sabato 8 giugno 2019

Anima Sintetica



Anima sintetica è lo spin-off di Terra 2486
e può essere letto prima o dopo il romanzo.

«Quello che avverrà, sarà determinato da quello che è accaduto. Quello che era destinato, si ripeterà come in un ciclo». (Zecharia Sitchin)
Grazie alla tecnologia aliena di cui sono entrati in possesso, gli abitanti di Akgua sono convinti di poter vincere la guerra; se poi riuscissero a dare un'anima a quella macchina, potrebbero addirittura conquistare l'intero universo.
Gli inconsapevoli protagonisti di questa avventura si troveranno a fare i conti con pericolosi controllori del tempo e antiche civiltà perdute che cercheranno di reclamare la loro sovranità.
Sarà possibile cambiare il futuro intervenendo nel passato o il fiume degli eventi continuerà a scorrere sempre nella stessa direzione?
Per Blue e Alkita tutto questo non sembra fare alcuna differenza.





Breve estratto dal capitolo IV:
Tomas era nervoso, tamburellava sulla gamba con le dita della mano. Ogni dieci secondi guardava l’orologio, quasi volesse cercare di fermare il tempo. Con la coda dell’occhio gli sembrò di vedere un’ombra: istintivamente, ritrasse la testa all’indietro, andando a colpire il finestrino.
«Che botta!» piagnucolò, emettendo un flebile gridolino di dolore.
«Si sente bene?» chiese un signore che gli sedeva accanto, un uomo giovane con lunghi capelli bianchi e gli occhi argentati.
Tomas lo studiò un attimo prima di rispondere; quell’uomo aveva qualcosa di strano, ma al tempo stesso di familiare. Una luce accecante proveniente dall’esterno della carrozza fece girare di scatto il ragazzo. Si trovava in un tunnel sottomarino e quel bagliore che aveva appena visto era qualcosa di inspiegabile. Una crepa si formò lungo la parete del tunnel e il treno si fermò bruscamente, facendo quasi cadere i passeggeri.
«Che... che... che diavolo sta succedendo?!» urlò Tomas, incredulo.
L’acqua cristallina dell’oceano iniziò a penetrare attraverso la crepa e in poco tempo il vagone fu sommerso per metà.
«Dobbiamo uscire da qui o moriremo tutti!» urlò, Tomas, ma qualcosa gli impedì la fuga.
«Stai calmo, non ti agitare. Non c’è alcun motivo per resistere, lasciati andare» gli sussurrò, dolcemente, l’uomo che gli sedeva accanto.
Il ragazzo si voltò lentamente, l’uomo lo aveva afferrato per il braccio e sembrava non voler lasciare la presa. Gli occhi argentei si accesero di una luce nera, un pozzo oscuro senza fondo che prese a vorticare causandogli nausea e vertigini.







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