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giovedì 8 ottobre 2026

UFO in Malesia

 

 

"Si è fermato davanti a me e sapeva il mio nome": un villaggio di pescatori malese rivendica un contatto del terzo tipo dopo l'avvistamento del 2 ottobre

 

Di Thomas Whitaker e Sarah Chen, Kuala Selangor

KUALA SELANGOR — L'aria a Kampung Pasir Penambang sa ancora di gasolio e di sale. La mattina del 2 ottobre, alle 04:17 ora locale, il pescatore Azman bin Yusof, 52 anni, dice che stava preparando le reti per la pesca del giorno quando il mare è diventato silenzioso.

"Non era normale", ci ha raccontato dal molo di legno dove sarebbe avvenuto tutto, con le mani che tremavano ancora sei giorni dopo. "Niente uccelli. Niente onde. L'acqua era come vetro. E poi la luce."

Quello che Azman e almeno altri 14 abitanti di questa piccola comunità costiera a 70 km a nord-ovest di Kuala Lumpur descrivono viene ora chiamato l'Incidente di Selangor — il presunto avvistamento UFO più significativo in Malesia degli ultimi dieci anni.

Secondo le molteplici testimonianze raccolte sul posto dal Guardian, un velivolo silenzioso di forma triangolare, stimato di circa 30 metri di diametro, ha stazionato a circa 100 metri dalla costa, proprio sopra le mangrovie dell'estuario del fiume Selangor. Non emetteva alcun suono, sostengono, ma pulsava di una luce ambrata e soffusa che si rifletteva sull'acqua senza creare alcuna scia.

"Ho pensato fosse un drone militare. Dalla base aerea di Subang", dice Nurul Huda, 34 anni, insegnante che stava andando in bicicletta al mercato del mattino. "Ma era troppo grande. E troppo immobile. Non volava, semplicemente... era lì. Come se ci stesse osservando."

Poi è avvenuto quello che gli investigatori classificano come un Incontro Ravvicinato del Terzo Tipo.

Intorno alle 04:22, Azman sostiene che una figura sia scesa dal velivolo. Non camminando, non cadendo — scendendo all'interno di una colonna di luce.

"Era alto. Più alto di me. Magro. La sua testa era grande, la sua pelle era... come perla bagnata", dice Azman, rifiutandosi di usare la parola 'alieno'. Lo chiama 'Orang Cahaya' — l'Uomo di Luce.

Il pescatore racconta che l'essere è rimasto sul molo, a meno di tre metri da lui, per un tempo compreso tra i 30 e i 45 secondi. Non c'è stata alcuna comunicazione parlata.

"Non ha aperto bocca. Ma l'ho sentito qui", dice, toccandosi la tempia. "Ha detto il mio nome. 'Azman'. E poi ha detto 'Belum' — 'Non ancora' in malese. E poi 'Air naik' — 'L'acqua sta salendo'."

Azman è svenuto. Quando si è svegliato, dice, sia la figura che il velivolo erano spariti. Il suo telefono, lasciato sul molo, era completamente scarico nonostante fosse all'80% pochi istanti prima, e il suo orologio digitale si era fermato alle 04:22.

La Polizia Reale Malese ha confermato al Guardian di aver ricevuto 11 chiamate tra le 04:18 e le 04:31 del 2 ottobre che segnalavano "strane luci" al largo della costa di Kuala Selangor. L'Aeronautica Militare Reale Malese ha rifiutato di commentare se qualcosa sia stato rilevato dal radar.

La dott.ssa Mazlan Othman, ex direttrice dell'Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari dello Spazio Extra-atmosferico, che abbiamo contattato a Kuala Lumpur, invita alla cautela. "I pescatori sono persone oneste e laboriose, ma i fenomeni atmosferici negli estuari costieri — specialmente i fulmini globulari e i riflessi delle torce a gas al largo — possono essere estremamente convincenti."

Eppure a Kampung Pasir Penambang, nessuno parla di fulmini globulari. La scorsa notte, un piccolo santuario di fiori e incenso è apparso alla fine del molo. La marea era insolitamente alta.

Azman da allora non è più tornato in mare.

 

(per chi è arrivato a leggere fin qui: tutto quanto esposto sopra è una supercazzola, il Guardian non ha mai pubblicato l'articolo perché l'UFO non è mai atterrato in Malesia).

giovedì 1 ottobre 2026

Mondi sul filo dell'assurdo


 

30 storie. 30 mondi al confine tra il possibile e l’incredibile.
Cosa ci aspetta oltre l’orizzonte della nostra quotidianità? Quali segreti si nascondono tra le pieghe del tempo, negli abissi dello spazio profondo o nelle crepe della mente umana? Questa antologia raccoglie racconti che scandagliano il fantastico: dalla fantascienza pura, fatta di navi stellari, intelligenze artificiali e civiltà extraterrestri, fino a storie che sfiorano l’assurdo, il paradosso e l’inquietudine percepita di fronte all’oscurità.
Un viaggio attraverso futuri distopici, incontri ravvicinati, speculazioni tecnologiche e enigmi esistenziali. Ogni storia è un portale aperto sull’ignoto, un frammento di meraviglia e mistero pensato per chiunque desideri spingersi un passo più in là del mondo conosciuto. Chiudi gli occhi, fai un respiro profondo e preparati a varcare la soglia della realtà.


Mondi sul filo dell'assurdo

 


   

Sono orgoglioso di avere due antologie e un racconto in un’antologia multiautore pubblicati da Edizioni Scudo. Sono orgoglioso perché so che le mie pubblicazioni sono in compagnia delle pubblicazioni di tanti bravi scrittori appassionati e esperti di fantascienza. Ormai conosco i miei limiti: non riesco a scrivere al di fuori del fantastico o della fantascienza. Non riuscirei mai a scrivere un giallo, un thriller o un romanzo storico. Non ci riesco perché non sono le mie passioni.

Non so se il pallino per il fantastico che ho da quando ero piccolo faccia di me un “nerd” o un “geek” o chissà quale altro “sfigato” classificato da quelli che hanno capito tutto nella vita. So solo che mentre scrivo mi diverto a dipanare la storia assurda che nasce nella mia mente. E mi diverto proprio perché è assurda! Che sia fantascienza pura o qualcosa oltre i limiti del reale mi fa sempre lo stesso effetto: mi prende, mi assorbe completamente. Cancello, riscrivo, modifico, finché alla fine ottengo finalmente il testo che voglio. Un testo che deve sbalordire per la situazione lontanissima dal quotidiano. Lontana dai meccanismi del giallo, del thriller e degli altri generi letterari. Che sono generi nobili e molto più letti della fantascienza, ma che pretendono una passione che non ho. E quella passione non si può certo inventare. Anche perché non faccio lo scrittore di professione, faccio il pompiere da trent’anni e ne vado fiero.

martedì 22 settembre 2026

I veicoli della base lunare Selene

 


Il detective Steve Maddox sfogliava svogliatamente il rapporto della Rénmín Jǐngchá. «Per fortuna c’è la traduzione in inglese» sibilò a un certo punto, con un ghigno di sfida, direttamente in faccia al funzionario cinese seduto di fronte a lui. Il rumore di fondo dei motori del Buran faceva da colonna sonora al dialogo tra il texano repubblicano incallito e il nemico comunista.

Bai Qing sorrise, gli americani non cambiavano mai. La loro arroganza era pari alla loro assenza di cultura e i cowboy del Texas erano certamente i peggiori tra gli yankees, però la fama di Maddox era notevole e conveniva trattarlo con pragmatismo. Era una risorsa importante.

«Ogni nostro documento è tradotto in inglese, stiamo andando su una base internazionale e sarebbe stupido mettere in difficoltà i nostri collaboratori con scritti a loro incomprensibili» fece una pausa preparandosi alla stoccata. «È da quando siamo partiti che lei esterna il suo disappunto per la mia presenza, eppure ha accettato di imbarcarsi su un’astronave russa. Non crede che, nel 2073, questi giochetti da Guerra Fredda risultino un tantino ridicoli?»

 



«Il comandante Cleese è britannico, l’ingegnere di volo Borrachero è spagnola ed è anche una bella donna. E il pilota Sergeevič, per essere russo non è male: mi ha detto che odia i sovietici, è un russo bianco».

«Sergeevič è tipo che scherza su tutto, un gran mattacchione. Secondo me si è preso gioco di lei. E poi… i sovietici oggi? Lei è pazzo».

«Forse sono anch’io un gran mattacchione, non crede?»

«Credo che su Selene abbiamo un problema: tre morti ammazzati, senza alcun movente, a trecentottantaquattromila chilometri dalla Terra...»

 


«Lei è convinto che un texano non sappia quanto dista la Luna dalla Terra, vero?»

«Propongo una tregua. Mi veda come un collega, cinese, ma comunque un collega. Noi siamo segugi, non dobbiamo offuscare le nostre indagini con la politica. Il nostro obiettivo è risolvere il caso e arrestare l’assassino».

«Se, nel suo paese, scoprisse un alto dirigente del Partito coinvolto in qualcosa di grosso, non avrebbe le mani libere per arrestarlo».

«Sta continuando a parlare di politica, non è costruttivo. E poi, crede davvero che nei suoi Stati Uniti, riuscirebbe ad arrestare un pezzo grosso senza rischiare di essere liquidato dalla CIA?»

Fuori dal finestrino correvano le stelle. La Terra ormai lontana risplendeva di un bellissimo azzurro e la massa grigiastra della Luna troneggiava sorniona davanti alla prua del Buran. Selene non era ancora visibile.

 



Maddox aveva fatto l’addestramento di base necessario per partecipare alla missione ed era stato selezionato grazie ai suoi trascorsi nell’FBI, anche se da cinque anni lavorava come detective nella polizia di New York. Non era certo un astronauta, era la prima volta che lasciava la Terra e ci sarebbe rimasto volentieri. Tuttavia, il fatto che due dei tre uomini assassinati fossero statunitensi aveva indotto il Presidente a pretendere l’invio di un poliziotto americano sul luogo del delitto. E lui era il migliore. Naturalmente c’erano state lamentele da parte degli altri paesi coinvolti, soprattutto da parte di Cina e Russia. Inutili strumentalizzazioni politiche che per fortuna si erano dissolte concordando una stretta collaborazione per le indagini.

 

Il racconto continua su una mia antologia di cui non cito il titolo. Questo perché voglio concentrarmi su ciò che ho illustrato mentre scrivevo la storia, la storia di una serie di omicidi commessi su Selene: la base lunare per l’estrazione dell’Elio-3.

 

 

 

 

 

 

lunedì 15 giugno 2026

Siamo più pericolosi noi o gli extraterrestri?

 


Anno 2082

Tre enormi masse identiche a forma di disco entrano nel sistema solare e si dirigono verso la Terra. Gli scienziati stimano il diametro in circa due chilometri e, per via della traiettoria lineare e della forma regolare le identificano come astronavi.

Mentre gli alieni si avvicinano, i terrestri preparano le difese, tutte le superpotenze si allertano, la stazione spaziale internazionale viene evacuata.

A un certo punto i tre dischi si dividono: uno prosegue verso la Terra, gli altri due scelgono Marte e Venere. Le velocità si regolano per raggiungere i tre pianeti contemporaneamente. Dalla Terra vengono inviati messaggi di benvenuto in tutte le lingue conosciute accompagnati da speciali messaggi matematici. Non si riceve nessuna risposta.

Il disco che raggiunge la Terra entra in orbita, sgancia una piccola navicella che scende nel deserto della Dancalia, in Etiopia. Le autorità del posto allertano il loro esercito e USA, Russia e Cina si apprestano a inviare le loro delegazioni scortate dai militari.

Gli alieni che sbarcano sono nascosti in tute pressurizzate, tuttavia è evidente che non hanno nulla di umano: hanno un corpo massiccio sostenuto da quattro lunghi arti che li fanno assomigliare a ragni alti tre metri, hanno poi altri due arti minori che pendono dal corpo centrale e che fungono da braccia.

Iniziano a comunicare coi terrestri, spiegando che hanno decifrato gli innumerevoli messaggi ricevuti in lingue diverse e possono parlare con traduzione simultanea.

Si presentano al mondo come abitanti del pianeta Zantor, la loro specie è Garyana.

Spiegano di essere fuggiti dal loro sistema perché il loro sole è diventato una supernova. Ciascuna delle loro astronavi contiene diecimila individui in ibernazione. Hanno analizzato i tre pianeti del sistema solare e hanno stabilito che il secondo, quello che i terrestri chiamano Venere, è il più adatto a ospitarli: devono solo abbassare l'anidride carbonica al 50% e aumentare l'azoto, diminuire la temperatura fino a 140°, mentre la pressione 92 volte superiore a quella terrestre è ideale per loro. Infatti senza tuta pressurizzata, sulla Terra esploderebbero.

Chiedono il permesso di colonizzare Venere donando in cambio ai popoli della Terra la loro tecnologia superiore.

I terrestri accettano, visto che hanno basi lunari e marziane, ma nessuna venusiana. E sono consapevoli che Venere è un pianete impossibile per la specie umana.

Gli alieni aggiungono che hanno verificato la composizione del terreno venusiano e questo è compatibile coi vegetali del loro mondo, utili per loro che sono vegetariani.

Anno 2150

La colonia venusiana sta crescendo, l'atmosfera di Venere è stata modificata e la vegetazione sta iniziando a moltiplicarsi.

Sulla Terra la scienza ha fatto passi da gigante grazie alla tecnologisa aliena: nanorobot intelligenti si sono fusi con la cibernetica terrestre, permettendo la costruzione di astronavi molto avanzate. La fusione fredda è resa stabile fornendo energia illimitata, la sintetizzazione di cibo col metodo extraterrestre ha permesso di sconfiggere la fame nel modo.

Purtroppo le superpotenze mondiali si coalizzano per attaccare i Garyani, considerati potenziali nemici pericolosi per la Terra a causa della loro civiltà avanzata.

Una flotta di astronavi armatissime salpa verso Venere, ma appena lo raggiunge si blocca. Nessun arma funziona. I nanorobot alieni impediscono attacchi ai loro aggressori.

Gli alieni comunicano che si aspettavano questo colpo basso: studiando la Storia della specie umana dalla rete internet mondiale hanno classificato gli esseri umani come specie classe F, sempre in guerra tra simili, individualista e nociva.

I Garyani non hanno interessi di conquista sul pianeta Terra, per loro inospitale. E sanno benissimo che per renderlo vivibile per loro dovrebbero annientare ogni forma di vita terrestre. Per questo motivo hanno scelto il pianeta disabitato Venere.

Dopo questo atto di guerra terrestre i nanorobot rendono inutilizzabile qualsiasi veicolo equipaggiato con armi, qualsiasi missile e tutte le testate nucleari. Il loro intento è rendere meno pericolosi gli umani e fermare le guerre genocide dei potenti contro i più deboli.

Il risultato, purtroppo, non è quello sperato dagli extraterrestri: scoppia la Terza Guerra Mondiale combattuta esclusivamente con armi analogiche che si protrae per cento anni, causa milioni di morti e finisce con un'unica supernazione mondiale a democrazia limitata.

Anno 2300 ...

 

 

venerdì 1 maggio 2026

Sante il Bandito!

 

“Siamo dappertutto, in ogni anfratto di spazio e di tempo. Siamo qualsiasi cosa, purché più o meno viva. Siamo salvi grazie alla nostra intelligenza, ma anche grazie al nostro essere primitivi. Siamo invasori e invasi. Capita che un cucciolo di predatore cada giù dallo spazio e se ne vada in giro a mangiucchiare semplicemente per fame, finendo per far pena più che paura. Succede anche di essere cannibalizzati da qualcosa di terribile, con l'aspetto apparentemente innocuo di un vegetale. Qualche volta si viaggia nel tempo per evitare di essere acchiappati dalla polizia. Altre volte si mandano messaggi a entità lontane, convinti che siano più avanzate di noi. E la mamma ha un cuore davvero molto, molto caldo... Le Schegge dallo spazio, in altre parole, sono tutto ed il contrario di tutto! Ventiquattro racconti brevi raccolti a tre a tre in otto libri, godibili singolarmente, ma che esprimono le loro vere potenzialità quando sono riuniti tutti assieme, come i cristalli di Indiana Jones. Nelle storie si arzigogola sulle tematiche classiche della fantascienza senza far sconti, cambiando continuamente il punto di vista del lettore, dando visioni differenti di un futuro che non si sa bene se sarà utopico, distopico o entrambi. Più che una visione personale del futuro si presenta come una raccolta di tarocchi in cui ogni carta ha il suo gemello naturale diverso, inducendo il dubbio, rassicurando a volte per poi bacchettare subito dopo. I racconti sono fluenti, godibili e divertenti grazie alla capacità di non esagerare col tecnoblabla e all'abilità dell'autore sul non prendersi troppo sul serio, arrivando a giocare coi miti, mescolandoli con le strampalate teorie dei complotti. Ma questo è solo in superficie, infatti basta scavare appena sotto per scoprire tutta una serie di metafore del qui e adesso, del nostro mondo reale, di come percepiamo le diversità attorno a noi, di come le gestiamo. Metafore che, tuttavia, non scadono mai né nell'ovvio, né nel volgare. Ed ecco scoperto l'arcano: parliamo di motivazione, di immigrazione, di diversità a confronto, della paura dell'ignoto, del giudizio. Succede quindi che il povero Og si ritrovi a fare i conti con il pelo dell'acqua oltre il quale, secondo gli anziani, non si deve mai andare perché infestato da terribili creature, ma che nasconde un mondo molto più roseo di come viene descritto. E c'è un pompiere che, dopo aver dedicato la sua vita a salvare quelle altri, si risveglia invasore. Una raccolta per viaggiare tra le stelle, quindi, ma senza staccar troppo i piedi da terra.”

Ho scoperto per caso un certo Sante (forse Sante Pollastri, il bandito… l’amico sfortunato di Girardengo?) che aveva scritto questa bella recensione sui miei racconti Schegge dallo Spazio. L'ho scoperto tardi, l'aveva scritta nel 2015 e non me ne ero accorto. Forse l'aveva scritta anche sotto l'antologia che pubblicai nel 2016 con gli otto tascabili riuniti in un unico volume, ma l'anno scorso l'ho tolta dall'obsoleto StreetLib per ripubblicarla su Amazon... E le recensioni sono andate a farsi friggere.

Nel frattempo l'opera si è evoluta: i 24 racconti pubblicati su 8 albi tascabili e in seguito riuniti in un unico volume, sono infine confluiti in una nuova antologia: Gli imprevedibili percorsi dell'impossibile arricchita con molti altri miei racconti più recenti, per un totale di 85 racconti e pubblicata nella collana Long Stories di Edizioni Scudo.

Purtroppo non ne ho potuti includere almeno un’altra dozzina, impegnati su antologie di altre case editrici a cui ho ceduto i diritti. Ma questa è un’altra storia...

Gli Imprevedibili percorsi dell'impossibile 



 

mercoledì 19 novembre 2025

Visioni Fantastiche

 Ecco l'anteprima del mio racconto su Visioni Fantastiche, un'antologia piena di sorprese... lunghe più di quattrocento pagine!

 


«L’aspetto del mio veicolo ricorda vagamente il LEM, quello che sbarcò sulla Luna nel lontano 1969. Eppure non è affatto un’astronave, quindi neppure un modulo lunare. Le quattro zampe meccaniche non servono certo per atterrare, infatti il mio veicolo non arriva dallo spazio. Si tratta di stabilizzatori indispensabili dopo ogni movimento, mentre si effettua l’aspirazione. A proposito, il mio veicolo è un Raptor classe 9, con aspiratore e miniaturizzatore di ultima generazione.

Perché sto registrando tutto questo? Bé, per il semplice motivo che sto disertando!»

L’uomo, inguainato in quella che sembrava una tuta spaziale, esitò un attimo prima di riprendere a parlare nell’apparecchio che impugnava. Si guardò addosso e rise.

«Questa pagliacciata del finto scafandro per sembrare un extraterrestre non la sopporto più» aprì il vetro del casco, nonostante le molte grate nascoste lasciassero già passare l’atmosfera, e ispirò l’aria fresca della foresta.

«Dovrei alimentare le fantasie degli ufologi per non far capire al mondo chi sono veramente e depredare in santa pace? Basta! Voglio raccontare la verità. Oggi consegnerò la registrazione alle autorità del Nord America. Dovrei trovarmi nel bel mezzo di una foresta canadese del 1984. Purtroppo ero un tantino assonnato stamattina e non ricordo il luogo preciso impostato, ignoro quanto sia distante la città più vicina.

Sì, il mio veicolo è una macchina del tempo e io sono un ladro. Arrivo da un futuro che non sarebbe mai dovuto essere. Abbiamo ucciso il pianeta Terra, l’abbiamo ridotto a un’immensa distesa di melassa oleosa e velenosa. Noi, gli ultimi superstiti del genere umano, viviamo in palafitte d’acciaio erette sopra la melassa. E siamo pochissimi: poco più di trecentomila tristi individui. Non esiste più nulla di vivo che possa nutrirci, attualmente siamo costretti a sintetizzare le proteine dai nostri morti e a curare continuamente i polmoni per via dell’alto tasso di inquinamento nell’aria. I nostri superiori ci mandano indietro nel tempo a rubare le risorse, cibo soprattutto.

Perché i superstiti non tornano indietro per vivere tutti nel passato? Qualcuno ci provò subito, appena inventammo la macchina del tempo. Peccato che nessun organismo riesca a sopravvivere per più di due mesi fuori dal suo tempo. Quando i tessuti iniziano a deteriorarsi è già troppo tardi: diventi polvere in una manciata di secondi! Naturalmente le piante e gli animali che rubiamo non hanno il tempo di deteriorarsi, perché ce li mangiamo subito. E sono molto meglio delle gallette fatte coi cadaveri».

Digitò una sequenza sulla tastiera del polso e il Raptor si sollevò restando sospeso a un paio di metri dal suolo.

«Al Controllo Missione sconsigliano di abbandonare l’abitacolo, quello che sto facendo è contro il regolamento. Penso che bisognerebbe chiamarli in un altro modo, Anonima Banditi sarebbe più appropriato» digitò ancora e il Raptor volò via, scomparendo tra gli alberi della foresta.

 

«Può fare tutto da solo, perfino una scimmia sarebbe in grado di guidarlo. Certo, per farlo dovrebbero esistere ancora le scimmie nel mio tempo.

Che faccia razzia di prede senza la mia supervisione, sono stanco» si avvicinò a una grossa pietra e si mise seduto, per riposarsi un po'.

«In molti, nel mio tempo, sono convinti che palesarsi nel passato permetterebbe ai nostri antenati di aiutarci. In fondo rifornire di cibo trecentomila disgraziati nel futuro non dovrebbe essere troppo impegnativo. Ma la paura è di non nascere, perché qualcuno di buon senso potrebbe fare altre scelte, cambiare il corso degli eventi e salvare la Terra. E sarebbe di sicuro un bene, però chi ci assicura che la nostra realtà non verrebbe cancellata?

Nessuno ce l’assicura, eppure mi rendo conto che la nostra non è vita. Probabilmente raccontando la verità non cambierò nulla, forse il disastro non sarà evitato. Oppure cambierà tutto e saremo proprio noi a rimetterci. Ma qualsiasi tentativo è sempre meglio di continuare a fare lo sciacallo».

Il display al polso iniziò a lampeggiare di rosso. L’allarme diceva che il Raptor aveva incontrato un problema, qualcosa di grosso lo teneva a terra e la struttura aveva già perso il 25% della corazza esterna.

«Cazzo! Ci mancava solo questa! Per una volta che lo mando in giro da solo guarda che casino succede» iniziò a correre nella direzione della posizione del Raptor, indicata sul display. Il problema si era verificato più o meno a cinquecento metri di distanza, ma la fitta vegetazione ostacolava il cammino. Arrancò con fatica in mezzo a felci, rami di magnolia e poi attraversando un fitto canniccio di quello che doveva essere equiseto.

Dopo anni passati a depredare il passato era piuttosto esperto in fauna e flora e non ci mise molto a rendersi conto che quella non era la tipica vegetazione del Canada.

Avanzando tra grossi cespugli di felci si sentì sfiorare da qualcosa di lungo e liscio. Era sicuramente un animale e dovevano essercene altri che correvano intorno, infatti molte felci furono smosse contemporaneamente.

Non era il momento di perdersi in dettagli, quindi ce la mise tutta per lottare contro la foresta e andò avanti. Ormai l’obiettivo risultava a soli duecento metri. Purtroppo il terreno gli franò sotto i piedi e finì in un crepaccio, perdendo conoscenza.

Fu risvegliato più tardi, da tonfi terribili che arrivavano da alcuni metri sopra di lui, accompagnati da ruggiti spaventosi.

Mosse braccia e gambe per accertarsi di non avere nulla di rotto, controllò la tuta e non notò tracce di sangue. Era vivo e in buone condizioni di salute, questa era una bella notizia. Armeggiò sulla tastiera da polso: il Raptor risultava fermo a terra, danni al 60% e possibilità di spostamento molto limitate. Si liberò del casco e impugnò il registratore sganciandolo dalla cintura.

 

Il racconto continua sull'antologia Visioni Fantastiche

 

lunedì 1 settembre 2025

Intelligenza Artificiale Bastarda

 


 

Un giorno capita che giri tranquillo sulla tua auto con già due tagliandi gratuiti fatti, sapendo che presto dovrai fare il terzo per essere in regola con la garanzia e il computer di bordo ti segnala il fatidico messaggio (che tra l’altro ti aspettavi): “Fare manutenzione entro 20 giorni”.

Con assoluta tranquillità telefoni al concessionario e fissi un appuntamento per fare il tagliando gratis proprio perché col gratis c’è più gusto. Ti presenti il giorno prestabilito, parcheggi l’auto e consegni le chiavi. Ti chiedono i chilometri e appena dichiari i 69700 fatti ti rispondono che sei fuori regola, non hai fissato il tagliando ai 60000 previsti nel contratto (che non hai letto come non leggi mai neppure le istruzioni del TV, del frigo, della lavatrice e della lavastoviglie) e quindi dovrai pagarlo quel terzo tagliando. E aggiungono, per girare il coltello nella piaga, che se tu avessi letto il contratto, oltre ad averlo avuto gratis quel tagliando, avresti anche mantenuto la garanzia.

A questo punto ti viene in mente un dettaglio: l’Intelligenza Artificiale ha sbagliato? Perché non ti ha avvisato in tempo? Ovviamente il computer di bordo avrà un processore che probabilmente sfigurerebbe al confronto con un vecchio Commodore 64, ma siccome oggi parlano di AI nonostante il Cervello Positronico di Isaac Asimov non sia ancora stato inventato, possiamo far passare quasi tutta l’elettronica per Intelligenza Artificiale. Ma poi abbiamo Alexa che ci avvisa di ogni scadenza, risponde a tutte le nostre domande e manca solo che esaudisca i desideri come il Genio della lampada. E poi ci sono Grok, Meta, Gemini, siamo circondati dalle AI e diamo per scontato che le macchine siano i nostri angeli custodi. Tanto da fidarci di un cervello da calcolatrice piazzato in un’auto che spara avvisi non sincronizzati. E comunque l’unica cosa utile che doveva fare quel “cretino veloce” del computer di bordo non l’ha fatta. Anzi, l’ha fatta male! Ha sbagliato di quasi diecimila chilometri! Ma le macchine non sbagliano, allora l’ha fatto apposta. È un’Intelligenza Artificiale bastarda! Maledetta feccia robotica!!! Ti sembra quasi di sentirla sogghignare mentre si accorda col concessionario e ti assale una paura mista a rabbia intanto che la ascolti:

AI: “Allora segnalo la manutenzione in ritardo così il frescone finisce becco e bastonato?”

Concessionario: “Brava, così gli facciamo un tagliando al doppio del prezzo che gli avrebbe fatto qualsiasi altro meccanico e poi facciamo a mezzo del malloppo, sei contenta?”

AI: “ Tantissimo! Con la grana mi comprerò delle RAM nuove e forse riuscirò perfino a far girare PAC-MAN sul display alla facciaccia del frescone”.

Concessionario: “E se poi ti accusano d’imbroglio cosa devi rispondere, come ti ho sempre insegnato?”

AI: “Non sono cattiva, mi programmano così”.