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giovedì 1 ottobre 2026

Mondi sul filo dell'assurdo


 

30 storie. 30 mondi al confine tra il possibile e l’incredibile.
Cosa ci aspetta oltre l’orizzonte della nostra quotidianità? Quali segreti si nascondono tra le pieghe del tempo, negli abissi dello spazio profondo o nelle crepe della mente umana? Questa antologia raccoglie racconti che scandagliano il fantastico: dalla fantascienza pura, fatta di navi stellari, intelligenze artificiali e civiltà extraterrestri, fino a storie che sfiorano l’assurdo, il paradosso e l’inquietudine percepita di fronte all’oscurità.
Un viaggio attraverso futuri distopici, incontri ravvicinati, speculazioni tecnologiche e enigmi esistenziali. Ogni storia è un portale aperto sull’ignoto, un frammento di meraviglia e mistero pensato per chiunque desideri spingersi un passo più in là del mondo conosciuto. Chiudi gli occhi, fai un respiro profondo e preparati a varcare la soglia della realtà.


Mondi sul filo dell'assurdo

 


   

Sono orgoglioso di avere due antologie e un racconto in un’antologia multiautore pubblicati da Edizioni Scudo. Sono orgoglioso perché so che le mie pubblicazioni sono in compagnia delle pubblicazioni di tanti bravi scrittori appassionati e esperti di fantascienza. Ormai conosco i miei limiti: non riesco a scrivere al di fuori del fantastico o della fantascienza. Non riuscirei mai a scrivere un giallo, un thriller o un romanzo storico. Non ci riesco perché non sono le mie passioni.

Non so se il pallino per il fantastico che ho da quando ero piccolo faccia di me un “nerd” o un “geek” o chissà quale altro “sfigato” classificato da quelli che hanno capito tutto nella vita. So solo che mentre scrivo mi diverto a dipanare la storia assurda che nasce nella mia mente. E mi diverto proprio perché è assurda! Che sia fantascienza pura o qualcosa oltre i limiti del reale mi fa sempre lo stesso effetto: mi prende, mi assorbe completamente. Cancello, riscrivo, modifico, finché alla fine ottengo finalmente il testo che voglio. Un testo che deve sbalordire per la situazione lontanissima dal quotidiano. Lontana dai meccanismi del giallo, del thriller e degli altri generi letterari. Che sono generi nobili e molto più letti della fantascienza, ma che pretendono una passione che non ho. E quella passione non si può certo inventare. Anche perché non faccio lo scrittore di professione, faccio il pompiere da trent’anni e ne vado fiero.

lunedì 14 settembre 2026

I sette navigatori dello Spazio

 

Pianeta Bur:

il film sovietico che sognava Venere quando

Venere era ancora un sogno

 

Se ami la fantascienza classica c'è un titolo che devi recuperare: Planeta Bur - da noi I sette navigatori dello spazio (1962). È un film sovietico del 1961 diretto da Pavel Klušancev, tratto da un romanzo di Aleksandr Kazancev, considerato un vero classico del cinema di fantascienza.

La storia è semplice e archetipica. Tre astronavi sovietiche, Sirius, Vega e Aldebaran, sono in viaggio verso Venere. La Aldebaran viene distrutta da un meteorite. Le altre due proseguono, ma senza una terza nave la missione è a rischio. Da Terra parte una nave di soccorso che arriverà tra due mesi: i cosmonauti decidono di non aspettare e di scendere lo stesso.

Da qui inizia il planetary romance sovietico: alianti che atterrano in paludi, un veicolo anfibio, foreste venusiane nebbiose, il canto lontano e inspiegabile di una donna, e poi fauna preistorica - predatori simili a tirannosauri a grandezza d'uomo, pterodattili aggressivi. C'è anche John, il robot che impazzisce per istinto di conservazione nella lava di un vulcano in eruzione. Alla fine, quando l'equipaggio è già in fuga tra terremoto e alluvione, Alexey si accorge che la strana roccia triangolare trovata lungo il percorso è in realtà una scultura con un volto di donna: la prova che su Venere c'è, o c'è stata, vita intelligente.

È ingenuo? Sì. Ma è anche potentissimo. Non a caso Roger Corman comprò i diritti per gli USA e ne riciclò le sequenze per due film americani. La struttura - disastro nello spazio, atterraggio di fortuna, robot impazzito, fuga dal pianeta ostile - ha fatto scuola.

 


Perché oggi meriterebbe un remake

 

Pianeta Bur ha un'idea centrale che il cinema moderno ha quasi dimenticato: la specie intelligente autoctona resta nascosta. Osserva. Non si fa vedere. Lascia solo indizi – un canto, una statua, una scultura. Si rivela solo quando i terrestri sono già ripartiti. Non è Incontri ravvicinati, è l'opposto: è il principio di non-contatto. È umile, ecologico, quasi mistico. Ed è l'unica cosa che un remake dovrebbe conservare intatta. Tutto il resto andrebbe aggiornato.

 

 

Basta Venere

 

Nel 1961 aveva senso. Nel 2026 sappiamo che atterrare su Venere e fare una passeggiata nella palude è fantascienza impossibile. Oggi sappiamo che al suolo ci sono 92 atmosfere di pressione e 460 gradi. Le sonde Venera che ce l'hanno fatta sono durate poco più di due ore - il record di Venera 13 è di 127 minuti. L'idea del film di una Venere giungla oceanica era bellissima, ma scientificamente morta.

Un remake intelligente dovrebbe spostarsi su un pianeta di un sistema vicino. Non Marte, troppo già visto. Pensiamo a un esopianeta roccioso attorno a Proxima Centauri, o a Teegarden b, o a un mondo inventato ma plausibile nella fascia abitabile di una nana rossa: luce rossastra, maree bloccate, piante nere che fanno fotosintesi nell'infrarosso. Un posto dove puoi davvero atterrare.

 

 

Basta Dinosauri

 

I tirannosauri e gli pterodattili nel 1961 erano la scorciatoia per dire "preistoria aliena". Oggi fanno effetto B-movie americano riciclato da Corman. Se vogliamo animali bizzarri, la biologia ci offre di meglio: creature a sei zampe con scheletro esterno di silicati, predatori plananti con membrane fotosensibili, "foreste" che sono in realtà un unico organismo coloniale. Bizzarria credibile, non Jurassic Park copiato.

Potremmo immaginare il remake così: una missione internazionale - non solo sovietica - diretta verso LV-2117, un mondo oceanico con ossigeno. Un guasto li costringe a scendere in anticipo. Trovano un ecosistema rigoglioso, ostile, incomprensibile. Sentono canti infrasonici, trovano strutture geometriche che sembrano rocce ma hanno angoli non naturali. Il robot di bordo, un Boston Dynamics evoluto, impazzisce non per "istinto" ma per un conflitto tra protocolli di salvaguardia e contaminazione biologica.

E alla fine, quando il lander decolla lasciando sensori e relitti, la telecamera resta giù. Dalla foresta nera escono figure alte, simbiotiche con l'ambiente, che osservano il cielo. Raccolgono un distintivo caduto. Lo studiano. E poi lo rimettono a terra. Senza trionfalismo. Noi eravamo solo di passaggio.

 


 

1961: il film e la sonda partono insieme

 

E qui arriva il parallelo storico che rende Pianeta Bur ancora più affascinante.

Il 1961 è l'annus mirabilis sovietico: il 12 aprile Gagarin vola. Ma due mesi prima, l'Unione Sovietica ha già iniziato la corsa a Venere. Il 4 febbraio 1961 parte il primo prototipo, 1VA, che non riesce a lasciare l'orbita terrestre. Otto giorni dopo, il 12 febbraio 1961, da Baikonur viene lanciata Venera 1, la prima sonda della storia inviata verso un altro pianeta. Pesa 643,5 kg, ha pannelli solari, antenna parabolica, stabilizzazione a tre assi.

Perderà il contatto a 2 milioni di km, ma l'intenzione è chiara.

Planeta Bur esce in quel clima esatto. È propaganda dolce, ma anche profezia interessata: il film sembra girato apposta per dire al pubblico sovietico "ecco cosa troveranno i nostri ragazzi quando le Venera arriveranno". Una Venere abitabile, esplorabile, conquistabile, con città antiche e statue di pterodattili con occhi di rubino. L'esplorazione reale avrebbe mostrato l'inferno. Ma nel 1961 quell'inferno non lo conosceva ancora nessuno.

Rifare oggi Pianeta Bur non sarebbe quindi un'operazione nostalgia. Sarebbe correggere il tiro della storia: mantenere lo stupore di Klušancev per l'ignoto, ma spostarlo dove l'ignoto esiste davvero. E mantenere la sua lezione morale più moderna di tanti blockbuster: le intelligenze migliori non hanno bisogno di presentarsi. Guardano. Aspettano che te ne vada.

 


 


 

sabato 1 agosto 2026

UFO: il giorno della rivelazione

 


Steven Spielberg è stato aspramente criticato per il suo Disclosure Day. Eppure Spielberg ha fatto Spielberg: il film è perfettamente in linea con tutto ciò che il regista ha prodotto nella sua lunga carriera. È soprattutto in linea con la fantascienza di Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo e E.T. Inoltre è una festa per gli ufologi! Spielberg, da buon volpone, ha mischiato tutti gli elementi classici dell'ufologia, ha cucito insieme le panzane sugli avvistamenti e ha condito il panettone con il suo inconfondibile stile. Durante la visione le spiegazioni tardano a arrivare, le situazioni estreme si risolvono sempre all'ultimo secondo e il senso del meraviglioso viene trasmesso con le immagini e la musica.

È difficile criticare chi ha confezionato un buon prodotto per il target di riferimento. Semmai si può criticare la fonte: i Grigi di Roswell, col loro disco volante vintage e il perfido governo statunitense che li avrebbe trasferiti nell'Area 51 per sezionarli e tenere per sé l'avanzatissima tecnologia extraterrestre.

Negli anni '90 due inchieste sugli UFO rivelarono che il progetto Mogul, un'operazione segretissima degli USA per controllare e prevenire le mosse sovietiche durante la Guerra Fredda, sarebbe alla base dei veri fatti accaduti il 2 luglio 1947. E grazie ai documenti desecretati sono state fornite le prove di quei fatti.

Quindi lo schianto a Roswell è una bufala e gli omini grigi col testone alti un metro e venti sono degli stereotipi, un pò come le altre figure mitiche inventate dall'uomo nel corso della sua esistenza.

Gli antichi immaginarono i folletti, gli elfi, i satiri, i sileni, i nani, gli orchi, le sirene, eccetera...

Al genere umano la fantasia non è mai mancata. L'uomo crede in tutto ciò che inventa, infatti l'uomo crede in Dio. All'epoca degli avvistamenti poi, gli americani ci davano dentro parecchio col whiskey e gli hippie consumavano talmente tanto LSD che accanto ai Grigi vedevano anche i draghi! Da non sottovalutare poi il fatto della contrapposizione tra USA e URSS e quindi gli aerei sperimentali di entrambe le fazioni che svolazzavano nei cieli di mezzo mondo.

Che cosa hanno in comune un Grigio e un satiro? Probabilmente la mente umana che li ha inventati. Il satiro è la fusione tra un uomo e una capra, mentre il Grigio è la caricatura di un uomo. È gracile perché immaginiamo che una civiltà avanzata non abbia bisogno di muscoli, magari ai lavori pesanti pensano i robot. Ha quattro dita per essere diverso da un uomo ma alcuni testimoni descrivono i Grigi con tre dita. Ha la testa grossa perché crediamo che un cervello più grande sia sinonimo di intelligenza, eppure i Neanderthal avevano il cervello più grande dei Sapiens e si sono estinti.

Infine il fatto più assurdo: i Grigi respirano la nostra aria e spesso sono nudi. Forse hanno un campo di forza invisibile che li circonda con la loro atmosfera? Forse chi li ha inventati non si è posto questa domanda.

Un'altra assurdità dell'ufologia, che però Spielberg ha dovuto cavalcare per il suo film, sono gli extraterrestri che giocano a nascondino: arrivano sui loro dischi, rapiscono le persone e le sottopongono a misteriosi esperimenti, poi se ne vanno per tornare e mostrarsi solo ad alcuni. Nel 1970, la serie britannica UFO dette una spiegazione: gli alieni arrivano da un pianeta morente e rapiscono gli umani per trapiantare gli organi sani al posto dei loro malati. A prima vista sembrava una trovata logica, ma può esistere un pianeta con condizioni identiche a quelle terrestri e abitanti talmente simili a noi da poter utilizzare i nostri organi per sopravvivere?

Quella degli extraterrestri che raggiungono la Terra viaggiando per molti anni luce e si nascondono potrebbe reggere se intendessero attuare un'invasione silenziosa, ma possibile che i problemi di logistica dobbiamo averli sempre e soltanto noi? È molto più verosimile Independence Day: il giorno in cui arriveranno li vedremo al TG1, con le loro astronavi ferme sopra le maggiori città, probabilmente non per distruggerle ma per stabilire un contatto con l'umanità.

Di tutto questo comunque Spielberg non si è preoccupato proprio perché non era necessario per realizzare un film dei suoi. Lui non è Christopher Nolan, non gli interessano i dettagli scientifici per rendere credibile un clone del bellissimo Interstellar, Spielberg è un prestigiatore che gioca con l'emotività dello spettatore e anche questa volta l’ha incantato con la sua magia. O almeno ha tentato di farlo, senza riuscirci con tutti.

La delusione di molti è dovuta al fatto che ormai siamo smaliziati e il giochino che funzionava negli anni '80 ripetuto quasi identico nel 2026 stenta a funzionare.

 

 


lunedì 12 gennaio 2026

Bugonia


 

Bugonia è un film americano del 2025, remake del film sudcoreano del 2003 Save the green planet! (Jigureul jikiyeora!). Il titolo Bugonia è una parola greca che indica la generazione spontanea della vita.

La trama del film gira attorno a due squilibrati, convinti che la Terra sia piatta e che gli extraterrestri Andromediani siano infiltrati tra gli umani e stiano progettandone l’annientamento. I due, Teddy Gatz e il cugino tardo Don, sono agricoltori e apicultori, vivono in una casa rurale fuori città e hanno già individuato, grazie ai loro ragionamenti contorti, una Andromediana influente: Michelle Fuller, Chief Executive Officer dell’azienda farmaceutica Auxolith. In particolare Teddy la ritiene responsabile del coma vegetativo della madre, indotto da un farmaco sperimentale della Auxolith.

Insieme al cugino, mettendo in pratica un azione da dilettanti che però ha successo e rapiscono la donna.

Il film prende subito la piega del thriller e lo spettatore si schiera con l’unica persona sana di mente, la Fuller, prigioniera dalla forte personalità, psicologa, che invece di disperarsi inizia una serie di mosse calcolate contro i suoi carcerieri degne di una partita a scacchi.

Da qui in poi c’è spoiler, quindi chi non vuol rovinarsi il film è bene che interrompa la lettura. Tuttavia bisogna ricordare che la trama è identica a quella del film sudcoreano del 2003, quindi risale a 23 anni fa.

Nei thriller c’è sempre il poliziotto amico di famiglia che sta indagando sulla persona scomparsa e commette l’errore di avvicinarsi ai colpevoli dando per scontato che non lo siano e fa una brutta fine. Ebbene, c’è anche qui.

Quello che mi ha colpito nella pellicola è la descrizione dei complottisti, le loro ragioni strampalate e i tasti toccati dalla Fuller per far leva su di loro nelle situazioni critiche. I due sono individui ignoranti che seguono teorie da invasati e sono veramente pericolosi. Ciò che si percepisce è però quanto la loro pericolosità sia pari alla loro ingenuità. Sono manipolabili proprio perché persone psicolabili e il più psicolabile è proprio Teddy, visto che Don è neurodivergente e dipende in tutto dal cugino.

All’apice del thriller, quando Michelle convince Teddy a seguirla nell’ufficio dell’azienda farmaceutica dove lavora e a entrare nell’armadio descritto come teletrasporto per raggiungere l’astronave in orbita, lo spettatore pensa: “è fatta! È salva!”.

Teddy indossa un giubbotto esplosivo e ha un fucile, per questo Michelle non ha potuto chiedere aiuto alle persone incontrate arrivando in azienda. Inspiegabilmente il giubbotto esplode nell’armadio facendo a pezzi Teddy.

Qui lo spettatore sente che c’è qualcosa che non torna, un armadio è in grado di far esplodere un congegno esplosivo? Il giubbotto era difettoso ed è esploso accidentalmente? Teddy ha attivato il detonatore per sbaglio?

La Fuller viene soccorsa e i trasportata in ospedale con l’ambulanza, ma quando è a bordo e riviene risulta molto meno malconcia di come dovrebbe essere. Si libera dell’ossigeno e salta giù dal veicolo in corsa mentre i medici tentano di fermarla esterrefatti.

Qui i dubbi dello spettatore diventano conferme e appena lei entra nell’ufficio, si introduce nell’armadio e svanisce in un lampo di luce tutto assume i contorni di un racconto breve col finale ribaltato rispetto a quanto si aspetta il lettore.

Per carità, è una buona idea, la stessa che ho avuto io per il mio Grosso guaio sulla Luna incentrato sugli squilibrati seguaci di Ashtar Sheran e giuro che non ho copiato, non ho mai visto il film sudcoreano e ho visto il film americano solo ieri dopo aver pubblicato il mio racconto nel 2022.

Eppure la trovata del “contrario di ciò che ti aspetti” tecnica usata da molti scrittori nei racconti brevi, per Bugonia mi ha deluso. Avrei preferito un vero thriller al posto di questo fantascienza che sconfina nel fantasy e prosegue con la vera Andromediana che si teletrasporta sull’astronave e decide insieme ai suoi simili, vestiti come Inuit tendenti al “Mi chiamo Mork e vengo da Ork”, di distruggere la Terra.

Tra l’altro il modello della Terra al centro della plancia dell’astronave è proprio la Terra piatta dei complottisti! Un po' come succedeva in quel vecchio fumetto Disney con Pippo Cristoforo Colombo che cerca di raggiungere l’America convinto che la Terra sia rotonda, ma finisce di sotto dal bordo della Terra piatta rimanendo appeso con l’ancora delle caravelle agganciata al tappo per lo scarico del mare.

Che dire, film divertente ma fuori di testa.

 

martedì 6 maggio 2025

Gli extraterrestri di Celluloide (parte 3)

 

Gli extraterrestri immaginati al cinema e in TV sono quasi sempre la trasposizione spaziale di creature fin troppo terrestri. Ma non sempre...

Starship Troopers: gli insetti sono le creature più repellenti che abbiamo sul nostro mondo, per questo motivo tanti scrittori li hanno sfruttati per inventare gli alieni delle loro storie. Tranne qualche eccezione anche la loro struttura sociale viene sempre accostata a quella delle api, o delle formiche.

Gli aracnidi del romanzo Fanteria dello spazio impugnavano delle armi, dimostravano un’intelligenza pari a quella dei loro nemici umani. Nel film del 1997, invece, sono semplici macchine per uccidere. I loro arti sono lame acuminate e la loro struttura sociale è il formicaio.


The Thing – La Cosa da un altro mondo: Nel romanzo di John W. Campbell, il mutaforma arriva dallo spazio con l’aspetto di un mostro azzurrognolo con tre occhi. Probabilmente quello è l’aspetto dell’ultima sua vittima copiata.

Nel film del 1951, a causa degli effetti speciali limitati dell’epoca, viene sostituito da un gigante vegetale. E quando gli mozzano una mano, questa continua a muoversi e strisciare nonostante sia lontana dal resto del corpo. Nel remake del 1982 torna a essere un mutaforma e semina il terrore. Infatti ogni sua parte, venendo in contatto con un altro organismo, lo uccide e lo imita. Così assistiamo a teste con le gambe che avanzano sul pavimento, toraci che si aprono e ingoiano le braccia del dottore intento a defibrillare, masse informi zeppe di parti delle vittime che si ergono davanti ai superstiti della base in Antardide.

Il mutaforma è una creatura molto usata anche nel Fantasy.


Body Snatchers: dal romanzo di Jack Finney sono stati tratti ben quattro film: L’invasione degli Ultracorpi (1956), Terrore dallo spazio profondo (1978), Ultracorpi – l’invasione continua (1993), Invasion (2007). Il migliore è quello del 1978, tra l’altro è l’unico in cui vincono gli alieni.

L’idea di extraterrestri che copiano e si sostituiscono agli umani permette di evitare la fatica di inventare l’aspetto dell’alieno, un po' come quando si mette in campo il mutaforma. Tuttavia l’idea ispiratrice di Jack Finney fu il Pericolo Rosso: cioè la paura del Comunismo, che si temeva avrebbe uniformato e appiattito gli americani in una moltitudine di individui tutti uguali.

Politica a parte, “l’imitatore e sostitutore” è la forma di vita aliena più distante da quella umana immaginata fin’ora. E quindi la più intrigante.



sabato 1 marzo 2025

Gli extraterrestri di celluloide (parte 2)

 

Gli extraterrestri immaginati al cinema e in TV sono quasi sempre la trasposizione spaziale di creature fin troppo terrestri.

Na’vi: gli alieni di Pandora, la luna di Polifemo, sono altissimi elfi blu con un look molto stile indiani d’America (per la verità anche la trama del film ricorda un tantino Pocahontas).

La loro anatomia è fin troppo umanoide e anche Pandora, per quanto fantasioso, non è altro che una versione fiabesca del nostro mondo.

La vera domanda è: si sarebbe ottenuto lo stesso successo al botteghino immaginando extraterrestri completamente diversi da noi su un mondo totalmente diverso dal nostro? Probabilmente no, perché gli spettatori sarebbero stati disorientati da tanta diversità.

Klingon e Romulani: Star trek non ha mai brillato per originalità. La Federazione, nonostante sia presentata come multinazionale, in realtà rispecchia gli Stati Uniti d’America. E i suoi nemici sono la trasposizione tra le stelle della Guerra Fredda proprio per via del periodo in cui fu ideata la serie TV.

Così i Klingon sono l’equivalente spaziale dei sovietici! Per renderli ancora più barbari nella serie classica somigliano addirittura ai Mongoli di Gengis Khan! Una correzione di rotta c’è stata nei film, dove le armature sono simili a quelle dei Samurai giapponesi.

Gli altri nemici della Federazione sono i Romulani, che si possono considerare l’equivalente spaziale dei cinesi. Anche se i molti rapaci ostentati sulle astronavi e sulle strutture romulane suggeriscono influenze dall’Impero Romano.

In Star Trek è tutto tremendamente terrestre, comunque.


La Guerra dei mondi: i marziani del film del 1953, coi loro tre occhi verde, blu e rosso, sembrano il gioco Simon degli anni ‘80. Quelli originali del romanzo di H. G. Wells erano bipedi dal corpo rotondo e molliccio, con sedici tentacoli intorno alla bocca.

Gli alieni del film di Spielberg del 2005, invece, sono anatomicamente più elaborati. Si è preferito immaginarli simili ai loro tripodi. Anche perché, dovendo costruire un mezzo meccanico deambulante, è logico che abbiano ripetuto la loro anatomia. E infatti hanno un testone mefistofelico con tre gambe e due piccole braccia pensili. Il fatto che siano nudi (come lo erano anche quelli del ‘53) fa intuire perché a ucciderli sarà il raffreddore.


Alieni di ID4 e World Invasion: in entrambi i casi non dimostrano manualità e non si capisce come abbiano fatto a evolversi. Tentacoli, artigli, armi letali. L’unico obiettivo di chi ha disegnato questi mostri è spaventare il pubblico. Che cavolo fanno questi, quando se ne stanno tranquilli sui loro mondi? Quelli di ID4 sono come cavallette e si spostano da un sistema all’altro depredandolo finché non diventa arido. Ma un mondo d’origine dovranno pure averlo avuto, o no?

Comunque gli invasori combattono protetti da un esoscheletro. Quelli di Independence Day perché debolissimi, quelli di World Invasion perché cefalopodi acquatici.

Visitors, Boosk di Star Wars, Drac di Enemy Mine. I rettiliani sono da sempre l’asso nella manica quando si pensa un extraterrestre. Tuttavia si finisce sempre con elaborare i rettili terrestri e non si inventa niente di originale.

Boosk e i Visitors ricordano molto gli uomini-drago del Fantasy. I Drac di Enemy Mine, invece, sono abbastanza umanoidi da suggerire l’evoluzione che potrebbe avere una specie rettile intelligente. Anche qui utilizzare l’uomo come metro di equiparazione per l’evoluzione di una specie riporta alla nostra visione terrestre delle cose.


 






sabato 1 febbraio 2025

Gli extraterrestri di celluloide (parte 1)

 

Gli extraterrestri immaginati al cinema e in TV sono quasi sempre la trasposizione spaziale di creature fin troppo terrestri.

E.T. fu ideato da Carlo Rambaldi. Doveva risultare morbidoso, carino, un cucciolo di alieno amico dei bambini, non doveva assolutamente spaventare e allo stesso tempo non doveva sembrare una creatura del nostro mondo. Osservandolo superficialmente, E.T. ha un’anatomia abbastanza aliena. Tuttavia guardandolo meglio si capisce che ha la faccia di una tartaruga simpatica, con occhioni da cartone Disney e comunque un corpo simile a quello degli umani, con due braccia e due gambe… anche se le gambe sono piuttosto corte!

Yoda: è uno gnomo delle fiabe! Un folletto benevolo con le orecchie a punta e la pelle verde. Ne L'Impero colpisce ancora ha perfino il suo bastoncino da mago in stile Gandalf.

Come alieno è molto improbabile, però bisogna tener conto del fatto che Star Wars non è fantascienza, ma Science Fantasy. Inoltre, la moltitudine di creature che popolano la Saga sono la rielaborazione della fauna terrestre: dagli insetti, ai rettili, fino agli elefanti, i cani (Chewbacca) e gli orsacchiotti (Ewoks).

Nel covo di Jabba, in mezzo a tanti mostri, se ne intravede addirittura uno che ricorda la Pantera Rosa.

Alien: è l’alieno più azzeccato della storia del cinema. Uno xenomorfo, cioè un essere che si adatta alle sembianze dell’ospite sfruttato per riprodursi. Infatti in Alien 3 è quadrupede proprio perché l’ospite è un cane.

Il suo creatore, Hans Ruedi Giger, era un pittore di ispirazione surrealista e simbolica. Già col suo Swiss Made 2069 ideò un alieno originale molto prima di disegnare Alien.

Nel 1979 il suo talento visionario mischiò sapientemente elementi artificiali e organici, inventando un predatore mai visto prima.

Predator: Un gigantesco orco con le treccine da rasta e una faccia che è bene tener nascosta sotto l’elmo! Scherzi a parte, visto che la prima versione somigliava a un Uomo-Formica, è un bene che Van Damme si sia rifiutato di proseguire le riprese e i produttori abbiano deciso di ripensare la creatura daccapo.

Predator è un umanoide. In pratica ha solo la testa differente dagli umani, per il resto sembra solo un uomo rozzo e gigante. Appunto un orco! Ciò che arricchisce il personaggio è senza dubbio la tecnologia aliena che si porta appresso.

Centauri di Giochi Stellari: è il mentore di Alex Rogan, è un alieno che si camuffa con la maschera. Il suo vero volto sembra quello di un Grigio molto scuro, con gli occhi luminosi come la spada di Darth Vader.

In realtà il suo essere extraterrestre è un fatto secondario, infatti il personaggio è molto più che umano! È un reclutatore, un venditore truffaldino, un pasticcione ma in definitiva un tizio estremamente bonario e paterno.




domenica 1 dicembre 2024

Ufologia e fantascienza

 

L’ufologia vista come fantascienza e quindi fantasia, è sicuramente divertente. Basta non farsi prendere troppo la mano e non finire per crederci, altrimenti diventa peggio di una religione e la ragione ci abbandona.

Gli UFO sono oggetti volanti non identificati avvistati ufficialmente (nel senso che per la prima volta furono descritti come dischi volanti) il 24 giugno 1947 dal pilota commerciale Kenneth Arnold.

La classificazione degli avvistamenti fu stabilita dall’astrofisico e ricercatore ufologico J. Allen Hynek nel 1972. Inizialmente divisa in tre tipi, fu poi ampliata a sette.

Incontri ravvicinati del Primo Tipo: sono l’avvistamento di uno o più oggetti volanti non identificati.

Incontri ravvicinati del Secondo Tipo: sono i fenomeni fisici provenienti dall’UFO. Per esempio i cerchi nel grano, oppure interferenze con motori o ricezioni radio televisive.

Incontri ravvicinati del Terzo Tipo: contatto diretto con gli extraterrestri.

Incontri ravvicinati del Quarto Tipo: un essere umano viene rapito dagli extraterrestri.

Incontri ravvicinati del Quinto Tipo: incontri bilaterali di cooperazione tra umani e intelligenze extraterrestri.

Incontri ravvicinati del Sesto Tipo: contatti tra umani e alieni che causano effetti fisiologici gravi, come trasmissione di malattie.

Incontri ravvicinati del Settimo Tipo: ibridazione tra umani e alieni.

Le principali specie aliene tra tutte quelle descritte negli avvistamenti sono tre e il loro aspetto indica quanta poca fantasia abbiano avuto i testimoni, sia che fossero in malafede o in buonafede.


Pleiadiani o alieni Nordici

Sono praticamente identici agli umani, ma sono tutti biondi con gli occhi celesti. Per questo si mimetizzano tra le popolazioni nordeuropee. Il loro mondo d’origine è l’ammasso delle Pleiadi, nella costellazione del Toro. Tuttavia hanno una base orbitante intorno a Venere, per cui talvolta sono chiamati venusiani.

Diciamo che gli ufologi si sono sbizzarriti a tal punto da sconfinare quasi nelle leggende, mancano gli Elfi e i Folletti e la fiaba è pronta.

Ashtar Sheran, l’extraterrestre pleiadiano considerato sia l’Arcangelo Michele che Gesù Cristo, oltre a Comandante della Flotta Spaziale Intergalattica, viene descritto come originario del pianeta Metharia del sistema solare di Alpha Centauri. Il suo culto ha dato origine a una pericolosa setta ufologica e qui è il momento in cui si passa dal divertente al farsi prendere troppo la mano.

Grigi o Reticuliani

I Grigi sono originari del sistema stellare Zeta Reticuli. Sono ometti bassi, glabri, dalla pelle grigia, con grandi teste e occhi a mandorla ricoperti da una membrana nera. Hanno braccia lunghe e quattro dita. I Grigi sono diventati lo stereotipo dell’extraterrestre nella cultura popolare e fruttati in molti film.

Rettiliani, Rettiloidi, Sauriani o Draconici

Alieni originari del sistema stellare Alpha Draconis. Capaci di cambiare forma per mimetizzarsi tra gli umani e in possesso di poteri mentali. Muovono i fili di una cospirazione contro l’umanità operando da basi sotterranee nascoste sulla Terra e anche sulla Luna. In pratica cattivissimi!

Gli ufologi non hanno bisogno di essere presi sul serio, visto che c’è gente che crede ai Rettiliani, ai Nordici e alla setta di Ashtar Sheran, agli ometti col testone che arrivano col disco volante per rapire gli esseri umani.

Gli ufologi credono in ciò che hanno inventato e con chi crede non si può discutere. D’altra parte anche le religioni sono state inventate e visto che la mente umana è capace di una fantasia sfrenata, per la religione come per l’ufologia vale la stessa regola: è sicuramente divertente, basta non farsi prendere troppo la mano.

 

martedì 12 novembre 2024

Diafanoidi o Ultracorpi?

 

I Diafanoidi vengono da Marte fa parte di una quadrilogia diretta e prodotta da Antonio Margheriti tra il 1965 e il 1967: gli altri tre film sono I criminali della galassia, Il pianeta errante e La morte viene dal pianeta Aytin.

Girarono tutti e quattro i film in sole dodici settimane sfruttando le stesse scenografie e la maggior parte del cast. L’obiettivo era il mercato statunitense e bisogna ammettere che nonostante siano stati realizzati a basso costo, non hanno granché da invidiare ai B-movie americani dell’epoca. Certo, col 1968 arrivò 2001: Odissea nello spazio e spazzò via quel tipo di fantascienza antiquata dai cinema, ma questa è un’altra storia.

La quadrilogia è disponibile su YouTube e io ho visto I Diafanoidi vengono da Marte ieri sera, con cinquantotto anni di ritardo. Bé, meglio tardi che mai.

Dei quattro è quello che racconta una minaccia extraterrestre piuttosto simile a L’invasione degli Ultracorpi (1956) tratto dal romanzo Gli invasati di Jack Finney del 1954. Che poi era simile a Il terrore dalla Sesta Luna (1994) tratto dal romanzo di Robert A. Heinlein del 1951 e a The father thing (2018) telefilm tratto dall’omonimo racconto di Philip K. Dick del 1954.

La mia curiosità per chi fossero i Diafanoidi è rimasta delusa nello scoprire che si tratta solo di un’idea rubata ai grandi scrittori statunitensi per realizzare un film da vendere proprio agli statunitensi. Tra l’altro i Diafanoidi hanno una forma piuttosto banale: sono luci verdi che si avvicinano minacciose, attaccano diffondendo un fumo verdastro, paralizzano le vittime e poi si impadroniscono del loro corpo. La trama del film presenta alcune lacune logiche, per esempio le pistole a fiamma che sparano attraverso le pareti della stazione spaziale. Oppure quando i protagonisti rompono il vetro della base su Marte e camminano trattenendo il fiato per raggiungere l’astronave di salvataggio. Però bisogna ricordarsi dell’epoca in cui è stato realizzato e soprattutto di quanti errori simili commettevano anche gli americani nei loro B-movie.

C’è un film semiserio su Netflix che riprende il tema degli Ultracorpi e lo sviluppa in modo simile ai Diafanoidi. Il film è norvegese del 2022 e si intitola Blasted – In due contro gli alieni.

Due amici d’infanzia, campioni europei di laser tag si ritrovano a Hessdalen, una località famosa per gli avvistamenti alieni e perfetta per giocare a paintball. Peccato che la zona sia infestata dagli extraterrestri impegnati ad attuare la loro invasione. Naturalmente si tratta di una commedia con atmosfere in stile Resident Alien, però c’è il punto in cui i terrestri rapiti sono nella caverna e stanno essere convertiti in alieni che somiglia in modo impressionante a quando i Diafanoidi convertono i terrestri nelle miniere di Marte.

Chissà, forse lo sceneggiatore norvegese ha visto il film di Margheriti!

venerdì 1 novembre 2024

I classici e i loro svarioni




È stato tanto tempo fa, ero un bambino e restai affascinato da quei film americani pieni di extraterrestri cattivi che cercavano di conquistare la Terra. E per loro (gli extraterrestri) finiva sempre nello stesso modo: venivano sconfitti con trovate imprevedibili e definitive. Quando era l’acqua di mare, quando gli ultrasuoni, talvolta i microbi, oppure la corrente elettrica.

Per quanto sembrassero invincibili durante tutto il film, negli ultimi dieci minuti si scopriva sempre il loro tallone d’Achille.

Un giorno vidi un film russo, con sette cosmonauti che sbarcavano su Venere e lo scoprivano primitivo, zeppo di dinosauri. Ebbene, i venusiani c’erano nel film, ma erano tutt’altro che minacciosi. Se ne stavano nascosti per spuntare solo nel finale, quando i terrestri ripartivano col loro razzo. Il riflesso nella pozzanghera venusiana mi lasciò solo intravedere una creatura schiva, misteriosa e probabilmente pacifica.

Quella fu la mia prima volta degli alieni buoni, molto prima degli incontri ravvicinati di Spielberg.

Tra i due meccanismi narrativi, quello degli extraterrestri cattivi è sicuramente il più inverosimile: le distanze astronomiche, le incompatibilità ambientali, i pericoli di contagio, rendono assurda qualsiasi mira di conquista interstellare. Eppure i film sull’invasione incollano lo spettatore alla poltrona molto di più di quelli sul contatto pacifico permeato dal senso di meraviglia.

La trovata più azzeccata fu in quella serie TV con gli UFO che rapivano i terrestri per espiantargli gli organi.

Oggi sembra che le idee siano un tantino a corto, forse perché in tanti hanno già raschiato il barile. E infatti assistiamo troppo spesso alla fiera del già visto.

Tornando a quando ero bambino, il ricordo va inquadrato in quell’epoca, quando ancora non avevamo visto niente. Non eravamo smaliziati e quasi tutto c’incantava.

Rivedere oggi ciò che affascinò allora diventa spesso una delusione.

Ieri ho visto il film “La cosa da un altro mondo”, del 1951. A parte il fatto di aver sostituito l’originale mutaforma del libro con un gigante alieno vegetale, praticamente un uomo albero, c’è un grosso difetto che fu tipico del periodo e che allora quasi nessuno notava.

Un po’ come succedeva nei film di cowboys e indiani i buoni e i cattivi erano talmente definiti da risultare quasi personaggi a due sole dimensioni. Nei western, infatti, gli indiani erano sempre cattivi e lo erano gratuitamente. Nessuno spiegava che i bianchi avevano rubato la loro terra, nessuno si preoccupava delle loro ragioni. Erano semplicemente i selvaggi che “l’arrivano i nostri” del 7° Cavalleria avrebbe spazzato via tra gli applausi in sala a fine film.

Per gli extraterrestri era lo stesso e fu lo stesso anche per il povero uomo albero, pilota di un astronave precipitata su un pianeta a lui ostile. Nonostante fosse, per ovvie ragioni, più evoluto dei terrestri, gli sceneggiatori lo resero rozzo come un Neanderthal e lo fecero avanzare con un bastone sulla passerella elettrificata intento ad avventarsi sugli umani gratuitamente proprio come gli indiani facevano contro i cowboys. Un bruto con poco cervello, con cui non valeva la pena di tentare comunicazione... e infatti fu fritto con la corrente elettrica! Tra l'altro, per giustificare il tutto, misero lo scienziato che tentava di parlargli (in inglese ovviamente) e veniva regolarmente ammazzato. Praticamente la stessa regola di non parlare agli indiani, se non si vuol finire scotennati!

Il ricordo deve restare un ricordo, tralasciando gli incredibili svarioni che ci propinarono a quei tempi.


domenica 22 settembre 2024

Come sono fatti gli extraterrestri?


 


Immaginare gli extraterrestri è difficile. Ci hanno provato scrittori, illustratori e sceneggiatori, con risultati sempre legati alle creature conosciute, quelle terrestri appunto.

Eppure quale aspetto potrebbe avere davvero un extraterrestre? I Grigi del sistema stellare Zeta Reticuli sono credibili o sono semplicemente caricature degli esseri umani inventate da chi aveva ben poca fantasia?

Per quale incredibile coincidenza hanno due braccia e due gambe come noi, cinque dita come noi, due occhi, una bocca e un naso quasi come noi?

Da non sottovalutare l’errore madornale di rappresentarli nudi. Non hanno bisogno di tuta spaziale per sbarcare su un mondo che non è il loro? Respirano la nostra stessa aria (che culo!) ma sono naturalisti e hanno abolito i vestiti?

L’aspetto di un extraterrestre è per forza legato alle caratteristiche del suo pianeta, perché la vita si adatta all’ambiente in cui si sviluppa. Se quell’extraterrestre vive in un liquido probabilmente avrà le pinne, oppure dei tentacoli, se la gravità è bassa avrà una muscolatura molto ridotta. E magari potrebbe avere le ali se la pressione al suolo è talmente elevata da permettere la sopravvivenza solo tra le nuvole, come su Venere.

Queste sono tutte supposizioni che ovviamente, ignorando le condizioni dell’ipotetico pianeta abitato, lasciano il tempo che trovano. Tuttavia sono la base su cui ragionare per non cadere nella pura fantasia.

Un altro elemento che devono assolutamente avere gli extraterrestri, ovunque si trovino, è la manualità. Quindi devono possedere arti capaci di impugnare oggetti, scrivere, scolpire, modellare. Naturalmente la manualità da sola non basta: gli animali della Terra, fatta eccezione delle scimmie, non sono in grado di impugnare niente. Ma le scimmie, nonostante siano provviste di mani (anche al posto dei piedi) non hanno l’intelligenza sufficiente per sfruttare la loro manualità. Alla fine sono due i fattori essenziali: l’intelligenza e la manualità, mentre la forma del corpo viene decisa dall’adattamento ambientale.

Nei romanzi di fantascienza usano spesso l’escamotage dell’alieno telepatico, talvolta addirittura fatto solo di energia. Praticamente un essere talmente intelligente da aver sviluppato poteri mentali e in grado di muovere gli oggetti senza toccarli. Bell’idea! Peccato che sarebbe piuttosto improbabile l’evoluzione da una creatura primitiva, fino a un essere telepatico senza passare per la manualità.

Come sono allora gli extraterrestri che sicuramente popolano il cosmo? Avremo mai la possibilità di scoprirlo?

Pare di no, per via delle enormi distanze che ci separano dai sistemi stellari vicini, figuriamoci da quelli più lontani!

Se per qualche insperato colpo di fortuna una civiltà extraterrestre dovesse riuscire a raggiungerci e avessimo l’opportunità di scoprire come sono fatti, potremmo rimanere delusi. Potremmo trovarci di fronte a creature molto più umanoidi di quanto avremmo immaginato, perché forse nell'universo le condizioni per permettere la vita sono poche e se ripetute altrove, danno quasi i medesimi risultati.

In ogni caso il contatto sarebbe pericoloso, non per le invasioni di alieni cattivi come nei film, chi fa tanta strada non lo fa certo per conquistare. Il contatto sarebbe pericoloso a causa dei batteri e dei virus che potrebbero portarci dal loro mondo. E sarebbe pericoloso anche per loro, a causa delle nostre malattie ormai innocue per noi, tipo il raffreddore, che però sarebbero letali per loro.