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sabato 9 novembre 2024

I primi Star Wars televisivi

 


I primi due spin-off di Star Wars furono a basso costo, realizzati per la televisione statunitense e indirizzati ai bambini. Lucas aveva tenuto nel cassetto il libro La Gemma di Kaiburr commissionato a Alan Dean Foster, da usare per un film a basso costo nel caso che Guerre Stellari fosse andato male al botteghino. Poi la trilogia divenne un mito e del libro di Foster, con Luke e Leila innamorati e decisamente non fratello e sorella, gli Yuzzem tremendamente simili agli Wookiee e Darth Vader che finisce nel pozzo, ce ne siamo dimenticati. Però nel 1984 e nel 1985, dopo aver già realizzato l’orripilante The Star Wars Holiday Special per la TV, Lucas produsse i due film televisivi: The Ewok Adventure e Ewoks: The Battle for Endor.

In Europa i furbissimi distributori li proiettarono al cinema e in Italia fu cambiato il titolo al secondo, per cui divennero L’avventura degli Ewoks e Il Ritorno degli Ewoks.

I due film, comunque, sono decisamente brutti.

A giudicare dai poster (tantissimi) e dai molti titoli diversi, sembrerebbe che altri paesi abbiano fatto come l’Italia. In ogni caso il poster di Drew Struzan titolato Caravan of Courage e quello di Renato Casaro titolato The Battle for Endor sono (secondo me) i migliori.


venerdì 1 luglio 2022

Star Wars serie TV

 





Chissà cosa sarebbe successo se, dopo Il Ritorno dello Jedi, George Lucas avesse deciso di fare una serie di telefilm sulla sua Saga? Probabilmente a causa dei bassi budget riservati alle serie degli anni '80 avremmo avuto un prodotto scadente come lo furono i due film sugli Ewoks. Lucas si preparò un piano di riserva proprio nel caso che Guerre Stellari non avesse riscosso il successo sperato e infatti commissionò La gemma di Kaiburr allo scrittore Alan Dean Foster, da cui avrebbe tratto appunto un sequel a basso costo se le cose fossero andate male. Le cose invece andarono benissimo e dopo il successo planetario della trilogia Lucas puntò tutto sull’attesa dei fans, evitò il “campo minato” della serie TV e propose videogiochi, libri e fumetti espandendo a livelli incredibili l’universo di Star Wars. Quando nel 1999 arrivò al cinema la nuova trilogia i fans erano diventati talmente fanatici da contestargli perfino alcune scelte e la Disney, che dai tempi di The Blake Hole voleva mettere le mani su Star Wars, si mise alla finestra attendendo i risultati dei Prequel giunti in sala sedici anni dopo la vittoria della Ribellione sull’Impero. I nuovi film furono accolti con entusiasmo dalle nuove generazioni (anche se lo zoccolo duro dei vecchi fans ancora oggi li paragona al ribasso) e così nel 2012 la Lucasfilm fu acquistata dalla Disney per una montagna di dollari.

“Dare ai fans quello che vogliono” è la parola d’ordine della Disney e i risultati si vedono: i tre film dell’ultima trilogia ambientata dopo la caduta dell’Impero sono stati un successo, anche se non troppo originali nelle trame. Poi sono arrivati gli spin-off: Rogue One, ambientato poco prima di Una Nuove Speranza, è sicuramente il più riuscito e l’unica nota stonata resta Solo, forse proprio per l’impossibilità di girare un intero film con Harrison Ford ringiovanito dal CGI. A proposito: i personaggi classici sono stati fatti fuori uno a uno proprio per non doverli inserire in nuovi film in futuro, visti i rischi anagrafici.

Ed ecco le serie TV: The Mandalorian, The Book of Boba Fett, Obi-Wan Kenobi, Andor (e chissà quante altre prossimamente? Lando Carlissian, Ahsoka, The Akolyte). L’impronta Disney è forte, basta pensare all’idea di raccontare Luke e Leia da bambini o all’introduzione del personaggio di Grogu, morbido e coccoloso. Tuttavia, ciò che affascina i vecchi fans come me, è sapere finalmente cosa è successo dopo: dopo La Vendetta dei Sith Obi-Wan Kenobi si è rifugiato su Tatooine e tiene d’occhio il piccolo Luke Skywalker. Dopo Il Ritorno dello Jedi Boba Fett è sopravvissuto al Sarlacc, ma i Jawas gli hanno rubato l’armatura ed è stato catturato dai Sabbipodi. Seguendo le avventure di Mando scopriamo che Jango e Boba non sono affatto mandaloriani e l’elmo se lo tolgono spesso. Anche sapere che ne è stato del Palazzo di Jabba dopo la dipartita del boss e scoprire che la Slave 1 è rimasta parcheggiata nel Palazzo amministrato da Bib Fortuna sono piacevoli colpi di scena. Ma su tutto il pezzo forte è il rivedere i personaggi principali, la Disney lo sa e li stilla come al poker. Così abbiamo rivisto Grand Moff Tarkin, Dart Fener e la principessa Leia in Rogue One. E in The Mandalorian, quando tutto sembra perduto, arriva Luke Skywalker sul suo X-Wing in compagnia dell’inseparabile C1P8 (R2D2) e sgomina a colpi di spada laser i droidi imperiali (per la verità piuttosto simili ai cylons di Battlestar Galactica). E ancora Luke Skywalker che addestra alle vie della Forza il piccolo Grogu.

Grazie alle serie sappiamo inoltre che è possibile cavalcare un Rancor.

Un’altra ottima mossa della Disney sono le apparizioni di personaggi introdotti nei videogiochi, nei fumetti, nei libri o nelle serie animate.

Cad Bane, per esempio, è il pistolero cacciatore di taglie che sfida Boba Fett su Tatooine e l'avevamo già visto nella serie animata The Clone Wars. Il droide BD-1, compagno inseparabile del Jedi Cal Kestis nel videogame Star Wars the fallen order, lo ritroviamo nell’Hangar 3-5 di Mos Eisley al servizio di Peli Motto. Infine gli inquisitori, che erano già apparsi nella serie animata Star Wars Rebels, qui tornano al completo.

A questo punto si riaccende la mia speranza di vedere qualcosa dei vecchi videogiochi: tipo i caccia dei pirati R-41 Starchaser o l’YT-2400 Outrider guidato da Dash Rendar. Chissà...

Purtroppo il punto debole delle serie TV è che sono serie TV e infatti anche per quelle di Star Wars si ripropone il medesimo problema: gli episodi rischiano di essere "inconcludenti". Per attenuare questo rischio The Mandalorian è uscito in due stagioni di 8 episodi ciascuna, The Book of Boba Fett in una di 7 episodi e a metà stagione sono arrivati Mando e Luke a rinforzare il personaggio di Boba che inziava a stancare. Infine Obi-Wan Kenobi è una miniserie di soli 6 episodi col personaggio della Terza Sorella che lascia perlomeno un tantino perplessi e Dart Fener (non ce la faccio ad allinearmi al corretto Darth Vader) pericolosamente ripetitivo. Nel sesto episodio, per esempio, assistiamo a un duello epico tra Fener e Obi-Wan, che per forza deve essere inconcludente, visto che Obi-Wan sarà abbattuto da Fener in Una nuova Speranza. La Disney si trova più a suo agio con personaggi nuovi, non troppo vincolati dagli eventi narrati nei film, per questo nutro grandi aspettative per la serie di Andor. E anche se non ancora confermata, probabilmente ci sarà una serie sul Jedi Cal Kestis, proprio perché l'attore che interpreta il personaggio nel videogame è giovane e le libertà narrative sono direttamente proporzionali alla distanza dalle vicende dei personaggi classici della Saga.

 

 

 

venerdì 14 maggio 2021

Star Wars: Squadrons


Finalmente un simulatore spaziale azzeccato, dopo tanti anni. Star Wars Squadrons è il degno erede di X-Wing vs TIE Fighter, che sfreccia dal 1997 direttamente al 2021!

L’ultimo titolo sparatutto/simulatore dell’universo Star Wars, Battlefront II, è stato ottimo per la parte sparatutto, ma incasinato per quanto riguarda il simulatore spaziale. O almeno questa è la mia impressione da dinosauro ancora nostalgico degli anni ‘80.

Le schermaglie spaziali in Battlefront II sono talmente realistiche, che finisci per sparare su dei puntini impazziti evidenziati (per fortuna) dal mirino elettronico. Squadrons, invece, è meno realistico e più “giocone”. Ricrea l’atmosfera del vecchio X-Wing vs TIE Fighter e predilige la spettacolarità alla coerenza. Per esempio, rimbalzi sugli scafi nemici senza esplodere (non subito almeno), vedi astronavi che si muovono come nei film e riesci a colpirle. Forte, eh? Naturalmente parlo della modalità “storia” e tralascio la "multigiocatore", visto che uno come me appena mette il naso online dura quanto un gatto sull’Aurelia.

Ma poi, l’Ammiraglio Ackbar (non è lui, ma fingiamo che lo sia) ti parla sottoforma di ologramma mentre solchi lo spazio a caccia d’Imperiali. Che potresti volere di più? E i balzi nell’iperspazio? Meglio del simulatore di Disneyland!

Le battaglie in modalità storia sono una “fagiolata” degna dei mitici Bud Spencer e Terence Hill. Giochi rilassato e ti godi il film. Infatti è per questo che si chiama modalità storia.

Per coloro che non amano vincere facile ci sono le modalità “pilota” e “veterano”, l’impegno richiesto è maggiore e il gioco si fa duro.

 

Come al solito, le sbavature non mancano. Tra una missione e l’altra incontri gli altri piloti nell’hangar, ma siccome non sei in uno sparatutto non puoi camminare. Resti inchiodato lì, dove ti ha piazzato il programma. In compenso puoi guardarti intorno, parlare con chi è abilitato a risponderti (te ne accorgi dal suggerimento con la "x" sopra la testa), però ti senti frustrato perché non puoi raggiungere il caccia più vicino e giocare a filo filetto sulla carlinga col pennarello indelebile. Oppure non puoi arrivare furtivo alle spalle del caposquadriglia per assestargli un sonoro scapaccione e vedere l’effetto che fa.

Il tutto è complicato dalla mancanza di doppiaggio. E sia i briefing che i dialoghi con gli altri piloti diventano noiosi ostacoli da saltare. Eppure la confezione è in italiano e sullo schermo scorrono i sottotitoli (non sempre). A me ha sempre dato fastidio vedere un film in lingua originale… figuriamoci giocare alla Ps4 senza capire cosa devo fare!

Per fortuna le missioni sono intuitive come fu per X-Wing vs TIE Fighter e, nonostante l'inglese, uno come me che lo parla come lo parlava Totò ce la fa.

Detto questo vorrei chiarire che il mio articolo non è pubblicità. La Disney non mi ha pagato per scrivere queste corbellerie, la Disney non sa neppure che esisto. Il fatto è che mi andava di buttar giù qualcosa di leggero, tra una partita e l’altra, proprio perché mi sembra di esser tornato al 1977!

 

 

mercoledì 6 gennaio 2021

Travestimenti Spaziali

Clamorosa patacca europea ottenuta da uno dei primi due spin-off di Star Wars. Nel 1985, i furbissimi distributori italiani si guardarono bene dal proiettarlo in sala col suo titolo originale troppo lungo e poco spaziale, ma almeno mantennero l’illustrazione ufficiale, dichiaratamente fantasy e indirizzata a un pubblico di bambini. Quindi rititolarono il film Il ritorno degli Ewoks. Gli ancor più astuti distributori tedeschi andarono oltre, ingaggiando il bravissimo Renato Casaro per dipingere un poster completamente nuovo, più space opera di quello americano, forse troppo…

La patacca proseguì in VHS e in Germania anche in DVD, tuttavia fu solo un mangiar briciole, perché i film sugli Ewoks non hanno mai funzionato e gli “orsacchiotti” sono da sempre i personaggi più odiati dai fans, dopo Jar Jar Binks.

In realtà Geroge Lucas aveva realizzato due film a basso costo: Caravan of courage e Ewoks and the marauders of Endor col sottotitolo “An Ewok adventure”, un po' come ha fatto oggi la Disney con Rogue One e Solo.

Il poster di Casaro resta bello comunque, nonostante le manovre accadute in quegli anni, degne del gatto e la volpe. Che avevano già avuto un precedente nel 1972, quando il film Silent Running divenne 2002: la seconda odissea.

 

Il poster originale del film

 

 

martedì 4 agosto 2020

Fantascienza e Ufologia




La fantascienza, dagli albori delle sue glorie fino a oggi, ha riflesso l’umanità in tutte le storie che ha proposto. Gli scrittori e gli sceneggiatori più bravi sono riusciti a immaginare forme di vita il più distante possibile dall’uomo, ma sempre, inevitabilmente, collegate a esso.
Un esempio che purtroppo non è mai stato tradotto in film è il capolavoro Neanche gli Dei, di Isaac Asimov. In questo romanzo gli esseri dell’universo parallelo che viene in contatto col nostro si dividono in due specie: i morbidi e i duri. I morbidi si compongono, a loro volta, di tre sessi ben definiti: il razionale, il paterno e l’emotiva. E dalla loro fusione nasce un individuo dell’altra specie!
Mi rendo conto che ridurlo a queste poche righe, nella descrizione, è un delitto. Infatti Asimov immagina il parauniverso con leggi della fisica differenti, con stelle più piccole, le paracreature sono basate sul silicio anziché sul carbonio. Insomma, il massimo della fantasia tenuta su binari credibili da uno scienziato. Eppure nei dialoghi tra l’emotiva, il paterno e il razionale traspare quella che non si può cancellare nella storia: l’umanità. Probabilmente se questa non ci fosse, se a scrivere la vicenda fosse un extraterrestre, non riusciremmo a comprenderne il senso. Ma se questo accadesse, la fantascienza non sarebbe più tale e diverrebbe realtà.
Altri autori hanno volato più in basso. Gli alieni dell’universo Star trek, per esempio, sono sempre della stessa statura dell’uomo. Hanno diversità facciali figlie di un make-up bizzarro che però non li fa mai allontanare dalla forma umanoide. Inoltre respirano tutti la nostra aria, facile eh?
Star Wars è ancora più sfacciato: Mandaloriani e Corelliani sono cacciatori di taglie e cowboys, i cavalieri Jedi sembrano bonzi alla corte di Re Artù e gli Imperiali sono la Wehrmacht che viaggia sulle astronavi.
La fantascienza, soprattutto al cinema, è diventata spettacolo e trasposizione di tutto ciò che è terrestre in un ambiente extraterrestre. Il limite all’immaginazione è il limite della nostra stratosfera, ma anche più semplicemente del nostro orizzonte visivo. L’essere umano riesce a immaginare solo rielaborando ciò che ha visto durante la sua vita.
Ma quando la fantascienza diventa pericolosa?
Purtroppo spesso si è passati dal puro intrattenimento alla psicosi, con gli ufologi a caccia di complotti, convinti che i governi nascondano gli extraterrestri e la loro tecnologia in laboratori segretissimi.
L’Ufologia si è addirittura fusa con la Religione e così abbiamo Ashtar Sheran, il Comandante della Flotta Intergalattica della Federazione della Luce (nientepopodimenoche). In pratica la manifestazione fisica dell’Arcangelo Michele, il guerriero più potente delle Milizie Celesti.
Ashtar Sheran attinge la sua forza spirituale dagli Andromediani, che sono anche guida spirituale per i Pleiadiani. E guarda caso Pleiadiani, Grigi e Rettiliani, sono i più diffusi negli incontri ravvicinati con gli UFO.
Ma non solo: secondo alcuni contattisti Gesù di Nazareth sarebbe un’incarnazione dell’Arcangelo Michele e quindi di Ashtar Sheran. Ce n’è abbastanza per passare tutto a uno psichiatra!
Non c’è troppo da scherzarci su: in America il Santone di una setta ufologica ha portato al suicidio di massa i suoi adepti. E siamo sicuri che solo le sette siano fantascienza e quindi fantafollia? Chi può dimostrare che la Fede non sia il parto dell’immaginazione di inconsapevoli autori del passato?

venerdì 1 maggio 2020

Fantascienza 2020




Ormai la fantascienza nel 2020 è solo cinema e serie TV. Questo è dovuto agli effetti speciali che hanno raggiunto la perfezione e alla potente macchina per far soldi che è il mondo dell’intrattenimento visivo, videogame compresi.
Gli scrittori esistono ancora, i loro romanzi vincono i premi Nebula, Hugo, Urania, Locus… ma non sempre la trasposizione sul grande schermo dipende dall’eccellenza del testo. Spesso è la popolarità tra la massa che spinge i produttori a investire su un soggetto.

Temo molto una imminente quanto inevitabile trasposizione cinematografica di Fortnite, che orrore!

Eppure, forse riusciranno a trarne ugualmente qualcosa di buono? Forse sì... perché? Semplice: perché gli sceneggiatori sono scrittori. Scrivono in maniera diversa, la sceneggiatura ha le sue regole spartane e deve lasciare mano libera al regista, però è il rifugio e il successo di molti di loro. Spesso dei più bravi.
Negli Stati Uniti c’è il sindacato degli sceneggiatori, completamente diverso dai nostri. Devi versare una cospicua quota di associazione, roba da centinaia di migliaia di dollari, e sei sicuro che le Major si rivolgeranno a te e non a uno sceneggiatore francese per il loro film.
Quante persone hanno visto Terminator e quante hanno letto Sparate a vista su John Androki? Il cinema vince a mani basse contro i libri ed è meglio fare lo sceneggiatore piuttosto che lo scrittore.
Detto questo il cinema e le serie TV si ripetono molto: oltre a tutta una serie di inutili remake e reboot, fatti per investire sul sicuro, ci sono speciali categorie in cui si possono racchiudere le varie produzioni. E a volte, un film che non sta in una di queste ed è un ottimo film, incassa poco, come è successo per il bellissimo Moon.

Categoria 1: Ai confini della realtà, Oltre i limiti, Storie incredibili. È la categoria dell’impossibile, di ciò che non ti saresti mai aspettato che potesse accadere e che invece accade. È la mia preferita e funziona sempre.
Categoria 2: Space opera. Star Trek, Star Wars, Battlestar Galactica e tutto il repertorio tecnologico e utopico del futuro. In questa categoria è difficilissimo entrare con qualcosa di nuovo, per cui si mangia sempre la stessa minestra.
Categoria 3: Fantahorror. Dopo capolavori come Alien e la Cosa, tutto quello che è venuto dopo l’abbiamo dimenticato nel giro di pochi giorni.
Categoria 4: Distopia. Questo tipo di film ha sempre attinto a piene mani dai romanzi di fantascienza. La fuga di Logan è un ottimo titolo del passato, Maze Runner è una mediocre Saga del recente.
Categoria 5: I robottoni. Dopo film fracassoni come Transformers e Pacific Rim aspettiamo a gloria Gundam e Goldrake.
Categoria 6: I supereroi. Non è fantascienza! Tuttavia contamina la fantascienza, vedi I Guardiani della Galassia, Lanterna Verde, Captain Marvel.

Ecco, con un rullo del genere andiamo avanti fino al 3500, però le cose fatte a catena di montaggio buttano un tantino giù il morale. Che belli i tempi della fantascienza artigianale di Jules Verne!

giovedì 16 gennaio 2020

Star Wars: L'ascesa di Skywalker



Chissà, magari è una coincidenza, forse mi sbaglio di grosso… eppure, dopo tutto quello che è stato scritto su Star Wars: L’ascesa di Skywalker, dopo tanta dietrologia e troppe critiche lette sul web, voglio scrivere qualcosa anch’io.

A me il film è piaciuto. L’intera nuova trilogia è il massimo che potessi sperare dalla Disney. Rogue One è il più bel prequel di Guerre Stellari e il Mandaloriano una formidabile serie Space Western. L’unico film che mi ha lasciato perplesso è Solo, per via della scelta dell’attore che interpreta il protagonista, troppo diverso fisicamente da Harrison Ford. Perché non si è optato per Dash Rendar e il suo Outrider?

Tornando alla coincidenza, è legata a un vecchio film di fantascienza targato Disney: The Black Hole. Uscì nel lontano 1979 sulla scia del successo di Guerre Stellari. Ricordo che i robot che vi comparivano si ispiravano ai personaggi di Lucas restandone però astutamente lontani nell’aspetto e nella caratterizzazione.

V.I.N.CENT e B.O.B. riproponevano la coppia C1P8 e D3BO (R2D2 e C3PO).

Maximilian impersonava un cattivo tenebroso molto simile a Dart Fener (Darth Vader).

I Sentry Robots copiavano spudoratamente gli Stormtrooper e sono proprio loro la coincidenza che ho notato!

La Disney sembra averli riproposti (e imposti) in Star Wars: L’ascesa di Skywalker sotto forma di Sith Trooper, secondo me come una rivincita su George Lucas, per rifarsi di quel tentativo che fu di inseguirlo nella fantascienza, naufragato miseramente nel 1979.

Lo so, sono paranoico e mi sbaglio di grosso. I Sith Trooper sono rossi perché lo erano le Guardie Reali dell’Imperatore ne Il Ritorno dello Jedi ed era rossa pure la Guardia Pretoriana di Snoke (piuttosto Samurai, per la verità) in Star Wars: Gli ultimi Jedi, perché i Sith hanno la spada laser rossa e Darth Maul ha la pelle rossa tatuata di nero (dev’essere del Milan). E poi i Sentry Robots sono amaranto, non certo rosso scarlatto!

Eppure ho come l’impressione che l’idea delle truppe inesauribili, incapaci di cogliere qualcuno con i loro blaster, direttamente ispirate alla Wehrmacht del cinema americano degli anni ‘60, sia sfruttata all’inverosimile: gli Stormtrooper, i Sentry Robots, i Sith Trooper e perfino gli Shock Trooper di Visitors.

Devo parlare con un dottore, la mia paranoia è sempre più grave...

venerdì 1 febbraio 2019

Solo vs Rendar



Perché non hanno fatto uno spin-off su Dash Rendar? E perché hanno voluto girare a tutti i costi uno spin-off su Han Solo con un attore che somiglia a Leonardo DiCaprio?
Dash Rendar è un clone del personaggio più azzeccato da George Lucas, quello che nella prima stesura della Saga doveva essere un alieno rettiliano e che alla fine incontrò Harrison Ford, diventando un mito: Han Solo!
Perché la Disney si è ostinata nella direzione kamikaze che l’ha portata al flop?
Il film Solo è un buon film, manca solo Han Solo. Manca il vero Han Solo per rendere il film un capolavoro. Purtroppo il tempo è un nemico inesorabile e chi ha dato un volto al personaggio non è più in grado di rappresentarlo da giovane.
Forse si sarebbe potuto ricorrere alla computer grafica, la Disney l’aveva già fatto con Tron Legacy per rendere un Kevin Flynn giovane (anche se alter ego malvagio). Oppure tutto si poteva bypassare pescando nell’universo della fu LucasArts. Si poteva scegliere il protagonista del vecchio Shadows of the Empire, si poteva scegliere Dash Rendar!
Dash ha un’astronave corelliana, l'Outrider, molto simile al Millemnium Falcon… ha un secondo pilota di latta, totalmente privo di peli, ma comunque caratteristico.
Si poteva tentare. E magari, grazie alla computer grafica, si poteva regalare ai fans un cameo con Han e Chewbecca, che avrebbe proseguito la piacevole linea di Rogue One.
Peccato, sarà per un’altra volta...



domenica 1 luglio 2018

Crossover fantascienza



«Viper One a Galactica, squadriglia Cylon abbattuta. Dove siete finiti, Galactica? Non vi vedo più sui sensori». Il capitano Apollo armeggiò sulla strumentazione del Viper senza successo. Attraverso il vetro dello stretto abitacolo osservò le stelle intorno. Forse si era perso. «Galactica da Viper One, mi ricevete?» proseguì.
La luce rossa dei sensori lampeggiò minacciosa e il computer analizzò le sagome di sei caccia sconosciuti.
«E questi chi sono?» si chiese Apollo e subito aprì un canale di comunicazione: «Qui Viper One della Base Stellare Galactica, capitano Apollo. Identificatevi o sarò costretto ad aprire il fuoco».
Il brusio di fondo nel comunicatore accompagnò l'avvicinamento dei caccia, finché alla fine giunse la risposta.
«Rogue 2. Wedge Antilles, Alleanza Ribelle. Amico, il tuo caccia somiglia in modo impressionante a un X-Wing, non è che l'Impero ha sfornato qualche nuovo caccia sperimentale e tu sei un Imperiale? Dobbiamo vaporizzarti?»
«Non so chi siano l'Alleanza Ribelle e l'Impero... siete umani? I miei nemici sono i Cylon e la vostra voce non sembra per niente metallica».
«Cylon? Mai sentiti. Forse vengono da un pianeta al di là dell'Orlo Esterno. Comunque sei in pericolo: c'è uno Star Destroyer che orbita attorno a Raxus Prime e molte squadriglie di TIE Fighter pattugliano la zona. Attiva l'iperguida e seguici».
«Non so cosa sia l'iperguida e non credo di aver niente del genere sul Viper».
«Non hai l'iperguida? Ma da dove diavolo arrivi?»
«Dalle dodici colonie: Caprica, Sagittarian... le hai mai sentite?»
Un'agguerrita squadriglia di TIE irruppe prepotente nella discussione proprio in quel momento balenando raffiche laser.
«Rogue 5, Rogue 3, coprite il capitano Apollo, noi penseremo agli Imperiali!» ordinò prontamente Wedge.
«Grazie Antilles, ma so badare a me stesso. Chi mi spara addosso è un nemico e visto che è anche vostro nemico che ne dici se lo liquidiamo insieme? Definiremo più tardi le modalità del viaggio».
La schermaglia spaziale che seguì fu la più spettacolare mai vista nei due universi paralleli...

lunedì 11 giugno 2018

Star Wars F-Wing


Sì, lo so… l’F-Wing esiste già! C’è la versione Lego e la versione X-Wing modificato. E allora? Innumerevoli artisti si sono sbizzarriti in questi anni esaurendo tutte le lettere dall’alfabeto, del nostro, di quello greco e perfino del cirillico! Quindi qualsiasi caccia ribelle mi venga in mente, qualcuno l’ha già disegnato. Stesso vale per i TIE, ormai milleforme.
Ebbene, questa è la mia versione apocrifa, non ufficiale e molto eretica.
Star Wars ha segnato tutta la mia vita, se ogni tanto mi scappa un disegnino così che posso farci?

sabato 21 aprile 2018

L'ultimo Jedi


Chi ha detto che gli ultimi Jedi siano solo Rey e Luke Skywalker? Ecco un pompiere che brandisce abilmente la sua spada laser.


Dovranno stare in guardia quei Sith che, sicuri della loro conoscenza del Lato Oscuro, osino atterrare sulla Terra. Perché lui saprà affrontarli e sconfiggerli.


Che la Forza sia con voi!

lunedì 9 aprile 2018

Corti Fantascienza



È incredibile quanto le possibilità di creare un’opera, centuplicate dal progresso tecnologico di questi ultimi anni, siano inversamente proporzionali a quelle di visibilità come creativo. E questo in tutti i campi: nella scrittura, nel cinema, nei fumetti e nella musica.

Tuttavia la faccenda è sì incredibile, ma fino a un certo punto. Ciò che è raro, infatti, diventa interessante... mentre tutto quello che abbonda spesso finisce per annoiare.

Chi avrebbe mai immaginato che nel 2018 fare cinema fosse alla portata di tutti? Eppure è così. Sono sufficienti buone conoscenze dei programmi per la grafica digitale, disponibilità economica ma neppure poi tanta e voglia di fare sapendo che non si guadagnerà nulla. O meglio, si guadagnerà in visualizzazioni Youtube e poi... c’è sempre la speranza di essere notati da qualche produzione importante (risate?).

Per quanto riguarda la fantascienza i corti piovono più fitti della pioggia! E io che sono un drogato di Star Wars mi sto divertendo un mondo, non me ne perdo uno. A proposito: per quello su Han Solo hanno trovato un attore che sembra davvero Harrison Ford giovanissimo, peccato che poi la Disney abbia preferito Alden Ehrenreich.







Purtroppo la facilità di accesso a questi prodotti diminuisce l’interesse del pubblico, è un meccanismo perverso ma perfettamente logico. E la stessa cosa accade per i libri, con l’aggravante del dilagare smodato dei film. Che leggi a fare se hai la possibilità di vedere film 24 ore su 24 con Sky?

In questa realtà che rende Fahrenheit 451 incomprensibile ai ragazzi nati dopo il 2000, come mio figlio, resistono solo gli irriducibili.

Gli irriducibili scrivono sapendo che nessuno li leggerà! Scrivono col notebook invece che con la classica macchina da scrivere. Scrivono e continuano imperterriti a scrivere.

Perché lo fanno? 

Beh, non è logico ma è umano, lo fanno per lo stesso motivo che mi fa scrivere questo articolo oggi: perché li diverte.
 






mercoledì 7 marzo 2018

Old Sci Fi




Flash Gordon è fantascienza o fantasy? Quello originale, di Alex Raymond, è di sicuro più spostato sul fantasy. Quello successivo, di Dan Barry, è invece più vicino alla fantascienza.

Gli autori di fantascienza degli albori non si preoccupavano di dare l’illusione di un fondamento scientifico nelle loro storie e spesso commettevano errori che oggi ci fanno sorridere.

Ho disegnato la vignetta qui sopra imitando lo stile degli illustratori degli anni ‘30 e ‘40: il classico “uomo spaziale” dell’epoca, per esempio, indossava una tuta che somigliava a un’uniforme. Calzava stivali militari e guanti ottocenteschi. Aveva la riserva d’aria dentro a uno zaino spesso privo di tubo di collegamento col casco. E quest’ultimo ricordava troppo l’ampolla per i pesci.

In realtà abbiamo visto nel 1969, con lo sbarco sulla Luna, come deve essere una vera tuta spaziale.

Eppure, le licenze poetiche e cinematografiche sono proseguite perfino in film moderni di fantascienza come Guerre Stellari!

In Guerre Stellari nessuno indossa una tuta spaziale, sembra che tutti i pianeti della galassia abbiano la stessa atmosfera respirabile, a dispetto dell’enorme varietà di creature che la popolano.

Per la verità qualche passante, a Mos Eisley, indossa casco e respiratore con l’aria del suo mondo e quando Han Solo, Chewbacca e Leila escono a ispezionare il Falcon nella pancia del mostro degli asteroidi respirano con strane mascherine, ma per il resto tutto è semplificato. Non siamo distanti da Flash Gordon e infatti Guerre Stellari è classificato di genere Science Fantasy.

Tornando alla fantascienza vintage, soprattutto a fumetti, sorridiamo osservando i mostri: quelli che infestano le tavole sono spesso dinosauri o insetti riciclati e quando cercano di essere originali risultano creature talmente assurde (tipo quella che ho disegnato io) da farci credere di essere in una fiaba.





giovedì 15 febbraio 2018

Kilrathi


La mia versione dei Kilrathi 
 


I Kilrathi sono una razza di extraterrestri dai tratti felini, acerrimi nemici degli umani nel famoso videogioco Wing Commander.

l’idea del gatto come forma di vita intelligente sviluppatasi su un pianeta lontano è forse la meno sfruttata nella fantascienza, eppure in questo caso caratterizza bene i cattivi: nei Kilrathi, infatti, c’è tutta la forza del leone, la ferocia della tigre e l’astuzia del gatto!



I Kilrathi nel film Wing Commander - Attacco alla Terra
(più che ai felini somigliano agli orchi) 

 

Il gioco fu un ottimo simulatore spaziale, anche se era chiara l’intenzione di imitare Star Wars, con le sue spettacolari schermaglie fra X Wing e TIE Fighter. Complice fu la moda del momento e il fatto che fosse più semplice realizzare simulatori di volo piuttosto che sparatutto. In ogni caso nel progetto furono coinvolti attori che avevamo già visto e amato nel cinema fantastico, e alcuni che avremmo visto in futuro: primo fra tutti Mark Hamill, l’indimenticabile Luke Skywalker di Guerre Stellari, poi Malcom McDowell, il drugo di Arancia Meccanica. Thomas Francis Wilson, il bulletto Biff Tanner di Ritorno al futuro e infine Casper Van Dien, intrepido marine Rico in Starship Troopers.




 
A rivederlo oggi, il gioco, fa quasi tenerezza. Giocavamo davvero con quella grafica ridicola? Sì, e per noi era il massimo! Nel buio della stanza, col tubo catodico a quindici pollici, avevamo finalmente l’illusione di solcare il cosmo e abbattere gli intercettori dei perfidi Kilrathi.




Un Kilrathi in veste molto fantasy.


Per saperne di più:






lunedì 15 gennaio 2018

I giocattoli furbi


Queste tre immagini hanno qualcosa in comune, o meglio: l’immagine al centro ha qualcosa in comune con le altre due. Rappresenta Baron Karza, un robot giocattolo che poteva essere montato e smontato con facilità grazie agli snodi calamitati. Questi “giocattoli furbi” conquistarono i bambini tra la fine degli anni ‘70 e gli inizi degli ‘80. Si chiamavano Micronauti, distribuiti in Italia dalla Gig e realizzati dalla statunitense Mego ispirandosi ai Microman della giapponese Takara.

La furbizia del prodotto Baron Karza stava nel fondere i robot giapponesi (il corpo e i componenti magnetizzati erano quelli di Jeeg Robot) col film Guerre Stellari, infatti il barone era nero come Dart Fener.



Altro giocattolo furbo fu Force Commander, (al centro nell’immagine) che come il barone aveva il corpo di Jeeg, ma era completamente bianco e aveva la testa che ricordava gli Imperiali di Guerre Stellari.

I Micronauti riuscirono a fondere due modelli di fantascienza tanto differenti tra loro e che tanto successo avevano avuto nell’immaginario popolare. Purtroppo fusero utilizzando una grafica antiquata: le astronavi, gli astronauti (alcuni addirittura impugnavano spade laser) e i robot mancavano di realismo. Il realismo dei modellini che avevano fatto la fortuna di Star Wars, e in più si era perso il manga giapponese, annacquato dalla contaminazione americana.
 
La domanda che viene spontanea è perché non si puntasse sui giocattoli ufficiali? Per la verità Star Wars aveva la sua linea ufficiale prodotta dalla Kenner e andò a ruba. Discorso più complicato furono i giocattoli tratti dai cartoni giapponesi, che da noi non arrivarono. La Takara produceva Grendizer (Goldrake) e Jeeg Robot al quale si ispirarono Baron Karza, Force Commander, Green Baron e King Atlas. Ma incredibilmente, nonostante il successo dei cartoni, fu praticamente impossibile averli. Ebbene? Organizzazione commerciale statunitense impeccabile? Commercializzazione giapponese pasticciona? Distribuzione italiana che dormiva come un ghiro? Non lo sapremo mai.

Un fatto è però certo: in quegli anni il commercio dei giocattoli era meno organizzato e sistematico di oggi. I soldatini, per esempio, venivano venduti in scatole che ne contenevano una cinquantina e già con due scatole potevi giocare la prima battaglia. Era un'ingenuità pazzesca! Mancava l’identificazione del prodotto col film di riferimento e mancava l’astuzia di vendere i personaggi singolarmente, per obbligare a comprare personaggi amici e nemici in numero sufficiente per guerreggiare.

Questa astuzia l’ebbe George Lucas quando, firmando il contratto con la 20th Century Fox, tenne per sé tutti i diritti sui giocattoli.

Tornando ai Micronauti, formarono un blocco ludico parallelo ai giocattoli del film Guerre Stellari, consentirono ai bambini di giocare con robot che somigliavano a Jeeg, a Gaiking, a Daitarn III e che in qualche modo si collegavano a Luke, Han Solo e Chewbecca. Ricordo ancora la mia cassetta di legno piena di "spaziali". E per fortuna gli astronauti dalla testa argentea della Gig erano alti come i personaggi Kenner, per cui veniva da sé piazzare D3BO alla guida del Galactic Cruiser… anche se le gambe e le braccia rigide rendevano piuttosto ardita l’impresa.

Per saperne di più e non fermarsi ai miei discorsi nostalgici e melassosi fate un salto su Wikipedia e leggetevi la storia dei Micronauti.  


mercoledì 3 gennaio 2018

Star Wars: gli ultimi Jedi




Contiene spoiler, non leggere se non si è ancora visto il film.



Quando ho visto Star Wars: il risveglio della Forza sono rimasto un tantino perplesso, è evidente che il film ricalca troppo Guerre Stellari del 1977. La base Starkiller è un clone della Morte Nera, Kylo Ren la brutta copia di Darth Vader e il Primo Ordine talmente uguale all’Impero che c’è solo da chiedersi per quale motivo il design delle uniformi e delle astronavi differisca. E poi il pugno allo stomaco: hanno fatto morire Han Solo! Ricordo di essere uscito dal cinema pieno di amarezza.




Per fortuna il disamore è durato solo qualche giorno e mesi più tardi sono tornato al cinema a vedere il bellissimo Rogue One che, con l’attacco di Darth Vader al Blockade Runner Tantive IV della Principessa Leia, mi ha tolto ogni dubbio: alla Walt Disney hanno fatto proprio un ottimo lavoro. Sapevano bene che i bambini avrebbero amato i nuovi film grazie ai giocattoli e agli straordinari effetti speciali, ma sapevano anche che lo zoccolo duro sarebbero stati i padri, pieni di nostalgia nei confronti della trilogia originale; così si sono mantenuti su un binario, riproponendo la stessa minestra con ingredienti freschi. Ed ecco dunque che se ne Il risveglio della Forza Jakku è identico a Tatooine e la superficie di Starkiller altro non è che Hot pieno di Snowtrooper, Gli ultimi Jedi inizia con l’immancabile flotta della Resistenza/Ribellione che si scontra contro il Primo Ordine/Impero. E qui le trovate sono eccitanti, per esempio i bombardieri che sganciano bombe come facevano i B-17. Qualcuno potrebbe obiettare che nello spazio dovrebbero galleggiare o essere sospinte da un propulsore, ma Star Wars è questo! È trasferire la Seconda Guerra Mondiale nello spazio, con i ribelli che sono gli Alleati e l’Impero i nazisti… fregandosene alla grande della fisica.




Ieri, al cinema, ho sentito che mi sto affezionando ai nuovi personaggi. Finn, Ray, Poe e perfino BB-8 rimpiazzano bene Han, Luke e Leia, R2D2 (per me sarà sempre C1P8) e C3PO (D3BO). Inoltre ho finalmente compreso chi è Kylo Ren: non è la brutta copia di Vader, semplicemente non ne è all’altezza. È cattivo ma incompetente, tanto che il Maestro Jedi Luke lo apostrofa “ragazzino”.




Il film ha un ritmo molto veloce, come i precedenti sette e lo spin-off. Come Il risveglio della Forza ricalcava Guerre Stellari, Gli ultimi Jedi ricalca L’Impero colpisce ancora: la Resistenza è in fuga braccata dal Primo Ordine nonostante nel precedente film fosse stato sconfitto e la base Starkiller distrutta. C’è una spruzzatina de Il ritorno dello Jedi, con Snoke che tenta di portare Ray nel Lato Oscuro e c’è Luke che sbaglia come fece Obiwan Kenobi nell’addestramento del suo padawan. Eppure non si può dire di vedere cose già viste, è come se qualcosa di simile a quello che era capitato agli eroi della trilogia classica capitasse anche ai nuovi protagonisti, prendendo però strade diverse. Memorabile il duello finale tra Luke Skywalker e Ben Solo!


Da vedere e rivedere.


Che la forza sia con voi.