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martedì 6 maggio 2025

Gli extraterrestri di Celluloide (parte 3)

 

Gli extraterrestri immaginati al cinema e in TV sono quasi sempre la trasposizione spaziale di creature fin troppo terrestri. Ma non sempre...

Starship Troopers: gli insetti sono le creature più repellenti che abbiamo sul nostro mondo, per questo motivo tanti scrittori li hanno sfruttati per inventare gli alieni delle loro storie. Tranne qualche eccezione anche la loro struttura sociale viene sempre accostata a quella delle api, o delle formiche.

Gli aracnidi del romanzo Fanteria dello spazio impugnavano delle armi, dimostravano unintelligenza pari a quella dei loro nemici umani. Nel film del 1997, invece, sono semplici macchine per uccidere. I loro arti sono lame acuminate e la loro struttura sociale è il formicaio.


The Thing – La Cosa da un altro mondo: Nel romanzo di John W. Campbell, il mutaforma arriva dallo spazio con l’aspetto di un mostro azzurrognolo con tre occhi. Probabilmente quello è l’aspetto dell’ultima sua vittima copiata.

Nel film del 1951, a causa degli effetti speciali limitati dell’epoca, viene sostituito da un gigante vegetale. E quando gli mozzano una mano, questa continua a muoversi e strisciare nonostante sia lontana dal resto del corpo. Nel remake del 1982 torna a essere un mutaforma e semina il terrore. Infatti ogni sua parte, venendo in contatto con un altro organismo, lo uccide e lo imita. Così assistiamo a teste con le gambe che avanzano sul pavimento, toraci che si aprono e ingoiano le braccia del dottore intento a defibrillare, masse informi zeppe di parti delle vittime che si ergono davanti ai superstiti della base in Antardide.

Il mutaforma è una creatura molto usata anche nel Fantasy.


Body Snatchers: dal romanzo di Jack Finney sono stati tratti ben quattro film: L’invasione degli Ultracorpi (1956), Terrore dallo spazio profondo (1978), Ultracorpi – l’invasione continua (1993), Invasion (2007). Il migliore è quello del 1978, tra l’altro è l’unico in cui vincono gli alieni.

L’idea di extraterrestri che copiano e si sostituiscono agli umani permette di evitare la fatica di inventare l’aspetto dell’alieno, un po' come quando si mette in campo il mutaforma. Tuttavia l’idea ispiratrice di Jack Finney fu il Pericolo Rosso: cioè la paura del Comunismo, che si temeva avrebbe uniformato e appiattito gli americani in una moltitudine di individui tutti uguali.

Politica a parte, “l’imitatore e sostitutore” è la forma di vita aliena più distante da quella umana immaginata fin’ora. E quindi la più intrigante.



sabato 1 febbraio 2025

Gli extraterrestri di celluloide (parte 1)

 

Gli extraterrestri immaginati al cinema e in TV sono quasi sempre la trasposizione spaziale di creature fin troppo terrestri.

E.T. fu ideato da Carlo Rambaldi. Doveva risultare morbidoso, carino, un cucciolo di alieno amico dei bambini, non doveva assolutamente spaventare e allo stesso tempo non doveva sembrare una creatura del nostro mondo. Osservandolo superficialmente, E.T. ha un’anatomia abbastanza aliena. Tuttavia guardandolo meglio si capisce che ha la faccia di una tartaruga simpatica, con occhioni da cartone Disney e comunque un corpo simile a quello degli umani, con due braccia e due gambe… anche se le gambe sono piuttosto corte!

Yoda: è uno gnomo delle fiabe! Un folletto benevolo con le orecchie a punta e la pelle verde. Ne L'Impero colpisce ancora ha perfino il suo bastoncino da mago in stile Gandalf.

Come alieno è molto improbabile, però bisogna tener conto del fatto che Star Wars non è fantascienza, ma Science Fantasy. Inoltre, la moltitudine di creature che popolano la Saga sono la rielaborazione della fauna terrestre: dagli insetti, ai rettili, fino agli elefanti, i cani (Chewbacca) e gli orsacchiotti (Ewoks).

Nel covo di Jabba, in mezzo a tanti mostri, se ne intravede addirittura uno che ricorda la Pantera Rosa.

Alien: è l’alieno più azzeccato della storia del cinema. Uno xenomorfo, cioè un essere che si adatta alle sembianze dell’ospite sfruttato per riprodursi. Infatti in Alien 3 è quadrupede proprio perché l’ospite è un cane.

Il suo creatore, Hans Ruedi Giger, era un pittore di ispirazione surrealista e simbolica. Già col suo Swiss Made 2069 ideò un alieno originale molto prima di disegnare Alien.

Nel 1979 il suo talento visionario mischiò sapientemente elementi artificiali e organici, inventando un predatore mai visto prima.

Predator: Un gigantesco orco con le treccine da rasta e una faccia che è bene tener nascosta sotto l’elmo! Scherzi a parte, visto che la prima versione somigliava a un Uomo-Formica, è un bene che Van Damme si sia rifiutato di proseguire le riprese e i produttori abbiano deciso di ripensare la creatura daccapo.

Predator è un umanoide. In pratica ha solo la testa differente dagli umani, per il resto sembra solo un uomo rozzo e gigante. Appunto un orco! Ciò che arricchisce il personaggio è senza dubbio la tecnologia aliena che si porta appresso.

Centauri di Giochi Stellari: è il mentore di Alex Rogan, è un alieno che si camuffa con la maschera. Il suo vero volto sembra quello di un Grigio molto scuro, con gli occhi luminosi come la spada di Darth Vader.

In realtà il suo essere extraterrestre è un fatto secondario, infatti il personaggio è molto più che umano! È un reclutatore, un venditore truffaldino, un pasticcione ma in definitiva un tizio estremamente bonario e paterno.




venerdì 24 novembre 2023

The Creator

 

 

The Creator è un bellissimo Science Fantasy, proprio come Star Wars! Il tema dei robot è trattato in maniera differente da come veniva presentato in Blade Runner, anche se la persecuzione da parte degli umani cattivissimi è simile. La differenza principale, in questo cupo affresco di un futuro zeppo di guerre spaziali (pretesto per citare i mali storici dell’umanità), sono i robot pervasi dal misticismo.

I robot

I robot del film sono senzienti ed estremamente emotivi, l’AI ha preso coscienza diventando più che umana, eppure scegliere l’umanità per i robot è rischioso... a meno di non essere Isaac Asimov e scrivere The Bicentennial Man.

La fredda logica di Skynet in Terminator, che decide di eliminare gli umani perché inutili alla sua sopravvivenza, incolla gli spettatori alla poltrona del cinema. Stesso risultato si ottiene con Matrix, intenta a nutrirsi delle vite sognanti dei suoi schiavi umani. Ma anche in Westworld del 1973, dove i robot sono dei “tostapane guasti” e uccidono gli umani senza mostrare alcuna emozione (in Futureworld del 1976, c’è però il robot buono e qui già iniziano le contraddizioni). La macchina come minaccia funziona sicuramente meglio della macchina buona, un po' come gli extraterrestri invasori funzionano meglio di quelli amici (fatta eccezione per E.T.).

In The Creator i robot sono perseguitati dall’Occidente e invece perfettamente integrati con l’Oriente. Tuttavia gli occidentali li usano in guerra e qui una delle citazioni meno evidenti è proprio Dark Star: la bomba che scendeva da sotto la stiva dell’astronave, interloquiva coi piloti mentre le impartivano gli ordini per lanciarsi sul pianeta instabile da distruggere. In The Creator vediamo i robot kamikaze interloquire col colonnello prima di autodistruggersi diligentemente sul nemico.

L’Oriente guerrigliero

Gli altri robot, quelli dalla parte dell’Asia, sono guerriglieri, come del resto gli umani che li affiancano. La lunga e spettacolare sequenza dell’attacco occidentale è una trasposizione fantascientifica della guerra del Vietnam: l’Occidente tecnologicamente superiore (perché?) è molto “yankee”, mentre l’Oriente è arroccato in villaggi fatti di palafitte e gli uomini e i robot si difendono con mitra e bazooka proprio come facevano i vietcong. Possibile che in una guerra così terribile l’Oriente non disponga di un esercito dello stesso livello del nemico? E possibile che i robot non diano il contributo tecnologico che dovrebbero alla parte scelta? È possibile perché The Creator sfrutta situazioni storiche del passato travestendole da futuro, proprio come fece George Lucas! Così se in Star Wars ci sono i cowboys, i cavalieri medievali e i nazisti tutti provvisti di nuovo look spaziale, in The Creator ci sono le guerre a stelle e strisce in Corea e in Vietnam (che hanno funzionato in tanti film) riproposte con un look fantascientifico.

Tutto bello, ma forse, proprio per focalizzare di più il tema del razzismo, sarebbe stato meglio sostituire i robot con una nuova specie umana, magari osteggiata dall’Occidente e invece integrata dall’Oriente.

Torno in naftalina.

lunedì 1 maggio 2023

Avatar - La via dell'acqua

 


Avatar – La via dell’acqua

 

Questo spettacolare film fantasy è il degno sequel del suo predecessore. Perché fantasy e non fantascienza? Perché di fantascienza ce n’è molta, ma il fantasy fa capolino da tutte le parti. La parte fantascientifica è la stessa del primo film: gli umani raggiungono Pandora, una delle quattordici lune del gigante gassoso Polifemo, nel sistema stellare di Alfa Centauri. E continuano a sfruttarne le risorse devastando la natura, nonostante la coraggiosa resistenza degli autoctoni Na’vi. La tecnologia terrestre più avanzata permette di colmare le disparità fisiche utilizzando esoscheletri per i combattimenti a terra e astronavi per le battaglie aeree. Il problema dell’atmosfera tossica è risolto con speciali maschere a filtro.

I Na’vi hanno un aspetto accattivante che li rende simili ad altissimi elfi blu, tuttavia sono chiaramente ispirati ai nativi americani: Chiricahua, Seminole, Cherokee, Cheyenne, Arapaho... una qualsiasi di queste tribù e delle molte altre che furono costrette a difendersi dalle invasioni degli europei durante la conquista dell’America rende perfettamente l’orgoglioso spirito guerriero dei difensori. In più c’è la fauna di Pandora: tanto diversa da quella terrestre e al tempo stesso tanto simile. Ci sono pesci, balene, dinosauri acquatici, draghi (il fantasy emerge), pantere, eccetera. Tutti trasformati in creature dall’anatomia bizzarra, che si muovono con un’armonia incredibile. Probabilmente perché il CGI modella i loro movimenti sugli animali terrestri. I panorami di Pandora sono fiabeschi, eppure la vegetazione delle foreste tropicali e le isole simili alle nostre caraibiche, hanno ben poco di alieno e molto di terrestre.

Il film è una delusione? Poteva essere realizzato diversamente? No. Avatar racconta cosa accadrebbe se gli uomini raggiungessero un pianeta molto simile alla Terra, con autoctoni umanoidi quasi umani, ma tecnologicamente meno avanzati. E cosa accadrebbe se il pianeta si rivelasse ricco di risorse, cioè quello che successe con la scoperta delle Americhe!

Certo, i due film non sono troppo originali: Avatar, del 2009, ricorda parecchio Pocahontas. Jake Sully è John Smith che si ribella ai conquistatori cattivi e si unisce ai nativi buoni. E Neytiri è Pocahontas, che ruba il cuore al visitatore buono giunto dal cielo invece che dal mare. Avatar – La via dell’acqua è la variante marina all'ambientazione nella foresta e non aggiunge nulla di nuovo al capitolo precedente. I cattivi ritornano (compreso il villain, con la sua coscienza innestata in un avatar) e i buoni sono costretti ancora una volta a combattere per difendere il loro mondo.

Eppure, nonostante i 162 minuti siano un tantino eccessivi, la seconda parte della pellicola è veramente bella. Infatti appena il gioco si fa duro e la battaglia impazza, per quelli come me drogati di effetti speciali, il divertimento diventa totale!

domenica 1 maggio 2022

La fantascienza è per bambini?

 

La guerra tra il cinema e i libri fu persa dai libri molti anni fa, ma l’errore che facciamo spesso è quello di generalizzare indicando il libro come qualcosa di sempre nobile e il cinema come qualcosa di sempre commerciale. Bisognerebbe precisare che entrambi sono mezzi per comunicare il pensiero e l’immaginario e per un semplice meccanismo solo il cinema si è sviluppato all’inverosimile in centoventisette anni diventando il padrone dell’intrattenimento odierno.

Per capire bisogna tornare agli inizi e al cinema muto: gli spettatori erano pochi e dovevano per forza essere istruiti, o non avrebbero potuto leggere gli intermezzi con i dialoghi virgolettati dei personaggi del film durante la proiezione. Per questo motivo i primi film non furono assolutamente commerciali e infatti il maestro del cinema Fritz Lang portò quasi al fallimento la casa di produzione col suo Metropolis.

Anche i libri erano rivolti ovviamente a un pubblico istruito e per molto tempo c’era stata la maggioranza analfabeta della popolazione mondiale completamente ignara delle storie raccontate sui libri: i romanzi di Jules Verne e di H. G. Wells potevano essere apprezzati solo da una selezionata categoria di persone, mentre i rozzi bruti che lavoravano dalla mattina alla sera nelle campagne o in fabbrica ne erano esclusi. E poi, anche nel caso sapessero leggere, avrebbero avuto ben poco tempo per farlo.

Comunque le riviste come Amazing Stories e i fumetti furono il principale veicolo di diffusione della fantascienza tra il pubblico di bassa cultura e l’interesse commerciale per il settore crebbe. Il cinema, con l’avvento del sonoro e con l’arrivo del colore, aumentò enormemente il numero di spettatori ma dovette fare i conti con gli effetti speciali limitati di quei tempi. I libri, invece, avevano un punto di forza incredibile: le parole permettevano al lettore di immaginare cose che nessun effetto speciale del momento avrebbe potuto mostrare. Quindi la guerra libri-cinema vide la carta indubbiamente in vantaggio sulla pellicola!

Distinguendo tra libri e film di cultura da una parte e libri e film commerciali dall’altra e schierando senza dubbi la fantascienza da quest’ultima parte si arriva agli anni ‘70: il cinema di fantascienza prese il volo grazie agli incredibili modellini delle astronavi e ai make-up che rendevano gli extraterrestri estremamente verosimili. Oggi, con l’avvento del CGI, i libri hanno definitivamente perso la guerra e nonostante ci siano ottimi scrittori che pubblicano ottimi romanzi, l’immaginario delle persone è saldamente in mano agli animatori. Non è un caso che l’idea per un film nasca sempre meno dalla trasposizione di un romanzo e più spesso pescando da fumetti e videogiochi. Anche qui è un errore parlare di libri come nobile arte e invece dei fumetti e videogiochi come prodotti spazzatura, visto che in entrambi i casi sono saltate fuori cose simpatiche: per i fumetti i Supereroi e per i videogiochi Crimson Skies, Resistance: Fall of Man e Bioshock.

Il futuro è ignoto e i sistemi d’intrattenimento si evolvono velocemente. Queste poche righe che ho scritto, per esempio, saranno lette da qualcuno solo se condivise su Facebook o Twitter, mentre nel 2000 le persone sfogliavano i blog alla ricerca di notizie sulle loro passioni.

Oggi un romanzo vende milioni di copie se c’è una forte campagna pubblicitaria e una solida casa editrice che sfrutta la Grande Distribuzione. In passato la fantascienza te la compravi in edicola, con i mitici Urania… Oggi te la vedi in TV, con Prime, Netflix e Disney. Chissà domani come ci meraviglieremo e chissà se saremo ancora bambini?

martedì 1 giugno 2021

Il villaggio dei dannati

 


Mi è capitato di rivedere Il villaggio dei dannati, di John Carpenter. Lo ricordavo come il più brutto tra i suoi film, nel 1995 rimpiansi il classico del 1960. Invece i due film sono molto simili nella sostanza, tranne un paio di eccezioni: il feto alieno xenomorfo non ancora del tutto somigliante a un essere umano e la mamma che salva il bambino pochi istanti prima dell’esplosione nel granaio, lasciando il finale aperto a un possibile sequel. Allora perché fu un flop al botteghino? La solita maledizione dei film di fantascienza di Carpenter? Di sicuro raccontare una vicenda già vista non porta mai bene. E poi il proliferare di film spielberghiani stracolmi di extraterrestri buoni che disabituavano il pubblico a quelli del tipo “minaccia incombente” potrebbe aver contribuito. Anche se Carpenter non era nuovo ai remake e il suo La Cosa, del 1982, è infinitamente migliore di La cosa da un altro mondo del 1951.

I figli dell’invasione, di John Wyndham del 1957, è il romanzo che ispirò i due film. Contiene cose che fu obbligatorio cambiare, per esempio la pelle argentea dei bambini. Essendo il film del 1960 in bianco e nero non si sarebbe notata la differenza, mentre in quello del 1995 i bambini sarebbero apparsi ridicoli; quindi la scelta dei capelli platinati fu la migliore. Anche la mente collettiva maschile che guida il gruppo dei ragazzi e l’altra femminile che guida le ragazze, riunite in una sola alla guida di tutti i babyalieni, rende sicuramente più moderno il prodotto.

Indimenticabile la scena finale nel film del 1960: dopo l’esplosione del granaio si irraggiano, insieme alle fiamme e ai detriti, i minacciosi occhi alieni come fossero tanti spettri.

Eppure il dettaglio più ovvio presente sulla carta si perse nella trasposizione cinematografica: la foto aerea del misterioso oggetto argenteo non identificato atterrato vicino a Midwich durante il blocco della barriera e la perdita di conoscenza degli abitanti. Era arrivato un UFO, capperi! Se nel film non lo dici si può pensare al soprannaturale. E Carpenter ne ha fatti parecchi di film con quella robaccia! Tra l'altro, proprio all'inizio del suo film, con i lamenti o i sibili o cosa diavolo siano, che si spandono nell'aria intorno a Midwich, scattano subito le antenne sull'horror.

In ogni caso le pellicole, il remake e il classico, iniziano presto a scricchiolare e litigano con la logica. Magari per stare nei 102 minuti o addirittura nei 77 minuti, oppure semplicemente per inseguire la suspense a tutti i costi. L’idea di base geniale e di forte effetto emotivo, dello scrittore John Wyndham, arriva comunque allo spettatore. Tuttavia chi vede i film senza leggere il libro resta almeno con un paio di dubbi:

Primo – Come fanno gli extraterrestri a fecondare le donne durante il blackout? A parte l’improbabile fusione di due specie differenti, non arrivano fisicamente (nei film). Potrebbero essere incorporei, ma visto che la riproduzione umana necessita di ovulo e spermatozoi, quale ingrediente sostitutivo portano in alternativa? Qualcuno potrebbe pensare allo Spirito Santo. Anzi, allo Spirito Diabolico!

Secondo – I bambini alieni dimostrano un’intelligenza superiore rispetto ai terrestri. Perché allora rivelarsi ostili da subito, attirando le attenzioni del nemico? Controllano la mente, avrebbero potuto dominare gli abitanti del villaggio senza ucciderne nessuno. Per esempio, nel romanzo di A. E. van Vogt Il segreto degli Slan c'è la nuova specie di telepatici senza antenne che manipola gli umani mentre sono impegnati a perseguitare i telepatici con le antenne.

Spesso, soprattutto in passato, il cinema fu grossolano rispetto ai libri e i film di fantascienza americani e inglesi degli anni ‘50/’60 sembravano fatti in serie. La tranquillità della società occidentale veniva minacciata dall’invasore spaziale, sia che arrivasse a bordo di dischi volanti, o su meteore in grado di accecare la popolazione e liberare vegetali carnivori deambulanti, oppure in baccelli capaci di duplicare le loro vittime durante il sonno. I metodi non cambiavano l’obiettivo: un nemico spietato ci attaccava! E il cinema si riempiva…

Nel 1995 la faccenda sapeva troppo di minestra riscaldata e il flop era maledettamente in agguato...

Nel 1962 i sovietici girarono I sette navigatori dello spazio. Quel film mi sbalordì, perché i venusiani non erano affatto ostili. Rimanevano nascosti per tutto il film e ne appariva solo uno nel finale, riflesso in una pozzanghera, durante il decollo del razzo che riportava i terrestri a casa. Questo per chiarire chi fossero gli invasori e chi si sentisse minacciato.

Ebbene, tutto questo ragionamento per arrivare alla conclusione più ovvia: i film come Il villaggio dei dannati erano belli perché semplici. C’era un nemico che arrivava dallo spazio e i poveri terrestri dovevano contrastarlo per salvarsi, tutto qui e valido per tutti! Oggi fanno film più complessi e a volte è come se si perdesse qualcosa… Cosa? Forse proprio l’atmosfera di Midwich.

 

 


lunedì 19 aprile 2021

Cosmic Sin

 


 

John McClane in pensione combatte gli zombi nel 2500… anzi, No, ma pure Sì, visto che la Beretta ce l’ha. Il primo contatto con gli alieni è guerra! E la sceneggiatura pare scritta dallo sciamano di Capitol Hill. A questo punto l’Alleanza che fa? Chiama Frank Grillo, che chiama Bruce Willis e insieme radunano quattro gatti. Indossano delle armature che sembrano esoscheletri, ma potrebbero anche essere tute spaziali, oppure zaini di Rocketeer e vengono tutti sparati nello spazio col Portale Quantico. Raggiungono il teatro dell’invasione e esclamano: “Cazzo! C’erano le astronavi, ad averci pensato!” quindi le schivano e atterrano di testa sul pianeta come proiettili, con la terribile Bomba Q in tasca, quella che doveva essere assolutamente maneggiata con cura.

Qui scoprono che gli alieni non sono zombi, gli zombi sono gli umani catturati dagli alieni. Mentre gli alieni sono, da una pensata estremamente originale dello sciamano sceneggiatore, i Nazgûl di Sauron trapiantati dal fantasy alla fantascienza. Hanno perfino la classica spada curva seghettata del Male Assoluto!

Eppure, per essere Nazgûl, attaccano e schiattano da pirloni, dimostrando l’intelligenza degli Orchi. Avrebbero potuto bombardare il cannone orbitale con le loro astronavi, invece di caricare alla bersagliera. Purtroppo lo sceneggiatore è stato impietoso nei loro confronti. Ma poi di astronavi aliene, sul pianeta, ce ne sono parecchie. Il povero Bruce ne ruba una mentre distrugge la sua carriera di attore e porta la Bomba Q dove il cannone non avrebbe potuto lanciarla. A proposito, il cannone orbitale non deve essere confuso col cannone orbitante, infatti non orbita. È ben piantato in terra e colpisce gli Stargate messi in orbita da Sauron.

Alla fine, superato il rimpianto per i novanta minuti gettati al vento, diventa ingiusto dare tutte le colpe allo sceneggiatore, visto che è il regista ad accanirsi in modo sadico sul pubblico. Da quando Spielberg girò Salvate il soldato Ryan molti sprovveduti cercano di imitarlo e la domanda guardando Cosmic Sin è: “Ma il cameraman non avrà mica il morbo di Parkinson?”

Infine una riflessione: a volte il titolo originale dei film viene italianizzato. Beh, in questo caso sarebbe stato saggio il cambiamento in “Boiata Cosmica”. Così, almeno per salvare gli ignari abbonati Amazon Prime.

lunedì 15 marzo 2021

Cowboy

 

A volte mi domando perché continuo con questa fissazione per la fantascienza. Perché tutta questa cortina spaziale farlocca intorno? Perché? Disegno fantascienza, scrivo fantascienza. Per hobby, quindi sono un dilettante, certo! Tuttavia devo essere il più professionale possibile in modo da evitare commenti bastardi che distruggono l’autostima. Un mio amico che non vedo da un po' direbbe “è una battaglia!” anche perché dice sempre così di qualsiasi cosa gli capiti.

Penso che la frittata l’abbia causata un trauma infantile. Già in tenera età i Giap avevano picchiato duro sul mio carattere con Goldrake, Mazinga, Jeeg e tutti gli altri robot. Temo che si fosse creata una pericolosa dipendenza, ma forse ne sarei anche potuto venir fuori. Purtroppo nel 1977 fui investito da un ciclone: nel Cinema Ariston, a Pisa, vidi irrompere uno StarDestroyer sullo schermo e pareva non finir mai. Poi raggi laser, ribelli che si difendevano dagli assaltatori imperiali e l’omone nero che strangolava i nemici a distanza. Non mi ripresi, il trauma fu troppo potente.

Avevo nove anni, ammucchiai i soldatini Atlantic in un angolo della mia camera e prenotai da Babbo Natale (allora come tutti i bambini ci credevo) i Micronauti e i personaggi di Star Wars.

Crescendo passai dai fumetti ai libri e scoprii che in molti avevano scritto storie ben più intelligenti di quella di Lucas, mi domandai anche perché non si facevano film su quei libri? Per la verità su qualcuno il film fu fatto, però in seguito.

I danni cerebrali non vennero solo da Lucas, infatti qualche anno prima avevo assorbito dosi massicce di UFO e Spazio 1999, con una leggera spruzzata di Star Trek, così tanto per gradire.

Sono passati molti anni, sono invecchiato spero come il vino e non come l’aceto. Mi sono divertito a scrivere alcune storie e non sono io che devo giudicare se siano divertenti o meno. So per certo di avercela messa tutta, le ho realizzate e adesso stanno lì, a disposizione di chi avesse voglia di leggerle. Tenendo sempre presente il trauma d’impatto causato dall’acquazzone sci-fi che mi travolse e al quale scampai per puro miracolo.

Beh, tutto questo ragionamento perché? Perché a cinquantatre anni ho capito che la mia passione è il Western.

 

mercoledì 24 febbraio 2021

Proximity

 

Di film sui rapimenti alieni ne hanno fatti parecchi. Uno su tutti fu Bagliori nel buio, del 1993. Ci fu pure la famosa serie britannica UFO (1970), con gli extraterrestri che rapivano le persone per espiantarne gli organi e l’organizzazione SHADO che abbatteva dischi volanti come fossero piccioni.

Ma la domanda è: ha senso un film per ufologi nel 2020? Perché Proximity questo è. Non è certo Incontri ravvicinati del terzo tipo, anche se forse avrebbe voluto esserlo.

Come dal perfetto manuale ufologico i rapiti hanno un buco di qualche giorno nella memoria, il che suggerisce chissà quale mefistofelico esperimento perpetrato sulla loro persona dagli alieni. Poi, col proseguire della pellicola, si scopre che ogni rapito ha ricevuto un dono dalle stelle (e ti pareva?).

Ma chi sono i visitatori? Ovvio! Chi potevano essere se non i famosi Grigi?

Nudi, perché il progredire della tecnologia è inversamente proporzionale all’industria tessile. Oppure perché sono esibizionisti ansiosi di mostrare le loro chiappe in tutta la galassia, o semplicemente perché chi si inventò il loro avvistamento li raccontò così.

Potrebbe, un extraterrestre, atterrare su un pianeta per lui così alieno come la Terra senza indossare una tuta spaziale? Potrebbe respirare la nostra stessa aria senza essere ucciso dai nostri batteri come capitò ai Marziani di H. G. Wells nel suo La guerra dei mondi? Beh, il Grigio può, non è mica un Marziano!

Volendo, una spiegazione si trova. In fondo, svolazzando nei cieli del mondo dal 1961, ne hanno avuto di tempo per analizzare la nostra aria e isolare gli eventuali agenti patogeni letali per il loro organismo. Quindi, forse, sono felicemente vaccinati. Oppure indossano una tutina trasparente avanzatissima, che li isola da qualsiasi pericolo e produce una miscela di gas del loro pianeta d’origine. Restano comunque esibizionisti, su questo non ci sono dubbi.

Nel film ci sono anche i Men in Black, rigorosamente vestiti di nero, che sparano raggi laser come Han Solo, affiancati da androidi con la medesima mira degli Stormtrooper. Però non sono MIB, sono una unità speciale e segreta dell’ONU (Will Smith sta ancora ridendo). In ogni caso gli androidi non fanno niente per passare inosservati, non sono neppure camuffati, per cui non si capisce come l’unità segreta riesca a rimanere segreta fino alla fine del film.

Nel finale si scopre finalmente perché i Grigi hanno giocato a nascondino dagli anni ‘60 fino a oggi evitando l’arrivo in pompa magna come fecero i Visitors o gli alieni di Independence Day. Era l’uovo di Colombo: rapivano le persone cercando un tizio, un certo Gesù che guarda caso tiene insieme l’intero Universo. Averlo saputo, magari sarebbe bastato indicar loro il Vaticano, così da prendere appuntamento col Papa e risolvere la situazione in fretta.

domenica 7 febbraio 2021

Vivarium

 


Forse il regista, Lorcan Finnegan, avrebbe potuto spiegare chi sono i "Martin", qual è il loro obiettivo e soprattutto a che serve farli crescere dagli umani se di umano non hanno niente! E non è che, crescendo accanto agli umani, migliorano. Quindi, tanto valeva farli crescere dal Martin che avrebbero dovuto sostituire. A proposito: vivono talmente poco che la vedo dura un’invasione del pianeta Terra fatta così.

Oppure tutto fa parte di un piano: se non spieghi niente catturi l’attenzione dello spettatore e se finisci il film spiegando ancora meno ti prepari la strada per un sequel e magari pure per una trilogia!

Così fece Patrick McGoohan ideando la serie TV Il Prigioniero, nella quale interpretò il ruolo del protagonista. Come il quartiere Yonder di Vivarium, anche il Villaggio della serie Il Prigioniero è un luogo perfetto e per questo inquietante. Le differenze tra le due produzioni ci sono ma l’atmosfera di angoscia provocata dal non sapere perché tutto succede e l’impossibilità di fuggire le rendono in qualche modo simili. Qualcosa di simile si respirava anche nel racconto Il gioco della vita, di Chad Oliver, contenuto nell’antologia Quasi Umani del 1965. Il racconto ha basi più solide di Vivarium, col computer che cerca di indurre le coppie alla riproduzione utilizzando mezzi talmente opprimenti da ottenere l’effetto contrario. Forse sarebbe il momento di trarne un film.

Tornando all’astuzia di non spiegare, funziona finché non arrivano le spiegazioni. McGoohan, per esempio, fu obbligato a fornirne una per terminare in fretta la serie, causa calo di ascolti. Non tirò fuori dal cassetto nessun colpo di genio ed ebbe molti problemi con i fans inferociti che circondarono la sua villa in montagna, con lui all’interno.

Altre astuzie utilizzate in Vivarium sono l’elemento horror, cioè rendere inumano chi si presenta di aspetto umano con urla, grugniti, galoppate a quattro zampe e poi far finire estremamente male il film. Questo mix funzionò alla grande in Terrore dallo spazio profondo, il miglior remake in assoluto dell’Invasione degli ultracorpi. Però di spiegazioni ne arrivarono eccome. Gli alieni vincevano, ma la trama non aveva falle. In Vivarium, invece, qualcosa scricchiola: perché i mostri o i demoni o forse gli alieni hanno bisogno di balie umane per i loro piccoli? Guardando il film si ha l’impressione che non ne abbiano bisogno. Sembrano più dei sadici appassionati al gioco del gatto col topo.

Il film è stato presentato in anteprima mondiale al Festival di Cannes e ha ricevuto moltissime critiche positive. Spero sia andato bene anche con gli incassi, così faranno un sequel e avremo qualche spiegazione in più. Anche una bella rivincita sui mostri sarebbe gradita, magari con l’arrivo a Yonder di una coppia di psicopatici. Un bel duello Male contro Male, alla Quentin Tarantino è senz’altro quello che ci vuole per fermare l'invasione.

lunedì 1 febbraio 2021

Il trasferimento di coscienza



Replicas è un ottimo film di fantascienza che affronta due tra i più delicati argomenti fortunatamente non ancora risolti dalla Scienza: il trasferimento della coscienza da un corpo ad un altro e la clonazione umana.

Parlandone superficialmente si potrebbe dire che miglioreranno l’umanità, salveranno molte vite e permetteranno il raggiungimento dell’immortalità.

Parlando da religiosi si condannano senza appello come opere del demonio, violenze alla Natura, azioni immonde che scateneranno l’ira di Dio.

 


Il protagonista del film è uno scienziato impegnato a trasferire la coscienza (per gli atei) o l’anima (per i credenti) dal corpo dei soldati morti al cervello sintetico dei robot. Non è per niente un’idea originale, lo faceva già il dottor Victor Frankenstein nel romanzo di Mary Shelley e nei molti film a esso ispirati (compresa la spassosa parodia di Mel Brooks).

Certo, il dottore trapiantava cervelli nel cranio di mostri costruiti con pezzi di cadaveri rubati al cimitero, fuori da ogni logica scientifica, ma l’idea di base, se si guarda dietro alla “fuffa orroristica”, è la medesima.

 


Tornando a Replicas, lo scienziato William Foster perde la moglie e i tre figli in un terribile incidente stradale. Preso dalla disperazione decide di resuscitarli sfruttando il progetto a cui sta lavorando. Raccoglie il loro materiale genetico e memorizza le loro coscienze, quindi ruba alcuni cloni alla Bionyne Corporation e si mette all’opera.

Il trasferimento della coscienza umana da un corpo all’altro fu brillantemente esplorato dallo scrittore statunitense Robert Sheckley nel suo romanzo Anonima aldilà (Immortality Inc.), implicando tutta una serie di varianti: da chi vende il proprio corpo per aiutare finanziariamente i familiari a chi ne è privato per azione criminale. E poi da chi si impossessa di quel corpo trasferendoci la propria coscienza a suon di dollari. L’unica assenza dall’opera di Sheckley sono i cloni e questo lo rende ancora più ruvido e amaro.

In sostanza, la possibilità da parte della Scienza, di clonare stabilmente l’uomo e trasferirvi la coscienza da un altro corpo permetterebbe ai più ricchi di vivere per sempre. La bellissima poesia ‘A livella, di Totò, sarebbe annientata e il mondo si dividerebbe in due caste: gli Immortali e i Temporanei.

L’utilizzo dei cloni apre altri scenari agghiaccianti che nel film sono appena sfiorati. L’esempio più spettacolare sono i Cloni di Star Wars, un esercito composto da persone identiche, con una personalità pianificata in fabbrica, incapaci di disobbedire agli ordini e probabilmente intelligenti appena quando basta per compiere le azioni di guerra. Appunto uno scenario agghiacciante!

Tutto sommato, elencate queste considerazioni, Replicas resta un bel film perché prende un’altra via, drammatizza gli affetti familiari, tiene alta la suspense e sbocca in un inaspettato lieto fine.

Il film ha ricevuto recensioni molto negative dalla critica, soprattutto riguardo alla sceneggiatura, agli errori nella trama e alla recitazione, risultando anche un flop commerciale. Eppure, chi se ne frega! A me è piaciuto, quindi consiglio di vedere prima di giudicare.

mercoledì 6 gennaio 2021

Travestimenti Spaziali

Clamorosa patacca europea ottenuta da uno dei primi due spin-off di Star Wars. Nel 1985, i furbissimi distributori italiani si guardarono bene dal proiettarlo in sala col suo titolo originale troppo lungo e poco spaziale, ma almeno mantennero l’illustrazione ufficiale, dichiaratamente fantasy e indirizzata a un pubblico di bambini. Quindi rititolarono il film Il ritorno degli Ewoks. Gli ancor più astuti distributori tedeschi andarono oltre, ingaggiando il bravissimo Renato Casaro per dipingere un poster completamente nuovo, più space opera di quello americano, forse troppo…

La patacca proseguì in VHS e in Germania anche in DVD, tuttavia fu solo un mangiar briciole, perché i film sugli Ewoks non hanno mai funzionato e gli “orsacchiotti” sono da sempre i personaggi più odiati dai fans, dopo Jar Jar Binks.

In realtà Geroge Lucas aveva realizzato due film a basso costo: Caravan of courage e Ewoks and the marauders of Endor col sottotitolo “An Ewok adventure”, un po' come ha fatto oggi la Disney con Rogue One e Solo.

Il poster di Casaro resta bello comunque, nonostante le manovre accadute in quegli anni, degne del gatto e la volpe. Che avevano già avuto un precedente nel 1972, quando il film Silent Running divenne 2002: la seconda odissea.

 

Il poster originale del film

 

 

venerdì 1 gennaio 2021

Locandine del cinema


 

C’è chi colleziona francobolli, farfalle e chi spore, muffe e funghi. Io colleziono locandine del cinema!

Iniziai con gli originali: locandina, fotobusta e manifesto, acquistati a Roma a caro prezzo, ma terminai quasi subito, appena finì lo spazio sui muri di casa… e anche la pazienza di mia moglie. Quindi sigillai le preziose reliquie in un tubo di cartone che ammuffisce nel ripostiglio, ripiegando sulle riproduzioni fotografiche formato cartolina.

In passato le difficoltà nel portare avanti una collezione così strampalata erano molte: le cartoline non venivano stampate per tutti i film e fotografare gli originali senza essere un fotografo professionista produceva risultati deludenti. l’abbonamento alle riviste Ciak e Film TV mi assicurò un ottimo flusso di materiale per un certo periodo, tuttavia i buchi nella collezione continuarono a essere enormi.

Oggi, con internet, col social Pinterest, col sito specializzato Imp Awards e con le tantissime locandine non ufficiali disegnate dagli artisti di tutto il mondo, che spesso risultano più belle di quelle distribuite all’uscita del film, c’è davvero di che divertirsi.

Di tutti i generi, naturalmente, la fantascienza è quello che ho approfondito di più. Devo solo trovare un Centuriano Cylon per fare la sentinella agli album fotografici custoditi sulla mia libreria, ma questa è un’altra storia...

sabato 19 dicembre 2020

Locandine di fantascienza

 

Ecco alcune delle molte locandine che acquistai nel lontano 1988, durante il servizio militare, alla S.A.C. di Roma. Sono riuscito a ottenere delle buone fotografie solo oggi, con lo smartphone e l’alta risoluzione.

I tentativi fotografici fatti al momento dell’acquisto, con la vecchia Fuji a rullino piazzata sul cavalletto furono deludenti, per cui il materiale finì arrotolato in tubo di cartone, lasciato a invecchiare nel ripostiglio.

Che dire? Meglio tardi che mai! Le metto qui a disposizione dell’eventuale appassionato di passaggio.


 












lunedì 1 giugno 2020

Fantascienza finlandese



Dopo Fascisti su Marte, di Corrado Guzzanti, arrivò l’altrettanto demenziale quanto acuto Iron Sky, di Timo Vuorenzola… ovvero i Nazisti sulla Luna! Col sequel (disponibile finalmente su Amazon Prime) che osa ancora di più: i Nazisti erano in realtà Vril, extraterrestri giunti sulla Terra ai tempi dei dinosauri, dei quali presero somiglianza a causa della loro indole camaleontica. E tutti i cattivi della Storia, da Caligola a Attila, fino a Stalin, Hitler e Osama Bin Laden, chi altri potevano essere se non perfidi Vril camuffati da Umani?
Per la verità Iron Sky del 2012 fu geniale, grottesco, intelligente nelle battute, mentre The Coming Race lascia perplessi in alcuni punti, ma resta memorabile il finale: con i nostri eroi diretti su Marte, ambito come ultimo rifugio e ignari della Base Sovietica con Sputnik orbitanti e allegre balalaike ad attenderli.
Al botteghino Iron Sky fu un mezzo fiasco ed è stato un fiasco completo il Sequel, con annesso fallimento della casa di produzione. Eppure gli americani l’hanno copiato con un ignobile film di serie Z di cui non ricordo neppure il nome, doppiato e distribuito in Italia ben prima dell’originale finlandese. Perché noi preferiamo sempre una schifezza a stelle strisce a un buon film prodotto da onesti artigiani europei!

venerdì 1 maggio 2020

Fantascienza 2020




Ormai la fantascienza nel 2020 è solo cinema e serie TV. Questo è dovuto agli effetti speciali che hanno raggiunto la perfezione e alla potente macchina per far soldi che è il mondo dell’intrattenimento visivo, videogame compresi.
Gli scrittori esistono ancora, i loro romanzi vincono i premi Nebula, Hugo, Urania, Locus… ma non sempre la trasposizione sul grande schermo dipende dall’eccellenza del testo. Spesso è la popolarità tra la massa che spinge i produttori a investire su un soggetto.

Temo molto una imminente quanto inevitabile trasposizione cinematografica di Fortnite, che orrore!

Eppure, forse riusciranno a trarne ugualmente qualcosa di buono? Forse sì... perché? Semplice: perché gli sceneggiatori sono scrittori. Scrivono in maniera diversa, la sceneggiatura ha le sue regole spartane e deve lasciare mano libera al regista, però è il rifugio e il successo di molti di loro. Spesso dei più bravi.
Negli Stati Uniti c’è il sindacato degli sceneggiatori, completamente diverso dai nostri. Devi versare una cospicua quota di associazione, roba da centinaia di migliaia di dollari, e sei sicuro che le Major si rivolgeranno a te e non a uno sceneggiatore francese per il loro film.
Quante persone hanno visto Terminator e quante hanno letto Sparate a vista su John Androki? Il cinema vince a mani basse contro i libri ed è meglio fare lo sceneggiatore piuttosto che lo scrittore.
Detto questo il cinema e le serie TV si ripetono molto: oltre a tutta una serie di inutili remake e reboot, fatti per investire sul sicuro, ci sono speciali categorie in cui si possono racchiudere le varie produzioni. E a volte, un film che non sta in una di queste ed è un ottimo film, incassa poco, come è successo per il bellissimo Moon.

Categoria 1: Ai confini della realtà, Oltre i limiti, Storie incredibili. È la categoria dell’impossibile, di ciò che non ti saresti mai aspettato che potesse accadere e che invece accade. È la mia preferita e funziona sempre.
Categoria 2: Space opera. Star Trek, Star Wars, Battlestar Galactica e tutto il repertorio tecnologico e utopico del futuro. In questa categoria è difficilissimo entrare con qualcosa di nuovo, per cui si mangia sempre la stessa minestra.
Categoria 3: Fantahorror. Dopo capolavori come Alien e la Cosa, tutto quello che è venuto dopo l’abbiamo dimenticato nel giro di pochi giorni.
Categoria 4: Distopia. Questo tipo di film ha sempre attinto a piene mani dai romanzi di fantascienza. La fuga di Logan è un ottimo titolo del passato, Maze Runner è una mediocre Saga del recente.
Categoria 5: I robottoni. Dopo film fracassoni come Transformers e Pacific Rim aspettiamo a gloria Gundam e Goldrake.
Categoria 6: I supereroi. Non è fantascienza! Tuttavia contamina la fantascienza, vedi I Guardiani della Galassia, Lanterna Verde, Captain Marvel.

Ecco, con un rullo del genere andiamo avanti fino al 3500, però le cose fatte a catena di montaggio buttano un tantino giù il morale. Che belli i tempi della fantascienza artigianale di Jules Verne!