Visualizzazione post con etichetta serie TV. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta serie TV. Mostra tutti i post

martedì 6 maggio 2025

Gli extraterrestri di Celluloide (parte 3)

 

Gli extraterrestri immaginati al cinema e in TV sono quasi sempre la trasposizione spaziale di creature fin troppo terrestri. Ma non sempre...

Starship Troopers: gli insetti sono le creature più repellenti che abbiamo sul nostro mondo, per questo motivo tanti scrittori li hanno sfruttati per inventare gli alieni delle loro storie. Tranne qualche eccezione anche la loro struttura sociale viene sempre accostata a quella delle api, o delle formiche.

Gli aracnidi del romanzo Fanteria dello spazio impugnavano delle armi, dimostravano un’intelligenza pari a quella dei loro nemici umani. Nel film del 1997, invece, sono semplici macchine per uccidere. I loro arti sono lame acuminate e la loro struttura sociale è il formicaio.


The Thing – La Cosa da un altro mondo: Nel romanzo di John W. Campbell, il mutaforma arriva dallo spazio con l’aspetto di un mostro azzurrognolo con tre occhi. Probabilmente quello è l’aspetto dell’ultima sua vittima copiata.

Nel film del 1951, a causa degli effetti speciali limitati dell’epoca, viene sostituito da un gigante vegetale. E quando gli mozzano una mano, questa continua a muoversi e strisciare nonostante sia lontana dal resto del corpo. Nel remake del 1982 torna a essere un mutaforma e semina il terrore. Infatti ogni sua parte, venendo in contatto con un altro organismo, lo uccide e lo imita. Così assistiamo a teste con le gambe che avanzano sul pavimento, toraci che si aprono e ingoiano le braccia del dottore intento a defibrillare, masse informi zeppe di parti delle vittime che si ergono davanti ai superstiti della base in Antardide.

Il mutaforma è una creatura molto usata anche nel Fantasy.


Body Snatchers: dal romanzo di Jack Finney sono stati tratti ben quattro film: L’invasione degli Ultracorpi (1956), Terrore dallo spazio profondo (1978), Ultracorpi – l’invasione continua (1993), Invasion (2007). Il migliore è quello del 1978, tra l’altro è l’unico in cui vincono gli alieni.

L’idea di extraterrestri che copiano e si sostituiscono agli umani permette di evitare la fatica di inventare l’aspetto dell’alieno, un po' come quando si mette in campo il mutaforma. Tuttavia l’idea ispiratrice di Jack Finney fu il Pericolo Rosso: cioè la paura del Comunismo, che si temeva avrebbe uniformato e appiattito gli americani in una moltitudine di individui tutti uguali.

Politica a parte, “l’imitatore e sostitutore” è la forma di vita aliena più distante da quella umana immaginata fin’ora. E quindi la più intrigante.



sabato 1 febbraio 2025

Gli extraterrestri di celluloide (parte 1)

 

Gli extraterrestri immaginati al cinema e in TV sono quasi sempre la trasposizione spaziale di creature fin troppo terrestri.

E.T. fu ideato da Carlo Rambaldi. Doveva risultare morbidoso, carino, un cucciolo di alieno amico dei bambini, non doveva assolutamente spaventare e allo stesso tempo non doveva sembrare una creatura del nostro mondo. Osservandolo superficialmente, E.T. ha un’anatomia abbastanza aliena. Tuttavia guardandolo meglio si capisce che ha la faccia di una tartaruga simpatica, con occhioni da cartone Disney e comunque un corpo simile a quello degli umani, con due braccia e due gambe… anche se le gambe sono piuttosto corte!

Yoda: è uno gnomo delle fiabe! Un folletto benevolo con le orecchie a punta e la pelle verde. Ne L'Impero colpisce ancora ha perfino il suo bastoncino da mago in stile Gandalf.

Come alieno è molto improbabile, però bisogna tener conto del fatto che Star Wars non è fantascienza, ma Science Fantasy. Inoltre, la moltitudine di creature che popolano la Saga sono la rielaborazione della fauna terrestre: dagli insetti, ai rettili, fino agli elefanti, i cani (Chewbacca) e gli orsacchiotti (Ewoks).

Nel covo di Jabba, in mezzo a tanti mostri, se ne intravede addirittura uno che ricorda la Pantera Rosa.

Alien: è l’alieno più azzeccato della storia del cinema. Uno xenomorfo, cioè un essere che si adatta alle sembianze dell’ospite sfruttato per riprodursi. Infatti in Alien 3 è quadrupede proprio perché l’ospite è un cane.

Il suo creatore, Hans Ruedi Giger, era un pittore di ispirazione surrealista e simbolica. Già col suo Swiss Made 2069 ideò un alieno originale molto prima di disegnare Alien.

Nel 1979 il suo talento visionario mischiò sapientemente elementi artificiali e organici, inventando un predatore mai visto prima.

Predator: Un gigantesco orco con le treccine da rasta e una faccia che è bene tener nascosta sotto l’elmo! Scherzi a parte, visto che la prima versione somigliava a un Uomo-Formica, è un bene che Van Damme si sia rifiutato di proseguire le riprese e i produttori abbiano deciso di ripensare la creatura daccapo.

Predator è un umanoide. In pratica ha solo la testa differente dagli umani, per il resto sembra solo un uomo rozzo e gigante. Appunto un orco! Ciò che arricchisce il personaggio è senza dubbio la tecnologia aliena che si porta appresso.

Centauri di Giochi Stellari: è il mentore di Alex Rogan, è un alieno che si camuffa con la maschera. Il suo vero volto sembra quello di un Grigio molto scuro, con gli occhi luminosi come la spada di Darth Vader.

In realtà il suo essere extraterrestre è un fatto secondario, infatti il personaggio è molto più che umano! È un reclutatore, un venditore truffaldino, un pasticcione ma in definitiva un tizio estremamente bonario e paterno.




sabato 13 aprile 2024

Fallout

 


Fallout è la miglior serie TV che mi è capitato di vedere negli ultimi anni, leggermente sciupata dalle continue e fastidiose “interruzioni limitate” di Amazon Prime. Nonostante io sia un accanito fruitore di videogiochi non ho mai giocato a nessuno dei vari Fallout (il capostipite risale addirittura al 1997). E forse è proprio la mia totale ignoranza della trama che mi fa amare ancora di più la serie, forse i colpi di scena mi stupiscono perché è come se fossi arrivato ieri sulla Terra e mi avessero mostrato a bruciapelo, per la prima volta, Mad Max oltre la sfera del tuono!

Fallout rientra nel genere Atompunk ed è un frullato di molte cose già raccontate nella fantascienza, però il segreto di una ricetta non sono solo gli ingredienti, bensì come questi vengono mescolati. Infatti Fallout sprizza novità da tutte le parti!

Fare spoiler su qualcosa che è in giro da ventisette anni è piuttosto ridicolo, per cui se di seguito illustro genericamente l’ambientazione, commettendo di sicuro qualche errore, non farò certo danni all’opera. Comunque, consiglio a chi non vuol perdersi nemmeno una sorpresa, di lasciare immediatamente questa pagina.

Il XXI secolo della Terra alternativa in cui si svolge l’ucronia è rimasto cristallizzato nell’estetica e nella cultura americana degli anni ‘50 (probabilmente anche il resto del mondo è rimasto fermo ai suoi anni ‘50). La tecnologia ha fatto passi da gigante in senso retrofuturistico, per cui sembra quasi di rivedere i vecchi cartoni dei Jetsons. La Guerra Fredda non è finita con la caduta del muro di Berlino, l’Unione Sovietica e la Cina sono ancora i nemici terribili del Capitalismo e negli Stati Uniti continua senza sosta la caccia alle streghe. Nel 2077, quello che sulla nostra Terra abbiamo sempre temuto e per fortuna non è mai successo capita all’improvviso nella Terra alternativa: scoppia la Terza Guerra Mondiale, ovviamente termonucleare. E distrugge la civiltà umana. Duecento anni dopo, il mondo è diviso tra i sopravvissuti di superficie, contaminati, alcuni mutati in Ghoul (dei non morti cannibali simili agli Zombi) e i discendenti dei ricchi, rimasti per generazioni al sicuro nei Vault sotterranei, in attesa di poter ricolonizzare l’America quando le radiazioni saranno divenute sopportabili. Gli abitanti di superficie ricordano molto i postapocalittici della serie Mad Max e l’ambientazione western si nota a prima vista. Questo non si può certo definire originale, come i mostri generati dalle radiazioni, eppure va tenuto conto che si tratta della materia prima dei videogiochi sparatutto (nonostante Fallout faccia parte del genere “sopravvivenza”). Un gioco molto simile per mostri e ambientazione postapocalittica è Metro 2033, dal libro di Dmitrij Gluchovskij.

Un altro elemento importante di Fallout è la confraternita d’acciaio: un ordine neo-cavalleresco sorto dalle ceneri dell’esercito americano. Ricordo ancora che la mia curiosità per il videogioco, mentre scorrevo i titoli sugli scaffali di Gamestop, derivava dall’armatura del cavaliere in copertina… molto simile a quella degli Space Marine di Warhammer 40000. E le differenze tra i due tipi di soldato meccanizzato non sono poi troppe, quelli di Fallout comunque ricordano di più i cavalieri medievali e hanno perfino lo scudiero. Nella serie fanno venire in mente subito Iron man.

I personaggi principali della serie (non tutti presenti nella serie di videogiochi) sono il Ghoul ex Cooper Howard, la fuoriuscita dal Vault Lucy MacLean e lo scudiero Maximus. Le loro storie s’intrecciano continuamente nel dipanarsi di una trama stillata come le carte del poker, questo fa sì che lo spettatore resti incollato allo schermo con la voglia di sapere cosa succederà dopo. A estinguere questa voglia ci pensa Prime, con le fastidiose interruzioni pubblicitarie.

La mia speranza è che il prodotto abbia una fine e rientri in non più di quattro stagioni, come fu per The man in the high castle. A proposito: la serie The Boys è apparsa un tantino stanca nella terza stagione e forse sarebbe il momento di chiuderla con la quarta, sparando gli ultimi clamorosi colpi di scena.

venerdì 1 luglio 2022

Star Wars serie TV

 





Chissà cosa sarebbe successo se, dopo Il Ritorno dello Jedi, George Lucas avesse deciso di fare una serie di telefilm sulla sua Saga? Probabilmente a causa dei bassi budget riservati alle serie degli anni '80 avremmo avuto un prodotto scadente come lo furono i due film sugli Ewoks. Lucas si preparò un piano di riserva proprio nel caso che Guerre Stellari non avesse riscosso il successo sperato e infatti commissionò La gemma di Kaiburr allo scrittore Alan Dean Foster, da cui avrebbe tratto appunto un sequel a basso costo se le cose fossero andate male. Le cose invece andarono benissimo e dopo il successo planetario della trilogia Lucas puntò tutto sull’attesa dei fans, evitò il “campo minato” della serie TV e propose videogiochi, libri e fumetti espandendo a livelli incredibili l’universo di Star Wars. Quando nel 1999 arrivò al cinema la nuova trilogia i fans erano diventati talmente fanatici da contestargli perfino alcune scelte e la Disney, che dai tempi di The Blake Hole voleva mettere le mani su Star Wars, si mise alla finestra attendendo i risultati dei Prequel giunti in sala sedici anni dopo la vittoria della Ribellione sull’Impero. I nuovi film furono accolti con entusiasmo dalle nuove generazioni (anche se lo zoccolo duro dei vecchi fans ancora oggi li paragona al ribasso) e così nel 2012 la Lucasfilm fu acquistata dalla Disney per una montagna di dollari.

“Dare ai fans quello che vogliono” è la parola d’ordine della Disney e i risultati si vedono: i tre film dell’ultima trilogia ambientata dopo la caduta dell’Impero sono stati un successo, anche se non troppo originali nelle trame. Poi sono arrivati gli spin-off: Rogue One, ambientato poco prima di Una Nuove Speranza, è sicuramente il più riuscito e l’unica nota stonata resta Solo, forse proprio per l’impossibilità di girare un intero film con Harrison Ford ringiovanito dal CGI. A proposito: i personaggi classici sono stati fatti fuori uno a uno proprio per non doverli inserire in nuovi film in futuro, visti i rischi anagrafici.

Ed ecco le serie TV: The Mandalorian, The Book of Boba Fett, Obi-Wan Kenobi, Andor (e chissà quante altre prossimamente? Lando Carlissian, Ahsoka, The Akolyte). L’impronta Disney è forte, basta pensare all’idea di raccontare Luke e Leia da bambini o all’introduzione del personaggio di Grogu, morbido e coccoloso. Tuttavia, ciò che affascina i vecchi fans come me, è sapere finalmente cosa è successo dopo: dopo La Vendetta dei Sith Obi-Wan Kenobi si è rifugiato su Tatooine e tiene d’occhio il piccolo Luke Skywalker. Dopo Il Ritorno dello Jedi Boba Fett è sopravvissuto al Sarlacc, ma i Jawas gli hanno rubato l’armatura ed è stato catturato dai Sabbipodi. Seguendo le avventure di Mando scopriamo che Jango e Boba non sono affatto mandaloriani e l’elmo se lo tolgono spesso. Anche sapere che ne è stato del Palazzo di Jabba dopo la dipartita del boss e scoprire che la Slave 1 è rimasta parcheggiata nel Palazzo amministrato da Bib Fortuna sono piacevoli colpi di scena. Ma su tutto il pezzo forte è il rivedere i personaggi principali, la Disney lo sa e li stilla come al poker. Così abbiamo rivisto Grand Moff Tarkin, Dart Fener e la principessa Leia in Rogue One. E in The Mandalorian, quando tutto sembra perduto, arriva Luke Skywalker sul suo X-Wing in compagnia dell’inseparabile C1P8 (R2D2) e sgomina a colpi di spada laser i droidi imperiali (per la verità piuttosto simili ai cylons di Battlestar Galactica). E ancora Luke Skywalker che addestra alle vie della Forza il piccolo Grogu.

Grazie alle serie sappiamo inoltre che è possibile cavalcare un Rancor.

Un’altra ottima mossa della Disney sono le apparizioni di personaggi introdotti nei videogiochi, nei fumetti, nei libri o nelle serie animate.

Cad Bane, per esempio, è il pistolero cacciatore di taglie che sfida Boba Fett su Tatooine e l'avevamo già visto nella serie animata The Clone Wars. Il droide BD-1, compagno inseparabile del Jedi Cal Kestis nel videogame Star Wars the fallen order, lo ritroviamo nell’Hangar 3-5 di Mos Eisley al servizio di Peli Motto. Infine gli inquisitori, che erano già apparsi nella serie animata Star Wars Rebels, qui tornano al completo.

A questo punto si riaccende la mia speranza di vedere qualcosa dei vecchi videogiochi: tipo i caccia dei pirati R-41 Starchaser o l’YT-2400 Outrider guidato da Dash Rendar. Chissà...

Purtroppo il punto debole delle serie TV è che sono serie TV e infatti anche per quelle di Star Wars si ripropone il medesimo problema: gli episodi rischiano di essere "inconcludenti". Per attenuare questo rischio The Mandalorian è uscito in due stagioni di 8 episodi ciascuna, The Book of Boba Fett in una di 7 episodi e a metà stagione sono arrivati Mando e Luke a rinforzare il personaggio di Boba che inziava a stancare. Infine Obi-Wan Kenobi è una miniserie di soli 6 episodi col personaggio della Terza Sorella che lascia perlomeno un tantino perplessi e Dart Fener (non ce la faccio ad allinearmi al corretto Darth Vader) pericolosamente ripetitivo. Nel sesto episodio, per esempio, assistiamo a un duello epico tra Fener e Obi-Wan, che per forza deve essere inconcludente, visto che Obi-Wan sarà abbattuto da Fener in Una nuova Speranza. La Disney si trova più a suo agio con personaggi nuovi, non troppo vincolati dagli eventi narrati nei film, per questo nutro grandi aspettative per la serie di Andor. E anche se non ancora confermata, probabilmente ci sarà una serie sul Jedi Cal Kestis, proprio perché l'attore che interpreta il personaggio nel videogame è giovane e le libertà narrative sono direttamente proporzionali alla distanza dalle vicende dei personaggi classici della Saga.

 

 

 

sabato 4 dicembre 2021

Cowboy Bepop


 

Non sarebbe neppure troppo male come serie Tv, tuttavia è intrisa di cartone animato giapponese. Lo so, si chiamano anime e sono strettamente collegati ai manga… ma chi se ne frega! Ho amato Goldrake da bambino, non sono più un bambino e riconosco che Goldrake resta un prodotto da bambini. Molti degli anime moderni sono violenti, inadatti ai bambini (anche se ricordo dicevano la stessa cosa di Goldrake negli anni ‘70). Tuttavia non è solo la violenza a determinare se un’opera sia adulta. Secondo me non deve esserci eccessiva semplificazione negli eventi e invece in Cowboy Bepop accade proprio questo. Probabilmente succedeva anche nella serie a cartoni, che non ho visto… forse Netflix è stata troppo fedele all’originale.

Qualcuno può dire che non si può alzare il ditino senza aver visto l’originale, c’è sempre qualcuno che lo dice. E io sto alzando il ditino.

Avendo interrotto la visione dei cartoni giapponesi per sopraggiunta maggiore età ormai dal lontanissimo 1988, noto alcune similitudini di Cowboy Bepop solo in Lupin III. Di sicuro ci saranno stati altri prodotti nipponici molto più simili di cui ignoro l’esistenza, però l’unico punto di forza della serie resta, secondo me, il legame tra i soci contornato da una buona dose di ironia, che appunto c’era anche in Lupin III.

Qualcosa di simile si respira nei fumetti di Burton & Cyb di Segura e Ortez con le dovute differenze, visto che qui si tratta di truffatori e invece in Cowboy Bepop sono cacciatori di taglie e in Lupin III sono ladri.

Le astronavi e l’ambientazione fantascientifica sono spettacolari. Forse ci sarebbe stata bene qualche pennellata rètro alla Tekkaman, tanto il semiserio era già stato sdoganato alla grande.

Il primo dei dieci episodi è il migliore, ha un ritmo frenetico e sorprende con buone trovate. La qualità cala nei successivi che comunque restano di ottima fattura per effetti speciali e accuratezza dei dettagli. Gli ultimi tre episodi sono interessanti, svelano l’antefatto e riescono a catturare l’attenzione perduta appena qualche episodio prima… ma il finale è diabolicamente da cartone e piuttosto inverosimile.

giovedì 7 ottobre 2021

Foundation, la serie basata sui romanzi di Isaac Asimov



Foundation è ben realizzata dal punto di vista degli effetti speciali e della ricostruzione scenografica. Le astronavi, i mondi e le creature aliene che affollano gli episodi non hanno niente da invidiare ai kolossal di fantascienza passati in sala in questi ultimi anni. Tuttavia, lo spettatore appassionato delle opere asimoviane ha l’impressione di vedere un’altra cosa rispetto a ciò che aveva letto, magari molti anni prima.

In parte è così: l’aumento dell’azione, l’inserimento degli intrecci amorosi, l’ampio spazio dato ai personaggi imperiali e l’introduzione di qualche nuovo personaggio provocano questo effetto. Ma la trama originale, per fortuna, è rimasta pressoché intatta.

Hari Seldon, utilizzando la Psicostoria, predice il crollo dell’Impero in almeno cinquecento anni. Propone all’Imperatore la costruzione di una Fondazione per salvare la cultura dell’umanità e ridurre il più possibile i secoli di barbarie che seguiranno. Viene esiliato sul lontanissimo pianeta Terminus insieme al suo collaboratore Dornick e a tutti gli uomini e le donne scelti per la missione. Naturalmente Seldon aveva previsto anche questo e voleva assolutamente la sua Fondazione distante da Trantor.

Quello che si nota subito, visionando la serie, è un forte rafforzamento dell’elemento femminile rispetto al cartaceo. Forse perché la produttrice esecutiva è Robyn Asimov, la figlia di Isaac Asimov. Oppure solo per marcare le differenze tra i romanzi e la loro trasposizione sul piccolo schermo.

Il primo personaggio a cambiare sesso è il matematico Gaal Dornick, che da uomo nel romanzo diventa, nella serie, una giovane ragazza. Poi tocca al robot R. Daneel Olivaw, presente sia nel Ciclo dei Robot che in quello delle Fondazioni, qui eminenza grigia dell’Imperatore col nome di Eto Demerzel e l’aspetto di una donna. Ma il trauma più grave, per chi lesse i libri nel lontano 1987 come me per esempio, è il personaggio del sindaco di Terminus Salvor Hardin. Nella serie Apple diventa il guardiano Salvor, naturalmente donna e per nulla riluttante all’uso della violenza. Infatti gira sempre con un megafucile a tracolla! Le sorprese non finiscono qui, visto che il suo boyfriend Hugo, pilota di una nave da trasporto e commerciante intergalattico, ricorda in qualche modo Han Solo (soprattutto quando regala ai bambini della Fondazione la cioccolata corelliana). A proposito: la famosa frase di Salvor «La violenza è l'ultimo rifugio degli incapaci» la pronuncia suo padre Abbas nel quarto episodio.

Un altro dettaglio modificato rispetto ai romanzi è la figura dell’Imperatore. Asimov lo presenta come Linge Chen, ufficialmente il presidente della Sicurezza ed ufficiosamente sovrano assoluto. Nella serie, invece, l’Imperatore Cleon I si clona da migliaia di anni in tre individui che regnano contemporaneamente: Alba (il bambino), Giorno (l’adulto nel pieno della sua fierezza) e Tramonto (il vecchio). L’ottima idea introdotta dagli sceneggiatori va a migliorare la rappresentazione dell’Impero del futuro, tecnologicamente avanzato, con un dominio esteso sull’intera galassia.

Nel corso degli episodi vengono evidenziate le differenze tra le varie copie dell’Imperatore. Le scelte considerate giuste da una copia e sbagliate da un’altra e le aspirazioni della copia in base alla sua età. Non ricordavo un simile approfondimento del Potere Assoluto nei libri e comunque lo trovo molto interessante.

A proposito di differenze: i cloni non possono averne, infatti ci sarà una sorpresa!

Su Terminus torreggia la Volta (il Vault) sospesa a un metro da terra, come il famoso Monolite di 2001: odissea nello spazio. Nessuno, nella Fondazione, sembra sapere che è stata inviata sul pianeta prima dei coloni e perché il suo misterioso campo nullo tiene gli organismi viventi a distanza. Nei libri, il Vault è programmato per aprirsi durante le “Crisi Seldon”, cioè nelle situazioni più critiche della storia galattica e già nel terzo episodio arriva la prima crisi: le astronavi di Anacreon minacciano l’avamposto dell’Impero, soldati armati sbarcano e restano per il momento bloccati dalla barriera energetica che lo circonda.

Le barriere energetiche protettive mi colpirono parecchio leggendo i romanzi. Ricordo ancora (vagamente per la verità) il sovrano barbaro, messo sotto scacco dalla mossa dell’astuto dirigente della Fondazione, che perde la pazienza e cerca di ucciderlo sparandogli con la pistola. Il colpo rimbalza sulla barriera energetica e l’atto di violenza si trasforma in suicidio.

In definitiva non bisogna guardare il serial sfogliando i libri pagina per pagina a caccia di ciò che è stato cambiato. Qualcosa è stato certamente cambiato, per ottenere un buon prodotto televisivo. Ma quello che conta è che lo spirito dell’opera originale c’è ancora tutto, basta togliersi gli occhiali del ricordo.

Grazie, Isaac Asimov! 

 

-------------------------------------------------------------------------- 


Aggiornamento dopo la visione dell'intera prima stagione:

 

“La serie è solo basata sull’opera di Asimov perché riproporla fedelmente non sarebbe stato attuale e avrebbe allontanato i giovani”


Quante stagioni vogliono farci e soprattutto, sono sicuri di riuscire a farle seguendo questa politica? Forse sarebbe stato più saggio fare una stagione per Cronache della galassia, una per Il crollo della galassia centrale e l'una per L'altra faccia della spirale. Tutte e tre più fedeli ai libri e quindi meno "desaurizzate" (come ha scritto qualcuno). I prequel e i sequel si sarebbero potuti utilizzare in un secondo momento realizzando delle serie Spin-off. Il rischio di veder crollare gli ascolti e chiudere dopo un paio di stagioni è alto ed è già successo per altre serie (per esempio Visitors o I Sopravvissuti). Io avrei sfruttato la potenza narrativa dei primi tre romanzi di Asimov, anche perché è vero che Star Trek conta molte serie composte da tante stagioni e seguite da innumerevoli fans... ma è partito da una serie nata per la TV. Qui, invece, per la TV si parte da zero.

 

 

 

 


giovedì 6 maggio 2021

Resident Alien


 

È arrivato per distruggere la Terra, ma una serie di imprevisti l’hanno costretto a rivedere i suoi piani. Per ora si è sostituito a un dottore, resta mimetizzato tra gli umani e aspetta. Aspetta il momento giusto per agire! Purtroppo in paese c’è stato un omicidio, qualcuno ha ucciso il dottore e serve un dottore per le indagini. Lo sceriffo viene a cercarlo e pretende la sua collaborazione. Che farà? Si ritiene molto più intelligente degli umani, tuttavia la medicina non è la sua specializzazione primaria. Lui s’intende di distruzione di mondi.

Resident Alien si potrebbe definire un Mork & Mindi aggiornato al 2021, con un Mork terribilmente più cattivo dell’originale che fu interpretato da Robin Williams. Alan Tudyk è perfetto per la parte: alieno stralunato e maldestro, trasuda cattiveria, minaccia e allo stesso tempo tendenza a umanizzarsi suo malgrado. Sara Tomko interpreta Asta Twelvetrees, colei che probabilmente diverrà la Mindi nella serie.

A proposito, occhio agli specchi: il falso dottor Harry utilizza un sistema avanzatissimo di mimetizzazione, che però non riesce a ingannare gli specchi. E poi, un umano su un milione riesce comunque a vederlo nelle sue vere sembianze. Non ce ne sarà mica uno così in paese?

 

Resident Alien

 

In visione su Rai 4 e RaiPlay 

 

martedì 16 febbraio 2021

Raised by Wolves – Una nuova umanità


 

Intanto perché questa mania di mettere sottotitoli a cavolo? La traduzione è “Allevato dai lupi”, sarebbe stato perfetto così!

Già dopo i primi due episodi il web si è riempito di articoli che parlano molto di Ridley Scott, del suo Alien, del suo Blade Runner, del suo modo di presentarci gli androidi. Ma fornendo notizie esigue su Raised by Wolves, visto che la serie viene stillata poco per volta, episodio dopo episodio, come è giusto che sia. Comunque il titolo originale è riferito a Campion, il più giovane dei sei bambini nati da embrioni portati su Kepler-22b e l’unico sopravvissuto. Per capire se i lupi siano gli androidi degli atei o la comunità integralista mitraica, dovremo attendere gli eventi delle prossime puntate.

Raised by Wolves è una buona serie, con molti spunti originali, ed è fantascienza pura. Come tutte le serie di questi anni è stata prodotta una prima stagione da dieci episodi e, se gli ascolti saranno alti, avremo altre stagioni. Spero vivamente in un epilogo, perché preferirei non arrivare all’undicesima stagione come X-Files!

Aaron Guzikowski ha pensato i suoi androidi lontanissimi da quelli di Isaac Asimov: privi delle tre leggi della robotica, molto simili ai sintetici di Alien e ai replicanti di Blade Runner. Inoltre li ha differenziati per scopo: Madre è un potente androide da guerra, riprogrammato per crescere bambini umani sul pianeta vergine Kepler-22b e fondare una colonia atea. Padre, invece, è un Androide di servizio riprogrammato per proteggere e sostentare la colonia.

Quello che colpisce fin dal primo episodio è la guerra umana tra gli Atei e i Mitraici. Entrambe le fazioni fanno uso dei robot ma non sono le macchine a minacciare l’umanità, come accadeva in Terminator. Sappiamo infatti che l’umanità è in grado di minacciarsi da sola fin dall’alba dei tempi.

Non so quale spiegazione abbia preparato Guzikowski per rendere credibile l’ascesa del culto di Mitra a religione predominante nel mondo. Probabilmente l’anno 2145 con la Terra devastata dalla guerra non è “Dopo Cristo”. Piuttosto, la vicenda, potrebbe essere ambientata in un universo alternativo in cui l’Imperatore Costantino, al momento di scegliere la nuova religione per l’Impero, ha optato per Mitra invece che per il Cristianesimo. Quindi saremmo 2145 anni dopo l’avvento di Mitra in un Impero Romano forse mai crollato. O forse no.

Le uniformi dei soldati mitraici sono bianche col sole rosso stampato sul petto, indossano mantelli, guanti e spallacci, portano la spada alla cintura e finiscono per risultare simili, fatta eccezione per la fondina con la pistola, agli antichi cavalieri templari cristiani. Ma anche questo è in linea col presupposto ucronico della serie: se Mitra avesse preso il posto di Cristo non ci sarebbero stati cavalieri nel medioevo? È probabile che ci sarebbero stati comunque, sotto un diverso dio. Visto che la società feudale non è legata alla religione cristiana. In Giappone, per esempio, c’era una società molto simile senza neppure un prete in giro.

Il terzo e quarto episodio risultano meno incisivi dei primi due, infatti Luke Scott subentra a Ridley Scott alla regia e si vede. Tuttavia il livello è ancora alto per un prodotto televisivo. Inoltre arrivano dei colpi di scena: il pianeta non è disabitato, animali predatori attaccano la colonia e ci sono indizi di una possibile civiltà aliena che forse resta nascosta per studiare i nuovi venuti. E qui tornano in mente Le cronache marziane di Ray Bradbury e Planeta bur di Pavel Klushantsev.

A questo punto non resta che proseguire nella visione per esplorare Kepler-22b e scoprirne i segreti. Con l’aiuto di Sol, s’intende!

martedì 1 dicembre 2020

L'astronave Orion

Stagione 1 - Episodio 8 - L'assalto dei Frog




Il comandante Cliff McLane si alzò a fatica in mezzo ai rottami. Fumo e scintille lo circondavano. Si guardò intorno: la plancia era in pezzi.

«State tutti bene?» chiese agli altri, che risposero con un cenno. Alcuni erano sdraiati, altri in ginocchio; si aggrapparono a qualcosa per tirarsi su. Avevano ferite lievi, graffi, ma per fortuna niente di grave.

«Stiamo bene, comandante. Quella che non sta bene è la nave» disse Shubashi.

Aveva ragione e McLane lo sapeva. La battaglia contro i Frog era stata devastante e i terrestri l’avevano persa. Di tutte le astronavi della Terra, due sole erano sopravvissute: l’Orion e l’Hydra. Entrambe erano pesantemente danneggiate.

Mentre i suoi uomini spegnevano gli ultimi focolai d’incendio, McLane esaminò la strumentazione di bordo. A occhio e croce il funzionamento era garantito al quaranta per cento. Poteva bastare per manovrare, ma non per ingaggiare un altro scontro, che sarebbe stato sicuramente fatale.

Accanto a lui c’erano Tamara Yagellovsk e Hasso Sigbiornson. Proprio a quest’ultimo in quel momento affidava le sue speranze.

«Puoi fare qualcosa, Hasso?»

Il tenente scosse la testa.

«Posso fare ben poco. Troppe parti sono compromesse; credo di riuscire a muoverla, ma sarà una tartaruga».




Ma come diavolo avevano fatto quei maledetti Frog a vincere? Come avevano fatto a neutralizzare l’Overkill, l’arma più potente della Terra? Non lo sapeva, ma in qualche modo l’avevano fatto. Subito dopo avevano annientato tutte le difese esterne e ora stavano dilagando nel Sistema Solare.




Allontanò quei pensieri.

«Farò il possibile» disse Hasso. «Proverò a muoverla».

«Bene! Helga, mettimi in contatto con l’Hydra o con la Terra» ordinò il comandante all’operatrice radio.

Helga Legrelle si diede da fare.

«Hydra da Orion, rispondete... Hydra da Orion...»

Non ci fu nessuna risposta; provò ancora diverse volte. Poi passò alla Terra.

«Terra da Orion, riuscite a sentirmi?»

Niente. Erano isolati.

Hasso regolò la potenza residua, tolse tutta l’energia agli scudi e la convogliò ai motori. Escluse i circuiti danneggiati.

L’astronave Orion, ferma nello spazio, riattivò le luci. Iniziò lentamente a ruotare, poi si mosse in avanti.

«Funziona, anche se ci spostiamo solo a bassa velocità!» gridò soddisfatto.

McLane gli dette una pacca sulla spalla.

«Ottimo lavoro».

L’entusiasmo gli si spense subito in gola, ripensando a tutti gli amici che aveva perso quel giorno sulle navi distrutte e al suo mondo che si sgretolava sotto il peso dell’invasione.




Il generale Wamsler, sulla Terra, osservava inorridito la comunicazione registrata da Marte. Si vedevano sullo sfondo uomini che combattevano e, ancora più lontani, le figure evanescenti dei Frog che si avvicinavano. L’uomo in primo piano che parlava verso la telecamera era un suo amico, comandante della colonia.

«Generale, sono dappertutto. Dov’è la pattuglia spaziale? Non potremo resistere ancora per molto, abbiamo bisogno di aiuto...»

Un lampo apparve sullo schermo: il messaggio finiva lì.

Wamsler si volse verso gli altri ufficiali del TRAV, che avevano assistito in silenzio. Le loro facce erano funeree.

«Siamo impotenti» ringhiò «cosa darei per avere ancora una sola astronave, la guiderei io contro quei maledetti!»

«Una l’abbiamo» disse qualcuno.

«Cosa?»

La faccia del generale s’illuminò.

«Abbiamo ricevuto proprio ora una comunicazione dall’Hydra: il generale van Dyke ha ripristinato in modo parziale la nave. Necessita di molte riparazioni ma è ancora funzionante. Ha detto di aver parlato con McLane dopo lo scontro e di aver perso il contatto subito dopo. Forse anche l’Orion ce l’ha fatta».

«McLane!» esclamò Wamsler. «Il più indisciplinato dei miei comandanti e l’unico che riesce sempre a sorprendermi con qualche trovata geniale. Abbiamo bisogno di lui, deve avercela fatta! Non può permettersi di essere morto».

«I Frog hanno distrutto gran parte dei nostri ripetitori, generale. Per questo ci sono settori di spazio dove le comunicazioni sono impossibili, a parte quelle dirette, s’intende. Se l’astronave Orion esiste ancora, dobbiamo aspettare che esca da una di quelle zone d’ombra».

Un suono acuto scosse i presenti. Sullo schermo di controllo si vedevano le astronavi Frog in avvicinamento. Erano numerose e puntavano sulla Terra.

«Allora sarà bene che si sbrighi» disse a denti stretti Wamsler «oppure presto qui saremo tutti morti».




Erano passate alcune ore e il comandante dell’astronave Orion aveva preso la decisione di ridurre al minimo il consumo di energia per evitare di essere intercettati dai Frog. Anche le luci erano state abbassate. La scia energetica lasciata dalla nave, in questo modo, era quasi nulla.

Hasso, in sala macchine, aveva appena finito di aggiustare al meglio il sistema di propulsione. Non rimaneva che aspettare la ricarica degli accumulatori. Serviva tempo e forse era proprio quello a scarseggiare.

Decise di passare alla sezione armi, per vedere quali danni potevano essere riparati. Insieme a de Monti smontò il pannello di controllo dell’Overkill ed esaminò i diagrammi di flusso, le statistiche delle ultime ore di attività e il momento del combattimento.

Rimase sconvolto.

La principale arma della Terra non era stata neutralizzata dai Frog, come si pensava. L’Overkill si era semplicemente spento, per un ordine arrivato direttamente dal calcolatore centrale terrestre.

Resettò e riavviò.

De Monti controllò gli indicatori: tutto era andato a posto. L’arma era perfettamente funzionante.




Quando, più tardi, si riunirono, ne parlarono e McLane tuonò sbattendo il pugno sul tavolo.

«Qualcuno sulla Terra ha lavorato per i Frog!»

«È già successo in passato» disse Hasso. «Ricordiamo quanti ottimi soldati hanno subito il lavaggio del cervello e si sono rivoltati contro la Terra. È probabile che abbiano piegato la volontà di qualcun altro. Poi l’hanno messo nel posto giusto e l’hanno attivato al momento opportuno».

«Non ci credo» obiettò Tamara. «Possibile che al TRAV nessuno si sia accorto di nulla?»

«È possibile, invece. Magari la spia ha usato un “magnete”, uno di quei gingilli che si attaccano come un parassita sul computer, modificando la programmazione interna senza alterare le informazioni ai monitor esterni. È un vecchio apparecchio militare, ma se si conoscono i codici giusti, s’infila dappertutto».

McLane tagliò corto: «Ed è uno dei nostri “gingilli”! Siamo stati sconfitti con la nostra stessa tecnologia. Ma ormai tutto questo non è importante, dobbiamo trovare il modo di rimediare».

Tamara lo guardò incredula: «Credevo fosse chiaro che non si potesse rimediare».

«Finché siamo vivi, abbiamo la possibilità di farlo. E ho intenzione di non perdere altro tempo. Ho in mente qualcosa, ma bisogna trovare il modo di comunicare con Wamsler senza essere intercettati dai Frog».

«E l’uomo sotto il loro controllo? Potrebbe essere ancora attivo» replicò lei. «Non credi che verrà a conoscenza delle tue mosse? Avvertirà i Frog. Anche usando un messaggio in codice, quando arriverà sulla Terra e sarà decrittato, cadrà subito nelle sue mani».

«È vero, ma non succederà se sarà Wamsler l’unico in grado di decrittarlo».

«Non ti seguo».

«Io so una cosa che tu non sai. Nell’ufficio del generale c’è una macchina. È un reperto storico di cui solo in pochi ricordano la funzione. Naturalmente è una riproduzione. L’originale risale alla seconda guerra mondiale e si chiama Enigma. Wamsler si è divertito a impararne il funzionamento. Il computer dell’Orion ha in memoria il suo codice cifrato, sono stato io a volerlo, in previsione di tempi difficili. Quindi noi possiamo scrivere il messaggio ma sulla Terra non hanno il codice e non riusciranno a decifrarlo».

«Se Wamsler è abbastanza sveglio» ridacchiò Hasso «capirà che deve tradurselo da solo e userà la macchina tagliando fuori la spia. Sì, può funzionare».




Poco dopo apparve l’Hydra, proprio davanti all’Orion. Le due astronavi a forma di disco, circondate dal cosmo nero e profondo, si fronteggiarono per qualche minuto. Poi dall’Orion si staccò una navicella. Il comandante non voleva rischiare di essere individuato e preferì evitare anche le comunicazioni dirette.

Lydia van Dyke lo aspettava in plancia. Fu felice di vederlo e di apprendere che i membri del suo equipaggio stavano tutti bene. McLane le spiegò quello che aveva intenzione di fare.

Il piano prevedeva di uscire dalla zona d’ombra e di proseguire in direzione del Sole. La loro meta era la stazione solare Elios. O meglio, dovevano avvicinarsi a quella zona. Al resto avrebbe dovuto pensare il generale Wamsler, dopo aver letto il messaggio cifrato.

Le probabilità che tutto andasse liscio non erano molte, ma nella situazione in cui si trovava la forza di difesa terrestre, diventavano un’importante speranza.




L’uomo che due ore dopo entrò nell’ufficio del generale, portava un messaggio stampato su carta.

«L’astronave Orion è uscita dalla zona non comunicativa e questo è ciò che ci ha inviato, signore».

Wamsler guardò il foglio.

«McLane è impazzito? Che ci faccio io con questo?» borbottò.

«È incomprensibile!»

Poi, osservando meglio la pagina scritta, cambiò espressione e il suo volto s’illuminò. Alzò gli occhi verso l’uomo che gli aveva consegnato il messaggio.

«Se ne vada» urlò. «Devo pensare. Da solo!»

Aveva capito subito che c’era qualcosa che non andava nell’Intelligence terrestre. Altrimenti perché McLane gli avrebbe inviato un cifrato? Di sicuro cercava di tenere alla larga gli occhi curiosi di qualche spione. Come diavolo aveva fatto McLane a capire che le linee di comunicazione non erano sicure? Quell’uomo è un drago, si disse. Ma non aveva certo intenzione di dirglielo, era bene tenerli sempre in tiro, i suoi ufficiali. Anche ora che ne erano rimasti pochi.

Una cosa era certa: nessun altro oltre a lui doveva leggere quel messaggio. Chiuse tutte le porte e non aprì a nessuno per le successive due ore. Si mise al lavoro con la macchina e da quel foglio ebbe rivelazioni clamorose. C’era anche un piano. Sorrise mentre lo leggeva. Era il piano più pazzo che avesse mai esaminato, ma forse proprio per questo poteva funzionare. E poi (il suo volto si velò di tristezza) non avevano niente da perdere. Quindi, perché non tentare?




L’astronave Hydra si era fermata nei pressi di Mercurio, mentre l’Orion rimaneva presso Venere. I Frog erano a metà strada tra Marte e la Terra; il tempo stava per scadere.

Sul grande radar orizzontale e rotondo McLane vide comparire una moltitudine di segnali: astronavi, migliaia di astronavi che arrivavano dal Sole. Una nuova invasione, numericamente superiore alla flotta Frog. E di origine sconosciuta.

Per nulla sorpreso, si rivolse a de Monti che dietro a lui preparava l’Overkill.

«Il generale ha eseguito i miei ordini alla lettera, da bravo soldatino!»

«L’hai convinto» gli rispose il cannoniere. «Speriamo di convincere anche i Frog».

Quasi subito arrivarono strane comunicazioni in una lingua stramba, aliena ma anche assurda. Riempiva tutte le frequenze e risultava assordante.

Non era linguaggio Frog, questo era certo. Somigliava più a un’accozzaglia di parole che stessero insieme senza una logica. Chissà, forse un non-umano ci poteva anche cascare.

«Helga, apri un canale riservato con la Terra, per aggirare l’ostruzione radio».

Appena fu sicuro di poter comunicare, McLane continuò.

«Terra, qui è l’incrociatore veloce Orion VIII: siamo attaccati da forze superiori, non sono i Frog! Ripeto, non sono i Frog».

Subito dopo con un cenno intimò ad Helga di chiudere.

«Overkill!» ordinò infine a de Monti.

L’Overkill dell’Orion colpì in pieno Venere. Il pianeta si sfarinò in una valanga di detriti che partivano dalla zona centrata per poi disperdersi nello spazio in tutte le direzioni. In poco tempo il bellissimo pianeta azzurro che aveva ispirato tanti miti in passato fu spazzato via. Cancellato dal cosmo.

«Disattivare tutti gli strumenti e spegnere i motori» disse infine Mclane. «Speriamo che abbocchino alla balla che siamo stati distrutti».

L’astronave Hydra, invece, si era avvicinata a Mercurio. Come l’Orion, aveva chiamato la Terra comunicando di essere attaccata da forze sconosciute e, subito dopo, con l’Overkill aveva distrutto il pianeta. Poi si era spenta. Era come se la nave non esistesse più, come se fosse stata distrutta.

I messaggi dalla Terra non tardarono ad arrivare.

«Terra chiama astronave Orion! Rispondete... Terra chiama astronave Hydra! Qualcuno è in grado di rispondere? Qualcuno è sopravvissuto?»

Nessuna risposta.

Gli equipaggi erano in ascolto. I detriti dei due mondi distrutti schizzavano da tutte le parti. Alcuni colpirono lo scafo. Sull’Orion sentirono le lamiere che si piegavano, ma sperarono che i danni non fossero gravi. Sull’Hydra ci fu uno scossone e un forte boato. Ebbero fortuna, un pezzo di Mercurio li aveva sfiorati staccando una parte della nave. Nonostante questo la struttura resistette e non esplosero.




Sulla Terra tutti osservavano il grosso schermo rotondo sul quale si vedevano muovere, provenienti dal Sole, i segnali dei misteriosi nuovi invasori.

Era un’orda enorme in avvicinamento che aveva già distrutto due mondi e le ultime due astronavi della pattuglia spaziale. Era la fine. L’unico che sogghignava era il generale Wamsler, ma non se ne fece accorgere.

C’erano anche altri che ascoltavano le ultime, drammatiche, comunicazioni terrestri: i Frog. Sulle loro navi avevano tracciato i nuovi invasori, avevano assistito alla distruzione dei due mondi e avevano visto scomparire le navi terrestri. Videro anche che gli sconosciuti alieni puntavano sulla Terra. Proprio dove stavano andando anche loro.

Il comandante dei Frog cercò di evitare la disfatta e ordinò di ritirarsi.




Sulla Terra videro i segnali luminosi delle astronavi Frog che invertivano la rotta; alla massima velocità si spostarono verso Giove e poi proseguirono. Superarono l’orbita di Saturno, poi di Nettuno e Urano. Ben presto uscirono dal radar: il pericolo era scampato... per ora.

Nell’enorme sala del calcolatore centrale uno dei tecnici urlò di dolore, si accasciò a terra e morì. Accorsero in molti per soccorrerlo ma ormai non c’era più niente da fare. i Frog in ritirata, non potendolo tenere ancora sotto controllo, l’avevano ucciso.




Sull’astronave Orion le luci furono riaccese, l’energia ripristinata e i motori riattivati.

«Torniamo sulla Terra per le riparazioni» disse McLane. «Helga, sull’Hydra hanno potuto fare lo stesso?»

«Si stanno muovendo ora, sembra che siano molto danneggiati ma possono farcela».




Tutti i segnali luminosi dei nuovi invasori raggiunsero la Terra, ma si rivelarono essere tutt’altra cosa che astronavi. I rimorchiatori in orbita inviarono le prime immagini. Erano le sonde solari per la raccolta dell’energia inviate dalla stazione Elios.

«Generale Wamsler» disse poco dopo uno dei componenti del TRAV «vuole spiegarci, una buona volta, quello che è successo? Perché noi non sapevamo nulla di quest’operazione? Quelle sonde hanno svolto un compito che non era il loro. Arrivando fin qui si saranno sicuramente danneggiate. Ma sono servite a scacciare i Frog e perciò è stata una bella mossa. Avremmo solo voluto essere informati, ecco tutto».

«Capisco» rispose solenne Wamsler «ma non avevo scelta. C’era una spia, qui sulla Terra. Ho dovuto restringere la cerchia dei partecipanti all’operazione. In pratica oltre a me e al comandante McLane, ho informato solo gli operai della stazione Elios. Hanno impostato loro la rotta delle sonde, dopo averle caricate al massimo di energia. I sensori le hanno scambiate per astronavi proprio perché erano ipercariche».

«E quei messaggi che sembravano un collage di tutte le lingue terrestri messe insieme?» disse ancora l’altro.

«Quella è stata la parte più debole. Ho dovuto inventare un linguaggio cifrato alla svelta e da solo. Il mio computer ha mischiato più idiomi insieme e ne è venuto fuori un pasticcio. Per fortuna i Frog ci sono cascati. Ho anche distorto il segnale per non far capire che lo inviavo dal mio ufficio».

«Torneranno, appena avranno capito l’inganno».

«No. Sanno che l’Overkill non è stato annientato, ma solo spento. Basta ripristinarlo e le difese della Terra saranno di nuovo attive. Questo ci darà il tempo di ricostruire le astronavi».




L’astronave Orion giunse sulla Terra, malconcia ma tutta intera. L’Hydra, invece, aveva esaurito l’energia nei pressi della Luna e i rimorchiatori la stavano ancora trainando.

«Abbiamo dovuto sacrificare due pianeti, ma era necessario, per spaventarli. Altrimenti l’attacco non sarebbe stato credibile» dichiarò McLane.

«Siamo responsabili di una catastrofe» replicò de Monti, mentre ricalibrava l’Overkill. Sullo schermo rotondo si vedeva la nuova fascia di asteroidi che si era creata al posto di Venere e Mercurio. McLane annuì.

«Abbiamo salvato la Terra» sorrise «consoliamoci con questo».

L’Orion entrò nell’atmosfera.


Phantastischen Abenteuer
des Raumschiffes Orion
Serie TV – Germania. 1965-1966
ideata da: Rolf Honold
prodotta da: Hans Gottschalk, Helmut Krapp