domenica 1 marzo 2026

Triello nel Pacifico

 

Il film anglogiapponese Orang Ikan, di Mike Wiluan, è una simpatica variante di Duello nel Pacifico del 1968 di John Boorman, quello con Toshirō Mifune che interpretava un capitano della Marina Imperiale Giapponese e Lee Marvin che interpretava un pilota statunitense abbattuto. I due si combattevano ferocemente da nemici, per poi arrivare a collaborare da amici consapevoli che la priorità era sopravvivere alla natura selvaggia e spietata dell’isola.

Nel 1985 ci fu la rielaborazione fantascientifica Il mio nemico, di Wolfgang Petersen, liberamente tratta da un romanzo Sci-Fi pluripremiato con molti punti in comune con l’originale e indimenticato film di guerra. In questo caso era in corso una guerra intergalattica tra la Terra e l’Impero dei Drags, una sorta di lucertoloni ermafroditi dai modi lievemente nipponici. Durante uno scontro nello spazio, sia il caccia Drag che quello terrestre precipitavano sul pianeta inesplorato Fyrine IV e anche qui, i due naufraghi nemici si affrontavano in una lotta senza quartiere per poi accordarsi in un secondo tempo e tentare di salvare la pelle.

Tornando a Orang Ikan, l’ambientazione è la stessa di Duello nel Pacifico, ma il protagonista giapponese è un personaggio che si distanzia politicamente dal regime dell’epoca, imperiale, che faceva parte dell’ASSE, alleato col regime nazista tedesco e col regime fascista italiano. Infatti rifiuta il Bushidō ed è prigioniero per insubordinazione su una delle Navi Infernali, cioè quei mercantili convertiti in navi prigione che trasportavano prigionieri di guerra e spesso venivano colate a picco dagli Alleati ignari di uccidere i loro commilitoni. Viene incatenato insieme a un prigioniero inglese e quando la nave viene centrata e affondata, riesce a guadagnare la spiaggia di un isola sconosciuta insieme al suo involontario compagno.

Come in Duello nel Pacifico i due nemici si combattono, ma c’è il terzo incomodo: un Uomo Pesce! Detta così può far sorridere e tornano in mente film demenziali come L’uomo che uccise Hitler e poi il Bigfoot... Tuttavia la faccenda non dispiace affatto. O almeno per me è stato così. Certo, l’originalità latita di sicuro in tutto il film, la creatura è l’ennesimo Mostro della Laguna Nera più marino e meno d’acqua dolce, i suoi ruggiti di vittoria sulle vittime abbattute sono copiate dai vari Predator (che poi, i pesci non erano muti?), ma comunque la visione resta piacevole e non annoia. L’Orang Ikan è un mostro acquatico della mitologia indonesiana, per questo motivo nel film non viene data nessuna spiegazione sulla sua origine.

C’è anche un omaggio al pilota statunitense che interpretò Lee Marvin, in questo caso però è stato meno fortunato: viene trovato morto dal giapponese, appeso col suo paracadute agli alberi della foresta, nei pressi della carcassa del suo aereo.

Per quanto riguarda la trama c’è poco da spoilerare: si tratta di un film di guerra mischiato con l'horror e il fantasy. E chi ha visto il primo memorabile Predator ricorderà la frase: “La selva se lo llevó”, che racchiude in sé tutta l'atmosfera della vicenda. Naturalmente l’Uomo Pesce non ha i sistemi di occultamento alieni che aveva Predator ma è verde come la giungla e questo basta per renderlo invisibile alle sue vittime.

Dopo aver elencato le molte similitudini tra i tre film, la poca originalià di quest'ultimo e precisando che Duello nel Pacifico resta il migliore dei tre, devo ammettere che comunque mi sono divertito a vedere Orang Ikan e lo consiglio soprattutto agli amanti del fantastico.