L’abbiamo chiamato Njord, è il quarto pianeta della stella Aldebaran. Gli altri pianeti del sistema sono il piccolo e infuocato Skratte, il gigante gassoso Thrym e il roccioso Hrungnir privo di atmosfera.
Njord è un pianeta oceano, cioè è privo di terre emerse. Però il liquido del suo mare non è acqua, è ammoniaca. Njord orbita lontano dalla sua stella arancione, ma questo non da problemi di congelamento, perché l’ammoniaca rimane liquida a quelle basse temperature che di solito gelano la nostra acqua.
L’oceano di Njord non è blu come quello terrestre, ha sfumature che variano dal giallastro chiaro al verdastro, a causa delle reazioni chimiche superficiali dello zolfo e di altri composti disciolti. Ha una densità inferiore rispetto all’acqua, quindi le sue onde sono a bassa viscosità e si muovono lente dando un aspetto spettrale al panorama. Sul fondale c’è una spessa crosta di ghiaccio d’ammoniaca che forma lastre scure e frastagliate.
Sopra il livello del mare l’atmosfera è densa, soffocante e letale per qualsiasi forma di vita terrestre. È composta da azoto e idrogeno, è satura di vapori di ammoniaca, contiene percentuali significative di metano e altri idrocarburi leggeri. L’ossigeno è completamente assente.
Il ciclo idrologico del pianeta è basato sull’ammoniaca, il cielo è perennemente coperto da spesse nubi biancastre e gialle di vapori condensati. Le piogge di ammoniaca liquida alimentano continuamente l’oceano sottostante. L’attrito tra le nuvole di ammoniaca e l’idrogeno genera gigantesche tempeste elettriche, con fulmini di colore violaceo che squarciano l’oscurità del cielo perenne.
Njord è un inferno glaciale per noi, ma non per la vita basata su solventi diversi dall’acqua: infatti è abitato!
Gli organismi autoctoni utilizzano l’ammoniaca anziché l’acqua nelle loro cellule. Al posto dell’ossigeno, respirano l’idrogeno, rigettando gas che per noi sarebbero tossici e mantengono l’atmosfera in un costante equilibrio chimico alieno.
Il livello più basso della catena alimentare sono i Chemo-galleggianti:
Cianobatteri all’ammoniaca: si tratta di microorganismi che utilizzano il metano e l’azoto atmosferico per sintetizzare l’energia, rilasciando idrogeno come scarto.
Fitoplancton criogenico: si tratta di organismi unicellulari dotati di membrane fatte di lipidi speciali, unici composti capaci di rimanere flessibili e non congelare a -50°C.
A causa dell’alta densità sia dell’oceano che dell’aria, i “pesci” hanno forme incredibilmente idrodinamiche e strutture cave per resistere e sfruttare la pressione. L’ammoniaca liquida è meno densa dell’acqua, galleggiare è più difficile. Per cui le creature marine hanno grandi sacche interne piene di idrogeno gassoso, che li rende dei veri e propri dirigibili sottomarini. Queste creature non fanno scatti fulminei, fluttuano con movimenti sinuosi e costanti, perché il metabolismo a basse temperature è lento. Il loro aspetto è a metà strada tra le meduse e i cefalopodi.
Sfruttando l’atmosfera spessa e pesante, quelli che abbiamo chiamato “sciatori atmosferici”, praticamente nuotano nell’aria appena sopra il pelo del liquido. Si nutrono filtrando i vapori organici portati dalle tempeste di ammoniaca e galleggiano durante il loro periodo di sonno, visto che non esiste nessuna terra emersa su cui planare.
Per ora non siamo riusciti a ottenere altre notizie dalle sonde robotiche che abbiamo inviato sul pianeta. Non abbiamo rinvenuto nessuna traccia di vita intelligente e probabilmente ci sono altre forme di vita da scoprire su questo mondo per noi inospitale.
Aggiorneremo il rapporto nei prossimi mesi.






