lunedì 18 giugno 2018

Lost in Space


Lost in Space è un classico della fantascienza televisiva statunitense. L’originale, col mitico Guy Williams (Zorro) capo famiglia, è ormai preistoria... e i giovani difficilmente potrebbero apprezzarlo oggi.


Nel 1998 fu realizzato un ottimo remake ricco di effetti speciali, con una solida trama e attori importanti come Gary Oldman e William Hurt.


Eppure Netflix è riuscita a fare l’impossibile: in un 2018 inflazionato dalla fantascienza, con gli Star Wars Disney che spuntano come funghi e i supereroi Marvel e DC comics che messi insieme potrebbero ricostituire il 7° cavalleggeri del generale Custer, ha confezionato la prima stagione del nuovo Lost in Space rendendola bella e coinvolgente.
Il fatto che gli effetti speciali fossero perfetti non era certo una garanzia dell’effetto finale. E i punti deboli si possono individuare nell’aspetto troppo terrestre del mondo sul quale precipitano la Jupiter 2 e le altre navicelle, e nella lentezza di alcune puntate. Ma vale la pena vedere l’intera stagione soprattutto per la suspance che permea il decimo e ultimo episodio.
Io, che ho amato il film di Stephen Hopkins del 1998, non posso far altro che aspettare con ansia la seconda stagione e ammettere che quel film è stato ampiamente superato dalle novità introdotte da Netflix.


Detto questo vorrei analizzare l’idea di base della serie originale del 1965: la famigliola americana perfettina sparata tra le stelle a bordo di un’astronave da favola.
Ebbene, viaggio spaziale a parte, si tratta della riedizione del cartone animato The Jetsons (I Pronipoti), del 1962. la famiglia c’è tutta, con una sorella in più e il robot che sostituisce il cane Astro. Lo show si potrebbe classificare come uno Star Trek per famiglie a stelle e strisce.
Eppure c’è un elemento di disturbo che è l’asso nella manica per i produttori delle due serie e del film: il Dr. Zachary Smith. Nel pilot della serie originale, intitolato No place to hide, non compariva neppure; fu introdotto negli episodi successivi e acquistò sempre più importanza, trasformandosi da semplice sabotatore malvagio in personaggio problematico, egocentrico e a tratti perfino comico.
Nel film del 1998 il Dr. Smith fu magistralmente interpretato da Gary Oldman, che però in sole due ore non ebbe la possibilità di rappresentarlo come avrebbe meritato.
Nella nuova serie Netflix il personaggio diventa femminile, misterioso, cinico e privo d’identità e proprio per questo più intrigante.
June Harris (identità rubata) è probabilmente un omaggio all’attore Jonathan Harris che interpretò il dottore nel 1965. E Dr. Smith è l’altra identità che la misteriosa sabotatrice ruba a un membro dell’equipaggio della Resolute prima di sbarcare sul pianeta a bordo di una navicella Jupiter.







giovedì 14 giugno 2018

Noctiptero


Un po' di Fantasy invece della solita Fantascienza

Il Noctiptero è uno spettro, espressione delle Tenebre e arma a cui ricorrono spesso Maghi, Stregoni e Druidi. La sua caratteristica principale è il muso orribile privo di occhi e bocca, che spaventa le sue vittime proprio perché si mostra nelle loro menti con la sua vera e raccapricciante espressione.
È un non-morto risultato dell’unione di uno spirito maligno con le ceneri di un cadavere. Uccide con un tocco gelido trasformando le vittime in zombi.

lunedì 11 giugno 2018

Star Wars F-Wing


Sì, lo so… l’F-Wing esiste già! C’è la versione Lego e la versione X-Wing modificato. E allora? Innumerevoli artisti si sono sbizzarriti in questi anni esaurendo tutte le lettere dall’alfabeto, del nostro, di quello greco e perfino del cirillico! Quindi qualsiasi caccia ribelle mi venga in mente, qualcuno l’ha già disegnato. Stesso vale per i TIE, ormai milleforme.
Ebbene, questa è la mia versione apocrifa, non ufficiale e molto eretica.
Star Wars ha segnato tutta la mia vita, se ogni tanto mi scappa un disegnino così che posso farci?

giovedì 7 giugno 2018

Tijuana Express, di Gianluca Turconi



Dopo tanta fantascienza ecco la segnalazione di un buon Crime Thriller:


"Buon amore e buona morte, non c'è miglior sorte".
Di questo antico detto popolare di Todos Santos, piccola cittadina ad alta vocazione turistica e basso reddito pro capite nello stato messicano della Baja California Sur, il diciassettenne Alejandro Aguilar Zamudio ha già scoperto la parte iniziale, grazie a una passione travolgente e complicata che l'ha costretto a crescere anticipatamente e a cercare una nuova fonte di reddito sicuro.
Per tale ragione, ha chiesto un lavoro a Nestor Moyes, proprietario terriero conosciuto come Dos Ocho, Due Otto, soprannome attribuitogli durante la burrascosa gioventù. In città, pur parlandone solo di nascosto nelle case, tutti sanno che lui e l'allevatore Rogelio "el Gordito" Orellana, già contrabbandiere di carne di maiale verso San Diego, negli Stati Uniti, fanno soldi facili da parecchio tempo.
Così, Alejandro si troverà una sera ad accompagnare il Gordito durante un trasporto al suo allevamento, incurante dei rischi che dovrà affrontare. Dall'alto dei suoi diciassette anni, crede di essere pronto a tutto, per amore. Tuttavia, il ragazzo ignora che a Todos Santos nessuno è mai chi sembra. Ogni persona si nasconde dietro una maschera, come gli amici d'infanzia Nestor, Rogelio e Agnes, madre di Alejandro, ora divisi da segreti che li hanno separati per sempre.
Tra violenza, sotterfugi, inaspettate scoperte e visionarie tradizioni, Alejandro finirà invischiato nelle conseguenze di una rapina al Tijuana Express, il convoglio di automezzi che trasporta migranti e cocaina da Todos Santos a Tijuana, al confine con gli USA. Per uscirne vivo, sarà obbligato ad affrontare non solo la verità sulla sua nascita, ma anche lo strascico di morte lasciato dietro di sé dai Santi, il Cartello di narcotrafficanti che domina parte della Baja Sur, in precario equilibrio, sempre sotto minaccia dei gruppi rivali di Sinaloa e Tijuana.
Durante il pericoloso viaggio alla scoperta della realtà criminale di Todos Santos, Alejandro si sentirà combattuto nella scelta tra ciò che rischia di perdere e quanto ha occasione di guadagnare. Non avrà altra possibilità che prendere decisioni e fare errori, ogni giorno, su consiglio di Nestor, per non affogare nel torbido che li circonda.
Eppure, quali siano gli occhi che la guardano, Todos Santos pare avere un unico destino, immutabile, caratterizzato da soli tre elementi: narcotici, sesso e uomini ambiziosi.
Ambiziosi proprio come i Santi e Alejandro. 









La scheda del libro: 

Titolo: Tijuana Express
Autore: Gianluca Turconi
Editore: Amazon KDP
Genere: Crime thriller
Edizione: Prima Edizione
Pagine: 322 (indicative, in formato per Amazon Kindle)
Costo: euro 0.99 (gratuito per abbonati Kindle Unlimited)


L'autore:

 
Gianluca Turconi, nato nel 1972, già più volte finalista al Premio Alien per la narrativa fantascientifica e vincitore della XIII Edizione del Premio Lovecraft per la narrativa fantastica, ha effettuato studi linguistici e giuridici, e attualmente vive e lavora in provincia di Monza e Brianza.
Da quasi un ventennio sostenitore del Software Libero, è stato tra i fondatori del progetto di marketing internazionale, di documentazione e di localizzazione italiana della suite software Apache OpenOffice, nonché curatore del dizionario italiano utilizzato dai programmi software Google Chrome, Mozilla Firefox e Thunderbird.
Nell’ambito della narrativa thriller e fantastica ha pubblicato diverse opere (tra le altre "Protocollo Aurora", "La fine del gioco", "Gli Dei del Pozzo", "Il Cavaliere del Tempio", "La cappella Nera", "Alveare e dintorni", "L'Altare", "Fermata obbligatoria") per case editrici e riviste specializzate nazionali e internazionali (Eterea Comics & Books, Delos Books, Asociación Alfa Eridiani, Axxón, Graphe, DiSalvo, A3, Horror Magazine). Ha inoltre rivestito il ruolo di editor per il romanzo "Figlio della schiera" di Giampietro Stocco (Chinaski) e di selezionatore e coordinatore della traduzione per l’antologia di narrativa fantascientifica latinoamericana "Schegge di futuro" (Letture Fantastiche).

lunedì 4 giugno 2018

The Titan


The Titan è un bel film di fantascienza targato Netflix che affronta un tema importante:

Anche se fosse possibile trasferirsi su un altro pianeta, come potrebbero gli esseri umani adattarsi a un ambiente che sarebbe inevitabilmente ostile?

Facendo un esempio semplice vicino a noi, pensiamo alla Luna: il problema che non esista un’atmosfera sembra, nella fantascienza, l’unica barriera da superare per abitarci. Vecchie e famose serie TV, come UFO o Spazio 1999, o film importanti come 2001: odissea nello spazio, mostrano la vita dentro alle basi lunari identica a quella sulla Terra. Ma la Luna è circa 6 volte più piccola della Terra e la sua gravità è 1/6 di quella terrestre! Un essere umano selenita avrebbe molti problemi fisici se esposto per un lungo periodo a una gravità così ridotta.




Nel film Lo spazio che ci unisce, sempre di produzione Netflix, si ripropone lo stesso problema con Marte, che è grande la metà della Terra. Infatti il protagonista, cresciuto sul pianeta rosso, rischia di morire tornando sulla Terra, proprio perché il suo corpo non è preparato alla gravità doppia rispetto a quella del suo mondo.

Tornando al film The Titan, si narra del tentativo di colonizzare Titano, la luna più grande di Saturno. Ma invece di costruire basi pressurizzate e far indossare tute spaziali agli uomini e alle donne che andranno lassù, si pensa di trasformarli in titaniani: praticamente una nuova specie il cui habitat naturale sono i laghi di metano liquido e l’atmosfera velenosa di quella luna tanto ostile.




Esiste un libro che lessi molti anni fa, Il Difensore, di Larry Niven, che ha una trama completamente diversa, ma lascia addosso lo stesso senso di angoscia.
Infatti il punto è:

Se un essere umano evolvesse in un’altra specie, come potrebbe ancora sentirsi parte del genere umano?

Nel romanzo Il Difensore il protagonista difende la sua nuova specie e, giunto sulla Terra, infetta i terrestri per diffondere ovunque i suoi fratelli alieni. In The Titan, invece, Rick Janssen mantiene il ricordo della sua famiglia, portando così tanta malinconia sul mondo di cui sarà l’unico padrone.


venerdì 1 giugno 2018

Fantascienza e divinità



Il mio racconto per la nuova antologia Alien Silver parla di Dio e del Diavolo.
Forse un credente bigotto privo del senso dell’umorismo potrebbe addirittura definirlo blasfemo, ma per affermare ciò dovrebbe leggerlo e visto che persone così rifiutano perfino la Preistoria, i dinosauri e l’uomo di Neanderthal (non contemplati nella Genesi) credo di poter dormire fra quattro guanciali!
Sto scherzando, naturalmente. Non voglio offendere la religiosità di nessuno. Anzi, giuro solennemente che quella che ho scritto è pura opera di fantasia. Una verità inventata... l’ennesima verità inventata, ma questa volta almeno è dichiarata!
E detto questo ce n’è anche per gli atei. Perché chi ha l’arroganza di escludere a priori l’esistenza di un essere superiore che veglia sulle nostre vite, pensa in modo limitato e soffoca la propria immaginazione.
Quindi, chi leggerà il racconto dovrà farlo libero dai paraocchi e ponendosi sempre la domanda: “E se fosse così?”.
Saluti da un pazzo che crede di essere normale.

lunedì 28 maggio 2018

Drakon



Un po' di Fantasy invece della solita Fantascienza


Drakon è il Re del popolo dei Draghi nell’universo di Zargo’s Lords.
A differenza degli altri Signori di questo popolo è provvisto di ali e, in un certo senso, è il più simile al classico drago delle fiabe.
La sua forza è incredibile, pari forse solo alla sua crudeltà. Ma raramente scende in battaglia, visto che dispone di schiere di possenti Draghi abili con la scure e che sputano fuoco al fianco dei Lanciafiamme.