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giovedì 7 novembre 2024

Masters of the universe

 


Nel 1976 Mattel rifiutò la proposta di lanciare una serie di action figure dell’allora sconosciuto Star Wars di George Lucas. Dopo il successo del film, nel 1977, con i giocattoli andati a ruba, Mattel si mangiò le mani a morsi!

Si ripresentò l’occasione, nel 1980, quando fu proposta una linea di giocattoli basata sul film di prossima uscita Conan il Barbaro. Mattel declinò ancora, per via dell’alto tasso di violenza e le scene di nudo che permeavano l’opera. Però questa volta pensò bene di copiare l’idea di Robert Ervin Howard limandola il più possibile per veicolarla senza problemi ai bambini. Così nacque il barbaro biondo muscoloso He-Man, la versione culturista, plastificata e parecchio annacquata dell’antieroe cimmero.

Masters of the Universe (He-Man e i buoni contro Skeletor e i cattivi) divenne una fortunata serie di giocattoli e il mezzo scelto per accompagnarli furono ovviamente i cartoni animati. Eppure, dieci anni dopo l’uscita di Guerre Stellari, fu deciso di trarne un film che da noi arrivò col titolo tradotto (forse fu una delle ultime volte che successe): I dominatori dell’Universo.

Il film differisce molto dai cartoni animati e per certi versi strizza l’occhio, guarda caso, proprio a Guerre Stellari. In pratica da Fantasy diventa Science Fantasy, mischiando ancora di più la tecnologia e la magia di quanto non succedesse nei cartoni. In Italia si optò per scrivere il titolo sul poster col medesimo effetto e lo stesso colore giallo usati per Guerre Stellari.

Il colpo d’occhio cade subito sugli Skeletor Trooper, guerrieri soldato a metà strada tra un armigero medievale e un tedesco della Wehrmacht. Inseriti nel film per imitare gli Stormtrooper dell’Impero Galattico di Guerre Stellari, come del resto avevano già fatto anche i creatori di V-Visitor nel 1983, proponendo i rettiloidi Shock Trooper.

La caratteristica che accomuna questi tre tipi di soldati appartenenti a saghe così diverse è che tutti sparano tantissimo ma non riescono quasi mai a colpire qualcuno.

He-Man, interpretato dall’ex Ivan Drago Dolph Lundgren, indossa un mantello e un’armatura molto dissimili dai pochi indumenti del personaggio giocattolo. Inoltre arriva dalle arti marziali, quindi non ha certo il fisico da culturista. Tutto questo serve per allontanare il paragone con Conan il barbaro della Marvel, pericolosamente imitato nei fumetti Masters targati DC Comics.

Il film ha una prima parte ambientata a Eternia, con le forze del malefico Skeletor che attaccano il Castello di Grayskull. Qui He-Man, Teela e Man-At-Arms salvano Gwildor e la sua chiave cosmica, ambita da Skeletor per conquistare gli altri universi. Fuggono nel nostro universo, sulla Terra, e perdono la chiave.

Skeletor invia i quattro mercenari Karg, Saurod, Blade e Beast Man a caccia dei fuggitivi e l’ambientazione viene astutamente spostata negli States, con notevole risparmio di effetti speciali e col coinvolgimento dei teenagers che fa tanto Ritorno al Futuro fuso con Terminator, soprattutto appena ritrovano la chiave e sono inseguiti dai cattivi e difesi dai buoni.

I dominatori dell’universo non è certo un capolavoro, ma considerando a cosa si è ispirato, bisogna ammettere che è venuto anche troppo bene.

 

martedì 13 marzo 2018

Un mondo senza giocattoli



Proprio in questi giorni la catena di negozi americana Toys R Us, specializzata in giocattoli, ha annunciato l’imminente chiusura di tutti i suoi punti vendita sparsi nel mondo.

Il fatto è catastrofico soprattutto per i due colossi statunitensi Hasbro e Mattel, ma anche per tutti gli altri produttori di giocattoli.

A cosa è dovuto questo cataclisma ludico? Semplice: le vendite, già ridotte negli ultimi anni, sono crollate a Natale 2017.

Siamo di fronte a un lento ma inesorabile mutamento della società. Chi avrebbe immaginato un mondo senza giocattoli nel 1980? Forse solo un brillante scrittore di fantascienza, o forse neppure lui, visto che i giocattoli sono da sempre sinonimo di bambini.

I progressi della tecnologia hanno senz’altro determinato questa situazione. Infatti i bambini di oggi hanno a disposizione, fin da piccoli, le mini consolle Nintendo e lo Smartphone di mamma con tantissimi giochi da scaricare da Google Play. E poi, crescendo, diventano ragazzi e passano alla PS4 o alle concorrenti.

Il triste risultato è l’annientamento dei giocattoli tradizionali. Oggi non è ancora del tutto così, siamo in una fase di transizione, ma il tracollo della Toys R Us prefigura quello che potrebbe essere un possibile futuro.

Demonizzare e impedire ai nostri figli l’uso di queste tecnologie non serve a niente. Anzi, accresce in loro il desiderio e produce l’effetto contrario: la ricerca piuttosto che l’allontanamento dal problema.

Qualcuno potrebbe fare il paragone tra il vecchio cavallo di legno e i moderni Lego, scherzando su quanto avrebbero desiderato i Lego i nostri nonni, se solo avessero potuto vederli in vendita quando erano piccoli.

Eppure il passaggio dal giocattolo reale al gioco virtuale è qualcosa di diverso e potrebbe davvero mutare la visione del mondo nei nostri futuri uomini e donne.

Come?

Il pericolo principale è la fine dell’immaginazione! I vecchi giocattoli erano cose inanimate che il bambino rendeva vive nella sua fantasia. La consolle, invece, proietta il fruitore del gioco in un mondo virtuale dove tutto è possibile. Dove tutto è da scoprire ma niente si può inventare o sognare.
 
Ecco, il pericolo è creare individui omologati, privi di immaginazione, passivi a effetti speciali mirabolanti e preconfezionati, che a un libro e perfino a un film preferiscono una simulazione virtuale alla Star Trek.

Forse la mia è solo paranoia e scontro generazionale, forse sono rimasto a un'epoca che non c'è più. Forse i giovani sono un passo avanti a noi proprio grazie al condizionamento che stanno subendo. Forse questa è l'evoluzione verso un nuovo tipo di essere umano... Forse...
















lunedì 5 febbraio 2018

Astronavi di plastica



Questo intercettore leggero di superficie l’ho realizzato con pezzi recuperati dai modelli di un aereo e di un carro armato. Il vessillo vagamente crucco suggerisce l’appartenenza a un regime oppressivo che mira alla conquista della Galassia.

Fantascienza è anche modellismo (e hobby, almeno per me).
Negli anni ‘70 il modellismo al cinema e in TV incantò milioni di spettatori rendendo credibili le astronavi che sfrecciavano nello spazio. A proposito, spesso non erano i modellini a muoversi durante le riprese; in realtà era la telecamera che andava loro incontro più o meno velocemente, creando l’illusione del volo.
La costruzione dei modellini avveniva in modo artigianale, utilizzando i materiali più disparati: dal legno, alla plastica, al polistirolo. E per i dettagli si cannibalizzavano i blister delle scatole di montaggio del modellismo tradizionale.
Oggi è tutto più perfetto, il computer è in grado di creare astronavi dettagliatissime, molto più realistiche dei modellini di un tempo, ma si è persa un po' la poesia. Eppure i modellini non sono andati in pensione: scultori e modellisti lavorano ancora e per primi all’oggetto che andrà in scena. Solo in seguito il computer lo assimila con scansioni 3d, lo elabora e lo porta in quell’universo parallelo fatto di bit.

Come cantavano i Queen, è una specie di magia!

lunedì 15 gennaio 2018

I giocattoli furbi


Queste tre immagini hanno qualcosa in comune, o meglio: l’immagine al centro ha qualcosa in comune con le altre due. Rappresenta Baron Karza, un robot giocattolo che poteva essere montato e smontato con facilità grazie agli snodi calamitati. Questi “giocattoli furbi” conquistarono i bambini tra la fine degli anni ‘70 e gli inizi degli ‘80. Si chiamavano Micronauti, distribuiti in Italia dalla Gig e realizzati dalla statunitense Mego ispirandosi ai Microman della giapponese Takara.

La furbizia del prodotto Baron Karza stava nel fondere i robot giapponesi (il corpo e i componenti magnetizzati erano quelli di Jeeg Robot) col film Guerre Stellari, infatti il barone era nero come Dart Fener.



Altro giocattolo furbo fu Force Commander, (al centro nell’immagine) che come il barone aveva il corpo di Jeeg, ma era completamente bianco e aveva la testa che ricordava gli Imperiali di Guerre Stellari.

I Micronauti riuscirono a fondere due modelli di fantascienza tanto differenti tra loro e che tanto successo avevano avuto nell’immaginario popolare. Purtroppo fusero utilizzando una grafica antiquata: le astronavi, gli astronauti (alcuni addirittura impugnavano spade laser) e i robot mancavano di realismo. Il realismo dei modellini che avevano fatto la fortuna di Star Wars, e in più si era perso il manga giapponese, annacquato dalla contaminazione americana.
 
La domanda che viene spontanea è perché non si puntasse sui giocattoli ufficiali? Per la verità Star Wars aveva la sua linea ufficiale prodotta dalla Kenner e andò a ruba. Discorso più complicato furono i giocattoli tratti dai cartoni giapponesi, che da noi non arrivarono. La Takara produceva Grendizer (Goldrake) e Jeeg Robot al quale si ispirarono Baron Karza, Force Commander, Green Baron e King Atlas. Ma incredibilmente, nonostante il successo dei cartoni, fu praticamente impossibile averli. Ebbene? Organizzazione commerciale statunitense impeccabile? Commercializzazione giapponese pasticciona? Distribuzione italiana che dormiva come un ghiro? Non lo sapremo mai.

Un fatto è però certo: in quegli anni il commercio dei giocattoli era meno organizzato e sistematico di oggi. I soldatini, per esempio, venivano venduti in scatole che ne contenevano una cinquantina e già con due scatole potevi giocare la prima battaglia. Era un'ingenuità pazzesca! Mancava l’identificazione del prodotto col film di riferimento e mancava l’astuzia di vendere i personaggi singolarmente, per obbligare a comprare personaggi amici e nemici in numero sufficiente per guerreggiare.

Questa astuzia l’ebbe George Lucas quando, firmando il contratto con la 20th Century Fox, tenne per sé tutti i diritti sui giocattoli.

Tornando ai Micronauti, formarono un blocco ludico parallelo ai giocattoli del film Guerre Stellari, consentirono ai bambini di giocare con robot che somigliavano a Jeeg, a Gaiking, a Daitarn III e che in qualche modo si collegavano a Luke, Han Solo e Chewbecca. Ricordo ancora la mia cassetta di legno piena di "spaziali". E per fortuna gli astronauti dalla testa argentea della Gig erano alti come i personaggi Kenner, per cui veniva da sé piazzare D3BO alla guida del Galactic Cruiser… anche se le gambe e le braccia rigide rendevano piuttosto ardita l’impresa.

Per saperne di più e non fermarsi ai miei discorsi nostalgici e melassosi fate un salto su Wikipedia e leggetevi la storia dei Micronauti.  


sabato 22 aprile 2017

Galaxy Serie


Zepthon, il terribile alieno che arriva da un’altra dimensione, minaccia la Terra col suo esercito di robot Dynatlon e le migliaia di copie di sé stesso. Sky-Man e gli altri legionari cosmici, con l’appoggio dei fidati robot Humbot, devono impedirlo. I pianeti degli uomini formica Hypnos e degli uomini lumaca Sloggy, restano per ora neutrali. Ma se fossero invasi da Zepthon potrebbero fornire risorse al male e la guerra giungerebbe al punto di non ritorno, decretando la fine della razza umana.

 
Questo è più o meno l’Universo in cui si vivevano le avventure della Galaxy Serie Atlantic nel lontano 1978. Il veicolo promozionale era quasi sempre la pubblicità su Topolino, e il colpo arrivava a segno, come era sempre arrivato a segno per le lunghe serie di soldatini della Seconda Guerra Mondiale, del vecchio West e del Mondo Antico. Questa volta, però, il formato del giocattolo era diverso: invece della scala HO (qualche millimetro in più della scala 1:72 Airfix) o della scala 1:32, il personaggio era alto circa dieci centimetri, venduto singolarmente e corredato di vari accessori. Praticamente come oggi per le Action Figure.

  
Lo stile grafico della serie era datato già allora; nel 1977 c’era stato Guerre Stellari e aveva rivoluzionato la visione della fantascienza, ma con Galaxy Serie si preferì inseguire lo stile visivo di Barbarella, spostato più sul fantasy, dove i congegni tecnologici sono barocchi e non danno l’illusione che funzionino davvero.

Nei due disegni che ho realizzato per questo articolo ho volutamente commesso un errore, infatti Hypnos appare alleato di Zepthon contro Sky-Man. Questo perché da bambino non ho mai seguito il fumetto che Atlantic metteva sulle confezioni, schieravo i mostri da una parte e gli umani con Humbot (che ricordava tanto D3-BO / C3-PO) dall’altra, e giocavo.
 

 


 
Atlantic continuò a produrre serie di fantascienza, visto che il cinema, prima concentrato sui Peplum, sui Bellici e sui Western, si era spostato sul fantastico. E così arrivarono gli Spaziali: legionari spaziali contro mostri spaziali, alti 28 mm, come i classici soldatini di piombo.

I miei hanno resistito al tempo, più di Sky-Man e compari... ormai disastrati e impresentabili. Così li ho dipinti e fotografati per la sezione Miniature di questo Blog.

lunedì 10 aprile 2017

Il Mondo dei Robot


Quando c’erano i robot era tutta un’altra cosa. Quante volte l’ho pensato!

Quello che ci stregò tutti, da bambini, fu lo stile manga. Nuovo per noi, come l’idea dei mostri giganti che assalivano le città e l’immancabile robottone buono che stava lì a difenderle.

Per la verità, già dagli anni ’60 la fantascienza nipponica riciclava lo stesso soggetto, con i vari Godzilla e Gamera, tuttavia con i cartoni animati colpirono nel segno. Ricordo che a scuola non parlavamo d’altro: Goldrake (Grendizer), Mazinga, Jeeg Robot e tutti gli altri, erano i nostri eroi. Ci facevano sognare. Molto più di Superman o di Batman o di qualunque altro supereroe in calzamaglia. Infatti Actarus, oltre a essere eroe in calzamaglia, pilotava un robot gigantesco, d’acciaio e invincibile... non c’erano paragoni! E noi facevamo tutti il tifo per lui.

Eppure, riflettendo meglio e soprattutto visionando oggi quei cartoni, ci si accorge che tecnicamente non erano poi un granché. Se alla Disney realizzavano ventiquattro fotogrammi per ottenere appena un secondo di animazione, i giapponesi, con tre o quattro disegni ci campavano per ventiquattro secondi. Certo, si trattava di produzioni televisive, che dovevano esser prodotte di corsa e a costi ridotti. Quindi, considerate da questo punto di vista erano sopra la media per qualità. Più dettagliate e ricche di movimenti rispetto ai cartoni televisivi americani. Basti pensare che l’Uomo Ragno aveva la tutina con la ragnatela ridotta al minimo, in modo da essere disegnato velocemente dagli animatori.




L’industria dei giocattoli dell’epoca non era organizzata per sfruttare il successo di quei cartoni animati, o forse i giocattoli ufficiali giapponesi non arrivarono mai qui da noi. Così non avemmo Goldrake in plastica tra le mani, per giocare e fantasticare nuove e infinite battaglie. Oggi è diverso, come escono una serie TV o un film al cinema, arrivano subito nei negozi i giocattoli ufficiali. A volte, addirittura arrivano prima che il film esca in sala. Ma allora tutto era più lento. La italianissima Atlantic, specializzata in soldatini, produsse con un certo ritardo le serie Goldrake e Capitan Harlock. La linea GiG, distributrice dei Micronauti della Mego Corporation, ci donò (si fa per dire) Baron Karza, Force Commander, Green Baron, King Atlas e Emperor. Robot identici a Jeeg Robot fatta eccezione per la testa e la colorazione. Si trattava di derivati dai giocattoli di Jeeg, ma con una strizzatina d’occhio a Star Wars. Force Commander ricordava parecchio gli Stormtrooper e sia Emperor che Baron Karza traboccavano di nero come Darth Fener.

Dal 2000 in poi sono stati prodotti i remake Mazinkaiser e Grendizer Giga, di qualità migliore rispetto agli originali, però elaborati e trasformati in qualcosa di leggermente diverso. Nuovo.

Io, da dinosauro convinto, resto affezionato al passato, a quel pomeriggio del lontano 1978, quando vidi la prima puntata di Goldrake su Rai 2, con Alcor (Koji Kabuto) che svolazzava col suo disco sulla fattoria di Mizar e veniva attaccato dai minidischi di Vega.

Il mondo è andato avanti, noi non siamo più bambini e i nostri figli sono cresciuti con Ben 10 e i Gormiti. Mio figlio, quando gli ho fatto vedere una puntata di UFO, osservando i piloti della SHADO che entravano nei condotti di lancio degli Intercettori mi ha detto: ‟Babbo, ma quelli dove vanno, nel cestino della spazzatura?”