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giovedì 1 luglio 2021

Fatherland

 

 

Fatherland è un bel film per la televisione tratto dal romanzo omonimo di Robert Harris e racconta una ucronia simile a The man in the high castle (in Italia La svastica sul sole) di Philip K. Dick.

Come nel romanzo di Dick anche in Fatherland la Germania nazista ha vinto la seconda guerra mondiale, tuttavia non è stato un trionfo dell’Asse sugli Alleati grazie al bombardamento di Washington, Londra e Mosca con ordigni atomici. Si è giunti piuttosto a un armistizio con gli Stati Uniti e la guerra con la Russia non è mai finita.

La storia alternativa che disegna la nuova geografia del mondo è abbastanza credibile: il Giappone è sconfitto nel 1945 con i bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki, ma nel 1946 il Terzo Reich lancia un missile a lungo raggio V3 che esplode sopra New York senza far vittime. Si tratta di un’azione dimostrativa e una minaccia di rappresaglia se non si porrà immediatamente fine alle ostilità. Inizia così la Guerra Fredda tra l’America vittoriosa nel Pacifico e la Germania vittoriosa in Europa.

Nel film il protagonista Xavier March, agente della Kriminalpolizei, è interpretato da Rutger Hauer e questo è un punto che scricchiola nella vicenda. Infatti nel 1994, quando furono girate le riprese, l’attore aveva cinquant’anni tondi e si vedeva eccome! La domanda è: avrebbe potuto, un tedesco cinquantenne nel 1964, non sapere che gli ebrei erano stati assassinati nelle camere a gas durante il conflitto? Un attore più giovane avrebbe reso più credibile il personaggio, che è assolutamente ignaro dell’Olocausto? Forse sì, anche se i comizi di Hitler li avevano sentiti perfino i bambini. Chissà se un diciottenne, allo scoppio della guerra imbarcato su un sottomarino e spedito negli abissi...

Bé, tirata per i capelli, un attore più giovane avrebbe rappresentato chi, nato durante la guerra e cresciuto nella propaganda, finisce per credere alla falsa realtà del regime. E viene subito in mente il personaggio di Johannes Betzler del bellissimo film Jojo Rabbit. Magari troppo giovane, certo, ma che rende l’idea di cosa voglio dire.

Tornando a Fatherland, il protagonista è un ex comandante di U-Boot, che quindi ignora il genocidio perché la guerra l’ha fatta tutta sott’acqua (senza mai emergere neppure per vedere il tempo che fa) e anche dopo, a fine guerra, ha continuato a vivere sui fondali fino all’inizio del film. È entrato nella Kripo subito dopo i titoli di testa senza mai incrociare neppure per sbaglio uno stronzo della Gestapo e magari farsi qualche domanda. Comunque, tralasciando queste quisquilie, inizia a indagare sulla misteriosa morte di un gerarca nazista, viene ostacolato dalla Gestapo, ma riesce a scoprire il tremendo segreto che Adolf Hitler vuole tenere nascosto al presidente Joseph P. Kennedy durante la visita nel Terzo Reich. E cioè lo sterminio degli ebrei, visto che la Germania aveva raccontato al mondo che erano stati “risistemati” in strutture costruite in Ucraina.

Nel film Xavier March, stremato e gravemente ferito, riesce a consegnare all’ambasciatore statunitense il plico con le prove dei crimini nazisti e poi muore. Nel romanzo, invece, consegna i documenti con le prove a una giornalista americana e fugge nel bosco con la pistola impugno inseguito dalle SS, in un finale aperto ad un eventuale seguito.

Tutto sommato, nonostante la poca credibilità del protagonista, il film è vedibile.



giovedì 17 ottobre 2019

Un libro pieno di fantascienza


Sei racconti di fantascienza per un totale di centotrenta pagine. Racconti che spaziano dall’ucronia agli universi paralleli, dagli androidi agli extraterrestri, da Dio fino al Diavolo!

C'è una quinta dimensione oltre a quelle conosciute dall'uomo. È una dimensione grande come lo spazio e smisurata come l'infinito. È a mezza strada fra la luce e l'ombra fra la scienza e la superstizione, fra la sommità delle cognizioni dell'uomo e il fondo dei suoi smarrimenti. È la dimensione della fantasia. È una zona che noi chiamiamo "il confine della realtà".
 

Fu la presentazione del serial Ai confini della realtà. Ebbene, Tales è tutto questo!


Breve estratto


Anno 2214, Base Scientifica Zeus sulla quarta luna di Giove.
Durante gli scavi per l’ampliamento della Base nel sottosuolo ghiacciato di Europa i minatori trovarono una salma congelata. Dalle analisi allo scanner biotronico risultò appartenere a un essere umano e il calcolo dell’età dei tessuti lo fece risalire a due milioni di anni fa.
La scoperta sbalorditiva rimbalzò dal freddo satellite di Giove direttamente sui media della Terra e ci restò per giorni. Dopo l’uomo di Neanderthal e l’uomo di Cro-Magnon, arrivava l’inaspettato uomo di Europa!
Le sorprese non finirono qui, il corpo fu scongelato in ambiente sterile e un team medico si apprestò a effettuare l’autopsia. Ma pochi minuti prima di intervenire lo trovarono vivo e vegeto in piedi davanti al lettino.
Parlava una lingua incomprensibile e i suoi occhi brillavano come le stelle del cielo. Passeggiò a lungo per i corridoi della Base e gli scienziati inviarono, al centro operativo della NASA, rapporti contraddittori.
Oggi abbiamo perso ogni contatto con Europa. Una missione di salvataggio è in partenza dal primo ormeggio della stazione spaziale e nessuno riesce a immaginare cosa possa essere successo lassù.

***

Anno 2215, l’astronave esplorativa Trantis 3 è appena entrata nell’orbita esterna di Giove e il pilota, Hornet 62, esegue le operazioni per l’avvicinamento alla quarta luna, Europa.
«Computer: ripeti il calcolo della traiettoria, quanto margine di errore abbiamo?»
«Traiettoria perfetta, margine di errore 0,0034».
«È possibile eliminare quello 0,0034?»
«Negativo: il pulviscolo spaziale e la forte attrazione del pianeta impediscono un controllo della rotta superiore al 99,98%».
«Beh, Europa è grande! Dovremmo centrarla comunque, non credi?»
«Non afferro la battuta, Signore».
«Lo so, è perché sei un vecchio modello».
L’attivazione dei motori ausiliari a impulso è repentina e Hornet 62 si schiaccia leggermente nella poltrona per l’accelerazione. Trascorrono altre due ore standard e finalmente la sfera grigiastra piena di striature rossicce si staglia imponente e riempie tutta la vetrata dell’abitacolo.
«Base Zeus da astronave Trantis 3, chiedo il permesso per l’allunaggio».
Nessuna risposta.
È inutile chiedere ancora, dalla Terra ci hanno provato per mesi, ma Hornet è un meticoloso e chiama per altre tre volte. Poi procede verso la superficie, dritto sulla Base.
L’allunaggio è dolce. Il ghiaccio si estende ovunque e la Base è quasi invisibile, dato che si sviluppa nel sottosuolo. A rivelarla sono solo alcune antenne e un boccaporto degno di un sommergibile.
La manovra manuale per i casi d’emergenza permette l’ingresso dall’esterno e Hornet entra. Una volta pressurizzato l’ambiente avanza nei corridoi stranamente poco illuminati per raggiungere il centro di comando. Quasi subito gli vengono incontro due ombre.
«Ragazzi, non mi offendo per la fredda accoglienza che mi avete riservato. D’altra parte so bene che qui fa un po' freddino».
Le ombre avanzano mute, lente e a tratti barcollano. Appena incontrano la poca luce vicino a Hornet rivelano volti assenti con gli occhi privi di pupille.
«Direi che avete dei grossi problemi! Una visita dal medico della Base no?» una rapida occhiata al cartellino identificativo di uno dei due fornisce la risposta: lo zombi è un dottore!
Hornet si ritrae, porta la mano alla fondina e estrae il disintegratore. Lo punta su uno dei due ex uomini, ma si rende conto che non sono pericolosi. Sembrano ebeti erranti, colpiti da chissà quale malattia degenerativa, probabilmente diffusa dall’ospite scongelato. La prima direttiva della sua missione è proprio osservare la quarantena in caso di epidemie. E questo sembra proprio quel caso.
Attiva un trasmettitore sulla cintura e invia il rapporto: «Emissario Hornet 62 a Houston, ho preso contatto con i primi due membri dell’equipaggio di Zeus. Sono stati infettati da un morbo sconosciuto, è importante mantenere la quarantena per evitare assolutamente il contagio». La spia brilla di rosso, il transponder della Trantis non riesce a inviare il segnale. E questo non è bene!
Col bioscanner integrato nella cintura analizza i malati: battito cardiaco assente, calore corporeo dieci gradi Celsius, i fluidi interni sostituiti da una densa linfa grigia. Sono morti che camminano, o forse qualcosa di più: emanano un’energia, convertita dalla cinetica dei loro lenti movimenti, e la emanano in direzione del centro di comando.

giovedì 13 giugno 2019

Cosminium - Storie dell'altro mondo




Ogni tanto fa piacere pubblicare un libro vero, di carta, che puoi sfogliare tranquillamente seduto in poltrona illuminato dalla luce tenue di una piantana rétro.
Cercare la pubblicazione con un piccolo editore, magari pieno di entusiasmo, porta comunque a vedersi sbarrato l’ingresso in libreria. Quindi perché tentare?
E allora, stanco di provare, dopo che alcuni racconti hanno trovato la via dell’editore digitale, torno come sempre dal mio vecchio amico lulu.com. Americano, con un ISBN che nessuno troverà proprio perché fatto per gli statunitensi, ma in grado di pubblicare anche solo una copia per volta.

Il genere è science fantasy, i racconti sono otto e strizzano l’occhio alla serie TV Ai confini della realtà. Ecco, il mio è come un messaggio in bottiglia: spero che chi la stapperà e leggerà quel messaggio ne risulti divertito.

Prezzo discount: € 7


Il libro si compone di otto racconti, due dei quali sono collegati tra loro, mentre gli altri trattano vicende diverse.
Il primo presenta Dio e il Diavolo in forma ironica e alternativa. Il secondo e il terzo sono un’ucronia con l’Impero Romano espanso fino in America e ancora in guerra con i pellerossa. Il quarto tratta il fenomeno del razzismo intergalattico. Il quinto parla di una divinità potentissima, ma piuttosto miniaturizzata. Il sesto annuncia una formidabile scoperta su una luna di Giove. Il settimo racconta le fatiche che compiono alieni lontanissimi per comunicare con un’altra forma di vita intelligente. L’ultimo è pieno di vegetazione, forse troppa e pure pericolosa!


Buona lettura.


sabato 18 maggio 2019

I Romani di Mitra



Se i confini tra gli universi paralleli diventano indistinti

anche la Storia diventa confusa:

un capo Apache calpesterà il suolo di Roma

e un sovietico deciderà le sorti del mondo.


Finalmente il mio racconto lungo Amentus Magna Clade è giunto a pubblicazione col marchio Delos.
Sono particolarmente orgoglioso di questo perché Delos fu il parco a tema nel mitico film Il mondo dei robot, di Michael Crichton. E nei miei due racconti, Amentus Magna e Amentus Magna Clade c’è molto dell’atmosfera di quel film.
Certo, la trama è completamente diversa, non siamo in un parco con i robot, siamo su una Terra alternativa dove gli eventi storici che conosciamo hanno preso tutt’altra strada. E non solo: l’interferenza di emissari in arrivo dagli universi paralleli si fa sempre più pesante. Insomma, è una catastrofe, un disastro: “clade” in latino.
Sì, latino, perché al centro della vicenda c’è l’Impero Romano!
Molto diverso da quello che abbiamo conosciuto nei libri di storia e situato millecinquecento anni dopo la dichiarazione, da parte dell’imperatore Costantino, della religione di Mitra come unica religione dell’Impero.
E allora, che c’entra il mondo dei robot con tutto questo? Beh, chi leggerà i due racconti capirà ciò che voglio dire.
Buona lettura.



sabato 9 febbraio 2019

Clade


La Roma Imperiale, nell’anno di Mitra 1497, era giunta al massimo livello del suo splendore. Accanto al Pantheon, al Circo Massimo, al Colosseo, all’Arco Mitraico di Costantino, erano sorte altre strutture realizzate solo in parte in marmo e pietra, come nella tradizione arcaica. Il materiale più impiegato ultimamente, grazie ai congegni meccanici mossi dall’energia elettrica, era il ferro. Certo, la ruggine aveva dannato i filosofi matematici per un certo tempo, ma poi tutto si era risolto con l’impiego dell’ossido di piombo.
I cieli di Roma erano sorvegliati da dirigibili a vapore e propulsione mitraica che sorvolavano strade affollate da cittadini che si spostavano a piedi o su Birotus elettrici. La criminalità e il pericolo del fuoco erano tenuti sotto controllo dai Vigiles, grazie ai loro Plaustrum iperattrezzati. E riuscivano bene in entrambe le cose.
Il nuovo Senato Imperiale, costruito interamente in ferro, era dieci volte più grande della Curia Iulia. Al suo interno, l’Imperatore Flavio Cassio Cesare Quirinio Augusto, ascoltava gli interventi dei patrizi e dei tribuni della plebe in merito alla crisi in Amentus Magna.

lunedì 21 gennaio 2019

Ucronia Romana


La Galea attraccò nel porto della colonia Victorum, in Amentus Magna, quando ormai il tramonto infiammava il cielo. I motori elettrici rallentarono attenuando l’attività delle turbine e appena lo scafo sfiorò il pontile potenti rostri idraulici lo bloccarono. Il clima mite, il verde che accerchiava le mura e l’acqua tiepida rendevano quel luogo molto simile a Roma, anche se era dalla parte opposta del Mondo.
Il console Claudio Quinzio sbarcò scortato da un Manipolo di Pretoriani gentilmente concessi dall’Imperatore perché vegliassero sulla sua persona durante la permanenza nel Nuovo Mondo. Ad attenderlo c’era una Centuria schierata, il Centurione avanzò di un passo e alzò il braccio in segno di saluto.
«Ave console Quinzio, eravamo in trepidante attesa del tuo arrivo» disse con voce marziale.
Poi fece un passo di lato lasciando il campo al tribuno consolare Flaminio Metello, governatore provvisorio della Colonia. Si trattava di un tipo che era sempre stato sullo stomaco a Quinzio: viscido, ambizioso, senza scrupoli e anche senza onore! Un uomo forse adatto a fare il politico a Roma, ma estremamente deleterio lì, nel Nuovo Mondo.
«Console Claudio, quale immenso piacere averti con noi. L’Imperatore sa bene quanto il Proconsole e io siamo riusciti a ben amministrare la Colonia. Presto fonderemo la prima città. Ho deciso che la chiameremo Raptores e sarà l’orgoglio di Roma».
«Come sta il proconsole Gracco?»
«Purtroppo devo darti una triste notizia: il Proconsole è morto. Le ferite riportate durante la vile imboscata dei pellerossa non gli hanno lasciato scampo».
«Barbari! Avete inflitto loro la giusta punizione?»
«Abbiamo bruciato tre villaggi. E tutti quelli che non sono morti in combattimento sono stati crocifissi. Ma le tribù si stanno alleando e... beh, con sole tre Legioni non riusciamo più a contenerli».
«Il Proconsole ha sottovalutato il nemico. Roma sta allestendo una flotta speciale che imbarcherà sette Legioni, dobbiamo risolvere il problema dei barbari una volta per tutte per stabilizzare questa nuova Provincia. È il mio incarico e non fallirò come il mio predecessore».
«Siamo onorati del vigore che porti da Roma, console Quinzio. Sono sicuro che sotto il tuo comando schiacceremo i barbari». L’adulazione di Metello produsse una smorfia di disprezzo sulla faccia di Quinzio. Il Tribuno la notò, sorrise e tranquillo proseguì. «Ho inviato una Galea a esplorare le terre a Sud, pare che là esista un grosso Regno di pellerossa ben più civilizzati di quelli che combattiamo qui. Forse converrebbe attaccarlo subito, appena avremo a disposizione le nuove Legioni».
«No. Abbiamo conquistato l’Impero Cinese solo dopo aver consolidato tutte le Province romane nella Partia. E anche questa volta faremo lo stesso. Prima ci prenderemo le terre del Nord, le renderemo forti nonostante siano lontane da Roma e poi potremo pensare a conquistare quel Regno».
«Sei tu lo stratega e noi abbiamo piena fiducia in te, lo sai bene».
«Indicami il mio alloggio, devo riposare. Domani preparerò un piano d’azione».
Il Tribuno, con fare sempre più mellifluo, gli fece cenno di seguirlo: «Avrai le stanze del Proconsole, sono le uniche degne del tuo rango. E per domani abbiamo preparato un convivium in tuo onore».
Il Console non commentò, scortato dai Pretoriani seguì Metello. La Centuria si mosse marciando in direzione opposta, verso il castrum.


***


Il deserto illuminato dalla luna sembrava più freddo di quanto in realtà non fosse. Un crotalo strisciò sulla sabbia e si fermò sotto un cactus. Percepiva la presenza della preda e non vedeva l’ora di immobilizzarla col veleno, per poi divorarla.
Ci fu un lampo. Il gelo divampò per un raggio di alcuni metri cristallizzando il crotalo e il topo che, proprio in quel momento, aveva messo la testa fuori dalla tana. Apparve una bolla sospesa a mezz’aria, divenne sempre più grande, finché calò cullandosi sul terreno ormai congelato.
Deflagrò.
Il calore ridusse il ghiaccio a un acquitrino e al posto della bolla restò una nuvola di vapore che si diradò lentamente svelando due uomini sdraiati l’uno accanto all’altro, fradici, provati per gli sbalzi di temperatura. Si rialzarono a fatica.
«Stai bene, Vasiliy?»
«Sto bene, compagno. E tu?»
«Potrei star meglio... Ma ora controlla l’attrezzatura».
Vasiliy allungò la mano proprio dietro di sé. Prese una grossa sacca di cuoio, l’aprì ed esaminò il contenuto. Estrasse due bracciali e ne porse uno al compagno. Entrambi li indossarono, azionando il pulsante laterale. Si illuminò un piccolo display e iniziarono a scorrere dati e parametri.
«Sembra sia andata bene: non vedo anomalie nelle nostre funzioni vitali».
L’altro uomo tirò fuori dalla sacca uno strumento triangolare provvisto di asta retrattile acuminata. Lo avvicinò a terra e l’asta si allungò di scatto conficcandosi in profondità.
«Sonda attivata» disse. Quindi estrasse gli ultimi due oggetti contenuti nella sacca: due pistole, piuttosto tozze, argentee e con la Stella Rossa impressa sull’impugnatura. Entrambi verificarono i caricatori, le spie luminose ne confermarono il funzionamento.
Trascorsero alcuni minuti in cui i due viaggiatori rimasero immobili per recuperare le forze.
«Nikolay...»
«Sì?»
«Quanto ci mette la sonda a identificare questa Terra? Non voglio fare la fine di Andrey e Leronim».
«Hanno fatto la fine che meritavano... volevano fuggire dal Soviet, ma hanno trovato solo la morte».
«Non continuare a ripetermi la versione del Partito. I compagni scienziati hanno sbagliato, li hanno mandati su una Terra piena di piante assassine!»
«I compagni scienziati non sbagliano, non credere alle storie dei dissidenti» gli replicò Nikolay mostrando però ben poca convinzione.
La sonda impiegò dieci minuti a stabilire la posizione, l’epoca e soprattutto l’universo in cui erano capitati. A ciclo concluso le spie di attività iniziarono a brillare e Nikolay esultò: «Ecco la lettura! Siamo sulla Terra giusta. L’Africa è interamente elettrificata dal manufatto alieno, le forme di vita in tutto il continente sono ridotte quasi a zero».
«E i Romani? A che punto è l’espansione dell’Impero?»
«C’è qualcosa che non va... forse siamo finiti troppo in avanti nel tempo...»
«Lo vedi che qualcosa hanno sbagliato?»
«Non è possibile... i calcoli erano corretti».
«Di quant’è lo scostamento sulla linea temporale?»
«Milleottocento anni dopo Cristo, sempre se qui contano gli anni dalla sua nascita».
«Non nominare quell’uomo!»
«E tu non cominciare col tuo snervante ateismo da Soviet Supremo! Era comunque un uomo buono!»
«Lo conoscevi?»
«No, ma mi hanno parlato di lui».
«Lo vedi? Anche tu credi alle storie dei dissidenti. E non venirmi a dire che la Russia era cristiana ai tempi dello Zar perché vai contro il Partito come farebbe un fascista qualunque».
«Mia nonna era credente. E anche mia madre, però di nascosto, perché mio padre si arrabbiava se la scopriva a pregare».
«Stavo scherzando!» Vasiliy rise di gusto, ma rendendosi conto che l’amico c’era rimasto male corresse il tiro «Scusami, era solo per dimostrarti che tutti abbiamo dei dubbi. Non c’è niente di male. Però, a proposito di Cristo... mi torna in mente il rapporto della missione precedente. Se non sbaglio c’era scritto che su questa Terra i Romani hanno scelto Mitra e contano gli anni dal suo avvento ufficiale nell’Impero, ai tempi di Costantino. Quindi dovremmo essere più o meno nel millecinquecento».
«Hai ragione, me n’ero dimenticato».
Vasiliy sganciò dalla sonda un elemento a forma di piccola piramide e l’assicurò alla cintura. «Diamoci da fare, bisogna trovare in fretta il punto preciso per piazzare il tracciatore dimensionale. La nostra posizione attuale è il deserto del Texas. I Romani hanno fondato la loro Colonia in Louisiana, che di sicuro avrà un altro nome. C’è molta strada da fare, andiamo».
Nikolay si accorse di avere la cerniera della tasca aperta, iniziò a frugarsi preoccupato. «Cazzo! Ho perso le pillole!». Ancora più preoccupato: «Come faccio a mantenermi idratato?»
«Tieni, le ho portate doppie». Vasiliy recuperò dalla tasca una manciata di pillole gialle e blu e gliele porse. «Ci sono anche le Z-92 per decuplicare la resistenza fisica».
«Grazie».
Nikolay ne ingoiò subito due. Stessa cosa fece il suo compagno e dopo qualche minuto l’effetto iniziò a manifestarsi. I muscoli divennero ipertonici e l’idratazione del corpo raggiunse il novanta per cento. Probabilmente farmaci di quel genere causavano seri danni a lungo termine, forse accorciavano la vita. Ma un vantaggio lo produssero subito: donarono una supervelocità temporanea ai due esploratori dimensionali, che iniziarono a correre più veloci del vento, verso la Louisiana.

domenica 21 gennaio 2018

Fantascienza Ucronica


O anche ucronia fantascientifica. Ucronia perché gli eventi storici narrati hanno deviato dal loro corso naturale. Fantascienza perché si parla di universi paralleli e Terre alternative.
Amentus Magna sono le due Americhe, eppure nella Terra in questione Cristoforo Colombo non le ha scoperte e Amerigo Vespucci non ha potuto donar loro il nome. L’Impero Romano non è crollato sotto le invasioni barbariche e i regni medioevali che hanno poi dato origine alle nazioni odierne non sono mai esistiti.
Tutto questo stravolgimento è dovuto all’impatto di un misterioso corpo celeste che ha distrutto l’Africa, liberando un’energia potentissima che i Romani sono riusciti a sfruttare per sconfiggere ogni loro avversario.
L’ultima parte di mondo che ancora resiste a Roma è proprio Amentus, popolata da uomini forti e coraggiosi guidati a Manitou.
Ma c’è qualcun altro pronto a intromettersi nella vicenda, qualcuno che arriva da una Terra ancora più diversa, unificata sotto il potere del Popolo e decisa a correggere le deviazioni storiche che allontanano l’unica Utopia possibile.