Il detective Steve Maddox sfogliava svogliatamente il rapporto della Rénmín Jǐngchá. «Per fortuna c’è la traduzione in inglese» sibilò a un certo punto, con un ghigno di sfida, direttamente in faccia al funzionario cinese seduto di fronte a lui. Il rumore di fondo dei motori del Buran faceva da colonna sonora al dialogo tra il texano repubblicano incallito e il nemico comunista.
Bai Qing sorrise, gli americani non cambiavano mai. La loro arroganza era pari alla loro assenza di cultura e i cowboy del Texas erano certamente i peggiori tra gli yankees, però la fama di Maddox era notevole e conveniva trattarlo con pragmatismo. Era una risorsa importante.
«Ogni nostro documento è tradotto in inglese, stiamo andando su una base internazionale e sarebbe stupido mettere in difficoltà i nostri collaboratori con scritti a loro incomprensibili» fece una pausa preparandosi alla stoccata. «È da quando siamo partiti che lei esterna il suo disappunto per la mia presenza, eppure ha accettato di imbarcarsi su un’astronave russa. Non crede che, nel 2073, questi giochetti da Guerra Fredda risultino un tantino ridicoli?»
«Il comandante Cleese è britannico, l’ingegnere di volo Borrachero è spagnola ed è anche una bella donna. E il pilota Sergeevič, per essere russo non è male: mi ha detto che odia i sovietici, è un russo bianco».
«Sergeevič è tipo che scherza su tutto, un gran mattacchione. Secondo me si è preso gioco di lei. E poi… i sovietici oggi? Lei è pazzo».
«Forse sono anch’io un gran mattacchione, non crede?»
«Credo che su Selene abbiamo un problema: tre morti ammazzati, senza alcun movente, a trecentottantaquattromila chilometri dalla Terra...»
«Lei è convinto che un texano non sappia quanto dista la Luna dalla Terra, vero?»
«Propongo una tregua. Mi veda come un collega, cinese, ma comunque un collega. Noi siamo segugi, non dobbiamo offuscare le nostre indagini con la politica. Il nostro obiettivo è risolvere il caso e arrestare l’assassino».
«Se, nel suo paese, scoprisse un alto dirigente del Partito coinvolto in qualcosa di grosso, non avrebbe le mani libere per arrestarlo».
«Sta continuando a parlare di politica, non è costruttivo. E poi, crede davvero che nei suoi Stati Uniti, riuscirebbe ad arrestare un pezzo grosso senza rischiare di essere liquidato dalla CIA?»
Fuori dal finestrino correvano le stelle. La Terra ormai lontana risplendeva di un bellissimo azzurro e la massa grigiastra della Luna troneggiava sorniona davanti alla prua del Buran. Selene non era ancora visibile.
Maddox aveva fatto l’addestramento di base necessario per partecipare alla missione ed era stato selezionato grazie ai suoi trascorsi nell’FBI, anche se da cinque anni lavorava come detective nella polizia di New York. Non era certo un astronauta, era la prima volta che lasciava la Terra e ci sarebbe rimasto volentieri. Tuttavia, il fatto che due dei tre uomini assassinati fossero statunitensi aveva indotto il Presidente a pretendere l’invio di un poliziotto americano sul luogo del delitto. E lui era il migliore. Naturalmente c’erano state lamentele da parte degli altri paesi coinvolti, soprattutto da parte di Cina e Russia. Inutili strumentalizzazioni politiche che per fortuna si erano dissolte concordando una stretta collaborazione per le indagini.
Il racconto continua su una mia antologia di cui non cito il titolo. Questo perché voglio concentrarmi su ciò che ho illustrato mentre scrivevo la storia, la storia di una serie di omicidi commessi su Selene: la base lunare per l’estrazione dell’Elio-3.






























































































