sabato 12 marzo 2022

Speriamo che non succeda mai


 

Non so se saremo ancora qui tra qualche mese, o se la Terra sarà già un’unica distesa arida, devastata e radioattiva. La spada di Damocle che pende sulle nostre teste si chiama Terza Guerra Mondiale e non è mai stata così vicina come in questi giorni, a causa dell’invasione russa dell’Ucraina. Per ora la Nato evita di intervenire, ma le testate nucleari restano puntate sugli obiettivi e procediamo sul filo del rasoio. Sono preoccupato per i miei figli e sono impotente di fronte a un mondo impazzito.

Spesso ho immaginato un’utopia: un genio della chimica o dell’elettronica che avesse scoperto un sistema per neutralizzare in un sol colpo tutti gli ordigni atomici posseduti dalle superpotenze del pianeta e fosse in grado di impedirne la fabbricazione di nuovi. Ingenuamente ho pensato che così avremmo eliminato la spada di Damocle che ci tormenta dal 1945.

Oggi, con i venti di guerra che soffiano soprattutto su giornali e TV, stento a credere di essere nel 2022! Sembra il ripetersi del 1939 e i paragoni con Hitler fioccano da tutte le parti. Così mi assale l’angoscia per quell’utopia che potrebbe trasformarsi in distopia: cosa farebbe il mondo senza la paura delle armi nucleari?

Probabilmente Stati Uniti, Regno Unito e Europa dichiarerebbero guerra alla Russia per difendere l’Ucraina. Ben presto si unirebbero agli Alleati anche Giappone e Australia, mentre al fianco della Russia entrerebbero Cina, Corea del Nord e qualche altra nazione satellite. La guerra convenzionale ingoierebbe milioni di vite: abbiamo visto nel Kosovo, in Afghanistan e in Iraq, quanto siano micidiali le armi moderne.

Le generazioni di ragazzi del 2002/2003/2004 sarebbero spedite al Fronte perché gli eserciti di professionisti non sarebbero più sufficienti a combattere una guerra globale.

Magari dopo solo quattro o cinque anni, un po' come fu per le altre due guerre, anche questa finirebbe. Tuttavia, la luce della speranza sarebbe definitivamente spenta negli occhi dei sopravvissuti.

Quindi è bene che quel genio che sognavo non sia mai nato e se gli uomini saranno tanto stupidi da scatenare la Terza Guerra Mondiale bruceremo tutti insieme, non solo gli innocenti che quella guerra non la volevano.

Potenti del mondo, ricordatevi che nello spazio, intorno a questo sasso che chiamiamo casa, non c’è niente e se causerete il disastro non avrete un posto dove scappare!

martedì 1 marzo 2022

Extraterrestri


Ormai siamo abituati, nei film e nei libri, a due tipi di incontri immaginari con civiltà aliene: il primo è la classica invasione di mostri cattivissimi, ovviamente bruttissimi che hanno l’obiettivo di annientarci per prendersi la nostra amata Terra. Il secondo è il contatto con alieni buoni, di aspetto gradevole o comunque non bellicoso, dotati di una civiltà talmente perfetta da farci vergognare, che ci prendono per mano come fratelli maggiori.

Ebbene, si tratta di stereotipi utilizzati da scrittori e sceneggiatori per intrattenerci. Ma cosa avverrebbe se ci fosse davvero il contatto con una civiltà extraterrestre?

Intanto, alieni provenienti da una stella lontana avrebbero viaggiato talmente tanto, anche utilizzando un sistema di propulsione così rivoluzionario da superare la velocità della luce, che tenterebbero di comunicare con noi appena entrati nel sistema solare. Quindi niente UFO che giocano a nascondino, per intenderci. Probabilmente ne sentiremmo parlare nei TG per mesi e li vedremmo atterrare con le loro astronavi in mondovisione.

Il primo problema, prima ancora di stabilire un sistema comunicativo che funzioni, sarebbe evitare ogni forma di contagio: loro sarebbero vulnerabili perfino al nostro raffreddore e allo stesso tempo potrebbero infettarci con virus del loro pianeta potenzialmente fatali. Basta pensare a quanto ci abbia messi in difficoltà il Covid19, figuriamoci malattie in arrivo dallo spazio!

È improbabile che la nostra aria sia compatibile con l’organismo di eventuali visitatori di un altro mondo, quindi gli extraterrestri dovrebbero indossare costantemente le loro tute spaziali e per stabilire una colonia bisognerebbe ricreare artificialmente l’atmosfera del loro mondo in aree stagne.

Nonostante tutte le precauzioni qualche epidemia scoppierebbe per forza e, anche se domata, seminerebbe risentimento verso i nuovi venuti che difficilmente sarebbe dimenticato. Comunque, superati tutti questi problemi, si passerebbe alla seconda fase del contatto terrestri-extraterresti: lo scambio di conoscenze scientifiche. Essendo arrivati loro da noi avremmo meno scienza da offrire, visto che se ne avessimo avuta quanto loro probabilmente li avremmo raggiunti per primi.

Non è detto che la Terra sia la più adatta a ospitare una forma di vita intelligente che entra nel sistema solare. Per esempio, per i visitatori potrebbe essere più vantaggioso modificare l’atmosfera di un pianeta roccioso nella fascia abitabile e renderlo simile al loro natio. Se preferissero un pianeta caldo potrebbero concentrarsi su Venere. Se invece avessero bisogno di freddo c’è lì Marte a disposizione.

La terraformazione è molto usata nella fantascienza per rendere credibile la realizzazione di colonie terrestri nello spazio. Non abbiamo la tecnologia per attuarla, ma esseri di un altro mondo potrebbero averla e impiegarla qui da noi. L’alternativa alla terraformazione è l’adattamento degli individui, mediante l’ingegneria genetica, al pianeta che si vuole colonizzare. In questo caso gli extraterrestri con cui verremmo in contatto sarebbero simili a noi e diversi dai loro fratelli rimasti a casa, in pratica avremmo una grossa delusione.

Tutti i libri letti e i film visti non ci possono raccontare la realtà, che potrebbe svolgersi come ho descritto sopra oppure chissà come. In fondo anch’io sto immaginando.

martedì 1 febbraio 2022

Utopia


 

L’energia pulita del vento era una buona idea. Purtroppo le pale eoliche, per quanto grandi e numerose, non riuscivano a coprire il fabbisogno mondiale. Continuammo a utilizzare i carburanti fossili e la fissione nucleare finché i primi si esaurirono e la seconda, in teoria sicura, andò fuori controllo a causa della terribile ondata di terremoti del 2097.

Seguì la sanguinosa Guerra per l’energia. Le nazioni si dissolsero e l’umanità rischiò l’estinzione. Poi, gli scienziati tornarono a puntare sul vento. La Guerra, come già era accaduto in passato, aveva permesso enormi progressi tecnologici e quei progressi furono impiegati per l’Uomo, invece che contro l’Uomo.

Nel 2198 fummo finalmente in grado di imprigionare l’energia delle tempeste, dei cicloni e degli uragani. Il vento fu sfruttato in tutto il suo potenziale. E dopo il vento anche il mare! Due terzi del pianeta Terra è composto da acqua in movimento. Le maree, negli oceani, sviluppano una forza spaventosa e grazie ai ciclopici mietitori che avevano catturato la forza del vento fu possibile catturare anche la forza del mare.

L’umanità tornò a fiorire, la popolazione crebbe unita e gli antichi conflitti razziali divennero solo un brutto ricordo.

Gli uomini puntarono alle stelle e inviarono sonde robot in tutto il sistema solare, la colonizzazione dello spazio sembrò a portata di mano, ma accadde un fatto terribile che avvolse il mondo in un sudario di angoscia.

Come il nazismo era stato il cancro del ventesimo secolo, lo scientismo deviò dalla sua razionalità costruttivista degli inizi e approdò nel totalitarismo. Diventando il cancro del ventiduesimo secolo.

Oggi il mondo è diviso in due fazioni: i fuorilegge, dei quali faccio parte anch’io, che siamo quel che resta della vecchia civiltà umana. Abbiamo compagni, figli e invecchiamo e moriamo come è sempre stato fin dall’alba dei tempi. Poi ci sono gli scientisti, che considerano la Scienza una Fede, sostituiscono le parti del loro corpo compromesse somigliando sempre più ai cyborg, padroneggiano l’eugenetica e hanno ridotto le donne a bambole biologiche, completamente asservite agli uomini, con una vita a tempo che finisce a trent’anni.

Questo abominio deve finire! Per fortuna quei bastardi sono pochi e vivono arroccati nelle loro fortezze della Scienza. Dobbiamo attaccarli e distruggerli, ma per farlo dovremo prima sconfiggere la loro ferraglia mantenuta attiva fin dai tempi della Guerra.


martedì 18 gennaio 2022

Mother/Android

 


Mother/Android è un film riuscito solo a metà. Premetto che preferisco la formula “robot inumani assassini” come per Il mondo dei robot o Terminator piuttosto di quella “quasi umani” gestita male nella serie Westworld. Però, approfondire i personaggi e tenere sapientemente alta la tensione non può venir prima della logica nella trama.

A questo link ho letto un articolo di stroncatura che non condivido: la recensione di Today. Non perché il film non abbia difetti, ne ha fin troppi. Tuttavia l’autrice non ne ha centrato neppure uno, per cui vado a elencarli io iniziando uno spoiler feroce. Chi avesse intenzione di vedere Mother/Android non prosegua nella lettura.

Prima incoerenza: gli androidi si ribellano e iniziano a uccidere gli umani eludendo un blocco simile alle tre leggi della robotica pensate da Isaac Asimov per i suoi cervelli positronici. Eppure, nonostante il caos e la distruzione seminati all’inizio, non viene spiegato come si organizzano successivamente. Sono macchine, perché combattere in forma umanoide? Perché non costruire diavolerie volanti e micidiali come in Terminator? Skynet ritorceva la tecnologia bellica degli umani contro gli umani, annientandoli. Qui, invece, ci troviamo in uno scenario postapocalittico dove i robot si comportano come bande di zombi. Da parte loro, gli umani, erigono sbarramenti e fanno prelievi di sangue a chi vuol passare per smascherare gli infiltrati.

Seconda incoerenza: gli androidi architettano un piano per ingannare la protagonista incinta e uno di loro riesce a superare le difese di Boston. Ebbene, il piano serve a sorprendere lo spettatore, ma dal punto di vista tattico è inutile: il rifugio dell’ex programmatore, la reclusione dei finti prigionieri e la balla delle giacche schermanti per essere invisibili ai robot convincono la donna e il suo compagno che però arrivano svenuti al posto di guardia. E siccome nessuna delle sentinelle ha visto il film, la reazione da pirla di fronte a un parto imminente e un ferito grave sarebbe stata comunque quella ordinata dal regista: non controllate l’autista!

Terza incoerenza: l’obiettivo dei robot è l’EMP, l’arma elettromagnetica che neutralizza le macchine nel suo raggio d’azione e lascia senza difese la città. Che nostalgia le granitiche e assolutamente non elettriche difese dei castelli medievali!

Ma poi, perché l’androide ingannatore fa l’entrata teatrale e suicida, seguita dall’irruzione delle sue truppe in stile zombi? Per far colpo al cinema. Un’intelligenza artificiale che si rispetti sarebbe stata molto più fredda, raggiungendo l’EMP con circospezione per attivarlo e sacrificarsi in modo che i compagni potessero invadere la città.

Per quanto riguarda la protagonista, si salva momentaneamente dalla prima ondata… ma come sopravvive alla seconda?

Quarta incoerenza: i coreani sono sempre cattivissimi e arrivano a Boston col colbacco sovietico. Inoltre accettano solo i bambini, per gli americani capitalisti non c’è posto. Stereotipi a parte e pezzo strappalacrime messo lì apposta per strappar lacrime… i robot minacciano il mondo o solo l’America?




giovedì 13 gennaio 2022

Don't look up

 

 


 

Don't Look Up, “non guardare in alto” è un ottimo film di fantascienza, ma non solo. È un Armageddon o un Deep Impact al contrario e soprattutto è un film che cerca di svegliare la gente dal torpore: sfrutta il pericolo della cometa in rotta di collisione con la Terra per dimostrare quanto possono essere miopi i governanti del mondo quando sottovalutano un pericolo chiaramente imminente. Nella vita reale questo pericolo sono i cambiamenti climatici causati dall’inquinamento dei combustibili fossili. Quindi lo scioglimento dei ghiacciai, l’aumento del livello del mare e l’effetto serra.

Per il clima i grandi (si fa per dire) del mondo si riuniscono, discutono, ma non prendono provvedimenti efficaci nonostante le proteste degli ambientalisti capitanti da Greta Thunberg. Non lo fanno perché il profitto viene prima della vita del pianeta. Cosa farebbero se una cometa minacciasse di distruggerci? È proprio così scontato che agirebbero uniti come nei tanti film catastrofici visti al cinema?

Leonardo Di Caprio, nell’intervista relativa al film, spiega che la cometa è un pericolo percepito come più concreto dell’inquinamento e riesce a scuotere perfino gli indifferenti. Ma cosa accadrebbe se il pericolo diventasse, per i media, solo una posizione politica? Chi lancia l’allarme per la collisione viene etichettato come di una determinata fazione e chi invece crede al negazionista “non guardate in alto” fa parte dell’altra.

Forse gli stessi errori si stanno commettendo con la pandemia in corso: quanti film col Virus che rischia di portare l’umanità all’estinzione sono finiti con la scoperta del vaccino? Credo tutti tranne Ultimo rifugio: Antartide (Virus) del 1980.

Invece nella realtà, per il Covid19, troppe nazioni hanno lavorato senza collaborare con le altre e i vaccini sono stati somministrati solo a chi può pagare. Follia?

Tornando al film di Adam McKay, alcuni astronomi scoprono una cometa gigantesca che punta dritta su di noi. Lanciano l’allarme, ma si imbattono in un muro di gomma. Praticamente tutti quelli che contano, giornalisti compresi, si comportano all’opposto di ciò che suggerirebbe la logica.

Il grottesco demolisce ogni nostra convinzione, l’inverosimile sembra terribilmente vero e quando la dott.ssa Kate Dibiasky dice al gruppo di ragazzi, per strada, che i governanti del mondo sono meno furbi di quello che sembrano, tutti i pezzi del puzzle sono ormai al loro posto.

L’unica scopiazzatura evidente è il presidente degli Stati Uniti Janie Orlean, interpretato da Meryl Streep… somiglia incredibilmente per cinismo e stupidità al presidente degli Stati Uniti del film Iron Sky, interpretato da Stephanie Paul.

 

sabato 1 gennaio 2022

Marziani

 

 


 

Gli extraterrestri arrivarono nel 2099. La NASA individuò quattrocento masse in avvicinamento tra Nettuno e Urano, che viaggiavano a una velocità tale da farle arrivare sulla Terra in due mesi. La notizia fu tenuta nascosta solo per pochi giorni, visto che la Roscosmos russa e la CNSA cinese lanciarono immediatamente due vettori per investigare. Gli yankees, bruciati sul tempo, rivelarono la novità al mondo e assicurarono che avrebbero difeso l’America e i suoi alleati da qualsiasi tipo di invasione.

La possibilità che quattrocento asteroidi fossero entrati per caso nel Sistema Solare durante la loro corsa errante, fu scartata quasi subito: le masse erano tutte identiche, viaggiavano in formazione e inviavano segnali radio incomprensibili. Cercavano di comunicare.

Gli alieni rallentarono nei pressi di Marte, entrarono in orbita e poi iniziarono la discesa sulla superficie.

Russi e cinesi impiegarono otto mesi per raggiungere il pianeta rosso dopo l’ammartaggio alieno e divennero l’avamposto di eroi in cui il mondo intero riponeva enormi speranze per la risoluzione della crisi.

Le foto delle masse ferme sul suolo desertico marziano rivelarono inconfondibili dischi argentei e uno di questi decollò raggiungendo le astronavi terrestri. Le ingoiò in un attimo e sfrecciò in direzione Terra.

All’inizio fu il panico, l’interruzione delle comunicazioni fece pensare al peggio. Ma poi, il comandante della nave cinese, inviò un breve messaggio confermando che taikonauti e cosmonauti stavano bene e che presto sarebbero atterrati a Pechino insieme ai nuovi amici dello spazio.

Gli americani ci rimasero un po' male, nessun attacco a NewYork e nessuna patriottica resistenza ai mostri conquistatori assetati di sangue che si vedevano nei film di Hollywood. E poi, i comunisti per primi a parlare con i nuovi arrivati era una cosa difficile da digerire. Tuttavia il pragmatismo mantenne la giusta rotta e il Presidente degli Stati Uniti volò in Cina per dare il benvenuto ai visitatori insieme agli altri grandi della Terra.

Gli uomini avevano immaginato gli extraterrestri in mille modi: brutti come orchi se cattivi e morbidosi come E.T. se buoni, ma quelli che scesero dal gigantesco disco argenteo troneggiante in piazza Tienanmen avrebbero spiazzato la fantasia più fervida. I loro corpi erano cumuli di scaglie, in mezzo alle quali si intravedevano brillanti occhi rossi. Galleggiavano nell’aria apparentemente privi di peso e avevano sei arti pensili che terminavano con qualcosa di molto simile alle nostre mani. Non indossavano tute spaziali, erano circondati da una barriera energetica che probabilmente riproduceva l’atmosfera del loro pianeta.

La comunicazione fu stabilita mediante la proiezioni di immagini: l’umanità assistette alla distruzione di un lontano pianeta, quando la sua stella divenne una supernova. Il viaggio dei sopravvissuti fu lunghissimo e trascorso in ibernazione. L’arrivo nel Sistema Solare li convinse di non aver posto sul terzo pianeta, sovrappopolato, per cui puntarono subito sul quarto. Vi si stabilirono e iniziarono a modificare la sua atmosfera per trasformarlo in una nuova casa. La speranza nell’amicizia con i vicini terrestri fu forte, anche se difficilmente rappresentabile solo con le immagini.

lunedì 13 dicembre 2021

Emergi Tartesso!

 

Per gli amanti delle opere di Howard Phillips Lovecraft, gli scrittori Vito Introna e Francesca Panzacchi raccontano lo spettacolare ritorno di Cthulhu.

 

 

Zoltan Czibor è il classico ungherese antisovietico emigrato dopo la caduta del muro che detesta Lovecraft e i suoi scritti. Dopo aver visto strane forme oscure nel Guadalquivir, una adepta di Palotas levitare e aver sognato R’lyeh e altre mostruose città dalla geometria non euclidea, sarà incaricato da quella medesima congrega di assistere, quale interprete di Palotas, all’emersione di Tartesso, altra città devota ai Grandi Antichi. Un'avventura che dovrà fare i conti con la realtà… 

 

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di seguito un breve estratto:

Ortro abbaiava furioso, le due teste mostravano file di denti affilati e sbavavano rabbiose all’indirizzo di un essere emerso sulla battigia. Il loppide non aveva paura, ma presto dalle onde si stagliarono altri busti verdastri, erano figure grottesche e imponenti, percepì un pericolo. Che Poseidone fosse impazzito?

L’oceano Occidentale non aveva mai ospitato simili esseri, titani rospiformi grandi forse metà del suo padrone, forse meno.

Drizzò il pelo, un mostro stava provando a inerpicarsi sulla scogliera.

Ortro stavolta non ebbe indugi e si lanciò all’attacco, superò lo sperone roccioso e impattò l’orrenda creatura.

L’essere, colto di sorpresa, lo serrò fra braccia possenti e viscide, ma lasciò la gola indifesa e le zanne del canide affondarono nella sua putrida carne grassa e insapore. Ortro sentì il freddo sangue dell’essere rifluirgli in bocca, la morsa si allentò, riuscì a scrollarselo di dosso e a ritrarsi.

Il mostro collassò malamente in acqua, giacque immobile sul fondale. Intorno al cadavere si allargò una macchia scura e maleodorante, terribili miasmi simili a tombe scoperchiate.

Ma gli altri esseri non si spaventarono e anzi, come in onore di un mutuo accordo, cominciarono a risalire fra lidi e scogli.

Ortro non conosceva la paura, nemmeno il suo padrone poteva fargli del male, ma era pur sempre consapevole di essere solo contro almeno due dozzine di creature abissali.

Si volse a cercare i buoi, la mandria per fortuna era in rotta verso le stalle, l’odore dei mostri aveva terrorizzato i capi.

Gli invasori camminavano a fatica, strascicando i passi su corte zampe terminanti in artigli palmati, piedi da lucertola all’apparenza prensili.

No, non erano forti sulla terraferma. Ma non poteva sbranarli tutti.

L’urlo e il richiamo del suo padrone lo fecero voltare e correre nella macchia, rinunciando al combattimento.

Gerione si levava molto oltre le querce e i frassini, le sue enormi gambe sostenevano tre busti, tre teste e sei braccia, ciascuna mano destra impugnava uno xiphos, ciascuna mano sinistra l’hoplon.

Gerione, re di Tartesso, stava accorrendo e il fido Ortro, rincuorato, di nuovo si precipitò sulla battigia per azzannare il mostro più vicino, sventrandolo in pochi istanti.

Ma le teste barbute di Gerione se possibile erano ancor più furiose delle sue, gli sguardi del divino re avrebbero terrorizzato perfino il grande Eracle.

La sarissa calò rapida a infilzare tre piscidi, poi il titano si avventò sugli invasori superstiti, piccoli e deboli al suo cospetto.

Gerione affondò gli xiphoi in quei corpi mollicci e repellenti, scrollò a calci due mostri avvinti ai suoi schinieri, ruggì dalla rabbia quando un essere più grande degli altri gli graffiò profondamente una coscia nuda e lo tagliò in due parti, lasciando che le sue interiora percolassero sangue bruno verso riva.

In pochi minuti nessun mostro era in piedi e Ortro provò ad assaggiare quelle interiora mortifere: vomitevoli, immangiabili.

Gerione lanciò ancora il suo urlo all’orizzonte, sfidando altri esseri a invadere la sua isola.

Un moto ondoso scosse il mare calmo, alcune creature nuotarono rapide al largo, terrorizzate dalla sorte dei loro compagni.

Un gorgo sorto all’improvviso prese a implodere convulso, tutto il mare parve precipitare nei suoi stessi abissi.

Un’enorme testa di piovra emerse dal vortice e l’immenso corpo da rettile alato si stagliò sopra tutto e tutti.

Ortro solo a vedere le dimensioni di quell’essere guaì di terrore e fuggì disperato verso gli ovili.

Ma Gerione, raccolta la sarissa, la scagliò verso il mostro, centrandolo in pieno cranio.

Si udì uno scoppio simile al rompersi di una vescica. Una densissima nebbia grigioverde coprì tutta Tartesso e l’oceano circostante.

Il Mostro, colpito, non era morto e le sue membra distese si stavano ricomponendo.

Il grande Cthulhu avrebbe preso Tartesso.

Ma Gerione non era disposto a cederla.

Zoltan e Concesiòn si risvegliarono in secca, sporchi di fango e intorpiditi.

Lui respirò a fondo, cercando di ritrovare almeno in parte il proprio equilibrio mentale.

Aveva un mal di testa terribile e gli occhi vistosamente arrossati.

La donna faticò a rimettersi in piedi, le gambe le facevano male ed erano piene di grossi lividi.

L’intero gruppo di seguaci fu invece risucchiato verso la città isola, in balia del mostro che iniziò a divorarli uno alla volta.

Urla strazianti echeggiavano nell’aria, eppure gli altri adepti non tentavano di scappare, molti di loro al contrario nuotavano estasiati verso Cthulhu che allungava i suoi mostruosi tentacoli sollevandoli a uno a uno.

Anche il santone fu divorato, la bestia gli staccò la testa di netto con un morso. Il resto del corpo continuò a dimenarsi in una danza macabra e surreale.

Zoltan e Concesiòn assistettero in silenzio a quello spettacolo aberrante, paralizzati dallo stupore e dalla paura.

Dalla città emersa intanto cominciano ad aprirsi portali e cunicoli e altri esseri, minuscoli al confronto di Cthulhu, si tuffavano rapidamente in mare puntando decisi a riva.

Zoltan, con la forza della disperazione, riuscì a scuotere Concesiòn e, sciaguattando nel fango, cercarono ancora riparo, nel folto della foresta.

Voltandosi di scatto Zoltan notò una delle creature acquatiche giunte a riva.

Erano verdi e vagamente umanoidi, non possedevano i tentacoli di Cthulu, ma emanavano lo stesso identico fetore cadaverico.

Zoltan trattenne a stento un conato di vomito.

Quelle creature erano Dagon, cacciatori di balene.

Gli stessi che Gerione e Ortro avevano respinto, per lo meno nei suoi sogni.

Prima di rituffarsi in mare uno dei mostri si drizzò in posizione eretta.

Era alto almeno quaranta metri.

Il mostro scrutò l’ambiente, poi esitò, aveva l’acqua all’altezza delle caviglie e tentò di muovere verso la terraferma.

Zoltan non stette ad attendere oltre, tappò la bocca dell’inorridita campagna di sventura e insieme si precipitarono nel fitto del bosco. Come se gli alberi avessero potuto proteggerli da quell’ammasso di putrida carne verdastra, grande più di dieci elefanti.

La terra tremò, il mostro sfidava la sua natura anfibia e avanzava a passi incerti verso di loro, travolgendo querce e frassini.

A quel punto Zoltan credette di impazzire, le urla disperate dei folli presi da Cthulhu arrivavano fin lì, la massa immensa e i miasmi del Dagon incombevano su loro due e la salvezza, al di là del colle, era troppo lontana per le loro misere gambe. Il cuore cessò per un istante di battere, rovinò di faccia nel terreno viscido. Concesiòn urlò di terrore, segnalando la loro presenza all’incubo abissale.

Ma Zoltan, del tutto incosciente, non vide Dagon voltarsi e rientrare precipitosamente in acqua. Non vide il folle donnino inerpicarsi sul clivo e finalmente correre a perdifiato verso l’autobus.

Non vide il grande Cthulhu ergersi del tutto e sprofondare in acqua, né seppe che era riemerso a qualche centinaio di metri dalla riva col mare alla cintola, alcuni suoi devoti stretti fra i tentacoli, altri che annaspavano molto più indietro.

Non vide un enorme braccio molle tendersi e puntare diritto verso la collina, superarla e rientrare trascinando al suolo ciò che restava del loro autobus. Il tentacolo nell’accorciarsi arò il terreno con la carcassa dell’autocarro, generando un profondo solco e abbattendo decine di alberi.

Zoltan non vide nemmeno il mostro immergersi e tornare rapido nella sua città, quella Tartesso immensa e mostruosa che considerava la sua seconda casa.

Non vide Cthulhu affrontare l’umanoide tricefalo grande quasi quanto lui, Gerione, fondatore di Tartesso e suo primo, mitico re.

I suoi occhi erano divenuti simili a cannocchiali, sapeva di essere a molte miglia marine di distanza, eppure coglieva ogni particolare di quell’assurda lotta fra titani.

Gerione era terribile, i tre corpi fusi nell’ampio bacino erano spaventosi sotto le pesanti corazze di bronzo. Gli elmi, le spade, gli scudi e gli schinieri riflettevano la cupa e sinistra luce verde di Tartesso, mentre avanzavano verso il centro della città. Cthulhu riemerse da un accesso sotterraneo e spalancato il portale che lo ritraeva, in tutto simile a quello di R’lyeh, si lanciò furente contro l’avversario. Di nuovo la sarissa lunga più di cento cubiti lo trafisse, il grande antico non parve risentirne e i suoi tentacoli avvilupparono il più piccolo Gerione. Ma il re non voleva darsi vinto e pur succhiato da mille ventose amputò alcune molli braccia, cercando di portarsi a tiro di spada.

Ortro ruggì alle spalle di Cthulu e vinto il ribrezzo saltò, riuscendo ad azzannargli una coscia glabra.

Stavolta il tentacolo calò come una frusta, sbalzando il canide contro una costruzione in rovina. Un lungo guaito di dolore, udibile a chilometri di distanza, accompagnò la morte del fido Ortro.

Gerione a quel punto raddoppiò gli sforzi, urlò al cielo qualcosa di incomprensibile ma che forse richiamava delle sonorità omeriche.

Apollo forse udì o forse ne fu disturbato, fatto sta che la terra prese a tremare con una tale violenza da far crollare gran parte delle torri, dei ponti convessi e degli edifici deformi di Tartesso, mentre i due avversari continuavano ad avvinghiarsi ferocemente.

Il terremoto e lo tsunami che seguì mandarono il povero Zoltan a gambe per aria, tentò di rialzarsi ma la fanghiglia alta fino alla vita ostacolò ogni suo tentativo di mettersi in salvo.

Un ultimo scrosciare di pioggia e fulmini precedette una nuova ondata di marea lurida che travolse Zoltan, risucchiando in mare centinaia di alberi divelti.

Tartesso tornò a sprofondare negli abissi, recando seco i due furenti titani avvinghiati su rovine, pinnacoli collassati e un’infinità di piscidi adoranti.