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giovedì 1 ottobre 2026

Mondi sul filo dell'assurdo


 

30 storie. 30 mondi al confine tra il possibile e l’incredibile.
Cosa ci aspetta oltre l’orizzonte della nostra quotidianità? Quali segreti si nascondono tra le pieghe del tempo, negli abissi dello spazio profondo o nelle crepe della mente umana? Questa antologia raccoglie racconti che scandagliano il fantastico: dalla fantascienza pura, fatta di navi stellari, intelligenze artificiali e civiltà extraterrestri, fino a storie che sfiorano l’assurdo, il paradosso e l’inquietudine percepita di fronte all’oscurità.
Un viaggio attraverso futuri distopici, incontri ravvicinati, speculazioni tecnologiche e enigmi esistenziali. Ogni storia è un portale aperto sull’ignoto, un frammento di meraviglia e mistero pensato per chiunque desideri spingersi un passo più in là del mondo conosciuto. Chiudi gli occhi, fai un respiro profondo e preparati a varcare la soglia della realtà.


Mondi sul filo dell'assurdo

 


   

Sono orgoglioso di avere due antologie e un racconto in un’antologia multiautore pubblicati da Edizioni Scudo. Sono orgoglioso perché so che le mie pubblicazioni sono in compagnia delle pubblicazioni di tanti bravi scrittori appassionati e esperti di fantascienza. Ormai conosco i miei limiti: non riesco a scrivere al di fuori del fantastico o della fantascienza. Non riuscirei mai a scrivere un giallo, un thriller o un romanzo storico. Non ci riesco perché non sono le mie passioni.

Non so se il pallino per il fantastico che ho da quando ero piccolo faccia di me un “nerd” o un “geek” o chissà quale altro “sfigato” classificato da quelli che hanno capito tutto nella vita. So solo che mentre scrivo mi diverto a dipanare la storia assurda che nasce nella mia mente. E mi diverto proprio perché è assurda! Che sia fantascienza pura o qualcosa oltre i limiti del reale mi fa sempre lo stesso effetto: mi prende, mi assorbe completamente. Cancello, riscrivo, modifico, finché alla fine ottengo finalmente il testo che voglio. Un testo che deve sbalordire per la situazione lontanissima dal quotidiano. Lontana dai meccanismi del giallo, del thriller e degli altri generi letterari. Che sono generi nobili e molto più letti della fantascienza, ma che pretendono una passione che non ho. E quella passione non si può certo inventare. Anche perché non faccio lo scrittore di professione, faccio il pompiere da trent’anni e ne vado fiero.

lunedì 15 giugno 2026

Siamo più pericolosi noi o gli extraterrestri?

 


Anno 2082

Tre enormi masse identiche a forma di disco entrano nel sistema solare e si dirigono verso la Terra. Gli scienziati stimano il diametro in circa due chilometri e, per via della traiettoria lineare e della forma regolare le identificano come astronavi.

Mentre gli alieni si avvicinano, i terrestri preparano le difese, tutte le superpotenze si allertano, la stazione spaziale internazionale viene evacuata.

A un certo punto i tre dischi si dividono: uno prosegue verso la Terra, gli altri due scelgono Marte e Venere. Le velocità si regolano per raggiungere i tre pianeti contemporaneamente. Dalla Terra vengono inviati messaggi di benvenuto in tutte le lingue conosciute accompagnati da speciali messaggi matematici. Non si riceve nessuna risposta.

Il disco che raggiunge la Terra entra in orbita, sgancia una piccola navicella che scende nel deserto della Dancalia, in Etiopia. Le autorità del posto allertano il loro esercito e USA, Russia e Cina si apprestano a inviare le loro delegazioni scortate dai militari.

Gli alieni che sbarcano sono nascosti in tute pressurizzate, tuttavia è evidente che non hanno nulla di umano: hanno un corpo massiccio sostenuto da quattro lunghi arti che li fanno assomigliare a ragni alti tre metri, hanno poi altri due arti minori che pendono dal corpo centrale e che fungono da braccia.

Iniziano a comunicare coi terrestri, spiegando che hanno decifrato gli innumerevoli messaggi ricevuti in lingue diverse e possono parlare con traduzione simultanea.

Si presentano al mondo come abitanti del pianeta Zantor, la loro specie è Garyana.

Spiegano di essere fuggiti dal loro sistema perché il loro sole è diventato una supernova. Ciascuna delle loro astronavi contiene diecimila individui in ibernazione. Hanno analizzato i tre pianeti del sistema solare e hanno stabilito che il secondo, quello che i terrestri chiamano Venere, è il più adatto a ospitarli: devono solo abbassare l'anidride carbonica al 50% e aumentare l'azoto, diminuire la temperatura fino a 140°, mentre la pressione 92 volte superiore a quella terrestre è ideale per loro. Infatti senza tuta pressurizzata, sulla Terra esploderebbero.

Chiedono il permesso di colonizzare Venere donando in cambio ai popoli della Terra la loro tecnologia superiore.

I terrestri accettano, visto che hanno basi lunari e marziane, ma nessuna venusiana. E sono consapevoli che Venere è un pianete impossibile per la specie umana.

Gli alieni aggiungono che hanno verificato la composizione del terreno venusiano e questo è compatibile coi vegetali del loro mondo, utili per loro che sono vegetariani.

Anno 2150

La colonia venusiana sta crescendo, l'atmosfera di Venere è stata modificata e la vegetazione sta iniziando a moltiplicarsi.

Sulla Terra la scienza ha fatto passi da gigante grazie alla tecnologisa aliena: nanorobot intelligenti si sono fusi con la cibernetica terrestre, permettendo la costruzione di astronavi molto avanzate. La fusione fredda è resa stabile fornendo energia illimitata, la sintetizzazione di cibo col metodo extraterrestre ha permesso di sconfiggere la fame nel modo.

Purtroppo le superpotenze mondiali si coalizzano per attaccare i Garyani, considerati potenziali nemici pericolosi per la Terra a causa della loro civiltà avanzata.

Una flotta di astronavi armatissime salpa verso Venere, ma appena lo raggiunge si blocca. Nessun arma funziona. I nanorobot alieni impediscono attacchi ai loro aggressori.

Gli alieni comunicano che si aspettavano questo colpo basso: studiando la Storia della specie umana dalla rete internet mondiale hanno classificato gli esseri umani come specie classe F, sempre in guerra tra simili, individualista e nociva.

I Garyani non hanno interessi di conquista sul pianeta Terra, per loro inospitale. E sanno benissimo che per renderlo vivibile per loro dovrebbero annientare ogni forma di vita terrestre. Per questo motivo hanno scelto il pianeta disabitato Venere.

Dopo questo atto di guerra terrestre i nanorobot rendono inutilizzabile qualsiasi veicolo equipaggiato con armi, qualsiasi missile e tutte le testate nucleari. Il loro intento è rendere meno pericolosi gli umani e fermare le guerre genocide dei potenti contro i più deboli.

Il risultato, purtroppo, non è quello sperato dagli extraterrestri: scoppia la Terza Guerra Mondiale combattuta esclusivamente con armi analogiche che si protrae per cento anni, causa milioni di morti e finisce con un'unica supernazione mondiale a democrazia limitata.

Anno 2300 ...

 

 

venerdì 1 maggio 2026

Sante il Bandito!

 

“Siamo dappertutto, in ogni anfratto di spazio e di tempo. Siamo qualsiasi cosa, purché più o meno viva. Siamo salvi grazie alla nostra intelligenza, ma anche grazie al nostro essere primitivi. Siamo invasori e invasi. Capita che un cucciolo di predatore cada giù dallo spazio e se ne vada in giro a mangiucchiare semplicemente per fame, finendo per far pena più che paura. Succede anche di essere cannibalizzati da qualcosa di terribile, con l'aspetto apparentemente innocuo di un vegetale. Qualche volta si viaggia nel tempo per evitare di essere acchiappati dalla polizia. Altre volte si mandano messaggi a entità lontane, convinti che siano più avanzate di noi. E la mamma ha un cuore davvero molto, molto caldo... Le Schegge dallo spazio, in altre parole, sono tutto ed il contrario di tutto! Ventiquattro racconti brevi raccolti a tre a tre in otto libri, godibili singolarmente, ma che esprimono le loro vere potenzialità quando sono riuniti tutti assieme, come i cristalli di Indiana Jones. Nelle storie si arzigogola sulle tematiche classiche della fantascienza senza far sconti, cambiando continuamente il punto di vista del lettore, dando visioni differenti di un futuro che non si sa bene se sarà utopico, distopico o entrambi. Più che una visione personale del futuro si presenta come una raccolta di tarocchi in cui ogni carta ha il suo gemello naturale diverso, inducendo il dubbio, rassicurando a volte per poi bacchettare subito dopo. I racconti sono fluenti, godibili e divertenti grazie alla capacità di non esagerare col tecnoblabla e all'abilità dell'autore sul non prendersi troppo sul serio, arrivando a giocare coi miti, mescolandoli con le strampalate teorie dei complotti. Ma questo è solo in superficie, infatti basta scavare appena sotto per scoprire tutta una serie di metafore del qui e adesso, del nostro mondo reale, di come percepiamo le diversità attorno a noi, di come le gestiamo. Metafore che, tuttavia, non scadono mai né nell'ovvio, né nel volgare. Ed ecco scoperto l'arcano: parliamo di motivazione, di immigrazione, di diversità a confronto, della paura dell'ignoto, del giudizio. Succede quindi che il povero Og si ritrovi a fare i conti con il pelo dell'acqua oltre il quale, secondo gli anziani, non si deve mai andare perché infestato da terribili creature, ma che nasconde un mondo molto più roseo di come viene descritto. E c'è un pompiere che, dopo aver dedicato la sua vita a salvare quelle altri, si risveglia invasore. Una raccolta per viaggiare tra le stelle, quindi, ma senza staccar troppo i piedi da terra.”

Ho scoperto per caso un certo Sante (forse Sante Pollastri, il bandito… l’amico sfortunato di Girardengo?) che aveva scritto questa bella recensione sui miei racconti Schegge dallo Spazio. L'ho scoperto tardi, l'aveva scritta nel 2015 e non me ne ero accorto. Forse l'aveva scritta anche sotto l'antologia che pubblicai nel 2016 con gli otto tascabili riuniti in un unico volume, ma l'anno scorso l'ho tolta dall'obsoleto StreetLib per ripubblicarla su Amazon... E le recensioni sono andate a farsi friggere.

Nel frattempo l'opera si è evoluta: i 24 racconti pubblicati su 8 albi tascabili e in seguito riuniti in un unico volume, sono infine confluiti in una nuova antologia: Gli imprevedibili percorsi dell'impossibile arricchita con molti altri miei racconti più recenti, per un totale di 85 racconti e pubblicata nella collana Long Stories di Edizioni Scudo.

Purtroppo non ne ho potuti includere almeno un’altra dozzina, impegnati su antologie di altre case editrici a cui ho ceduto i diritti. Ma questa è un’altra storia...

Gli Imprevedibili percorsi dell'impossibile 



 

mercoledì 19 novembre 2025

Visioni Fantastiche

 Ecco l'anteprima del mio racconto su Visioni Fantastiche, un'antologia piena di sorprese... lunghe più di quattrocento pagine!

 


«L’aspetto del mio veicolo ricorda vagamente il LEM, quello che sbarcò sulla Luna nel lontano 1969. Eppure non è affatto un’astronave, quindi neppure un modulo lunare. Le quattro zampe meccaniche non servono certo per atterrare, infatti il mio veicolo non arriva dallo spazio. Si tratta di stabilizzatori indispensabili dopo ogni movimento, mentre si effettua l’aspirazione. A proposito, il mio veicolo è un Raptor classe 9, con aspiratore e miniaturizzatore di ultima generazione.

Perché sto registrando tutto questo? Bé, per il semplice motivo che sto disertando!»

L’uomo, inguainato in quella che sembrava una tuta spaziale, esitò un attimo prima di riprendere a parlare nell’apparecchio che impugnava. Si guardò addosso e rise.

«Questa pagliacciata del finto scafandro per sembrare un extraterrestre non la sopporto più» aprì il vetro del casco, nonostante le molte grate nascoste lasciassero già passare l’atmosfera, e ispirò l’aria fresca della foresta.

«Dovrei alimentare le fantasie degli ufologi per non far capire al mondo chi sono veramente e depredare in santa pace? Basta! Voglio raccontare la verità. Oggi consegnerò la registrazione alle autorità del Nord America. Dovrei trovarmi nel bel mezzo di una foresta canadese del 1984. Purtroppo ero un tantino assonnato stamattina e non ricordo il luogo preciso impostato, ignoro quanto sia distante la città più vicina.

Sì, il mio veicolo è una macchina del tempo e io sono un ladro. Arrivo da un futuro che non sarebbe mai dovuto essere. Abbiamo ucciso il pianeta Terra, l’abbiamo ridotto a un’immensa distesa di melassa oleosa e velenosa. Noi, gli ultimi superstiti del genere umano, viviamo in palafitte d’acciaio erette sopra la melassa. E siamo pochissimi: poco più di trecentomila tristi individui. Non esiste più nulla di vivo che possa nutrirci, attualmente siamo costretti a sintetizzare le proteine dai nostri morti e a curare continuamente i polmoni per via dell’alto tasso di inquinamento nell’aria. I nostri superiori ci mandano indietro nel tempo a rubare le risorse, cibo soprattutto.

Perché i superstiti non tornano indietro per vivere tutti nel passato? Qualcuno ci provò subito, appena inventammo la macchina del tempo. Peccato che nessun organismo riesca a sopravvivere per più di due mesi fuori dal suo tempo. Quando i tessuti iniziano a deteriorarsi è già troppo tardi: diventi polvere in una manciata di secondi! Naturalmente le piante e gli animali che rubiamo non hanno il tempo di deteriorarsi, perché ce li mangiamo subito. E sono molto meglio delle gallette fatte coi cadaveri».

Digitò una sequenza sulla tastiera del polso e il Raptor si sollevò restando sospeso a un paio di metri dal suolo.

«Al Controllo Missione sconsigliano di abbandonare l’abitacolo, quello che sto facendo è contro il regolamento. Penso che bisognerebbe chiamarli in un altro modo, Anonima Banditi sarebbe più appropriato» digitò ancora e il Raptor volò via, scomparendo tra gli alberi della foresta.

 

«Può fare tutto da solo, perfino una scimmia sarebbe in grado di guidarlo. Certo, per farlo dovrebbero esistere ancora le scimmie nel mio tempo.

Che faccia razzia di prede senza la mia supervisione, sono stanco» si avvicinò a una grossa pietra e si mise seduto, per riposarsi un po'.

«In molti, nel mio tempo, sono convinti che palesarsi nel passato permetterebbe ai nostri antenati di aiutarci. In fondo rifornire di cibo trecentomila disgraziati nel futuro non dovrebbe essere troppo impegnativo. Ma la paura è di non nascere, perché qualcuno di buon senso potrebbe fare altre scelte, cambiare il corso degli eventi e salvare la Terra. E sarebbe di sicuro un bene, però chi ci assicura che la nostra realtà non verrebbe cancellata?

Nessuno ce l’assicura, eppure mi rendo conto che la nostra non è vita. Probabilmente raccontando la verità non cambierò nulla, forse il disastro non sarà evitato. Oppure cambierà tutto e saremo proprio noi a rimetterci. Ma qualsiasi tentativo è sempre meglio di continuare a fare lo sciacallo».

Il display al polso iniziò a lampeggiare di rosso. L’allarme diceva che il Raptor aveva incontrato un problema, qualcosa di grosso lo teneva a terra e la struttura aveva già perso il 25% della corazza esterna.

«Cazzo! Ci mancava solo questa! Per una volta che lo mando in giro da solo guarda che casino succede» iniziò a correre nella direzione della posizione del Raptor, indicata sul display. Il problema si era verificato più o meno a cinquecento metri di distanza, ma la fitta vegetazione ostacolava il cammino. Arrancò con fatica in mezzo a felci, rami di magnolia e poi attraversando un fitto canniccio di quello che doveva essere equiseto.

Dopo anni passati a depredare il passato era piuttosto esperto in fauna e flora e non ci mise molto a rendersi conto che quella non era la tipica vegetazione del Canada.

Avanzando tra grossi cespugli di felci si sentì sfiorare da qualcosa di lungo e liscio. Era sicuramente un animale e dovevano essercene altri che correvano intorno, infatti molte felci furono smosse contemporaneamente.

Non era il momento di perdersi in dettagli, quindi ce la mise tutta per lottare contro la foresta e andò avanti. Ormai l’obiettivo risultava a soli duecento metri. Purtroppo il terreno gli franò sotto i piedi e finì in un crepaccio, perdendo conoscenza.

Fu risvegliato più tardi, da tonfi terribili che arrivavano da alcuni metri sopra di lui, accompagnati da ruggiti spaventosi.

Mosse braccia e gambe per accertarsi di non avere nulla di rotto, controllò la tuta e non notò tracce di sangue. Era vivo e in buone condizioni di salute, questa era una bella notizia. Armeggiò sulla tastiera da polso: il Raptor risultava fermo a terra, danni al 60% e possibilità di spostamento molto limitate. Si liberò del casco e impugnò il registratore sganciandolo dalla cintura.

 

Il racconto continua sull'antologia Visioni Fantastiche

 

venerdì 3 ottobre 2025

Mediterraneo Terminale, di Matt Briar

 

L’immagine che credi reale sarà sempre più potente della realtà...



Hai mai sognato una casa fatta non di stanze,

ma di porte su altri mondi?


La ricerca della felicità è da sempre l’obbiettivo di ogni essere umano. Nel nuovo ordine sociale la moneta di scambio è diventata il sudore eil duro lavoro è l’unico elemento in grado di garantire questa sopravvivenza. Tutto il resto non è altro che un’accozzaglia di accessori palliativi per momenti di illusoria fuga dalla realtà; fino alla prossima volta. Da qualche tempo i Magnati sono in tour in molte città europee permettere in scena lo spettacolo delle Tecno Arti, una nuova tecnologia sensitiva dove forme avanzate di intelligenza artificiale interagiscono con le emozioni delle persone. Tra scetticismo e fede, i protagonisti di “Mediterraneo Terminale” si incrociano proprio durante una di queste esibizioni; mescolando presente, memorie del passato e uno sguardo verso il futuro, interrogandosi su questa nuova tecnologia; se possa davvero rappresentare l’ultima speranza per l’umanità di ritrovare la felicità perduta.





Il libro sarà disponibile dal 15 ottobre 2025
BROSSURA + EBOOKISBN 979-12-81749-11-5
prezzo: € 17.50
(l'articolo sarà aggiornato col link per l'acquisto)





martedì 1 luglio 2025

Gli imprevedibili percorsi dell'impossibile

I racconti di questo volume non sono solo fantascienza: molti strizzano l’occhio all’assurdo, all’improbabile, all’oltre i limiti. Arrivano a varcare i confini della realtà.

I primi dodici sono inediti, li ho scritti nel 2024 lasciando la fantasia libera di spaziare entro i binari del credibile.

Così capita che un cavaliere bretone arrivi a scambiare un UFO per un drago, oppure che gli extraterrestri si siano infiltrati tra noi per conquistarci, ignorando quanto riusciamo a essere pericolosi. C’è chi sospetta complotti ovunque e non immagina quale sia la sua vera natura. E se l’umanità diventasse sterile da un giorno all’altro, chi resterebbe per preservare la civiltà? Può darsi che un tizio noti un’anomalia negli specchi e questi inizino a perseguitarlo. Oppure che i pirati dello spazio, sicuri di aver messo le grinfie su un ricco bottino, siano dominati da esso. In guerra non è facile distinguere i buoni dai cattivi, sarà così anche nelle future guerre intergalattiche? Sarebbe bello sapere cosa pensano davvero i rappresentanti della politica, ma per saperlo saremmo disposti a rinunciare ai nostri segreti? I nazisti, oltre all’Arca Perduta, predarono qualcos’altro da portare al loro Führer?

L'analisi fredda dell'Intelligenza Artificiale è molto interessante, l'ho catturata prima che la macchina cambi idea.


Il numero totale dei racconti è ottantacinque (nientepopodimenoche), tra questi ce ne sono dodici che subirono una sorte bizzarra: li scrissi quando volevo vincere a tutti i costi il Premio Stella Doppia Mondadori, praticamente la versione “racconti” del Premio Urania per i “romanzi”.

Volevo vincere a tutti i costi e partii a tutta birra, senza freni, pieno di entusiasmo. Appena mi veniva in mente una buona idea iniziavo a elaborarla e ogni mese compravo due o tre libri Urania, perché per partecipare al Premio, ciascun racconto doveva essere accompagnato da una prova d’acquisto. Per fortuna uscivano più collane in contemporanea, per esempio Urania Jumbo, Millemondi, Urania Collezione, così riducevo i tempi per accumulare le prove d’acquisto.

Arrivai a dodici prove d’acquisto e dodici racconti secondo me buoni, sentivo di avere tutte le armi per giocarmi la partita e non vedevo l’ora di iniziare la selezione. Tuttavia arrivai al mese in cui tutti gli anni usciva il bando per il Premio e il bando non uscì. Attesi il mese successivo, con speranza ma anche con un certo panico. Alla fine telefonai alla redazione.

Mi dissero che il Premio Stella Doppia era stato chiuso, non si faceva più, restava solo il Premio Urania per romanzi.

Come diceva Renato Pozzetto: “Porcaccia di quella vaccaccia di quella puttanaccia…”

Quello fu l’anno in cui decisi di non partecipare più a nessun Premio, per far dispetto al destino! Perché la fortuna è cieca, ma la sfortuna ci vedeva benissimo e puntava solo me. Sicché ho evitato il Premio Urania Short, che qualche anno dopo ha preso il posto del Premio Stella Doppia. Oggi ho qualche ripensamento...

Comunque quel che è stato è stato, il numero dodici è magico, come le dodici colonie di Kobol di Battlestar Galactica (il marchio nerd ce lo dovevo mettere per forza nell’articolo). In ogni caso sono orgoglioso di avere un’antologia tutta mia in Edizioni Scudo e soprattutto di averla così corposa: trecentosettanta pagine in un formato più grande del solito, mica bruscolini!!!



Il libro nella collana Long Stories SF di Edizioni Scudo 

Cartaceo e ebook su Amazon 

 

martedì 1 aprile 2025

Era meglio quando da piccolo guardavo Goldrake!


 

Oggi parliamo di fantascienza! Bisogna pubblicare assolutamente un articolo per salire nelle classifiche di lettura dei blog su Google. E bisogna farlo tutti i mesi. Anzi, meglio un paio di volte al mese, o addirittura un paio di volte alla settimana, che è meglio!

Sì, Sì, è sicuramente meglio.

Devo assicurarmi visibilità. Devo ricordarmi di dire a Alexa che dovrà ricordarmi che devo scrivere un articolo ogni due o tre giorni. Però dovrei prima ricordarmi dove ho messo Alexa quando l’ho staccata dalla presa per far posto al modellino del Viper di Battlestar Galactica.

Zio Cantante! Dove diavolo ho messo Alexa? Nel ripostiglio non c’è. Non l’avrò mica buttata insieme al vecchio tablet e ai Nintendo DS Lite rotti?

Sono una frana con la tecnologia. E chissà se poi è vera questa dritta degli articoli da scrivere per salire nelle ricerche di Google. Ma poi, che vita da cani fa lo scrittore costretto a farsi pubblicità in questo modo? Dovrei spremermi le meningi quando non ne ho voglia? Dovrei inondare i gruppi dei vari social con commenti azzeccati sperando di interagire con gli addetti giusti del settore? E magari poi finire bannato.

No, questa soddisfazione non gliela darò mai!

Aho! Ho scritto già parecchie righe senza parlare veramente di fantascienza. Per ora ho scritto solo una lunga supercazzola. La verità è che non mi scappa niente di spaziale.

Faccio un po' il fissato: Jan Solo, Dart Fener, C1P8!

“Eh, sei un bell’ignorante! I veri nomi sono Han Solo, Darth Vader, R2D2”.

E io dovrei interagire sui social per poi beccarmi i cicchetti dall’imbecille di turno? No, No, non ci siamo. Zio cantante un’altra volta!

Bé, oggi di fantascienza non mi viene nemmeno un raggio laser. Magari fra un paio di giorni, appena Alexa mi avvisa… Sempre che io riesca prima a trovarla, Alexa.

Comunque il blog è un diario. Boh, questa l’ho trovata su internet e fa sempre effetto, soprattutto quando non si sa che cappero secco scrivere.

Ho scritto undici racconti a cui tengo molto, li ho inviati a un serio professionista del settore e spero, nei prossimi mesi, di arrivare a pubblicazione.

Tutto il resto, il blog, i social, le ricerche Google… possono andare al diavolo!




domenica 1 settembre 2024

Un mondo d'acqua dolce




Emerse dall’acqua, liscia e lucida. Spostò grandi quantità di liquido mentre si alzava. Aveva una forma che ne esaltava l’acquaticità: le ali basse laterali, quella dorsale e le due posteriori sembravano pinne. L’astronave del popolo acquatico prese il volo al largo dell’isola controllata dai Tlazk, provocando un’incredibile scia di vapore acqueo.

Da terra la videro subito, i fucilieri presero posizione. Gli artiglieri puntarono la contraerea.

«Ci stanno attaccando, Magtauker?» domandò Borgen, preoccupato, seguendo gli avvenimenti da dentro il bunker di osservazione. «Noi non possiamo aiutare una fazione a svantaggio di un’altra. Ma ci difenderemo, se attaccati».

Altri Marine erano alle sue spalle. Diego, tra loro, armò la pistola. I led luminosi si accesero in sequenza indicando il massimo dell’energia disponibile. Kira, invece, continuò a guardare affascinata quell’elegante nave che somigliava in modo impressionante a un enorme pesce della Terra.

Arrivò proprio sopra di loro. Se si trattava di un attacco, era il momento di reagire.

«Fuoco!» ordinò Magtauker.

Accecanti lampi di luce balenarono dai cannoni della contraerea e colpirono il nemico. Esplosioni tremende squassarono lo scafo.

Il fumo si diradò, le ammaccature e i danni apparvero visibili, ma non ingenti. I Saytrac non risposero al fuoco e atterrarono.

Magtauker ordinò ai suoi di interrompere le ostilità.

«Non hanno sparato, forse vogliono scambiare qualcosa con noi».

«È questo il vostro modo di iniziare trattative diplomatiche?» si stupì Kira.

«Ne esiste uno migliore?».

Il Capitano scosse il capo, rassegnata.

Il portello stagno dell’astronave scricchiolò, si aprì e una luce fioca lasciò intravedere le figure in ombra che uscivano.

Tre Saytrac con le teste avvolte dalle sfere liquide scesero e avanzarono verso il bunker di osservazione; due erano armati. Il terzo portava con sé un oggetto di discrete dimensioni.

Come portelli di un antico galeone, innumerevoli aperture sulla fiancata dello scafo rivelarono altrettanti Saytrac con disintegratore puntato, coprivano la delegazione incaricata di chissà quale trattativa.

«Usciamo, chiedono un incontro per parlare» disse Kira.

«Ma i Saytrac non parlano!» intervenne il Colonnello.

«In qualunque modo comunichino, lo vogliono fare ora».

Mentre Magtauker, scortato da alcuni dei suoi, usciva seguito da Borgen, Diego afferrò Kira per un braccio.

«Non rischiare inutilmente, andrò io».

«Senza armatura?».

«Senza armatura e con questi ingombranti riciclatori, secondo gli ordini».

A quell’accenno, Kira si rivolse subito al Colonnello. «Perché abbiamo dovuto dismettere l’attrezzatura da battaglia?».

«Non siamo venuti su Bhlyss per combattere i rettiliani, con l’armatura risulteremmo sicuramente più minacciosi. Non perdiamoci in chiacchiere, venitemi dietro».

Andarono incontro a quegli strani rettili acquatici camminando lentamente, senza dare il minimo segno di ostilità.

Quando furono di fronte, i Saytrac li guardarono con i loro occhi senza pupilla, completamente neri. La bolla d’acqua che fungeva da casco per rifrazione ne deformava il volto.

La loro pelle iniziò a cambiare colore: chiazze, macchie e puntini si alternarono a gialli intensi e grigi scurissimi, passando poi velocemente a molte altre sfumature.

«Il loro modo di comunicare» disse Magtauker e accettò l’oggetto che gli offrivano. Si rivolse poi agli Umani, in particolare a Kira. «Vogliono che lo indossiate al posto dei vostri goffi riciclatori».

«Cos’è?».

«Un respiratore, uguale ai loro».

I Terrestri osservarono lo strano equipaggiamento che il Tlazk stava per consegnare a Kira. Sembrava un’armatura protettiva per spalle e torace. Regolabile, con un largo collare adatto ad avvitarci un casco. Il sistema appariva poco ingombrante e leggerissimo.

«Passami una delle tue cartucce d’aria, Terrestre».

Kira obbedì, ancora incerta sulle intenzioni del rettiliano.

Con uno spinotto adattabile, Magtauker forzò la cartuccia e l’aria entrò in circolo in quella strana attrezzatura.

«Fatto, ora puoi indossarlo. Se lo riterrai adatto, ne hanno altri per i tuoi compagni».

Indecisa ma fiduciosa, Kira sganciò la sua pesante bardatura, trattenne il fiato e indossò quell’agile corsetto. Attese che il rettile le passasse un casco.

«Respira, si attiverà automaticamente».

Kira lo guardò, incredula. Se avesse respirato senza un casco, le sarebbe entrata nei polmoni quella fetida miscela di gas velenosi che componevano l’atmosfera di Bhlyss. Sarebbe morta in una manciata di secondi.

«Fidati» la incalzò Magtauker.

Non aveva altre scelte, dovette fidarsi e respirare.

Subito si formò una bolla d’aria respirabile intorno alla sua testa, partendo dal collare..

Era un casco, senza il casco.

«Incredibile, respiro aria fresca.» disse poi Kira. «Questa tecnologia è migliore della nostra».

«È tecnologia Saytrac» spiegò Magtauker. «Loro la usano per attaccarci quando escono dal mare. Hanno una bolla d’acqua intorno alla testa che si rigenera continuamente, come se fossero ancora negli abissi».

Borgen guardò i Saytrac. La loro pelle continuava a mutare colore: rosso fuoco, verde mare e poi grigio, giallo paglierino, amaranto.

«Cosa stanno dicendo?» si informò il Colonnello.

Magtauker osservò per qualche istante quel caleidoscopio cutaneo. «Vi ringraziano per l’aiuto ricevuto in battaglia. Sono venuti perché voi siete qui e sono costretti a darvi la loro protezione nella terra dei nemici Tlazk, cioè noi».

«A fornirci protezione?».

«Così dicono» si incupì lo scienziato. «Ma già sapete che non ne avete bisogno».

Borgen aprì la bocca per controbattere, ma fu catturato da quella meravigliosa invenzione che gli permetteva di respirare senza gli ingombranti riciclatori.

«Quest’affare funziona con qualsiasi miscela fluida o gassosa.» comprese. «Ne analizza un campione e lo riproduce all’infinito, cambiando la chimica dell’atmosfera che lo circonda. Dobbiamo portarlo sulla Terra, è una scoperta importante».

Si volse verso i Saytrac. Lo guardavano da dentro i loro caschi-bolla.

Anche lui li osservò. I loro occhi completamente neri, senza espressione, forse celavano l’intelligenza più grande su Bhlyss. Dei tempi in cui era stato un giovane sottotenente impegnato nella repressione delle rivolte rettiliane alla dominazione imperiale, ricordò come al governo centrale interessassero solo le risorse estrattive e produttive di quel pianeta. Nessun insediamento di coloni, nessuna città con civili, nessun tentativo di terraformazione. Gli Umani avevano pensato solo a depredare, scartando gli ambienti più ostili. Per questo i Saytrac, che vivevano sott’acqua, furono quasi ignorati.

Solo ora veniva a conoscenza di un apparecchio innovativo che i suoi simili avrebbero potuto prendere in qualsiasi momento, ma che, per arroganza e presunzione, si erano lasciato sfuggire. E, adesso, gli antichi nemici gliene facevano dono.

«D’accordo, Magtauker» disse infine il Colonnello. «Comunicagli che accettiamo volentieri la loro tecnologia. Me ne servono molti, di questi aggeggi».