giovedì 13 giugno 2019

Cosminium - Storie dell'altro mondo




Ogni tanto fa piacere pubblicare un libro vero, di carta, che puoi sfogliare tranquillamente seduto in poltrona illuminato dalla luce tenue di una piantana rétro.
Cercare la pubblicazione con un piccolo editore, magari pieno di entusiasmo, porta comunque a vedersi sbarrato l’ingresso in libreria. Quindi perché tentare?
E allora, stanco di provare, dopo che alcuni racconti hanno trovato la via dell’editore digitale, torno come sempre dal mio vecchio amico lulu.com. Americano, con un ISBN che nessuno troverà proprio perché fatto per gli statunitensi, ma in grado di pubblicare anche solo una copia per volta.

Il genere è science fantasy, i racconti sono otto e strizzano l’occhio alla serie TV Ai confini della realtà. Ecco, il mio è come un messaggio in bottiglia: spero che chi la stapperà e leggerà quel messaggio ne risulti divertito.

Prezzo discount: € 7


Il libro si compone di otto racconti, due dei quali sono collegati tra loro, mentre gli altri trattano vicende diverse.
Il primo presenta Dio e il Diavolo in forma ironica e alternativa. Il secondo e il terzo sono un’ucronia con l’Impero Romano espanso fino in America e ancora in guerra con i pellerossa. Il quarto tratta il fenomeno del razzismo intergalattico. Il quinto parla di una divinità potentissima, ma piuttosto miniaturizzata. Il sesto annuncia una formidabile scoperta su una luna di Giove. Il settimo racconta le fatiche che compiono alieni lontanissimi per comunicare con un’altra forma di vita intelligente. L’ultimo è pieno di vegetazione, forse troppa e pure pericolosa!


Buona lettura.


sabato 8 giugno 2019

Anima Sintetica



Anima sintetica è lo spin-off di Terra 2486
e può essere letto prima o dopo il romanzo.

«Quello che avverrà, sarà determinato da quello che è accaduto. Quello che era destinato, si ripeterà come in un ciclo». (Zecharia Sitchin)
Grazie alla tecnologia aliena di cui sono entrati in possesso, gli abitanti di Akgua sono convinti di poter vincere la guerra; se poi riuscissero a dare un'anima a quella macchina, potrebbero addirittura conquistare l'intero universo.
Gli inconsapevoli protagonisti di questa avventura si troveranno a fare i conti con pericolosi controllori del tempo e antiche civiltà perdute che cercheranno di reclamare la loro sovranità.
Sarà possibile cambiare il futuro intervenendo nel passato o il fiume degli eventi continuerà a scorrere sempre nella stessa direzione?
Per Blue e Alkita tutto questo non sembra fare alcuna differenza.





Breve estratto dal capitolo IV:
Tomas era nervoso, tamburellava sulla gamba con le dita della mano. Ogni dieci secondi guardava l’orologio, quasi volesse cercare di fermare il tempo. Con la coda dell’occhio gli sembrò di vedere un’ombra: istintivamente, ritrasse la testa all’indietro, andando a colpire il finestrino.
«Che botta!» piagnucolò, emettendo un flebile gridolino di dolore.
«Si sente bene?» chiese un signore che gli sedeva accanto, un uomo giovane con lunghi capelli bianchi e gli occhi argentati.
Tomas lo studiò un attimo prima di rispondere; quell’uomo aveva qualcosa di strano, ma al tempo stesso di familiare. Una luce accecante proveniente dall’esterno della carrozza fece girare di scatto il ragazzo. Si trovava in un tunnel sottomarino e quel bagliore che aveva appena visto era qualcosa di inspiegabile. Una crepa si formò lungo la parete del tunnel e il treno si fermò bruscamente, facendo quasi cadere i passeggeri.
«Che... che... che diavolo sta succedendo?!» urlò Tomas, incredulo.
L’acqua cristallina dell’oceano iniziò a penetrare attraverso la crepa e in poco tempo il vagone fu sommerso per metà.
«Dobbiamo uscire da qui o moriremo tutti!» urlò, Tomas, ma qualcosa gli impedì la fuga.
«Stai calmo, non ti agitare. Non c’è alcun motivo per resistere, lasciati andare» gli sussurrò, dolcemente, l’uomo che gli sedeva accanto.
Il ragazzo si voltò lentamente, l’uomo lo aveva afferrato per il braccio e sembrava non voler lasciare la presa. Gli occhi argentei si accesero di una luce nera, un pozzo oscuro senza fondo che prese a vorticare causandogli nausea e vertigini.







martedì 4 giugno 2019

I 17 Mondi - Il Capitano



Il Capitano Lee è un criminale ricercato sulla maggior parte dei pianeti della Comunità, una colonia di terrestri. Hanno usato tutti i mezzi a loro disposizione per trovarlo, nonostante ciò, quel pirata appare e scompare a suo piacimento senza lasciare tracce. Ma non hanno preso in considerazione due fattori: stanno cercando un “lui” quando dovrebbero cercare una “lei”; non si sono chiesti quali motivazioni lo spingano e chi sono i suoi veri obbiettivi.
Il Capitano Lee è Elizabeth, donna con un‘intelligenza di gran lunga superiore alla media, spregiudicata e che utilizza il sesso in modo cinico, con una vera e propria ossessione nei confronti del proprio doloroso passato. Lei è l’unica in grado di avere una visione chiara di quanto il futuro potrebbe diventare terrificante, e questo accende in lei un senso di profonda solitudine.
Il racconto alterna scene d'azione a momenti di macchinazioni politiche, mettendo soprattutto in risalto le relazioni tra i personaggi con particolare attenzione a fare emergere la psicologia di ognuno e intravvedere il loro passato.



A. R. Alexander è una appassionata di fisica, astronomia e neuroscienze e usa le sue competenze per costruire un racconto che cerca di immaginare come le conoscenze attuali potrebbero trovare un'applicazione pratica nel futuro. Ma l'autrice è innanzitutto una psicologa e questo le permette di indagare nella psicologia dei personaggi cercando di portare a galla le sfumature del loro animo che, a prescindere dal epoca e dalle tecnologie, rimane fondamentalmente umano.
Last but not least, è importante sottolineare anche il metodo innovativo della casa editrice Bookabook che mette il lettore come protagonista, non solo dandogli la possibilità di decidere la godibilità di una storia, ma anche di dare consigli su cosa migliorare prima che il testo diventi definitivo.
 

sabato 1 giugno 2019

Migranti Alieni


Mi è capitato di vedere, in questi giorni su Prime, il film District 9 di Blomkamp. Quando lo vidi per la prima volta nel 2009 ne fui entusiasta: l’astronave piena di migranti alieni arrivava sulla Terra e questi divenivano il nuovo obiettivo del razzismo, perfino da parte dei neri, e questo nonostante ne avessero subito tanto dai bianchi.
Già il film Alien Nation, del 1988, aveva lanciato un bel messaggio antirazzista, raccontando degli extraterrestri che cercavano di integrarsi nella società umana e del difficile rapporto tra il poliziotto alieno e il suo collega razzista umano.



Oggi le mie impressioni sono cambiate: District 9 prende una strada diversa e strizza l’occhio al romanzo “Il difensore” di Larry Niven. Infatti il protagonista Wikus viene infettato dagli alieni, si trasforma lentamente in uno di loro e difende la sua specie, o meglio, la specie di cui è diventato nuovo membro.
Tuttavia non mancano le contraddizioni e i punti deboli coperti dagli ottimi effetti speciali e dalla narrazione a tratti a metà strada tra il notiziario e il documentario:
I terrestri non prendono nessuna precauzione per evitare il contagio, quando uno di loro viene infettato… perché?
L’astronave di Alien Nation era più credibile, visto che trasportava prigionieri e questi non erano in grado di pilotarla ignorandone la tecnologia. Mentre in District 9 c’è un enorme numero di fuchi stupidi e non si capisce chi adoperi le armi, gli esoscheletri e il resto della sofisticata tecnologia, a parte l’alieno Christopher (che potrebbe essere la regina).

 

sabato 18 maggio 2019

I Romani di Mitra



Se i confini tra gli universi paralleli diventano indistinti

anche la Storia diventa confusa:

un capo Apache calpesterà il suolo di Roma

e un sovietico deciderà le sorti del mondo.


Finalmente il mio racconto lungo Amentus Magna Clade è giunto a pubblicazione col marchio Delos.
Sono particolarmente orgoglioso di questo perché Delos fu il parco a tema nel mitico film Il mondo dei robot, di Michael Crichton. E nei miei due racconti, Amentus Magna e Amentus Magna Clade c’è molto dell’atmosfera di quel film.
Certo, la trama è completamente diversa, non siamo in un parco con i robot, siamo su una Terra alternativa dove gli eventi storici che conosciamo hanno preso tutt’altra strada. E non solo: l’interferenza di emissari in arrivo dagli universi paralleli si fa sempre più pesante. Insomma, è una catastrofe, un disastro: “clade” in latino.
Sì, latino, perché al centro della vicenda c’è l’Impero Romano!
Molto diverso da quello che abbiamo conosciuto nei libri di storia e situato millecinquecento anni dopo la dichiarazione, da parte dell’imperatore Costantino, della religione di Mitra come unica religione dell’Impero.
E allora, che c’entra il mondo dei robot con tutto questo? Beh, chi leggerà i due racconti capirà ciò che voglio dire.
Buona lettura.



martedì 14 maggio 2019

Proxima Centauri b



Nel 2009 scrissi il romanzo Archon, poi pubblicato da Runa Editrice nel 2013 e uscito in seconda edizione rivista e corretta tre anni più tardi col nuovo titolo Il Pianeta di Zeist.
Immaginai che il secondo pianeta di Proxima Centauri fosse abitabile e che un gruppo di fuggitivi dal pianeta Terra l’avesse raggiunto per fondarci una colonia. Ricordo di aver fatto anche una ricerca sul web, ma allora risultava solo un pianeta intorno a Alpha Centauri B, le altre due stelle del sistema erano prive di pianeti.
Beh, pensai… è un’opera di fantasia, chi se ne frega se Proxima è una stella senza pianeti! E invece, per puro caso, avevo indovinato la situazione con qualche anno di anticipo. Infatti nel 2016, l’European Southern Observatory, ha scoperto un pianeta roccioso in orbita nella zona abitabile della nana rossa Proxima Centaury. È stato classificato Proxima b e si sono formulate due ipotesi sulla sua tipologia: potrebbe essere un pianeta oceano interamente ricoperto d’acqua, oppure un pianeta con poca acqua, meno di quella che abbiamo sulla Terra.
Il suo indice di similarità con la Terra è alto: 0,87. E nonostante orbiti intorno a Proxima Centauri a un decimo della distanza tra Mercurio e il Sole, non dovrebbe essere troppo caldo, visto che Proxima è una nana rossa e ha una luminosità 1000 volte inferiore al Sole.
Nel mio romanzo il pianeta Archon ricalca la seconda tipologia, quella con poca acqua; è abitato da un solo essere intelligente costituito da milioni di corpi connessi mentalmente tra loro e, questo essere, è fondamentalmente buono. Naturalmente poi ci sono altre sorprese...
Ma questa è fantascienza, non certo scienza!



mercoledì 8 maggio 2019

Terra 2486 - Ciclo dei creatori Vol. 1

«Ora che ti ho spiegato il piano fin nei minimi particolari, dovrebbe arrivare la cavalleria ad uccidermi e salvarti, proprio come nei film».
In un futuro privo di guerre, la colonia umana Adras è stata attaccata e sterminata. Le prime indagini sui responsabili sembrano portare ad una civiltà di robot senzienti che prospera a pochi anni luce di distanza. Al generale Russel viene affidato l’incarico più gravoso della sua carriera: formare e addestrare una squadra d’assalto per affrontare i colpevoli e porre fine alla loro esistenza.
Riuscirà il protagonista nel suo intento o questa si rivelerà la sua ultima missione?
Chi si cela realmente dietro il sipario e muove tutti come burattini?
Battaglie, tradimenti, incubi e colpi di scena si alterneranno prima dello scontro finale, attraverso una storia dai risvolti inaspettati.







Breve estratto dal capitolo 5:

Russel andò verso il bancone, individuò il barista e ordinò una birra scura. La bevanda arrivò dopo alcuni minuti d’attesa nei quali Russel si dedicò all’osservazione di tutte le persone presenti, constatando felicemente, ma non troppo, che la maggior parte di loro erano criminali e ricercati, anche su più pianeti; la peggior feccia del quarto Quadrante.
“È davvero buffo: l’umanità potrebbe essere salvata da un uomo che è considerato un criminale, un rifiuto, un reietto. In un’altra occasione, la cosa mi avrebbe fatto sganasciare dalle risate” pensò Russel.
Assaporò la birra e dopo averne trangugiato mezzo boccale, si girò verso il barista.
“Ehi, tu! Vieni qua!” gesticolò il generale, per attirare l’attenzione dell’uomo dietro al bancone.
Il barista sbuffò: sicuramente lo stava chiamando per lamentarsi di qualcosa. Si avvicinò a Russel con un sorriso sghembo, pensando già a quale scusa rifilare. Prese fiato per esprimergli tutta la sua comprensione, quando lo vide estrarre dei soldi da una tasca della giacca e appoggiarli sul bancone.
“Questi sono per te, ma prima voglio delle informazioni” lo avvisò Russel, sventolandogli sotto il naso le banconote.

Il barista sembrava non aver neanche sentito la proposta, ma allungò comunque la mano per cercare di prendere i soldi. Russel la afferrò al volo, la strinse e strattonò l’uomo verso di sé. Lo guardò dritto negli occhi e gli ripeté nuovamente la frase: “Voglio delle informazioni” grugnì.
“Che cosa cerchi di così importante?” chiese, palesemente scocciato, il barista. Poi guardò Russel negli occhi e capì che non era il caso di fare il furbo.

“Sto cercando un comandante che abbia una nave da guerra con spazio sufficiente per il trasporto di parecchio materiale. Te lo ripeto, sturati le orecchie: un comandante con una nave. La paga è buona” ripeté, nuovamente, il generale, stringendogli la mano con rinnovato vigore.
“Ho capito! Non sono sordo, e lasciami la mano! Quei soldi sono per me?”. La faccia del barista venne deformata da una smorfia orribile.

“Sì; se mi darai le informazioni giuste, questi finiranno nelle tue tasche” rispose Russel, ricambiando con un sorrisetto maligno e lasciando lentamente la presa.
Dopo averci pensato un po’e aver scrutato le facce tra la folla, il barista indicò un ragazzo seduto a un tavolo: “Vedi quel tipo laggiù? Quello che sta armeggiando con le mutandine di quella cameriera. Lo vedi?”.

“Mi prendi per il culo o per scemo? Credi sia così pazzo da farmi scarrozzare da un ragazzino che avrà sì e no vent’anni?!” esclamò Russel, osservando il ragazzetto. Si girò nuovamente verso il bancone e tornò a fissare il barista con l’aria di chi ha finito la pazienza da molti anni.
“Ehi, amico! Mi hai fatto una domanda, no? Beh, quel tipo lì è la tua risposta, che ti piaccia o no. È l’unico veramente pazzo da poterti prendere a bordo della sua nave senza fare troppe domande, mio caro generale” esplose il barista, offeso fino al midollo. Ricambiò lo sguardo di Russel, assunse un’aria di chi la pazienza non l’ha mai avuta e, con uno strattone, sfilò i soldi dalla mano del generale e se ne tornò al suo lavoro.

“Così sia” sbottò il generale.


Andrea Bindella


«Nei miei romanzi ci sono le mie passioni e le mie esperienze. Cerco sempre di scrivere racconti che mi piacerebbe leggere come lettore. Durante la scrittura mi estraneo dalla realtà e mi immergo completamente nella storia, mi sembra quasi di sognare ad occhi aperti e infatti mi affeziono molto ai personaggi dei miei romanzi. Ogni volta che termino un libro, ho sempre qualche giorno di malumore: è come perdere degli amici con cui hai condiviso la tua quotidianità per mesi e che di punto in bianco spariscono nel nulla»


Andrea Bindella è nato a Perugia e a dodici anni ha iniziato a scrivere la sua prima opera, un libro di fantascienza intitolato Il Ritorno delle Furie e “pubblicato” su un quaderno a quadretti, di quelli che si usavano alle medie.
Pur coltivando la scrittura come passione, dopo aver conseguito il diploma all'Istituto Tecnico per Geometri, inizia gli studi in Ingegneria Civile. Proprio in quegli anni - in Umbria - si stava avviando la ricostruzione post terremoto del ‘97 e così Andrea decide di lasciare l’università per dedicarsi alla libera professione e aiutare la sua regione a rialzarsi dopo quei tragici eventi.
Dopo il "capolavoro" d’esordio delle medie, continua a scrivere altre storie, tenendole tutte però, ben nascoste in un cassetto, convinto che il livello qualitativo dei suoi testi non sia sufficiente per essere proposto a un pubblico più vasto della propria famiglia.
Quando la crisi finanziaria ed economica del 2008 travolge il suo settore professionale e tutto sembra perduto, ogni sacrificio fatto in quegli anni buttato al vento, Andrea trova la forza e il sostegno per andare avanti proprio nella scrittura: capisce che non serve piangersi addosso e che occorre rimboccarsi le maniche. Scrivere lo spinge a una continua riscoperta e crescita interiore; attraverso le parole, Andrea condivide riflessioni e tematiche riguardanti la vita di ogni giorno, cercando sempre il confronto per ampliare la propria apertura mentale e soddisfare la propria insaziabile curiosità.
Oltre alla scrittura, Andrea ama cucinare, ascoltare musica rock, pop e jazz e fare lunghe passeggiate immerso nel rumore della risacca del mare d’inverno.
Nel 2017 scopre il self-publishing; questa opportunità lo sprona a trovare la forza di tirar fuori dal cassetto le sue storie e pubblicarle.