifanno alle moderne navi da guerra che solcano gli oceani sulla Terra. E infatti, si parla quasi sempre di Flotta Galattica, o Imperiale, o della Federazione, eccetera.
L’Enterprise del capitano James T. Kirk ha, come tutte le altre navi della Flotta Astrale, il nome di una delle unità storiche e operative della U.S. Navy. E i gradi dei membri dell’equipaggio riproducono quelli della marina (Commodoro e Guardiamarina compresi).
In Battlestar Galactica le enormi astronavi dei Coloniali sono l’equivalente spaziale delle portaerei, lanciano i Vipers che poi rientrano atterrando come faceva il Chance Vought F4U Corsair sulla portaerei USS Saratoga. Il che è abbastanza inverosimile rispetto alle dinamiche nel vuoto assoluto.
Ancora più inverosimili sono le astronavi della Flotta Imperiale e quelle dell’Alleanza Ribelle in Star Wars. Tutte navigano nello spazio e hanno caccia spaziali in appoggio che somigliano agli aerei della Seconda Guerra Mondiale. Il volo di questi caccia, come per i Vipers e i Cylon Raiders, è troppo simile a quello di un velivolo nell'aria e sarebbe impossibile nel vuoto cosmico. Inoltre, a un profano dell’aeronautica come me, risultano più moderni i veri caccia in dotazione oggi alle potenze mondiali.
I bombardieri dello Squadrone Cobalto, in Star Wars: Gli ultimi Jedi, bombardano a caduta come il B-17. E per giustificarlo, nel film attaccano il Distruttore del Primo Ordine in prossimità di un pianeta. Così le bombe, precipitando per l’attrazione gravitazionale, colpiscono il nemico.

Nel film Wing Commander c’è una piacevole variazione: i caccia atterrano come in Battlestar Galactica, ma le astronavi imitano i Galeoni e sparano bordate con schiere di cannoni sui fianchi.
La serie tedesca Le fantastiche avventure dell’astronave Orion, praticamente contemporanea alla serie classica di Star Trek, prende un’altra via: l’Orion, come l’Hydra e le altre astronavi della Pattuglia Spaziale Terrestre, si rifanno ai sottomarini (U-Boot). Gli equipaggi sono sotto la decina di membri e gli ambienti sono inevitabilmente più ristretti.
Una simile visione dell’astronave l’abbiamo nel film Il pianeta proibito, con l'incrociatore spaziale C-57-D che è il classico disco volante e ha un numero dei membri dell’equipaggio da sommergibile. Tra l’altro indossano uniformi che ricordano molto la marina militare.
Agli albori della fantascienza, le Aeronavi di Flash Gordon, si ispiravano ai dirigibili e in alcuni casi agli aerei.
In ogni caso, la difficoltà di scrittori e sceneggiatori è sempre stata immaginare le astronavi diverse da qualsiasi veicolo che si muove sulla Terra. Non ci sono riusciti anche per scelta e hanno evitato di restare verosimili, perché raccontando le vere astronavi come le Sojuz o le Apollo, avrebbero rischiato di non ottenere la spettacolarità che serviva per far innamorare lettori e spettatori.

giovedì 1 ottobre 2020

Alien Thriller coming soon




Parteciperò con un racconto all’antologia Alien Thriller. Per me è una bella sfida, visto che non vado matto per le storie con l’assassino, la suspance e la tensione portata agli estremi. Però vediamo… adoro la fantascienza e nel film Alien c’erano l’assassino, la suspance e la tensione che superavano ogni limite immaginabile. Beh, allora posso farcela! Sono di certo nel mio campo d’azione.
I binari da seguire sono un crimine che abbia a che fare con gli extraterrestri e la vicenda svolta nel luogo di residenza dell’autore. Quindi nel mio ci sarà il vessillo rosso con la croce pisana che sventola sulla Torre, arriveranno i dischi volanti che disidrateranno l’Arno, disintegreranno il Duomo, dipingeranno la città di amaranto labronico e… No! No! No! Niente di tutto questo, non siamo mica in Mars Attack!
Questa volta scriverò un racconto con le atmosfere di Don Matteo, anzi, ancora meglio… con quelle del maresciallo Rocca. Sì! Sì! Sì! Siamo troppo abituati a vedere lo sceriffo del Texas che respinge gli alieni a colpi di Colt o la polizia di New York che dà la caccia e viene cacciata dall’ennesimo Predator. È ora di cambiare! Io poi sono troppo esterofilo, sempre a cercare termini stranieri, dimentico l’Italia. Devo fare come Corrado Guzzanti nel suo Fascisti su Marte, quando sostituiva flashback con retrolampo. Devo essere autarchico.
Scherzi a parte, sono sicuro che sarà un’antologia bellissima, divertente e che ci invidierebbero all’estero se non fosse l’inglese la lingua più parlata nel mondo.
Il mio sarà solo uno dei tanti racconti al suo interno.

Questa di seguito è la prima versione della copertina, disegnata con le mie manine e bocciata per vari motivi: intanto perché l'illustrazione è piuttosto infelice. E poi il nero va su tutto, è verissimo, ma sul web risalta poco. Quindi abbiamo optato per il giallo che fa più Signora in giallo (c’è ancora qualcuno vivo che segue il serial?) e ho realizzato una nuova illustrazione.

La copertina definitiva è TopSecret fino all’uscita, prevista in concomitanza con l’arrivo di Babbo Natale. Intanto beccatevi quella scartata...



 

 

sabato 27 giugno 2020

I Templari della Galassia



L’anno 3000 segnò l’inizio del Nuovo Medioevo, che divampò dal pianeta Terra fino a tutto lo spazio conosciuto. Quando fu certo che le creature extraterrestri estremamente bizzarre immaginate prima della Grande Esplorazione non erano mai esistite e che gli alieni erano umani quanto noi, la Fede prese il sopravvento sulla Scienza. Si diffuse l’idea che l’Onnipotente avesse scelto i terrestri per convertire tutti gli uomini dell’universo. La Teocrazia cancellò le altre religioni con la forza, purificò col fuoco le eresie e schiacciò sotto il suo tallone spietato ogni forma di ribellione.
I Cavalieri Templari della Galassia intrapresero sanguinose crociate contro gli infedeli di Proxima, contro i barbari di Lalande e contro i senza Dio di Wolf.
Le inconfondibili Ali a croce degli Inquisitor piombarono su mondi pacifici, seminando morte e distruzione, fino alla totale conquista. Gli anni più oscuri del genere umano bruciarono miliardi di vite.
Oggi che la Teocrazia Interstellare è finalmente crollata sulla sua stupidità, oggi che siamo nell’anno 4356, la nuova stella da seguire è la Ragione. Non ripeteremo gli errori del passato, non lo faremo certo per terza volta!

lunedì 1 giugno 2020

Fantascienza finlandese



Dopo Fascisti su Marte, di Corrado Guzzanti, arrivò l’altrettanto demenziale quanto acuto Iron Sky, di Timo Vuorensola… ovvero i Nazisti sulla Luna! Col sequel (disponibile finalmente su Amazon Prime) che osa ancora di più: i Nazisti erano in realtà Vril, extraterrestri giunti sulla Terra ai tempi dei dinosauri, dei quali presero somiglianza a causa della loro indole camaleontica. E tutti i cattivi della Storia, da Caligola a Attila, fino a Stalin, Hitler e Osama Bin Laden, chi altri potevano essere se non perfidi Vril camuffati da Umani?
Per la verità Iron Sky del 2012 fu geniale, grottesco, intelligente nelle battute, mentre The Coming Race lascia perplessi in alcuni punti, ma resta memorabile il finale: con i nostri eroi diretti su Marte, ambito come ultimo rifugio e ignari della Base Sovietica con Sputnik orbitanti e allegre balalaike ad attenderli.
Al botteghino Iron Sky fu un mezzo fiasco ed è stato un fiasco completo il Sequel, con annesso fallimento della casa di produzione. Nel 2020 i tedeschi hanno scopiazzato malamente Iron Sky realizzando una schifezza inguardabile: Sky Sharks, andando oltre il demenziale e rasentando il ridicolo... con i nazisti zombi che cavalcano squali volanti!



giovedì 17 ottobre 2019

Un libro pieno di fantascienza


Sei racconti di fantascienza per un totale di centotrenta pagine. Racconti che spaziano dall’ucronia agli universi paralleli, dagli androidi agli extraterrestri, da Dio fino al Diavolo!

C'è una quinta dimensione oltre a quelle conosciute dall'uomo. È una dimensione grande come lo spazio e smisurata come l'infinito. È a mezza strada fra la luce e l'ombra fra la scienza e la superstizione, fra la sommità delle cognizioni dell'uomo e il fondo dei suoi smarrimenti. È la dimensione della fantasia. È una zona che noi chiamiamo "il confine della realtà".
 

Fu la presentazione del serial Ai confini della realtà. Ebbene, Tales è tutto questo!


Breve estratto


Anno 2214, Base Scientifica Zeus sulla quarta luna di Giove.
Durante gli scavi per l’ampliamento della Base nel sottosuolo ghiacciato di Europa i minatori trovarono una salma congelata. Dalle analisi allo scanner biotronico risultò appartenere a un essere umano e il calcolo dell’età dei tessuti lo fece risalire a due milioni di anni fa.
La scoperta sbalorditiva rimbalzò dal freddo satellite di Giove direttamente sui media della Terra e ci restò per giorni. Dopo l’uomo di Neanderthal e l’uomo di Cro-Magnon, arrivava l’inaspettato uomo di Europa!
Le sorprese non finirono qui, il corpo fu scongelato in ambiente sterile e un team medico si apprestò a effettuare l’autopsia. Ma pochi minuti prima di intervenire lo trovarono vivo e vegeto in piedi davanti al lettino.
Parlava una lingua incomprensibile e i suoi occhi brillavano come le stelle del cielo. Passeggiò a lungo per i corridoi della Base e gli scienziati inviarono, al centro operativo della NASA, rapporti contraddittori.
Oggi abbiamo perso ogni contatto con Europa. Una missione di salvataggio è in partenza dal primo ormeggio della stazione spaziale e nessuno riesce a immaginare cosa possa essere successo lassù.

***

Anno 2215, l’astronave esplorativa Trantis 3 è appena entrata nell’orbita esterna di Giove e il pilota, Hornet 62, esegue le operazioni per l’avvicinamento alla quarta luna, Europa.
«Computer: ripeti il calcolo della traiettoria, quanto margine di errore abbiamo?»
«Traiettoria perfetta, margine di errore 0,0034».
«È possibile eliminare quello 0,0034?»
«Negativo: il pulviscolo spaziale e la forte attrazione del pianeta impediscono un controllo della rotta superiore al 99,98%».
«Beh, Europa è grande! Dovremmo centrarla comunque, non credi?»
«Non afferro la battuta, Signore».
«Lo so, è perché sei un vecchio modello».
L’attivazione dei motori ausiliari a impulso è repentina e Hornet 62 si schiaccia leggermente nella poltrona per l’accelerazione. Trascorrono altre due ore standard e finalmente la sfera grigiastra piena di striature rossicce si staglia imponente e riempie tutta la vetrata dell’abitacolo.
«Base Zeus da astronave Trantis 3, chiedo il permesso per l’allunaggio».
Nessuna risposta.
È inutile chiedere ancora, dalla Terra ci hanno provato per mesi, ma Hornet è un meticoloso e chiama per altre tre volte. Poi procede verso la superficie, dritto sulla Base.
L’allunaggio è dolce. Il ghiaccio si estende ovunque e la Base è quasi invisibile, dato che si sviluppa nel sottosuolo. A rivelarla sono solo alcune antenne e un boccaporto degno di un sommergibile.
La manovra manuale per i casi d’emergenza permette l’ingresso dall’esterno e Hornet entra. Una volta pressurizzato l’ambiente avanza nei corridoi stranamente poco illuminati per raggiungere il centro di comando. Quasi subito gli vengono incontro due ombre.
«Ragazzi, non mi offendo per la fredda accoglienza che mi avete riservato. D’altra parte so bene che qui fa un po' freddino».
Le ombre avanzano mute, lente e a tratti barcollano. Appena incontrano la poca luce vicino a Hornet rivelano volti assenti con gli occhi privi di pupille.
«Direi che avete dei grossi problemi! Una visita dal medico della Base no?» una rapida occhiata al cartellino identificativo di uno dei due fornisce la risposta: lo zombi è un dottore!
Hornet si ritrae, porta la mano alla fondina e estrae il disintegratore. Lo punta su uno dei due ex uomini, ma si rende conto che non sono pericolosi. Sembrano ebeti erranti, colpiti da chissà quale malattia degenerativa, probabilmente diffusa dall’ospite scongelato. La prima direttiva della sua missione è proprio osservare la quarantena in caso di epidemie. E questo sembra proprio quel caso.
Attiva un trasmettitore sulla cintura e invia il rapporto: «Emissario Hornet 62 a Houston, ho preso contatto con i primi due membri dell’equipaggio di Zeus. Sono stati infettati da un morbo sconosciuto, è importante mantenere la quarantena per evitare assolutamente il contagio». La spia brilla di rosso, il transponder della Trantis non riesce a inviare il segnale. E questo non è bene!
Col bioscanner integrato nella cintura analizza i malati: battito cardiaco assente, calore corporeo dieci gradi Celsius, i fluidi interni sostituiti da una densa linfa grigia. Sono morti che camminano, o forse qualcosa di più: emanano un’energia, convertita dalla cinetica dei loro lenti movimenti, e la emanano in direzione del centro di comando.