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sabato 9 novembre 2024

I primi Star Wars televisivi

 


I primi due spin-off di Star Wars furono a basso costo, realizzati per la televisione statunitense e indirizzati ai bambini. Lucas aveva tenuto nel cassetto il libro La Gemma di Kaiburr commissionato a Alan Dean Foster, da usare per un film a basso costo nel caso che Guerre Stellari fosse andato male al botteghino. Poi la trilogia divenne un mito e del libro di Foster, con Luke e Leila innamorati e decisamente non fratello e sorella, gli Yuzzem tremendamente simili agli Wookiee e Darth Vader che finisce nel pozzo, ce ne siamo dimenticati. Però nel 1984 e nel 1985, dopo aver già realizzato l’orripilante The Star Wars Holiday Special per la TV, Lucas produsse i due film televisivi: The Ewok Adventure e Ewoks: The Battle for Endor.

In Europa i furbissimi distributori li proiettarono al cinema e in Italia fu cambiato il titolo al secondo, per cui divennero L’avventura degli Ewoks e Il Ritorno degli Ewoks.

I due film, comunque, sono decisamente brutti.

A giudicare dai poster (tantissimi) e dai molti titoli diversi, sembrerebbe che altri paesi abbiano fatto come l’Italia. In ogni caso il poster di Drew Struzan titolato Caravan of Courage e quello di Renato Casaro titolato The Battle for Endor sono (secondo me) i migliori.


giovedì 7 novembre 2024

Masters of the universe

 


Nel 1976 Mattel rifiutò la proposta di lanciare una serie di action figure dell’allora sconosciuto Star Wars di George Lucas. Dopo il successo del film, nel 1977, con i giocattoli andati a ruba, Mattel si mangiò le mani a morsi!

Si ripresentò l’occasione, nel 1980, quando fu proposta una linea di giocattoli basata sul film di prossima uscita Conan il Barbaro. Mattel declinò ancora, per via dell’alto tasso di violenza e le scene di nudo che permeavano l’opera. Però questa volta pensò bene di copiare l’idea di Robert Ervin Howard limandola il più possibile per veicolarla senza problemi ai bambini. Così nacque il barbaro biondo muscoloso He-Man, la versione culturista, plastificata e parecchio annacquata dell’antieroe cimmero.

Masters of the Universe (He-Man e i buoni contro Skeletor e i cattivi) divenne una fortunata serie di giocattoli e il mezzo scelto per accompagnarli furono ovviamente i cartoni animati. Eppure, dieci anni dopo l’uscita di Guerre Stellari, fu deciso di trarne un film che da noi arrivò col titolo tradotto (forse fu una delle ultime volte che successe): I dominatori dell’Universo.

Il film differisce molto dai cartoni animati e per certi versi strizza l’occhio, guarda caso, proprio a Guerre Stellari. In pratica da Fantasy diventa Science Fantasy, mischiando ancora di più la tecnologia e la magia di quanto non succedesse nei cartoni. In Italia si optò per scrivere il titolo sul poster col medesimo effetto e lo stesso colore giallo usati per Guerre Stellari.

Il colpo d’occhio cade subito sugli Skeletor Trooper, guerrieri soldato a metà strada tra un armigero medievale e un tedesco della Wehrmacht. Inseriti nel film per imitare gli Stormtrooper dell’Impero Galattico di Guerre Stellari, come del resto avevano già fatto anche i creatori di V-Visitor nel 1983, proponendo i rettiloidi Shock Trooper.

La caratteristica che accomuna questi tre tipi di soldati appartenenti a saghe così diverse è che tutti sparano tantissimo ma non riescono quasi mai a colpire qualcuno.

He-Man, interpretato dall’ex Ivan Drago Dolph Lundgren, indossa un mantello e un’armatura molto dissimili dai pochi indumenti del personaggio giocattolo. Inoltre arriva dalle arti marziali, quindi non ha certo il fisico da culturista. Tutto questo serve per allontanare il paragone con Conan il barbaro della Marvel, pericolosamente imitato nei fumetti Masters targati DC Comics.

Il film ha una prima parte ambientata a Eternia, con le forze del malefico Skeletor che attaccano il Castello di Grayskull. Qui He-Man, Teela e Man-At-Arms salvano Gwildor e la sua chiave cosmica, ambita da Skeletor per conquistare gli altri universi. Fuggono nel nostro universo, sulla Terra, e perdono la chiave.

Skeletor invia i quattro mercenari Karg, Saurod, Blade e Beast Man a caccia dei fuggitivi e l’ambientazione viene astutamente spostata negli States, con notevole risparmio di effetti speciali e col coinvolgimento dei teenagers che fa tanto Ritorno al Futuro fuso con Terminator, soprattutto appena ritrovano la chiave e sono inseguiti dai cattivi e difesi dai buoni.

I dominatori dell’universo non è certo un capolavoro, ma considerando a cosa si è ispirato, bisogna ammettere che è venuto anche troppo bene.

 

martedì 29 agosto 2023

Uomo Squalo


 

Era il lontano 1979 e il programma RAI “il dirigibile”, che non avevo mai seguito nonostante rientrassi nel target “bambini” come tutti gli altri miei coetanei, sostituì per l’ennesima volta la sigla finale. Mal si alternava a Toni Santagata nel ruolo di conduttore (il Comandante) e cantante della sigla e aveva già cantato una canzone divertente nell’edizione del 1977: Mackintosh.

Eppure nel 1979 arrivò la canzone che mi colpì in pieno: Uomo Squalo, cantata proprio da Mal! La mia curiosità crebbe a dismisura proprio per la mancanza del cartone suggerito dalla sigla… da bambino affamato di supereroi qual ero, non capivo per quale motivo mi avevano lasciato a bocca asciutta. L’Uomo Squalo era per me un’idea geniale: subacqueo come Namor e Aquaman, ma diverso e apparentemente invincibile. Il delfino, poi, mi faceva venire in mente Flender, il cane robot del ragazzo androide Kyashan.

Purtroppo non fu mai realizzata una serie a cartoni e l’unico cartone visibile restò quello dei 3 minuti di sigla.

Oggi ho disegnato la mia versione dell’Uomo Squalo, eroe sfortunato che avrebbe potuto essere ciò che non è stato… ma che resta nel cuore di tanti ex bambini come me.


 

 

mercoledì 24 agosto 2022

Un gioco per l'estate

Di seguito regole, pezzi, dado e tabellone di gioco per tornare ai tempi che furono, quando i videogames erano solo con il Commodore 64 e i giochi da tavolo erano il divertimento maggiore.

Battaglia Sottomarina 

 





 





 

Disposizione pedine

 


 


lunedì 13 dicembre 2021

Emergi Tartesso!

 

Per gli amanti delle opere di Howard Phillips Lovecraft, gli scrittori Vito Introna e Francesca Panzacchi raccontano lo spettacolare ritorno di Cthulhu.

 

 

Zoltan Czibor è il classico ungherese antisovietico emigrato dopo la caduta del muro che detesta Lovecraft e i suoi scritti. Dopo aver visto strane forme oscure nel Guadalquivir, una adepta di Palotas levitare e aver sognato R’lyeh e altre mostruose città dalla geometria non euclidea, sarà incaricato da quella medesima congrega di assistere, quale interprete di Palotas, all’emersione di Tartesso, altra città devota ai Grandi Antichi. Un'avventura che dovrà fare i conti con la realtà… 

 

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di seguito un breve estratto:

Ortro abbaiava furioso, le due teste mostravano file di denti affilati e sbavavano rabbiose all’indirizzo di un essere emerso sulla battigia. Il loppide non aveva paura, ma presto dalle onde si stagliarono altri busti verdastri, erano figure grottesche e imponenti, percepì un pericolo. Che Poseidone fosse impazzito?

L’oceano Occidentale non aveva mai ospitato simili esseri, titani rospiformi grandi forse metà del suo padrone, forse meno.

Drizzò il pelo, un mostro stava provando a inerpicarsi sulla scogliera.

Ortro stavolta non ebbe indugi e si lanciò all’attacco, superò lo sperone roccioso e impattò l’orrenda creatura.

L’essere, colto di sorpresa, lo serrò fra braccia possenti e viscide, ma lasciò la gola indifesa e le zanne del canide affondarono nella sua putrida carne grassa e insapore. Ortro sentì il freddo sangue dell’essere rifluirgli in bocca, la morsa si allentò, riuscì a scrollarselo di dosso e a ritrarsi.

Il mostro collassò malamente in acqua, giacque immobile sul fondale. Intorno al cadavere si allargò una macchia scura e maleodorante, terribili miasmi simili a tombe scoperchiate.

Ma gli altri esseri non si spaventarono e anzi, come in onore di un mutuo accordo, cominciarono a risalire fra lidi e scogli.

Ortro non conosceva la paura, nemmeno il suo padrone poteva fargli del male, ma era pur sempre consapevole di essere solo contro almeno due dozzine di creature abissali.

Si volse a cercare i buoi, la mandria per fortuna era in rotta verso le stalle, l’odore dei mostri aveva terrorizzato i capi.

Gli invasori camminavano a fatica, strascicando i passi su corte zampe terminanti in artigli palmati, piedi da lucertola all’apparenza prensili.

No, non erano forti sulla terraferma. Ma non poteva sbranarli tutti.

L’urlo e il richiamo del suo padrone lo fecero voltare e correre nella macchia, rinunciando al combattimento.

Gerione si levava molto oltre le querce e i frassini, le sue enormi gambe sostenevano tre busti, tre teste e sei braccia, ciascuna mano destra impugnava uno xiphos, ciascuna mano sinistra l’hoplon.

Gerione, re di Tartesso, stava accorrendo e il fido Ortro, rincuorato, di nuovo si precipitò sulla battigia per azzannare il mostro più vicino, sventrandolo in pochi istanti.

Ma le teste barbute di Gerione se possibile erano ancor più furiose delle sue, gli sguardi del divino re avrebbero terrorizzato perfino il grande Eracle.

La sarissa calò rapida a infilzare tre piscidi, poi il titano si avventò sugli invasori superstiti, piccoli e deboli al suo cospetto.

Gerione affondò gli xiphoi in quei corpi mollicci e repellenti, scrollò a calci due mostri avvinti ai suoi schinieri, ruggì dalla rabbia quando un essere più grande degli altri gli graffiò profondamente una coscia nuda e lo tagliò in due parti, lasciando che le sue interiora percolassero sangue bruno verso riva.

In pochi minuti nessun mostro era in piedi e Ortro provò ad assaggiare quelle interiora mortifere: vomitevoli, immangiabili.

Gerione lanciò ancora il suo urlo all’orizzonte, sfidando altri esseri a invadere la sua isola.

Un moto ondoso scosse il mare calmo, alcune creature nuotarono rapide al largo, terrorizzate dalla sorte dei loro compagni.

Un gorgo sorto all’improvviso prese a implodere convulso, tutto il mare parve precipitare nei suoi stessi abissi.

Un’enorme testa di piovra emerse dal vortice e l’immenso corpo da rettile alato si stagliò sopra tutto e tutti.

Ortro solo a vedere le dimensioni di quell’essere guaì di terrore e fuggì disperato verso gli ovili.

Ma Gerione, raccolta la sarissa, la scagliò verso il mostro, centrandolo in pieno cranio.

Si udì uno scoppio simile al rompersi di una vescica. Una densissima nebbia grigioverde coprì tutta Tartesso e l’oceano circostante.

Il Mostro, colpito, non era morto e le sue membra distese si stavano ricomponendo.

Il grande Cthulhu avrebbe preso Tartesso.

Ma Gerione non era disposto a cederla.

Zoltan e Concesiòn si risvegliarono in secca, sporchi di fango e intorpiditi.

Lui respirò a fondo, cercando di ritrovare almeno in parte il proprio equilibrio mentale.

Aveva un mal di testa terribile e gli occhi vistosamente arrossati.

La donna faticò a rimettersi in piedi, le gambe le facevano male ed erano piene di grossi lividi.

L’intero gruppo di seguaci fu invece risucchiato verso la città isola, in balia del mostro che iniziò a divorarli uno alla volta.

Urla strazianti echeggiavano nell’aria, eppure gli altri adepti non tentavano di scappare, molti di loro al contrario nuotavano estasiati verso Cthulhu che allungava i suoi mostruosi tentacoli sollevandoli a uno a uno.

Anche il santone fu divorato, la bestia gli staccò la testa di netto con un morso. Il resto del corpo continuò a dimenarsi in una danza macabra e surreale.

Zoltan e Concesiòn assistettero in silenzio a quello spettacolo aberrante, paralizzati dallo stupore e dalla paura.

Dalla città emersa intanto cominciano ad aprirsi portali e cunicoli e altri esseri, minuscoli al confronto di Cthulhu, si tuffavano rapidamente in mare puntando decisi a riva.

Zoltan, con la forza della disperazione, riuscì a scuotere Concesiòn e, sciaguattando nel fango, cercarono ancora riparo, nel folto della foresta.

Voltandosi di scatto Zoltan notò una delle creature acquatiche giunte a riva.

Erano verdi e vagamente umanoidi, non possedevano i tentacoli di Cthulu, ma emanavano lo stesso identico fetore cadaverico.

Zoltan trattenne a stento un conato di vomito.

Quelle creature erano Dagon, cacciatori di balene.

Gli stessi che Gerione e Ortro avevano respinto, per lo meno nei suoi sogni.

Prima di rituffarsi in mare uno dei mostri si drizzò in posizione eretta.

Era alto almeno quaranta metri.

Il mostro scrutò l’ambiente, poi esitò, aveva l’acqua all’altezza delle caviglie e tentò di muovere verso la terraferma.

Zoltan non stette ad attendere oltre, tappò la bocca dell’inorridita campagna di sventura e insieme si precipitarono nel fitto del bosco. Come se gli alberi avessero potuto proteggerli da quell’ammasso di putrida carne verdastra, grande più di dieci elefanti.

La terra tremò, il mostro sfidava la sua natura anfibia e avanzava a passi incerti verso di loro, travolgendo querce e frassini.

A quel punto Zoltan credette di impazzire, le urla disperate dei folli presi da Cthulhu arrivavano fin lì, la massa immensa e i miasmi del Dagon incombevano su loro due e la salvezza, al di là del colle, era troppo lontana per le loro misere gambe. Il cuore cessò per un istante di battere, rovinò di faccia nel terreno viscido. Concesiòn urlò di terrore, segnalando la loro presenza all’incubo abissale.

Ma Zoltan, del tutto incosciente, non vide Dagon voltarsi e rientrare precipitosamente in acqua. Non vide il folle donnino inerpicarsi sul clivo e finalmente correre a perdifiato verso l’autobus.

Non vide il grande Cthulhu ergersi del tutto e sprofondare in acqua, né seppe che era riemerso a qualche centinaio di metri dalla riva col mare alla cintola, alcuni suoi devoti stretti fra i tentacoli, altri che annaspavano molto più indietro.

Non vide un enorme braccio molle tendersi e puntare diritto verso la collina, superarla e rientrare trascinando al suolo ciò che restava del loro autobus. Il tentacolo nell’accorciarsi arò il terreno con la carcassa dell’autocarro, generando un profondo solco e abbattendo decine di alberi.

Zoltan non vide nemmeno il mostro immergersi e tornare rapido nella sua città, quella Tartesso immensa e mostruosa che considerava la sua seconda casa.

Non vide Cthulhu affrontare l’umanoide tricefalo grande quasi quanto lui, Gerione, fondatore di Tartesso e suo primo, mitico re.

I suoi occhi erano divenuti simili a cannocchiali, sapeva di essere a molte miglia marine di distanza, eppure coglieva ogni particolare di quell’assurda lotta fra titani.

Gerione era terribile, i tre corpi fusi nell’ampio bacino erano spaventosi sotto le pesanti corazze di bronzo. Gli elmi, le spade, gli scudi e gli schinieri riflettevano la cupa e sinistra luce verde di Tartesso, mentre avanzavano verso il centro della città. Cthulhu riemerse da un accesso sotterraneo e spalancato il portale che lo ritraeva, in tutto simile a quello di R’lyeh, si lanciò furente contro l’avversario. Di nuovo la sarissa lunga più di cento cubiti lo trafisse, il grande antico non parve risentirne e i suoi tentacoli avvilupparono il più piccolo Gerione. Ma il re non voleva darsi vinto e pur succhiato da mille ventose amputò alcune molli braccia, cercando di portarsi a tiro di spada.

Ortro ruggì alle spalle di Cthulu e vinto il ribrezzo saltò, riuscendo ad azzannargli una coscia glabra.

Stavolta il tentacolo calò come una frusta, sbalzando il canide contro una costruzione in rovina. Un lungo guaito di dolore, udibile a chilometri di distanza, accompagnò la morte del fido Ortro.

Gerione a quel punto raddoppiò gli sforzi, urlò al cielo qualcosa di incomprensibile ma che forse richiamava delle sonorità omeriche.

Apollo forse udì o forse ne fu disturbato, fatto sta che la terra prese a tremare con una tale violenza da far crollare gran parte delle torri, dei ponti convessi e degli edifici deformi di Tartesso, mentre i due avversari continuavano ad avvinghiarsi ferocemente.

Il terremoto e lo tsunami che seguì mandarono il povero Zoltan a gambe per aria, tentò di rialzarsi ma la fanghiglia alta fino alla vita ostacolò ogni suo tentativo di mettersi in salvo.

Un ultimo scrosciare di pioggia e fulmini precedette una nuova ondata di marea lurida che travolse Zoltan, risucchiando in mare centinaia di alberi divelti.

Tartesso tornò a sprofondare negli abissi, recando seco i due furenti titani avvinghiati su rovine, pinnacoli collassati e un’infinità di piscidi adoranti.

 

 

venerdì 23 aprile 2021

Leviathan. La prima legge - di Margherita Geraci


 

Gratis in ebook con Kindle unlimited e in cartaceo su Amazon

 

Nelle terre del Leviatano, essere orfani può costarti la vita: lo sa bene Alice, che da cinque anni dal giorno in cui il Governo ha ucciso i suoi genitori vaga senza meta nelle lande radioattive e desertiche che circondano la città fortificata del Leviatano. Alice vive alla giornata, spostandosi da una casa diroccata all’altra, nascondendosi dagli Avvistatori, la crudele milizia incaricata di stanare e uccidere quelli come lei, i Non-Schedati, considerati una minaccia alla sicurezza e alla salute della città. Alice ha vent’anni e un solo obiettivo: sopravvivere il più a lungo possibile e proteggere Niccolò, il cuginetto di cinque anni, unico superstite della sua famiglia. Ma la loro esistenza precaria viene stravolta precipitando in un inferno ancora peggiore: durante un’incursione degli Avvistatori, Niccolò sparisce dalla sua vista e Alice, invece di essere giustiziata, viene sequestrata da un giovane Avvistatore e costretta ad arruolarsi nel centro di addestramento militare del Leviatano, per diventare anche lei, un giorno, un’assassina.

 

Casa Editrice: Cignonero

Collana: Prisma

Genere: Fantasy/Distopico

Pagine: 399

 

L'autrice

 Margherita Geraci, classe 1997, frequenta l’Università degli Studi di Palermo. Il lavoro dei suoi genitori l’ha portata a girare l’Italia e a vivere da vicino la caserma militare; un’esperienza importante, fonte di ispirazione per la stesura di “Leviathan – La prima legge”, il suo romanzo d’esordio (Cignonero, 2021).

 

 

sabato 19 dicembre 2020

Locandine di fantascienza

 

Ecco alcune delle molte locandine che acquistai nel lontano 1988, durante il servizio militare, alla S.A.C. di Roma. Sono riuscito a ottenere delle buone fotografie solo oggi, con lo smartphone e l’alta risoluzione.

I tentativi fotografici fatti al momento dell’acquisto, con la vecchia Fuji a rullino piazzata sul cavalletto furono deludenti, per cui il materiale finì arrotolato in tubo di cartone, lasciato a invecchiare nel ripostiglio.

Che dire? Meglio tardi che mai! Le metto qui a disposizione dell’eventuale appassionato di passaggio.


 












giovedì 13 giugno 2019

Cosminium - Storie dell'altro mondo




Ogni tanto fa piacere pubblicare un libro vero, di carta, che puoi sfogliare tranquillamente seduto in poltrona illuminato dalla luce tenue di una piantana rétro.
Cercare la pubblicazione con un piccolo editore, magari pieno di entusiasmo, porta comunque a vedersi sbarrato l’ingresso in libreria. Quindi perché tentare?
E allora, stanco di provare, dopo che alcuni racconti hanno trovato la via dell’editore digitale, torno come sempre dal mio vecchio amico lulu.com. Americano, con un ISBN che nessuno troverà proprio perché fatto per gli statunitensi, ma in grado di pubblicare anche solo una copia per volta.

Il genere è science fantasy, i racconti sono otto e strizzano l’occhio alla serie TV Ai confini della realtà. Ecco, il mio è come un messaggio in bottiglia: spero che chi la stapperà e leggerà quel messaggio ne risulti divertito.

Prezzo discount: € 7


Il libro si compone di otto racconti, due dei quali sono collegati tra loro, mentre gli altri trattano vicende diverse.
Il primo presenta Dio e il Diavolo in forma ironica e alternativa. Il secondo e il terzo sono un’ucronia con l’Impero Romano espanso fino in America e ancora in guerra con i pellerossa. Il quarto tratta il fenomeno del razzismo intergalattico. Il quinto parla di una divinità potentissima, ma piuttosto miniaturizzata. Il sesto annuncia una formidabile scoperta su una luna di Giove. Il settimo racconta le fatiche che compiono alieni lontanissimi per comunicare con un’altra forma di vita intelligente. L’ultimo è pieno di vegetazione, forse troppa e pure pericolosa!


Buona lettura.


lunedì 1 aprile 2019

A tutto vapore!


Finalmente un film steampunk dall’inizio alla fine! Macchine Mortali, di Peter Jackson, tratto dall’omonimo romanzo del 2001 di Philip Reeve.
Hollywood ha sfiorato lo steampunk per anni: ne I tre moschettieri, del 2011, ci sono molti elementi steampunk. Primo fra tutti l’aeronave da guerra costruita secondo i progetti di Leonardo rubati a Venezia.

 
In Hugo Cabret, sempre del 2011, si attinge a piene mani dallo steampunk, infatti l’automa meccanico trovato nel museo è rigorosamente analogico e riparabile dal manutentore di orologi.


Altro vento steampunk soffiò impetuoso in Hellboy, del 2004, soprattutto nel look dei personaggi. E in Mutant Chronicles, del 2008, visto che ricalcava il gioco di ruolo dichiaratamente steampunk.
Tornando a Macchine mortali, c’è tanto steampunk da far ben sperare per il futuro: Londra semovente dei trazionisti che attacca la muraglia degli stazionisti è un po' come la Robredo di Mondo 9, di Dario Tonani. A proposito, chissà se un giorno Hollywood deciderà di trasformare la nave senziente che solca il deserto in un film?


Forse, la sbavatura più vistosa del film di Jackson sono gli alianti degli stazionisti, che hanno motori a razzo, roba da Star Wars! Sarebbero stati più belli mossi da caldaie, con comignoli e sbuffi di fumo nero. Un po' come succede all’inizio con le piccole città su ruote inseguite dalla Londra predatrice…
Beh, non si può avere tutto subito. Magari il prossimo film sarà uno steampunk puro e allora ci sarà da divertirsi.

Magari avremo l’occasione di vedere sul grande schermo la guerra di dirigibili tra il Regno Indipendente e il Granducato di Turingia...


lunedì 11 marzo 2019

Fanta Robin


Robin Hood l’origine della Leggenda è un film di fantascienza? Beh… quasi! Nel senso che fa parte di quei film che prendono un classico e lo ripropongono in veste alternativa, volutamente anacronistica e a tratti al limite del grottesco.
Lo sceriffo di Nottingham è lo stesso Ben Mendelsohn che ha interpretato il Direttore Imperiale Orson Krennic in Rogue One: A Star Wars Story. E praticamente è ancora vestito da imperiale!
Robin Hood (il Taron Egerton di Kingsman Secret Service) pare il personaggio di Assassin’s Creed e combatte con le stesse improbabili acrobazie viste sulla Ps4.
La rappresentazione delle crociate ricalca fedelmente Black Hawk Down: sembra di stare a Mogadiscio bombardata ai livelli di Stalingrado! Che ci sia stato un incessante martellamento di trabucchi cristiani? Forse…
Tuttavia le somiglianze con la guerra moderna sono evidenti, i crociati avanzano stile marines, puntando l’arco come fosse un fucile d’assalto M4. C’è pure l’immancabile cecchino che, dalla torre a cupola, spara con un’arma a metà strada tra la balista e la mitragliatrice.
Little John nero (Jamie Foxx) sarebbe una bella trovata, se nessuno avesse girato Robin Hood Principe dei ladri, del 1991, col moro Azeem interpretato da Morgan Freeman.
Le guardie di Nottingham ricordano gli stormtrooper di Star Wars, con l’unica differenza che sono nere (il nero va su tutto ed è perfetto per i cattivi), impugnano balestre-mitra che sputano raffiche di dardi e, come gli stormtrooper, hanno una mira pessima.
Gli abitanti di Nottingham sembrano più newyorkesi che inglesi del 1250, molti di loro sono di colore e la festa è degna di Las Vegas, ci sono perfino le puntate alla roulette. I contadini che insorgono (nel film li chiamano contadini, ma lavorano in miniera) lanciano molotov sulle guardie che avanzano protette da scudi anti sommossa simili a quelli delle polizie moderne.
Infine, per la battaglia nella miniera è stata scelta una fabbrica, si notano i pilastri in cemento armato e le vetrate a scacchi.
Ecco, Robin Hood l’origine della Leggenda non è un film di fantascienza, ma è come se lo fosse...

lunedì 21 gennaio 2019

Ucronia Romana


La Galea attraccò nel porto della colonia Victorum, in Amentus Magna, quando ormai il tramonto infiammava il cielo. I motori elettrici rallentarono attenuando l’attività delle turbine e appena lo scafo sfiorò il pontile potenti rostri idraulici lo bloccarono. Il clima mite, il verde che accerchiava le mura e l’acqua tiepida rendevano quel luogo molto simile a Roma, anche se era dalla parte opposta del Mondo.
Il console Claudio Quinzio sbarcò scortato da un Manipolo di Pretoriani gentilmente concessi dall’Imperatore perché vegliassero sulla sua persona durante la permanenza nel Nuovo Mondo. Ad attenderlo c’era una Centuria schierata, il Centurione avanzò di un passo e alzò il braccio in segno di saluto.
«Ave console Quinzio, eravamo in trepidante attesa del tuo arrivo» disse con voce marziale.
Poi fece un passo di lato lasciando il campo al tribuno consolare Flaminio Metello, governatore provvisorio della Colonia. Si trattava di un tipo che era sempre stato sullo stomaco a Quinzio: viscido, ambizioso, senza scrupoli e anche senza onore! Un uomo forse adatto a fare il politico a Roma, ma estremamente deleterio lì, nel Nuovo Mondo.
«Console Claudio, quale immenso piacere averti con noi. L’Imperatore sa bene quanto il Proconsole e io siamo riusciti a ben amministrare la Colonia. Presto fonderemo la prima città. Ho deciso che la chiameremo Raptores e sarà l’orgoglio di Roma».
«Come sta il proconsole Gracco?»
«Purtroppo devo darti una triste notizia: il Proconsole è morto. Le ferite riportate durante la vile imboscata dei pellerossa non gli hanno lasciato scampo».
«Barbari! Avete inflitto loro la giusta punizione?»
«Abbiamo bruciato tre villaggi. E tutti quelli che non sono morti in combattimento sono stati crocifissi. Ma le tribù si stanno alleando e... beh, con sole tre Legioni non riusciamo più a contenerli».
«Il Proconsole ha sottovalutato il nemico. Roma sta allestendo una flotta speciale che imbarcherà sette Legioni, dobbiamo risolvere il problema dei barbari una volta per tutte per stabilizzare questa nuova Provincia. È il mio incarico e non fallirò come il mio predecessore».
«Siamo onorati del vigore che porti da Roma, console Quinzio. Sono sicuro che sotto il tuo comando schiacceremo i barbari». L’adulazione di Metello produsse una smorfia di disprezzo sulla faccia di Quinzio. Il Tribuno la notò, sorrise e tranquillo proseguì. «Ho inviato una Galea a esplorare le terre a Sud, pare che là esista un grosso Regno di pellerossa ben più civilizzati di quelli che combattiamo qui. Forse converrebbe attaccarlo subito, appena avremo a disposizione le nuove Legioni».
«No. Abbiamo conquistato l’Impero Cinese solo dopo aver consolidato tutte le Province romane nella Partia. E anche questa volta faremo lo stesso. Prima ci prenderemo le terre del Nord, le renderemo forti nonostante siano lontane da Roma e poi potremo pensare a conquistare quel Regno».
«Sei tu lo stratega e noi abbiamo piena fiducia in te, lo sai bene».
«Indicami il mio alloggio, devo riposare. Domani preparerò un piano d’azione».
Il Tribuno, con fare sempre più mellifluo, gli fece cenno di seguirlo: «Avrai le stanze del Proconsole, sono le uniche degne del tuo rango. E per domani abbiamo preparato un convivium in tuo onore».
Il Console non commentò, scortato dai Pretoriani seguì Metello. La Centuria si mosse marciando in direzione opposta, verso il castrum.


***


Il deserto illuminato dalla luna sembrava più freddo di quanto in realtà non fosse. Un crotalo strisciò sulla sabbia e si fermò sotto un cactus. Percepiva la presenza della preda e non vedeva l’ora di immobilizzarla col veleno, per poi divorarla.
Ci fu un lampo. Il gelo divampò per un raggio di alcuni metri cristallizzando il crotalo e il topo che, proprio in quel momento, aveva messo la testa fuori dalla tana. Apparve una bolla sospesa a mezz’aria, divenne sempre più grande, finché calò cullandosi sul terreno ormai congelato.
Deflagrò.
Il calore ridusse il ghiaccio a un acquitrino e al posto della bolla restò una nuvola di vapore che si diradò lentamente svelando due uomini sdraiati l’uno accanto all’altro, fradici, provati per gli sbalzi di temperatura. Si rialzarono a fatica.
«Stai bene, Vasiliy?»
«Sto bene, compagno. E tu?»
«Potrei star meglio... Ma ora controlla l’attrezzatura».
Vasiliy allungò la mano proprio dietro di sé. Prese una grossa sacca di cuoio, l’aprì ed esaminò il contenuto. Estrasse due bracciali e ne porse uno al compagno. Entrambi li indossarono, azionando il pulsante laterale. Si illuminò un piccolo display e iniziarono a scorrere dati e parametri.
«Sembra sia andata bene: non vedo anomalie nelle nostre funzioni vitali».
L’altro uomo tirò fuori dalla sacca uno strumento triangolare provvisto di asta retrattile acuminata. Lo avvicinò a terra e l’asta si allungò di scatto conficcandosi in profondità.
«Sonda attivata» disse. Quindi estrasse gli ultimi due oggetti contenuti nella sacca: due pistole, piuttosto tozze, argentee e con la Stella Rossa impressa sull’impugnatura. Entrambi verificarono i caricatori, le spie luminose ne confermarono il funzionamento.
Trascorsero alcuni minuti in cui i due viaggiatori rimasero immobili per recuperare le forze.
«Nikolay...»
«Sì?»
«Quanto ci mette la sonda a identificare questa Terra? Non voglio fare la fine di Andrey e Leronim».
«Hanno fatto la fine che meritavano... volevano fuggire dal Soviet, ma hanno trovato solo la morte».
«Non continuare a ripetermi la versione del Partito. I compagni scienziati hanno sbagliato, li hanno mandati su una Terra piena di piante assassine!»
«I compagni scienziati non sbagliano, non credere alle storie dei dissidenti» gli replicò Nikolay mostrando però ben poca convinzione.
La sonda impiegò dieci minuti a stabilire la posizione, l’epoca e soprattutto l’universo in cui erano capitati. A ciclo concluso le spie di attività iniziarono a brillare e Nikolay esultò: «Ecco la lettura! Siamo sulla Terra giusta. L’Africa è interamente elettrificata dal manufatto alieno, le forme di vita in tutto il continente sono ridotte quasi a zero».
«E i Romani? A che punto è l’espansione dell’Impero?»
«C’è qualcosa che non va... forse siamo finiti troppo in avanti nel tempo...»
«Lo vedi che qualcosa hanno sbagliato?»
«Non è possibile... i calcoli erano corretti».
«Di quant’è lo scostamento sulla linea temporale?»
«Milleottocento anni dopo Cristo, sempre se qui contano gli anni dalla sua nascita».
«Non nominare quell’uomo!»
«E tu non cominciare col tuo snervante ateismo da Soviet Supremo! Era comunque un uomo buono!»
«Lo conoscevi?»
«No, ma mi hanno parlato di lui».
«Lo vedi? Anche tu credi alle storie dei dissidenti. E non venirmi a dire che la Russia era cristiana ai tempi dello Zar perché vai contro il Partito come farebbe un fascista qualunque».
«Mia nonna era credente. E anche mia madre, però di nascosto, perché mio padre si arrabbiava se la scopriva a pregare».
«Stavo scherzando!» Vasiliy rise di gusto, ma rendendosi conto che l’amico c’era rimasto male corresse il tiro «Scusami, era solo per dimostrarti che tutti abbiamo dei dubbi. Non c’è niente di male. Però, a proposito di Cristo... mi torna in mente il rapporto della missione precedente. Se non sbaglio c’era scritto che su questa Terra i Romani hanno scelto Mitra e contano gli anni dal suo avvento ufficiale nell’Impero, ai tempi di Costantino. Quindi dovremmo essere più o meno nel millecinquecento».
«Hai ragione, me n’ero dimenticato».
Vasiliy sganciò dalla sonda un elemento a forma di piccola piramide e l’assicurò alla cintura. «Diamoci da fare, bisogna trovare in fretta il punto preciso per piazzare il tracciatore dimensionale. La nostra posizione attuale è il deserto del Texas. I Romani hanno fondato la loro Colonia in Louisiana, che di sicuro avrà un altro nome. C’è molta strada da fare, andiamo».
Nikolay si accorse di avere la cerniera della tasca aperta, iniziò a frugarsi preoccupato. «Cazzo! Ho perso le pillole!». Ancora più preoccupato: «Come faccio a mantenermi idratato?»
«Tieni, le ho portate doppie». Vasiliy recuperò dalla tasca una manciata di pillole gialle e blu e gliele porse. «Ci sono anche le Z-92 per decuplicare la resistenza fisica».
«Grazie».
Nikolay ne ingoiò subito due. Stessa cosa fece il suo compagno e dopo qualche minuto l’effetto iniziò a manifestarsi. I muscoli divennero ipertonici e l’idratazione del corpo raggiunse il novanta per cento. Probabilmente farmaci di quel genere causavano seri danni a lungo termine, forse accorciavano la vita. Ma un vantaggio lo produssero subito: donarono una supervelocità temporanea ai due esploratori dimensionali, che iniziarono a correre più veloci del vento, verso la Louisiana.