martedì 21 giugno 2022

Twitter distopico

 

Twitter mi ha manganellato esclusivamente per le mie opinioni politiche. Per questo motivo ho appena tolto il link a questo blog dal profilo e ho modificato la bio con una frase di Isaac Asimov.

L’avviso che appariva ai twittiani che cliccavano incuriositi sul link (quasi nessuno visto che su Twitter non parlo di fantascienza) è oltremodo offensivo, proprio perché nel mio blog pubblico solo illustrazioni, racconti e articoli di fantascienza… a parte lo sfogo di oggi, naturalmente.

I social hanno soppiantato i blog già da parecchio tempo e al loro interno, oltre a crearsi piccoli regni gestiti da amministratori sadici, gli utenti devono misurare attentamente le parole che scrivono per non incorrere in blocchi, sospensioni o chiusure degli account da parte del social stesso. Per carità, il social è un sito privato che ti da la possibilità di esprimerti alle sue regole e se non le rispetti è giusto che ne paghi le conseguenze. Eppure fa rabbia rendersi conto di non aver infranto nessuna regola, aver misurato attentamente le parole, essere stato più volte offeso da gente rozza e nonostante questo aver sempre replicato con l’ironia, per poi vedersi appiccicato un messaggio così:


 

Che dire, sono uno stupido complottista? Troppe storie per un messaggio automatico gestito da una macchina? A Twitter non ci pensano neppure a una caccola pelosa come me? Può darsi, ma la nostra vita è cambiata in peggio da quando ci sono i social. Per molti (e purtroppo anche per me) i social sono diventati una droga: postiamo qualcosa e replichiamo al primo cretino che commenta al vetriolo. Nascono discussioni oceaniche e bisognerebbe chiedersi se vale davvero la pena consumarsi le dita sulla tastiera per discutere coi cretini. Anche perché se dici una cosa seria, ma cento cretini ti attaccano e ti segnalano, il social da ragione a loro.

Il tutto diventa una vita da schifo dentro a una diavoleria elettronica animata da Android.

C’è una sola soluzione: andare al mare.

domenica 19 giugno 2022

Una verità

 Essere saggi.

L’asino disse alla tigre :
′′L'erba è blu".
La tigre rispose: ′′No, l'erba è verde”.
La discussione si scaldò e i due decisero di ricorrere al giudizio del leone, il re della Giungla.
Già prima di arrivare alla radura della foresta, dove il leone era seduto sul suo trono, l'asino cominciò a gridare:
′′Vostra Altezza, non è vero che l'erba è blu?"
Il leone rispose: ′′Vero, l'erba è blu ".
L'asino non ancora contento disse:
′′La tigre non è d'accordo con me e mi dà fastidio, per favore, puniscilo".
Il re della giungla allora dichiarò: ′′La tigre sarà punita con 4 anni di silenzio".
L'asino saltò allegramente e proseguì il suo cammino, contento e ripetendo:
′′ L'erba è blu, l'erba è blu..."
La tigre accettò la sua punizione, ma prima chiese al leone:
′′Sua Maestà, perché mi ha punito?, dopo tutto, l'erba è verde".
Il leone rispose: ′′In realtà l'erba è verde".
La tigre chiese: ′′ Allora perché mi punisce?"
Il leone rispose: ′′La punizione non ha nulla a che vedere con la domanda se l'erba è blu o verde. La punizione è dovuta al fatto che non è possibile che una creatura coraggiosa e intelligente come te perda tempo a litigare con un asino, e soprattutto venga a disturbare me con questa domanda ".

MORALE
Mai perdere tempo in discussioni che non hanno senso...
Ci sono persone che non hanno la capacità di comprendere concetti semplici e altre che sono accecate dall'ego e l'unica cosa che desiderano è avere ragione.
Non perdete il vostro tempo in discussioni sterili. Il tempo è prezioso!

-- Autore sconosciuto --

 

mercoledì 1 giugno 2022

Extraterrestre

 

Immaginare mondi lontani totalmente alieni è difficile. Nei libri come nei film il limite è proprio la fantasia umana. Quando immaginiamo, infatti, abbiamo sempre bisogno di punti di riferimento e ripartire da zero diventa una finestra aperte sul nulla.

Asimov, nel suo Neanche gli Dei, immaginò la specie dei Morbidi divisa in tre tipi di individui: il Razionale, il Paterno e l’Emotiva. Questi si univano in triadi dando origine a un essere di un’altra specie: i Duri. Asimov era piuttosto scarno nelle descrizioni e quindi i suoi mondi, traslati sul grande o sul piccolo schermo avrebbero comunque bisogno dei soliti punti di riferimento che cerchiamo nella fantascienza: tutti riconducibili al “terrestre”.

Il colossal Avatar, successo planetario al botteghino nel 2009 che presto tornerà al cinema col sequel, immagina la luna del gigante gassoso Polifemo come un mondo fiabesco. Su Pandora sembra che la fantasia sia esplosa e lo spettatore rimane abbagliato ma alla fine, anche se ci sono draghi con quattro ali e predatori con sei gambe, tutto quello che si vede passare è molto terrestre. Il cielo è azzurro e la lussureggiante vegetazione è verde. Certo, ci sono enormi rocce sospese a mezz’aria, che però si erano già viste nel fantasy. E i Na’vi? Elfoni azzurri alti tre metri che per usi e costumi somigliano molto ai coraggiosi nativi americani in guerra contro gli invasori europei.

Immaginare un mondo extraterrestre completamente diverso dalla Terra comporterebbe immaginare condizioni ambientali diverse. Quindi le forme di vita sviluppatesi su quel mondo sarebbero prive dei punti di riferimento che ci fanno pensare in modo razionale. E c’è anche il rischio, inventando gli esseri protagonisti della storia, di commettere errori scientifici talmente grossolani da far storcere il naso a più di un esperto.

Eppure, se un mago della fantascienza immaginasse un mondo alieno e i suoi abitanti, assolutamente opposti alla nostra realtà ma perfettamente plausibili, come accoglierebbero l’opera i lettori del libro o gli spettatori al cinema? Secondo me male, perché sia con le parole che con le immagini, c’è sempre bisogno di trasmettere qualcosa di familiare a cui aggrapparsi, mentre ci si addentra nella vicenda.

Per fare un esempio: gli alieni dei vecchi film parlavano la nostra stessa lingua e ciò era ridicolo anche se necessario per far capire agli spettatori cosa stessero dicendo. Nei film moderni, invece, parlano una lingua sconosciuta con i sottotitoli. Ma perché gli alieni dovrebbero comunicare con dei suoni emessi dalla bocca? E perché dovrebbero avere una bocca? Potrebbero non averne bisogno e nutrirsi con la luce della loro stella. Inoltre potrebbero comunicare mutando il colore della pelle, proprio come i nostri camaleonti.

Ho immaginato con sufficiente fantasia? Non abbastanza. Infatti mi sono aggrappato ai soliti punti di riferimento terrestri: la luce del sole come fonte di energia e possibile nutrimento e il camaleonte, animale che considero bizzarro.

È difficile immaginare quello che sicuramente ci meraviglierebbe se potessimo raggiungere anche uno solo dei milioni di mondi abitati in orbita attorno a stelle lontanissime. Ma forse, dopo aver soddisfatto la nostra curiosità, ci sentiremmo come il protagonista della canzone di Eugenio Finardi, Extraterrestre, e vorremmo disperatamente tornare a casa.

 


 

giovedì 5 maggio 2022

L'ultimo giorno sulla Terra

 


L’ultimo giorno sulla Terra è un film francese del 2020, distribuito da noi con due anni di ritardo.

In un prossimo futuro una luna rossa è entrata nel nostro sistema solare avvicinandosi sempre di più alla Terra. I terrestri hanno sfruttato per anni la misteriosa energia che emana per produrre il combustibile lumina, ma l’influenza della luna ha causato l’estinzione di quasi tutte le specie animali, l’innalzamento delle temperature, la riduzione degli oceani e la desertificazione delle foreste. Nel 2050 la situazione è ormai critica e lo scienziato Henry W. R. è convinto che l’unica possibilità di sopravvivere sia distruggere la luna con ordigni nucleari, ma siccome è protetta da un impenetrabile scudo magnetico bisogna che un astronauta, pilotando manualmente un razzo, effettui l’allunaggio per piazzare le cariche. Suo figlio Paul, colpito da un fulmine da bambino, è il solo che abbia il dono di superare lo scudo. Eppure non vuole, ha anche lui una convinzione e fugge inseguito dalle inquietanti guardie del governo.

Il film cattura l’attenzione da subito, per via degli effetti speciali degni di Hollywood e per il fatto di iniziare a metà degli eventi, riempiendo di domande la testa dello spettatore e rendendolo così assetato di risposte.

Si nota molto Metal Hurlant nel film e l’atmosfera da futuro retrò che c’era in quei fumetti negli anni ‘80. Ne è un esempio il telefono a muro col display per le videochiamate e la classica cornetta di quelle che i ragazzi di oggi non hanno mai visto. La canzone Cambodia, di Kim Wilde, apre magnificamente i titoli di testa e le guardie che inseguono il protagonista, coperte da corazze piene di tecnologia, non parlano mai, lasciando il dubbio se siano esseri umani o robot.

Purtroppo la seconda parte del film diventa sempre più oscura e quelle risposte che lo spettatore aspettava non arrivano. Tuttavia questo accadeva anche in molte storie della famosa rivista di fantascienza francese, quindi il tutto resta in linea con la tradizione.

Lo scorrere della vicenda suggerisce che la luna sia un organismo vivo. Infatti quando l’altro figlio dello scienziato, Eliott, tenta di compiere la missione al posto del fratello e fallisce, torna sulla Terra cambiato. È come se la luna gli avesse affidato una contromissione per difendersi dai terrestri. Qualcosa di simile, nel senso dell'organismo vivo che vaga nel cosmo sottoforma di corpo celeste, si vide nel telefilm Il cervello spaziale, della vecchia serie TV Spazio 1999.

Comunque il film lascia talmente tante strade aperte che ognuno può vederci la spiegazione che vuole.


 



domenica 1 maggio 2022

La fantascienza è per bambini?

 

La guerra tra il cinema e i libri fu persa dai libri molti anni fa, ma l’errore che facciamo spesso è quello di generalizzare indicando il libro come qualcosa di sempre nobile e il cinema come qualcosa di sempre commerciale. Bisognerebbe precisare che entrambi sono mezzi per comunicare il pensiero e l’immaginario e per un semplice meccanismo solo il cinema si è sviluppato all’inverosimile in centoventisette anni diventando il padrone dell’intrattenimento odierno.

Per capire bisogna tornare agli inizi e al cinema muto: gli spettatori erano pochi e dovevano per forza essere istruiti, o non avrebbero potuto leggere gli intermezzi con i dialoghi virgolettati dei personaggi del film durante la proiezione. Per questo motivo i primi film non furono assolutamente commerciali e infatti il maestro del cinema Fritz Lang portò quasi al fallimento la casa di produzione col suo Metropolis.

Anche i libri erano rivolti ovviamente a un pubblico istruito e per molto tempo c’era stata la maggioranza analfabeta della popolazione mondiale completamente ignara delle storie raccontate sui libri: i romanzi di Jules Verne e di H. G. Wells potevano essere apprezzati solo da una selezionata categoria di persone, mentre i rozzi bruti che lavoravano dalla mattina alla sera nelle campagne o in fabbrica ne erano esclusi. E poi, anche nel caso sapessero leggere, avrebbero avuto ben poco tempo per farlo.

Comunque le riviste come Amazing Stories e i fumetti furono il principale veicolo di diffusione della fantascienza tra il pubblico di bassa cultura e l’interesse commerciale per il settore crebbe. Il cinema, con l’avvento del sonoro e con l’arrivo del colore, aumentò enormemente il numero di spettatori ma dovette fare i conti con gli effetti speciali limitati di quei tempi. I libri, invece, avevano un punto di forza incredibile: le parole permettevano al lettore di immaginare cose che nessun effetto speciale del momento avrebbe potuto mostrare. Quindi la guerra libri-cinema vide la carta indubbiamente in vantaggio sulla pellicola!

Distinguendo tra libri e film di cultura da una parte e libri e film commerciali dall’altra e schierando senza dubbi la fantascienza da quest’ultima parte si arriva agli anni ‘70: il cinema di fantascienza prese il volo grazie agli incredibili modellini delle astronavi e ai make-up che rendevano gli extraterrestri estremamente verosimili. Oggi, con l’avvento del CGI, i libri hanno definitivamente perso la guerra e nonostante ci siano ottimi scrittori che pubblicano ottimi romanzi, l’immaginario delle persone è saldamente in mano agli animatori. Non è un caso che l’idea per un film nasca sempre meno dalla trasposizione di un romanzo e più spesso pescando da fumetti e videogiochi. Anche qui è un errore parlare di libri come nobile arte e invece dei fumetti e videogiochi come prodotti spazzatura, visto che in entrambi i casi sono saltate fuori cose simpatiche: per i fumetti i Supereroi e per i videogiochi Crimson Skies, Resistance: Fall of Man e Bioshock.

Il futuro è ignoto e i sistemi d’intrattenimento si evolvono velocemente. Queste poche righe che ho scritto, per esempio, saranno lette da qualcuno solo se condivise su Facebook o Twitter, mentre nel 2000 le persone sfogliavano i blog alla ricerca di notizie sulle loro passioni.

Oggi un romanzo vende milioni di copie se c’è una forte campagna pubblicitaria e una solida casa editrice che sfrutta la Grande Distribuzione. In passato la fantascienza te la compravi in edicola, con i mitici Urania… Oggi te la vedi in TV, con Prime, Netflix e Disney. Chissà domani come ci meraviglieremo e chissà se saremo ancora bambini?

giovedì 7 aprile 2022

Dopo Lo chiamavano Jeeg Robot arriva Freaks Out

 

  


!!!Attenzione!!! Contiene Spoiler!!!

 

Freaks Out è un ottimo film italiano che mischia la fantascienza alla seconda guerra mondiale. La narrazione è avventurosa e sia le scene d’azione che gli effetti speciali non hanno nulla da invidiare ai film di Hollywood.

Il tema di fondo è quello dei supereroi riproposto però in una veste diversa, quella dei fenomeni da baraccone.

La vicenda si svolge a Roma nel 1943, in piena seconda guerra mondiale. E inizia nel Circo Mezzapiotta, di proprietà dell’ebreo Israel, dove si esibiscono i fenomeni Fulvio, Matilde, Cencio e Mario.

I poteri più o meno efficaci, come accade nei mutanti della Marvel o nei metaumani della DC Comics, sono casuali. Per fortuna nel Terzo Reich sembrano essere rarissimi e l’unico nazista fenomeno del film è lo psicopatico Franz: provvisto di sei dita per mano suona il pianoforte come nessun pianista potrebbe fare e, cosa più importante, riesce a vedere il futuro!

Ha visto la Germania perdere la guerra e Hitler che si suicida nel bunker accerchiato dai sovietici. Per questo motivo è ossessionato dall’idea di trovare un supereroe da usare come arma segreta per capovolgere le sorti del conflitto. Il suo Berlin Circus attira i fenomeni da baraccone in cerca di lavoro come le mosche, ma il terribile segreto che si cela dietro a quegli ingaggi sono gli esperimenti per dimostrare l’efficacia dei poteri e il forno crematorio riservato ai soggetti scartati.

Quando Franz cattura i quattro fenomeni che cercavano Israel, misteriosamente scomparso, si convince di aver finalmente raggiunto il suo obiettivo. Presenta al Feldmaresciallo Kesserling i fantastici quattro: l’uomo lupo, il nano calamita, l’albino dominatore di insetti e soprattutto la ragazza elettrica, la più potente del team!

Naturalmente i nostri eroi non hanno nessuna intenzione di aiutare i nazisti, ma non si comportano come i supereroi americani, o almeno non lo fanno all’inizio. Loro sono antieroi, persone comuni, emarginati per le loro diversità. Matilde incontra i Partigiani e anche il loro leader, il Gobbo, cerca di obbligarla a usare il suo potere per sconfiggere il nemico.

L’atteggiamento dei quattro cambia radicalmente quando scoprono che Israel è stato rastrellato insieme a innumerevoli ebrei e un treno sta portando tutti nei campi di concentramento in Germania. La missione di salvataggio e la battaglia combattuta al fianco dei Partigiani supera le gesta degli X-Men e tutto dipenderà dal superpotere di Matilde.

 

venerdì 1 aprile 2022

L'uomo che sapeva tutto sui buchi

 

 


 

Molti anni fa mi capitò di leggere un racconto breve, pubblicato in coda a un romanzo Urania, che mi divertì moltissimo. Ho un ricordo vago del titolo, forse era qualcosa di simile a “L’uomo che sapeva tutto sui buchi” ma potrei sbagliarmi di grosso e ho dimenticato chi fosse l’autore.

Mi piacerebbe ritrovarlo e rileggerlo oggi. Purtroppo dovrei sfogliare i centinaia di Urania che tengo in garage, ormai ingialliti, fino a farmi venire un mal di testa. Infatti non ci provo nemmeno.

Comunque il racconto parla di un tizio che indaga sulla sparizione di alcune persone. Queste, a un certo punto della loro vita, erano svanite nel nulla. Scomparse senza lasciar traccia, senza una spiegazione plausibile! Il tizio immagina l’apertura di misteriosi buchi nella nostra realtà che avrebbero risucchiato dentro le persone per farle finire chissà dove.

Durante le sue indagini scopre che tutte le piste lo portano in un luogo preciso e convergono sul medesimo individuo. Quindi lo raggiunge e gli espone la sua teoria: gli fa alcuni esempi, non capisce perché queste persone siano sparite proprio entrando in contatto con quel tipo, in quel determinato posto. C’è un tassello che gli sfugge nel mosaico che ha ricostruito e quel tale è l’unico che può fornirglielo.

A quel punto il tale si alza, aumenta notevolmente la sua statura, addirittura si deforma e il suo stomaco si apre divenendo in tutto simile a una bocca piena di denti. L’uomo che sapeva tutto sui buchi, paralizzato dal terrore, viene sollevato e divorato in un attimo. Poi il mostro cambia ancora forma e, divenuto fluido, fugge attraverso il rubinetto del lavandino.

Ecco, racconti così erano di una semplicità incredibile, ma lasciavano un'impronta profonda negli appassionati di fantascienza e sarebbe bello riaverli tutti a portata di mano.

A questo link ne ho trovati alcuni:

Racconti d'appendice