martedì 16 luglio 2019

Fantascienza Perduta




Negli anni ‘70 mio padre comprava Urania. Ogni uscita, compresi i Millemondinverno e Millemondiestate. Grazie a Urania ha conosciuto Asimov, Vance, Heinlein, Clarke e tanti altri giganti della fantascienza internazionale. E io che seguivo Goldrake e Spazio 1999 in TV, iniziai a leggerli (qualche anno più tardi).
Questo significa che mio padre è un famelico lettore di libri che mi ha trasmesso la passione per la lettura? No, per niente! Lui mi ha solo trasmesso la passione per la fantascienza.
Urania è una collana che, negli anni ‘70, vendeva alla massa; una massa che seguiva un marchio e si avvicinava agli scrittori per fedeltà a quel marchio. All’epoca il cinema Western era in declino e quello di Fantascienza aveva iniziato la sua ascesa con 2001: Odissea nello spazio e sarebbe esploso con Guerre Stellari. Ma se volevi immaginare l’esplorazione del cosmo, le subdole invasioni extraterrestri o una Fondazione che archivia il sapere dell’Uomo mentre l’Impero Galattico precipita nella barbarie, potevi farlo solo con i libri.
In ogni caso la Fantascienza, nei romanzi, nei film e nei fumetti, è sempre stata considerata opera di evasione e quindi in letteratura snobbata come categoria minore. Perché?
Beh, perché le persone che si avvicinano al genere sono come me e come mio padre. Persone della massa, persone che non hanno letto Tolstoj ma neppure Salgari (non sempre, ma comunque spesso).
A questo punto, visto che è opera di evasione, che i tempi sono cambiati, che gli effetti speciali al cinema hanno raggiunto la perfezione e che i fenomeni letterari da milioni di copie recenti sono Maze Runner, che futuro possono avere i libri di fantascienza?




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