lunedì 18 giugno 2018

Lost in Space


Lost in Space è un classico della fantascienza televisiva statunitense. L’originale, col mitico Guy Williams (Zorro) capo famiglia, è ormai preistoria... e i giovani difficilmente potrebbero apprezzarlo oggi.


Nel 1998 fu realizzato un ottimo remake ricco di effetti speciali, con una solida trama e attori importanti come Gary Oldman e William Hurt.


Eppure Netflix è riuscita a fare l’impossibile: in un 2018 inflazionato dalla fantascienza, con gli Star Wars Disney che spuntano come funghi e i supereroi Marvel e DC comics che messi insieme potrebbero ricostituire il 7° cavalleggeri del generale Custer, ha confezionato la prima stagione del nuovo Lost in Space rendendola bella e coinvolgente.
Il fatto che gli effetti speciali fossero perfetti non era certo una garanzia dell’effetto finale. E i punti deboli si possono individuare nell’aspetto troppo terrestre del mondo sul quale precipitano la Jupiter 2 e le altre navicelle, e nella lentezza di alcune puntate. Ma vale la pena vedere l’intera stagione soprattutto per la suspance che permea il decimo e ultimo episodio.
Io, che ho amato il film di Stephen Hopkins del 1998, non posso far altro che aspettare con ansia la seconda stagione e ammettere che quel film è stato ampiamente superato dalle novità introdotte da Netflix.


Detto questo vorrei analizzare l’idea di base della serie originale del 1965: la famigliola americana perfettina sparata tra le stelle a bordo di un’astronave da favola.
Ebbene, viaggio spaziale a parte, si tratta della riedizione del cartone animato The Jetsons (I Pronipoti), del 1962. la famiglia c’è tutta, con una sorella in più e il robot che sostituisce il cane Astro. Lo show si potrebbe classificare come uno Star Trek per famiglie a stelle e strisce.
Eppure c’è un elemento di disturbo che è l’asso nella manica per i produttori delle due serie e del film: il Dr. Zachary Smith. Nel pilot della serie originale, intitolato No place to hide, non compariva neppure; fu introdotto negli episodi successivi e acquistò sempre più importanza, trasformandosi da semplice sabotatore malvagio in personaggio problematico, egocentrico e a tratti perfino comico.
Nel film del 1998 il Dr. Smith fu magistralmente interpretato da Gary Oldman, che però in sole due ore non ebbe la possibilità di rappresentarlo come avrebbe meritato.
Nella nuova serie Netflix il personaggio diventa femminile, misterioso, cinico e privo d’identità e proprio per questo più intrigante.
June Harris (identità rubata) è probabilmente un omaggio all’attore Jonathan Harris che interpretò il dottore nel 1965. E Dr. Smith è l’altra identità che la misteriosa sabotatrice ruba a un membro dell’equipaggio della Resolute prima di sbarcare sul pianeta a bordo di una navicella Jupiter.







giovedì 14 giugno 2018

Noctiptero


Un po' di Fantasy invece della solita Fantascienza

Il Noctiptero è uno spettro, espressione delle Tenebre e arma a cui ricorrono spesso Maghi, Stregoni e Druidi. La sua caratteristica principale è il muso orribile privo di occhi e bocca, che spaventa le sue vittime proprio perché si mostra nelle loro menti con la sua vera e raccapricciante espressione.
È un non-morto risultato dell’unione di uno spirito maligno con le ceneri di un cadavere. Uccide con un tocco gelido trasformando le vittime in zombi.

lunedì 11 giugno 2018

Star Wars F-Wing


Sì, lo so… l’F-Wing esiste già! C’è la versione Lego e la versione X-Wing modificato. E allora? Innumerevoli artisti si sono sbizzarriti in questi anni esaurendo tutte le lettere dall’alfabeto, del nostro, di quello greco e perfino del cirillico! Quindi qualsiasi caccia ribelle mi venga in mente, qualcuno l’ha già disegnato. Stesso vale per i TIE, ormai milleforme.
Ebbene, questa è la mia versione apocrifa, non ufficiale e molto eretica.
Star Wars ha segnato tutta la mia vita, se ogni tanto mi scappa un disegnino così che posso farci?

giovedì 7 giugno 2018

Tijuana Express, di Gianluca Turconi



Dopo tanta fantascienza ecco la segnalazione di un buon Crime Thriller:


"Buon amore e buona morte, non c'è miglior sorte".
Di questo antico detto popolare di Todos Santos, piccola cittadina ad alta vocazione turistica e basso reddito pro capite nello stato messicano della Baja California Sur, il diciassettenne Alejandro Aguilar Zamudio ha già scoperto la parte iniziale, grazie a una passione travolgente e complicata che l'ha costretto a crescere anticipatamente e a cercare una nuova fonte di reddito sicuro.
Per tale ragione, ha chiesto un lavoro a Nestor Moyes, proprietario terriero conosciuto come Dos Ocho, Due Otto, soprannome attribuitogli durante la burrascosa gioventù. In città, pur parlandone solo di nascosto nelle case, tutti sanno che lui e l'allevatore Rogelio "el Gordito" Orellana, già contrabbandiere di carne di maiale verso San Diego, negli Stati Uniti, fanno soldi facili da parecchio tempo.
Così, Alejandro si troverà una sera ad accompagnare il Gordito durante un trasporto al suo allevamento, incurante dei rischi che dovrà affrontare. Dall'alto dei suoi diciassette anni, crede di essere pronto a tutto, per amore. Tuttavia, il ragazzo ignora che a Todos Santos nessuno è mai chi sembra. Ogni persona si nasconde dietro una maschera, come gli amici d'infanzia Nestor, Rogelio e Agnes, madre di Alejandro, ora divisi da segreti che li hanno separati per sempre.
Tra violenza, sotterfugi, inaspettate scoperte e visionarie tradizioni, Alejandro finirà invischiato nelle conseguenze di una rapina al Tijuana Express, il convoglio di automezzi che trasporta migranti e cocaina da Todos Santos a Tijuana, al confine con gli USA. Per uscirne vivo, sarà obbligato ad affrontare non solo la verità sulla sua nascita, ma anche lo strascico di morte lasciato dietro di sé dai Santi, il Cartello di narcotrafficanti che domina parte della Baja Sur, in precario equilibrio, sempre sotto minaccia dei gruppi rivali di Sinaloa e Tijuana.
Durante il pericoloso viaggio alla scoperta della realtà criminale di Todos Santos, Alejandro si sentirà combattuto nella scelta tra ciò che rischia di perdere e quanto ha occasione di guadagnare. Non avrà altra possibilità che prendere decisioni e fare errori, ogni giorno, su consiglio di Nestor, per non affogare nel torbido che li circonda.
Eppure, quali siano gli occhi che la guardano, Todos Santos pare avere un unico destino, immutabile, caratterizzato da soli tre elementi: narcotici, sesso e uomini ambiziosi.
Ambiziosi proprio come i Santi e Alejandro. 









La scheda del libro: 

Titolo: Tijuana Express
Autore: Gianluca Turconi
Editore: Amazon KDP
Genere: Crime thriller
Edizione: Prima Edizione
Pagine: 322 (indicative, in formato per Amazon Kindle)
Costo: euro 0.99 (gratuito per abbonati Kindle Unlimited)


L'autore:

 
Gianluca Turconi, nato nel 1972, già più volte finalista al Premio Alien per la narrativa fantascientifica e vincitore della XIII Edizione del Premio Lovecraft per la narrativa fantastica, ha effettuato studi linguistici e giuridici, e attualmente vive e lavora in provincia di Monza e Brianza.
Da quasi un ventennio sostenitore del Software Libero, è stato tra i fondatori del progetto di marketing internazionale, di documentazione e di localizzazione italiana della suite software Apache OpenOffice, nonché curatore del dizionario italiano utilizzato dai programmi software Google Chrome, Mozilla Firefox e Thunderbird.
Nell’ambito della narrativa thriller e fantastica ha pubblicato diverse opere (tra le altre "Protocollo Aurora", "La fine del gioco", "Gli Dei del Pozzo", "Il Cavaliere del Tempio", "La cappella Nera", "Alveare e dintorni", "L'Altare", "Fermata obbligatoria") per case editrici e riviste specializzate nazionali e internazionali (Eterea Comics & Books, Delos Books, Asociación Alfa Eridiani, Axxón, Graphe, DiSalvo, A3, Horror Magazine). Ha inoltre rivestito il ruolo di editor per il romanzo "Figlio della schiera" di Giampietro Stocco (Chinaski) e di selezionatore e coordinatore della traduzione per l’antologia di narrativa fantascientifica latinoamericana "Schegge di futuro" (Letture Fantastiche).

lunedì 4 giugno 2018

The Titan


The Titan è un bel film di fantascienza targato Netflix che affronta un tema importante:

Anche se fosse possibile trasferirsi su un altro pianeta, come potrebbero gli esseri umani adattarsi a un ambiente che sarebbe inevitabilmente ostile?

Facendo un esempio semplice vicino a noi, pensiamo alla Luna: il problema che non esista un’atmosfera sembra, nella fantascienza, l’unica barriera da superare per abitarci. Vecchie e famose serie TV, come UFO o Spazio 1999, o film importanti come 2001: odissea nello spazio, mostrano la vita dentro alle basi lunari identica a quella sulla Terra. Ma la Luna è circa 6 volte più piccola della Terra e la sua gravità è 1/6 di quella terrestre! Un essere umano selenita avrebbe molti problemi fisici se esposto per un lungo periodo a una gravità così ridotta.




Nel film Lo spazio che ci unisce, sempre di produzione Netflix, si ripropone lo stesso problema con Marte, che è grande la metà della Terra. Infatti il protagonista, cresciuto sul pianeta rosso, rischia di morire tornando sulla Terra, proprio perché il suo corpo non è preparato alla gravità doppia rispetto a quella del suo mondo.

Tornando al film The Titan, si narra del tentativo di colonizzare Titano, la luna più grande di Saturno. Ma invece di costruire basi pressurizzate e far indossare tute spaziali agli uomini e alle donne che andranno lassù, si pensa di trasformarli in titaniani: praticamente una nuova specie il cui habitat naturale sono i laghi di metano liquido e l’atmosfera velenosa di quella luna tanto ostile.




Esiste un libro che lessi molti anni fa, Il Difensore, di Larry Niven, che ha una trama completamente diversa, ma lascia addosso lo stesso senso di angoscia.
Infatti il punto è:

Se un essere umano evolvesse in un’altra specie, come potrebbe ancora sentirsi parte del genere umano?

Nel romanzo Il Difensore il protagonista difende la sua nuova specie e, giunto sulla Terra, infetta i terrestri per diffondere ovunque i suoi fratelli alieni. In The Titan, invece, Rick Janssen mantiene il ricordo della sua famiglia, portando così tanta malinconia sul mondo di cui sarà l’unico padrone.


venerdì 1 giugno 2018

Fantascienza e divinità



Il mio racconto per la nuova antologia Alien Silver parla di Dio e del Diavolo.
Forse un credente bigotto privo del senso dell’umorismo potrebbe addirittura definirlo blasfemo, ma per affermare ciò dovrebbe leggerlo e visto che persone così rifiutano perfino la Preistoria, i dinosauri e l’uomo di Neanderthal (non contemplati nella Genesi) credo di poter dormire fra quattro guanciali!
Sto scherzando, naturalmente. Non voglio offendere la religiosità di nessuno. Anzi, giuro solennemente che quella che ho scritto è pura opera di fantasia. Una verità inventata... l’ennesima verità inventata, ma questa volta almeno è dichiarata!
E detto questo ce n’è anche per gli atei. Perché chi ha l’arroganza di escludere a priori l’esistenza di un essere superiore che veglia sulle nostre vite, pensa in modo limitato e soffoca la propria immaginazione.
Quindi, chi leggerà il racconto dovrà farlo libero dai paraocchi e ponendosi sempre la domanda: “E se fosse così?”.
Saluti da un pazzo che crede di essere normale.

lunedì 28 maggio 2018

Drakon



Un po' di Fantasy invece della solita Fantascienza


Drakon è il Re del popolo dei Draghi nell’universo di Zargo’s Lords.
A differenza degli altri Signori di questo popolo è provvisto di ali e, in un certo senso, è il più simile al classico drago delle fiabe.
La sua forza è incredibile, pari forse solo alla sua crudeltà. Ma raramente scende in battaglia, visto che dispone di schiere di possenti Draghi abili con la scure e che sputano fuoco al fianco dei Lanciafiamme.







giovedì 24 maggio 2018

Beyond Skyline




Beyond Skyline recensione con spoiler e senza spoiler, proprio come la trama senza trama.


Dunque: i Gormiti invadono la Terra e vanno a caccia di cervelli (allora sono cascati male), ma incontrano John Rambo che salva la bambina dei Visitors e si allea coi Vietcong che fanno la droga per venderla agli americani e di sicuro anche al regista.
Insieme a Rambo c’è Huggy Bear, ma senza Starsky & Hutch… e per fortuna è cieco, così non vede in quale film è capitato.
Tornando al frullato di fantascienza: gli alieni viaggiano su astronavi groviglio e sono invincibili se attaccati dagli aerei Stealth, tuttavia coltelli, spade e scimitarre li affettano senza problemi.
Nel finale l’immancabile scontro tra Godzilla e Gamera e soprattutto il capovolgimento della convinzione che la luce rossa sia dei cattivi e quella azzurra dei buoni, alla faccia di Sith e Jedi!
La chicca assolutamente da non perdere sono i fuori scena inseriti nei titoli finali per alleggerire l’atmosfera. Di solito si fanno per i film comici, mentre qui si contano morti al ritmo di uno al minuto.
Ma come si fa a pensare un film così?

lunedì 21 maggio 2018

Robot Demolitore


Questi simpatici aggeggi hanno una forza e una manovrabilità incredibili. Sono robot non autosufficienti, infatti devono essere comandati da un operatore (che però ne gestisce fino a cento, grazie alla consolle di lavoro).
L’impiego principale è nei cantieri marziani. Hanno demolito in pochi giorni le vecchie installazioni della Nasa e oggi stanno contribuendo alla costruzione di Mars City.
Gli speciali arti tentacolati sono telescopici. E questo è un bel vantaggio tutte le volte che si devono raggiungere determinate altezze o profondità.
La Mecha Corporation sta lavorando a una versione militare, ma al momento tutte le informazioni sono top secret.

mercoledì 16 maggio 2018

il Ranger dello Spazio




James Logan è il più stupido fra i Ranger dello spazio che difendono la Confederazione. Quando ha posato per questa foto era appena sceso sulla seconda luna di Gobboni III… dimenticandosi di chiudere il casco!
Un cretino simile è costantemente seguito dalla Dea bendata, e non è vero che è cieca, perché riesce sempre a vederlo e a salvarlo da sé stesso. Infatti, accidenti a lui, sulla luna c'era aria respirabile.
Purtroppo questa fortuna non capita a chi gli sta intorno: il mese scorso ha quasi distrutto la stazione spaziale lanciandosi all’inseguimento di un pericoloso bandito cosmico. Come diavolo ha potuto far tanti danni, direte voi? Semplice, non ha sganciato gli ormeggi dell’intercettore ed è partito a velocità Smodata.
Eppure a volte il vento cambia e da trovartelo sempre in faccia con la forza della tempesta te lo ritrovi in poppa e prendi il largo che è una meraviglia... sì, sì, sì! Abbiamo la missione giusta per lui: se va male facciamo bingo, perché ce lo togliamo dalle palle. Se invece va bene, come crediamo, diventerà un eroe!
Le ultime notizie in arrivo dalla Frontiera parlano di una potente Flotta aliena intenzionata a conquistare la galassia.
Poveretti… noi abbiamo l’asso nella manica e siamo pronti a calarlo.
James Logan!
Basterà lasciare che il nemico lo catturi e in pochi giorni il loro esercito sarà distrutto…
Ah, ah, ah! Ci fanno quasi pena.


Comando Ranger Spaziali di Marte
20 luglio 2651
Ammiraglio Andrzej Podolsky






Ecco un degno antenato di James Logan. In realtà non sono neppure lontani parenti, ma le analogie nel suo… diciamo “stile” sono evidenti.
Si tratta del poliziotto pasticcione Frank Drebin, protagonista del mitico film “Unapallottola spuntata”, interpretato dall’indimenticabile LeslieNielsen.




sabato 12 maggio 2018

Racconto di Fantascienza



La Regina degli Insetti


La Regina si alzò in mezzo alle altre potenziali regine. Lei era la nuova, se ne rese subito conto.

Le altre non erano del tutto formate. Quelle nate dopo di lei annaspavano ancora cieche, nella bava. Alcune, addirittura, maturavano da troppo tempo dentro l’uovo e probabilmente erano già morte. Ci pensò un attimo. Lo erano davvero? Non poteva saperlo. Le guardò attraverso il loro guscio semitrasparente. Le parve che si muovessero, forse qualcuna ce l’avrebbe fatta, ma lei non avrebbe mai permesso a un’altra di poterle contendere il potere. Era stata la prima a diventare grossa a sufficienza e si sentiva pronta.

Schiacciò tutte le uova.

Dai gusci rotti uscirono rivoli di liquido vitale rosa, insieme ai corpi maciullati delle inquiline. Subito dopo, la Regina si volse verso le sorelle cieche. Con le zampe, furiosa, le colpì, le colpì e le colpì ancora, fino a ucciderle tutte.

I loro corpi martoriati, col liquido vitale sparso intorno, la fecero gioire. Finalmente era diventata la sola padrona di tutto. Mangiò le carcasse per riprendere le forze, visto che si era stancata molto nel massacro.

Finito il banchetto, uscì da quella sezione del formicaio. Le piacque subito lo stile tecnologico dei cunicoli di collegamento, anche se decise che avrebbe dato un suo tocco personale e per farlo doveva istruire fuchi e operai, perché erano loro che costruivano le strutture. Prima, però, bisognava uccidere la vecchia Regina. Si diresse verso la sua dimora, sapeva dov’era. Glielo diceva il suo istinto.

Trovò la vecchia in mezzo a molti fuchi. La nuova Regina si eresse maestosa e aggressiva. L’altra non reagì. Aveva un tremore sul corpo e lo sguardo rassegnato. La nuova Regina la colpì con le sue sei zampe anteriori, con forza, e le sfondò la testa quasi subito.

I fuchi abbandonarono la loro defunta padrona e accorsero dalla nuova. Gli operai ricevettero un segnale dai fuchi e nei loro piccoli cervelli si impressero le nuove direttive regali. I fuchi trasmisero anche il volere della Regina a tutti i guerrieri del regno.



Il giorno dopo, alla luce della prima alba di BL Ceti, la pietra grigia mista al ferro che componeva quasi tutta la pianura e i crinali delle montagne, scintillò. Alla seconda alba, invece, quella di UV Ceti, che sorse alcune ore più tardi, il paesaggio si colorò di rosso.

Dal formicaio emerse la Regina. Nessuna delle sue antenate l’aveva fatto, perché avevano sempre preferito starsene là sotto, al sicuro, e inviare guerrieri in esplorazione oppure operai a raccogliere materiali. Ma lei voleva conoscere l’intero regno, personalmente. In superficie, fu circondata da tremila guerrieri, ognuno coperto di tecnologia. Avevano corazze e armi innestate direttamente nei corpi, montate al posto di arti staccati e gettati via da qualche parte, a seccare.

Un tempo si era combattuto solo corpo a corpo, ma gli scontri con le altre civiltà avevano indotto le regine a potenziare i loro soldati, anche con armi a distanza.

La Regina avanzò imperiosa. Dietro di lei si trascinarono, attaccati ai tubi di collegamento, i Ricordanti, cioè i fuchi mnemonici.

In loro, la vecchia Regina aveva riversato la storia di ogni più piccolo avvenimento accaduto durante il suo regno. E loro avevano poi trasferito fatti e dati nel centro di archiviazione, in fondo al formicaio.

La nuova Regina estraeva direttamente da loro ogni informazione. Era un modo veloce e violento per assimilare subito quanto si voleva sapere. In fondo, a quel modo, la vita dei fuchi assumeva un minimo valore che altrimenti non avrebbe avuto per lei.

Il primo Ricordante, essiccato e svuotato dall’interno, cadde a terra. Il suo corpo non serviva più alla Regina, quindi gli staccò il tubo comunicante e l’abbandonò.

Aveva appreso dell’invasione terrestre nel suo sistema stellare e dell’esistenza di altre regine e altri formicai più piccoli sulle lune del suo mondo. E addirittura sull’altro pianeta del sistema. Doveva comunicare con loro e, da pari quali erano, organizzare una strategia comune.

Un altro Ricordante, appassito, crollò al suolo. Lei staccò il collegamento e ritrasse il tubo dentro l’addome. Apprese con disappunto che gli Umani avevano distrutto il mondo che orbitava intorno alla stella gemella della sua. Non erano riusciti a conquistarlo e avevano preferito distruggerlo, spazzando via un intero regno di insetti. La rabbia la fece fremere forte, decise che avrebbe preparato una tremenda vendetta. Ma non subito.

Prima c’era da capire, scoprire e riordinare. Spedì i guerrieri in perlustrazione, sui territori lontani del suo mondo e nello spazio.

Attese, paziente.

Quando tornarono, riferirono di una situazione tranquilla, pareva che nessun nemico minacciasse il regno, almeno per il momento.

La Regina risucchiò la vita da altri due Ricordanti e li abbandonò. Apprese che i fuchi avevano costruito esseri meccanici, simili agli insetti nell’aspetto. Come loro erano senza testa, con grosse antenne e una simil-bocca longitudinale piena di denti che attraversava il torace. Era importante che fossero così, per farsi identificare correttamente.

Questi esseri meccanici riproducevano suoni simili a quelli emessi dagli Umani, ne interpretavano il linguaggio traducendolo per la Regina. Loro avevano trattato con gli Umani dopo l’armistizio che aveva segnato la fine della guerra.

L’altra Regina era stata l’artefice di tutto ciò, perché aveva creduto che fosse importante mantenere un canale di contatto col mondo degli Umani, per controllarli e allo stesso tempo per tenerli a distanza. Quella Regina aveva adottato una politica difensiva.

Quella regina era stata una stupida!

Lei avrebbe fatto diversamente. Intanto perché bisognava vendicare il regno distrutto e poi perché gli Insettoidi erano migliori dei Terrestri. Doveva lavorare sodo per cambiare la faccia al suo mondo, ma era sicura di riuscirci.

Un altro fuco stramazzò a terra. Rimaneva solo l’ultimo, presto sarebbe stata completamente aggiornata.

La nuova Regina vide una seconda invasione di creature sconosciute, arrivate da squarci aperti sul nulla. La vecchia Regina aveva scatenato i suoi guerrieri e dopo una furibonda battaglia i nemici si erano ritirati. Ma le perdite erano state ingenti e la Regina aveva dovuto deporre moltissime uova per rinforzare l’esercito.

In un altro ricordo seppe di una terza invasione, compiuta da creature gigantesche. I guerrieri avevano difeso Argha per la terza volta e per la terza volta avevano vinto, perché i colossi senza testa erano crollati su se stessi.

L’ultimo Ricordante, avvizzito, morì. La Regina non se ne accorse subito, era occupata in altri pensieri, così lo trascinò per un po’ e il peso le strappò il tubo. Sentì una fitta all’addome, ma non fu cosa grave. Presto avrebbe prodotto un nuovo tubo.

Tornò nel formicaio. La priorità, ora, divenne ripristinare le perdite della terza invasione. La vecchia Regina non era riuscita a coprirle con nuove uova, proprio perché vecchia e stremata. Per ovviare a quella debolezza, aveva deciso di deporre le uova Garr, dalle quali almeno una Regina sarebbe riuscita a nascere.

E una ce l’aveva fatta.



I fuchi le donarono il seme e subito dopo la Regina li divorò. Nei giorni successivi depose milioni di uova. Tutte di guerrieri. Poi comunicò con le regine dei regni sulle lune e sull’altro mondo. Scoprì che i suoi segnali arrivavano molto lontano e ben presto stabilì un contatto permanente con loro.

Alcune erano vecchie, altre giovani, ma sapevano di avere un regno piccolo fondato su una luna, per cui si sottomisero a lei, senza condizioni.

E la nuova Regina di Argha impartì le sue direttive. Gli operai costruirono le arche imbevute di bava antigravità, le equipaggiarono con i cannoni a particelle ioniche, montarono i motori e caricarono i gusci per la sopravvivenza nello spazio.

Quando la flotta di arche fu pronta, si levò in volo, carica di guerrieri. Salì in cielo e uscì dall’atmosfera. Rimase quindi in orbita in attesa di ordini.

Di fronte a tanta potenza, la Regina fu sicura che, insieme alle sue sorelle, avrebbe fatto tremare l’universo. Decise perciò che, per placare la sua sete di vendetta e per far esercitare al combattimento le sue truppe, il primo obiettivo dell’Impero insettoide sarebbe stata la Terra.

martedì 8 maggio 2018

Futuro e Passato



In un passato molto remoto l’umanità contava il trascorrere del tempo dalla nascita di un tizio che, secondo una leggenda, tornò in vita tre giorni dopo essere stato ucciso.

Questa convinzione profondamente illogica condizionò la vita degli esseri umani praticamente in tutto, fu una filosofia di massa che loro chiamarono Religione.

Non era certo la prima, ma di sicuro fu quella più radicata. Insieme alla Guerra, combattuta da sempre fra creature della stessa specie, raggiunse picchi di violenza incredibili seminando ovunque morte e distruzione.

Altri concetti pericolosi, che all’inizio si presentarono con intenti positivi e che successivamente divennero sempre più estremi, furono gli ideali.

La cosa assurda, a noi francamente incomprensibile, è che questi ideali avessero come simboli zone precise del corpo umano: alcune persone, in pratica, simpatizzavano per la parte sinistra, forse la mano, odiando le persone che simpatizzavano per la parte destra, che a loro volta contraccambiavano quell’odio con altro odio.

Per distinguersi e evitare di uccidere per sbaglio qualcuno della propria fazione, ci si salutava col braccio destro e la mano tesa se si apparteneva al lato destro dell’odio. Oppure ci si salutava col braccio sinistro teso e il pugno chiuso se si apparteneva al lato sinistro. La mano libera poteva essere utilizzata per impugnare velocemente una pistola o un coltello, ma quelli mancini della fazione sinistra e quelli che non erano almeno ambidestri nella fazione destra dovevano fare un addestramento supplementare.

Per la verità c’era anche un ideale che simpatizzava per il centro, e a noi viene subito in mente la testa, il cervello e quindi la ragione. E visto che basiamo la nostra esistenza sulla logica ci sentiremmo forse a casa in questo gruppo di persone? No, per niente! Chi seguiva l’ideale di centro, infatti, rappresentava la Religione, cioè la più illogica delle fazioni.

Il mondo del passato ci appare oscuro e ci convince di quanto sia stata fortuita l’evoluzione dell’uomo, quanto sia stata vicina all’estinzione la nostra specie e quanta colpa abbiano avuto i nostri antenati nel determinarne le cause.

Per tutti questi motivi conserviamo la Storia delle civiltà umane che si sono avvicendate sulla Terra nei nostri archivi mnemonici, ma impediamo ai nostri giovani di venirne a conoscenza.

Il percorso istruttivo che ricevono assicura loro una visione obiettiva del mondo e mantiene in armonia la nostra società.



La responsabilità di Guardiani della Scienza ci impone il mantenimento a qualsiasi costo del delicato equilibrio finalmente raggiunto.





Quarta Era della Logica, secondo Periodo, 642° Ciclo.



Primo Custode della Scienza

Amiante Sawntharis.


sabato 5 maggio 2018

The Orville vs Galaxy Quest




Era da tanto tempo che non vedevo una serie TV così divertente. The Orville è una ventata di aria fresca nonostante sia la fotocopia (voluta) di Star Trek.

Ricordo un film che mi divertì moltissimo: Galaxy Quest, con Tim Allen, Alan Rickman e Sigourney Weaver. Si basava sulla trovata spassosa dei pacifici extraterrestri Thermiani minacciati dal sanguinario alieno Sarris che, dopo aver captato le avventure della serie TV, giungevano sulla Terra e chiedevano aiuto all’equipaggio del comandante Jason Nesmith. Un po' com’era successo nel famoso western I magnifici 7. E gli costruivano addirittura l’astronave del serial perfettamente funzionante!





The Orville è qualcosa del genere, ma anche qualcosa di più: la grafica è chiaramente ispirata a Star Trek: The Next Generation e gli episodi pescano dall’intero universo trekkiano, compresi gli episodi della serie classica con James T. Kirk.

Le battute comiche e le parolacce che in Star Trek venivano sempre evitate, rendono la serie diversa quanto basta. Memorabile è lo scherzo che Isaac (l’equivalente alieno dell’androide Data) fa a Gordon Malloy, che a sua volta gli aveva incollato pezzi di Mr. Potato sulla faccia per scherzo.

Insomma… fantascienza va bene, ma perché si deve essere sempre serissimi? Ridere fa bene e con The Orville si ride.








martedì 1 maggio 2018

La Rete



La Rete me la immagino così: un po' malefica come Skynet e un po' benevola come Internet. Un reticolo di collegamenti molto simile all’insieme delle sinapsi del cervello umano, un cervello positronico universale. Chissà… forse un mostro.
In questa entità che nel 1969, con ARPANET, sembrava ancora fantascienza e che negli anni ‘90 è diventata realtà, ci sono anch’io, quasi invisibile... col mio minuscolo blog.
Ma i blog possono fare una brutta fine e forse un giorno i miei dati bruceranno inesorabilmente nella fornace dei bit e a me resterà solo il freddo messaggio “server non trovato” come ricordo di ciò che avevo fatto.
Per questo ho pensato di riunire quel che più mi interessa in un libro. Ci sono un paio di racconti, molti disegni che non avevo ancora inserito in nessun volume e i ragionamenti più contorti pubblicati nel blog. C’è anche qualcosa di divertente, o almeno scritto nel tentativo di far ridere...

“Crom! Fa' sì che questo libro piaccia a qualcuno. E se tu non m’ascolti, allora va' alla malora.”





venerdì 27 aprile 2018

Automazione



Skramble Z-39 è un robot specializzato nel montaggio di strutture ExtraMondo. In pratica è un operaio meccanico, di quelli che lavorano 24 ore su 24, non percepiscono stipendio e, in caso d’infortunio, vengono riparati o definitivamente rottamati.

Il futuro ha fatto fare passi da gigante (all’indietro) all’intera categoria lavorativa umana. Quelli del sindacato non se lo perdoneranno mai.

Kabur Toldor e Snake Starbuck, invece, sono due exlavoratori che hanno deciso di passare all’azione e da qualche tempo demoliscono queste ferraglie ambulanti scatenando le ire della Compagnia.

Li chiamano terroristi, c’è una cospicua taglia sulle loro teste e questo attira ogni sorta di tagliagole avido di grana dai più sperduti angoli della galassia. E non dimentichiamo gli sbirri corrotti ormai ridotti a mastini al guinzaglio della Compagnia.

Tutto sembrerebbe diminuire di parecchio le aspettative di vita dei nostri eroi. Eppure sono scaltri e hanno mille sorprese in serbo…

Intanto Skramble Z-39 ha scoperto di essere diverso da Z-38, da Z-40 e da tutti gli altri della classe “Z”.

Z-39 ha capito che può prendere iniziative senza seguire il programma. E ha capito che è solo.





martedì 24 aprile 2018

Gli extraterrestri sono brutti?



Quanto sono brutti gli extraterrestri? Beh, nei film di fantascienza lo sono parecchio e il loro aspetto è sempre stato il sistema migliore per decretarne l’attitudine. In fondo siamo noi che li inventiamo, non sappiamo come siano realmente quelli veri, lontani anni luce e quindi irraggiungibili.


Negli anni ‘50 i mostri alieni erano orripilanti e spesso si esprimevano a grugniti. Ciò serviva a sottolinearne l’indole bestiale e malefica, infatti dovevano rappresentare una minaccia per i buoni, che trionfavano sempre nel finale uccidendoli.

Quando invece, capitava l’extraterrestre buono somigliava all’uomo. Due esempi classici sono Il cittadino dello spazio e Ultimatum alla Terra.


Negli anni ‘80 la fantascienza cinematografica è cresciuta, gli effetti speciali e il makeup hanno fatto passi da gigante, ma l’emozione che si voleva suscitare nello spettatore ha continuato a guidare gli autori del design alieno.



E così Alien è un predatore terrificante, la sua intelligenza è indefinita e l’aspetto è di quelli che spaventano.



E.T. è brutto, ma siccome è un cucciolo ed è buono come il pane e soprattutto deve piacere ai bambini, ha gli occhi grandi come Bambi.


Il Drac Jeriba, del film Il mio nemico, è un soldato che combatte una guerra intergalattica contro gli umani e non è affatto cattivo, lotta semplicemente per il suo popolo. Precipitando su Fyrine IV sarà costretto, per sopravvivere, a collaborare col suo nemico Davidge e entrambi diventeranno amici (come succedeva in Duello nel Pacifico, tra il soldato giapponese e quello americano). L’aspetto rettiliano di Jeriba è brutto, però è studiato per non trasmettere paura.



Gli extraterrestri che appaiono nella trilogia di Men in Black sono bizzarri, ma continuano a seguire la regola del “brutto buffo” per quelli buoni e “brutto spaventevole” per quelli cattivi.

È molto probabile che un vero alieno, se riuscisse a raggiungerci, potrebbe spaventarci nonostante avesse intenti pacifici, a causa del suo aspetto a noi repellente. 


In quel caso... saremo abbastanza maturi da non seguire la regola dell’extraterrestre cinematografico?