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martedì 10 febbraio 2026

Fallout e gli altri


 

Con la seconda stagione di Fallout ho capito definitivamente di cosa si tratta: un prodotto incastrato nei limiti del videogioco da cui è tratto.

La prima stagione mi aveva particolarmente colpito proprio per il mio totale digiuno di informazioni non avendo mai giocato e mi aveva lasciato solo alcuni dubbi negli ultimi episodi. Ricordo che scrissi un articolo, lo postai sui social e fui immediatamente aggredito da fans agguerriti:

“Hai scritto Zombie e invece sono Ghoul, studia!”, oppure “Non è scoppiata la Guerra Atomica, gli Stati Uniti si sono bombardati da soli! Prima di scrivere minchiate dovresti informarti”.

Ci riprovo, aggiungendo che si tratta solo della mia opinione e che in ogni caso la serie mi piace e aspetto volentieri la terza stagione.

Il limite di cui parlavo all’inizio è il seguente: trattandosi di un videogioco la trama è una supercazzola funzionale alla giocabilità è l’ambientazione è il riciclo di tanto già visto, a partire da Mad Max, passando da Mondo Mutante di Richard Corben, con una spruzzatina di Warhammer 40000 e Mutant Chronicles. Tutto utile a divertire su una console, ma stridente per un film e probabilmente accettabile solo per una serie TV.

Se i Ghoul sono diversi dagli Zombie perché non sono morti che camminano, bensì umani vivi e mutanti, bisognerebbe ricordare a qualche sapientone come spesso gli Zombie siano definiti “non morti”. E poi, in altre serie, film o romanzi, gli Zombie vengono riproposti in stile minestra riscaldata con leggere differenze dagli originali. Per esempio nella Saga di Maze Runner ci sono gli Spaccati (Cranks), non dei morti viventi classici, ma persone impazzite, aggressive e cannibali.

Il risultato agli occhi dello spettatore resta però lo stesso e infatti li considera Zombie.

Tralascio la trama di Fallout Serie TV non perché voglio evitare spoiler, ma perché non c’è. O meglio, gli sceneggiatori hanno fatto una fatica immane per legare insieme tutto il materiale post apocalittico raccolto fin dal Wasteland del lontano 1988 e dargli un senso compiuto.

Ci sono riusciti col risultato di episodi un tantino frammentati.

I mostri, per esempio i Deathclaws, creati dalle forze armate statunitensi prima della Grande Guerra o gli scarafaggi radioattivi in arrivo dal sottosuolo sono qualcosa di classico nei videogame ripetuto fin dagli albori.

Un altro dejavu che se viene toccato può sollevare l’indignazione di qualcuno verso chi si permette di farlo notare sono le Armature Atomiche.

Chi ebbe per primo l’idea degli esoscheletri potenziati per proteggere i soldati durante i combattimenti come accadeva per gli antichi cavalieri medievali?

Il britannico Warhammer 40000 è del 1987, lo svedese Mutant Chronicles è del 1993, l’americano Fallout è del 1997 ma si ispira a Wasteland del 1988. tuttavia l’idea fu di Robert Heinlein nel suo Fanteria dello Spazio (Starship Troopers) del 1959.

Le fazioni militari intente a contendersi le rovine dell’America post apocalittica ricordano in qualche modo le Megacorporazioni mercantili di Mutant Chronicles e le Legioni di Space Marines di Warhammer 40000.

La Confraternita d’Acciaio è un ordine pseudoreligioso, tecnocratico frammentato in fazioni (Space Marines preti?).

L’Enclave è il residuo del governo degli Stati Uniti, dotato della tecnologia più avanzata, che considera i mutanti e la popolazione del deserto come inferiori (Space Marines nerissimi e implacabili).

La Repubblica della Nuova California è una democrazia che schiera un esercito convenzionale simile a quello prebellico, con fanteria, cecchini, ranger e truppe pesanti (i soldati americani del 1915 fusi con la Ribellione di Star Wars).

La Legione di Caesar è una coalizione di tribù di barbari rozzi e violenti che si ispirano all’Impero Romano (e qui si respira un pò di Mad Max).

L’Armata del Maestro, composta da Supermutanti, Centauri e Nightkin ricorda parecchio il Caos di Warhammer.

sabato 13 aprile 2024

Fallout

 


Fallout è la miglior serie TV che mi è capitato di vedere negli ultimi anni, leggermente sciupata dalle continue e fastidiose “interruzioni limitate” di Amazon Prime. Nonostante io sia un accanito fruitore di videogiochi non ho mai giocato a nessuno dei vari Fallout (il capostipite risale addirittura al 1997). E forse è proprio la mia totale ignoranza della trama che mi fa amare ancora di più la serie, forse i colpi di scena mi stupiscono perché è come se fossi arrivato ieri sulla Terra e mi avessero mostrato a bruciapelo, per la prima volta, Mad Max oltre la sfera del tuono!

Fallout rientra nel genere Atompunk ed è un frullato di molte cose già raccontate nella fantascienza, però il segreto di una ricetta non sono solo gli ingredienti, bensì come questi vengono mescolati. Infatti Fallout sprizza novità da tutte le parti!

Fare spoiler su qualcosa che è in giro da ventisette anni è piuttosto ridicolo, per cui se di seguito illustro genericamente l’ambientazione, commettendo di sicuro qualche errore, non farò certo danni all’opera. Comunque, consiglio a chi non vuol perdersi nemmeno una sorpresa, di lasciare immediatamente questa pagina.

Il XXI secolo della Terra alternativa in cui si svolge l’ucronia è rimasto cristallizzato nell’estetica e nella cultura americana degli anni ‘50 (probabilmente anche il resto del mondo è rimasto fermo ai suoi anni ‘50). La tecnologia ha fatto passi da gigante in senso retrofuturistico, per cui sembra quasi di rivedere i vecchi cartoni dei Jetsons. La Guerra Fredda non è finita con la caduta del muro di Berlino, l’Unione Sovietica e la Cina sono ancora i nemici terribili del Capitalismo e negli Stati Uniti continua senza sosta la caccia alle streghe. Nel 2077, quello che sulla nostra Terra abbiamo sempre temuto e per fortuna non è mai successo capita all’improvviso nella Terra alternativa: scoppia la Terza Guerra Mondiale, ovviamente termonucleare. E distrugge la civiltà umana. Duecento anni dopo, il mondo è diviso tra i sopravvissuti di superficie, contaminati, alcuni mutati in Ghoul (dei non morti cannibali simili agli Zombi) e i discendenti dei ricchi, rimasti per generazioni al sicuro nei Vault sotterranei, in attesa di poter ricolonizzare l’America quando le radiazioni saranno divenute sopportabili. Gli abitanti di superficie ricordano molto i postapocalittici della serie Mad Max e l’ambientazione western si nota a prima vista. Questo non si può certo definire originale, come i mostri generati dalle radiazioni, eppure va tenuto conto che si tratta della materia prima dei videogiochi sparatutto (nonostante Fallout faccia parte del genere “sopravvivenza”). Un gioco molto simile per mostri e ambientazione postapocalittica è Metro 2033, dal libro di Dmitrij Gluchovskij.

Un altro elemento importante di Fallout è la confraternita d’acciaio: un ordine neo-cavalleresco sorto dalle ceneri dell’esercito americano. Ricordo ancora che la mia curiosità per il videogioco, mentre scorrevo i titoli sugli scaffali di Gamestop, derivava dall’armatura del cavaliere in copertina… molto simile a quella degli Space Marine di Warhammer 40000. E le differenze tra i due tipi di soldato meccanizzato non sono poi troppe, quelli di Fallout comunque ricordano di più i cavalieri medievali e hanno perfino lo scudiero. Nella serie fanno venire in mente subito Iron man.

I personaggi principali della serie (non tutti presenti nella serie di videogiochi) sono il Ghoul ex Cooper Howard, la fuoriuscita dal Vault Lucy MacLean e lo scudiero Maximus. Le loro storie s’intrecciano continuamente nel dipanarsi di una trama stillata come le carte del poker, questo fa sì che lo spettatore resti incollato allo schermo con la voglia di sapere cosa succederà dopo. A estinguere questa voglia ci pensa Prime, con le fastidiose interruzioni pubblicitarie.

La mia speranza è che il prodotto abbia una fine e rientri in non più di quattro stagioni, come fu per The man in the high castle. A proposito: la serie The Boys è apparsa un tantino stanca nella terza stagione e forse sarebbe il momento di chiuderla con la quarta, sparando gli ultimi clamorosi colpi di scena.

venerdì 14 maggio 2021

Star Wars: Squadrons


Finalmente un simulatore spaziale azzeccato, dopo tanti anni. Star Wars Squadrons è il degno erede di X-Wing vs TIE Fighter, che sfreccia dal 1997 direttamente al 2021!

L’ultimo titolo sparatutto/simulatore dell’universo Star Wars, Battlefront II, è stato ottimo per la parte sparatutto, ma incasinato per quanto riguarda il simulatore spaziale. O almeno questa è la mia impressione da dinosauro ancora nostalgico degli anni ‘80.

Le schermaglie spaziali in Battlefront II sono talmente realistiche, che finisci per sparare su dei puntini impazziti evidenziati (per fortuna) dal mirino elettronico. Squadrons, invece, è meno realistico e più “giocone”. Ricrea l’atmosfera del vecchio X-Wing vs TIE Fighter e predilige la spettacolarità alla coerenza. Per esempio, rimbalzi sugli scafi nemici senza esplodere (non subito almeno), vedi astronavi che si muovono come nei film e riesci a colpirle. Forte, eh? Naturalmente parlo della modalità “storia” e tralascio la "multigiocatore", visto che uno come me appena mette il naso online dura quanto un gatto sull’Aurelia.

Ma poi, l’Ammiraglio Ackbar (non è lui, ma fingiamo che lo sia) ti parla sottoforma di ologramma mentre solchi lo spazio a caccia d’Imperiali. Che potresti volere di più? E i balzi nell’iperspazio? Meglio del simulatore di Disneyland!

Le battaglie in modalità storia sono una “fagiolata” degna dei mitici Bud Spencer e Terence Hill. Giochi rilassato e ti godi il film. Infatti è per questo che si chiama modalità storia.

Per coloro che non amano vincere facile ci sono le modalità “pilota” e “veterano”, l’impegno richiesto è maggiore e il gioco si fa duro.

 

Come al solito, le sbavature non mancano. Tra una missione e l’altra incontri gli altri piloti nell’hangar, ma siccome non sei in uno sparatutto non puoi camminare. Resti inchiodato lì, dove ti ha piazzato il programma. In compenso puoi guardarti intorno, parlare con chi è abilitato a risponderti (te ne accorgi dal suggerimento con la "x" sopra la testa), però ti senti frustrato perché non puoi raggiungere il caccia più vicino e giocare a filo filetto sulla carlinga col pennarello indelebile. Oppure non puoi arrivare furtivo alle spalle del caposquadriglia per assestargli un sonoro scapaccione e vedere l’effetto che fa.

Il tutto è complicato dalla mancanza di doppiaggio. E sia i briefing che i dialoghi con gli altri piloti diventano noiosi ostacoli da saltare. Eppure la confezione è in italiano e sullo schermo scorrono i sottotitoli (non sempre). A me ha sempre dato fastidio vedere un film in lingua originale… figuriamoci giocare alla Ps4 senza capire cosa devo fare!

Per fortuna le missioni sono intuitive come fu per X-Wing vs TIE Fighter e, nonostante l'inglese, uno come me che lo parla come lo parlava Totò ce la fa.

Detto questo vorrei chiarire che il mio articolo non è pubblicità. La Disney non mi ha pagato per scrivere queste corbellerie, la Disney non sa neppure che esisto. Il fatto è che mi andava di buttar giù qualcosa di leggero, tra una partita e l’altra, proprio perché mi sembra di esser tornato al 1977!

 

 

venerdì 8 maggio 2020

Wing Commander CF-117b Rapier



Alla fine l’ho disegnato! Il CF-117B Rapier del film Wing Commander: Attacco alla Terra, del 1999.
In rete si trovano moltissime illustrazioni dei più famosi starfighter della fantascienza cinematografica, televisiva e videoludica. Ma la maggior parte degli artisti si concentra su Star Wars, per cui i prodotti minori si avviano, col passare degli anni, all’inesorabile oblio.
Il Rapier è il più brutto starfighter che si potesse concepire per una Saga… mai decollata, del resto.
Somiglia a una carlinga di Spitfire su cui hanno inopinatamente innestato una Gatling. Le alette di pollo coi missilini e i motori simili alle casse woofer della Pioneer completano lo sgorbio. Chi l’ha ideato voleva copiare il Viper Mark I di Battlestar Galactica (che a sua volta copiava il T65 X-Wing di Star Wars) ma ha deciso di farlo tenendosi talmente alla larga che il risultato è una schifezza. E per fortuna nel film i Rapier si vedono male, essendo scuri sullo spazio nero stellato, così almeno gli spettatori li hanno distinti a stento.
Da parte mia ho voluto sanare un buco del web: almeno un disegnino per ricordare questo starfighter lo ritenevo indispensabile.
Il prossimo che disegno è un altro dalla linea non tra le migliori, del quale non ci sono illustrazioni su internet, solo qualche foto di scena e un kit di montaggio per il modellismo. Si tratta del BTA Starfighter del film Il mio nemico, del 1985.

venerdì 8 marzo 2019

I nazisti al cinema



Il film Overlord è un mix di guerra, horror e fantascienza e riprende il tema del supersoldato zombi dei vecchi videogames Mortyr e Wolfenstein. I nazisti sono una grossa risorsa per gli autori di tutti i generi letterari e cinematografici: il colpo sul pubblico lo fai sempre e J. J. Abrams lo sa benissimo, come lo sapeva George Lucas nel 1977 quando si ispirò proprio ai nazisti per gli imperiali del suo Star Wars.



Un discorso a parte va fatto per la nuova serie di videogiochi Ps4 Wolfenstein, che ruba l'idea a Philip K. Dick dal romanzo La Svastica sul Sole. Certo, rende ipertecnologici i Nazi che hanno conquistato il mondo, non menziona i Giap, cambia radicalmente la storia ma siamo comunque al limite del plagio.



Il terzo esempio di sfruttamento dei nazisti, forse il più originale, che ha osato di più e che non ha ancora ricevuto l’attenzione che meritava da parte del pubblico è Iron Sky, di Timo Vuorensola. L’idea è semplice: alla fine della Guerra i nazisti sono fuggiti sulla Luna, hanno hanno messo insieme un esercito e si preparano a invaderci con dirigibili e dischi volanti a gasolio (il genere del film è dieselpunk).



Il secondo capitolo della serie osa ancora di più: la razza rettiliana dei Vril, che ha sempre abitato la Terra cava, è l’artefice delle tirannie che hanno oppresso gli uomini della superficie nel corso dei secoli. I più terribili sovrani del passato erano rettiliani, così come ogni spietato dittatore. E infatti Hitler era un rettiliano! Il pubblico lo ritroverà a cavallo di un tirannosauro Rex nell’ennesimo film folle, grottesco, ma soprattutto geniale.






giovedì 15 febbraio 2018

Kilrathi


La mia versione dei Kilrathi 
 


I Kilrathi sono una razza di extraterrestri dai tratti felini, acerrimi nemici degli umani nel famoso videogioco Wing Commander.

l’idea del gatto come forma di vita intelligente sviluppatasi su un pianeta lontano è forse la meno sfruttata nella fantascienza, eppure in questo caso caratterizza bene i cattivi: nei Kilrathi, infatti, c’è tutta la forza del leone, la ferocia della tigre e l’astuzia del gatto!



I Kilrathi nel film Wing Commander - Attacco alla Terra
(più che ai felini somigliano agli orchi) 

 

Il gioco fu un ottimo simulatore spaziale, anche se era chiara l’intenzione di imitare Star Wars, con le sue spettacolari schermaglie fra X Wing e TIE Fighter. Complice fu la moda del momento e il fatto che fosse più semplice realizzare simulatori di volo piuttosto che sparatutto. In ogni caso nel progetto furono coinvolti attori che avevamo già visto e amato nel cinema fantastico, e alcuni che avremmo visto in futuro: primo fra tutti Mark Hamill, l’indimenticabile Luke Skywalker di Guerre Stellari, poi Malcom McDowell, il drugo di Arancia Meccanica. Thomas Francis Wilson, il bulletto Biff Tanner di Ritorno al futuro e infine Casper Van Dien, intrepido marine Rico in Starship Troopers.




 
A rivederlo oggi, il gioco, fa quasi tenerezza. Giocavamo davvero con quella grafica ridicola? Sì, e per noi era il massimo! Nel buio della stanza, col tubo catodico a quindici pollici, avevamo finalmente l’illusione di solcare il cosmo e abbattere gli intercettori dei perfidi Kilrathi.




Un Kilrathi in veste molto fantasy.


Per saperne di più: