lunedì 12 ottobre 2020

Battlestar Galactica

Stagione 1 - Episodio 26 - Disperso




Della neve sporca cadde dagli alberi sulla testa di Scorpion. Odiava il freddo. Si scrollò il ghiaccio dai capelli. Tirò fuori l’ultimo sigaro dal taschino e lo accese. Il suo Viper stava ancora bruciando. Forse la cosa migliore era rimanere lì, per riscaldarsi.
E i Cyloni che l’avevano abbattuto? Non voleva diventare un bersaglio troppo facile. Decise che bisognava muoversi.
Certo che quelle maledette teste di latta avevano migliorato la mira, ultimamente.
Si guardò intorno: era circondato dalla foresta innevata. Senza tecnologia diventava un problema anche solo orientarsi.
«Mi hanno fregato! Questa non gliela perdonerò mai». Tirò una boccata di fumo, guardò la brace del sigaro e mormorò: «Per fortuna ci sei tu a scaldarmi».
Accennò un sorriso beffardo e sfidò il destino. Affondando nella neve fino alle ginocchia, iniziò a farsi strada tra i rami carichi di neve. La direzione? Una a caso.


***


Sul Galactica, il comandante Adamo e il capitano Apollo seguivano le informazioni sullo schermo del computer.


Pianeta Grontag,
territorio controllato dai Cyloni.
Clima: freddo.
Ambiente di tipo terrestre.


«Scorpion è ancora vivo, lo sento» disse Apollo.
Il comandante Adamo era silenzioso. Era logico rischiare una flotta per cercare un uomo? No. Si rivolse a suo figlio con espressione grave.
«Non possiamo provarci, Apollo. Le nostre navi devono andare avanti e i Cyloni sono troppo vicini. Scorpion è da considerarsi morto».
«Non possiamo abbandonarlo così! Non lo faremmo con nessuno dei nostri!» sbottò Apollo.
Intervenne il colonnello Tigh: «È una questione di carburante. Una missione di soccorso non avrebbe autonomia per tornare, a meno che non ci fermiamo ad aspettarla. Questo però offrirebbe un grosso vantaggio al nemico. Un vantaggio che potrebbe esserci fatale».
Apollo, con una smorfia stizzita abbandonò la plancia, furibondo.


***


Tre caccia Cyloni passarono sopra gli alberi a bassa quota. Il frastuono dei motori provocò una forte vibrazione e fece cadere molta neve. Scorpion, che si era gettato a terra, li seguì con lo sguardo. Lo stavano cercando.
«Non hanno altro da fare? Potrebbero ungersi le giunture, o ricaricarsi le pile».
Udì un rumore. Lo scricchiolio di un ramo che si rompe. Subito abbassò lo sguardo sulla candida distesa che aveva davanti. Vide una specie di felino che lo fissava, due pupille rosse come fiamme vive e una pelle verde in contrasto col bianco che lo circondava.
Lentamente portò la mano al cinturone, estrasse la pistola e si preparò a difendersi.
L’animale si voltò e corse via, dileguandosi tra la vegetazione. Il Tenente della flotta, infreddolito nell’insufficiente uniforme coloniale, si alzò in piedi.
Qualcosa di più importante attirò la sua attenzione. Dritto davanti a lui, in lontananza, si vedeva un fumo nero.
«C’è qualcuno laggiù. Beh, andiamo meglio. Almeno ora ho una direzione da seguire».


***


Apollo, seduto al posto di guida dello Shuttle, azionò tutte le levette per l’accensione dei motori. Uno dei tecnici dell’hangar gli fece cenno attraverso il vetro che il rifornimento era terminato. Posò a terra il tubo e si allontanò.
«Come sarebbe a dire, la missione non è autorizzata da tuo padre?» chiese Boomer, accanto a lui.
«Non è autorizzata, ma mi prendo io tutta la responsabilità. Il Galactica ci aspetterà, ne sono sicuro».
Sheba e Boomer, che avevano accettato di seguirlo in quella che doveva essere una missione di salvataggio, ora lo guardavano perplessi.
«Che c’è? Volete abbandonare Scorpion?»
Certo che non lo volevano, ma non volevano neppure fare i cani sciolti.
«L’hanno colpito» disse Boomer. «C’ero anch’io, ho visto l’esplosione... non credo che ce l’abbia fatta».
Apollo non rispose e attivò i motori. Un rombo scosse lo Shuttle. Il tunnel intorno a loro fuggì all’indietro, velocissimo. Sembrava che fosse lui a muoversi. Alla fine davanti a loro non ci fu che il nero stellato dello spazio.
In plancia, il colonnello Tigh fece rapporto.
«Comandante, una navetta ha lasciato il Galactica senza autorizzazione. Al comando c’è il capitano Apollo».
Adamo guardava fuori, oltre la spessa vetrata. La sua espressione era molto seria.
«Mio figlio ha messo in pericolo la flotta. E sta facendo tutto questo per un amico. Che gli dei di Kobol possano aiutarlo».
«Ci fermiamo ad aspettarli?»
«No, proseguiamo».


***


Il fumo nero aveva un’origine. C’era una ciminiera e una stazione di pompaggio, macchine in funzione a ciclo continuo, centurioni Cyloni sparsi ovunque a guardia della struttura.
Scorpion, sdraiato sulla neve, osservava il complesso lontano.
Un avamposto per l’estrazione del carburante, pensò, ecco come fanno a rifornire le loro Basi Stellari. Questo impianto dev’essere il più avanzato. Distruggerlo vorrebbe dire fermarli per un po’.
Sorrise. Hai fatto centro, Scorpion.
Iniziò a scivolare strisciando, con prudenza, attento a non farsi scoprire. Si chiese se fosse in funzione qualche rivelatore termico. Con tutto quel freddo l’avrebbero certamente individuato subito. Sperò solo di essere scambiato per uno dei felini che aveva incontrato prima.
Quando arrivò all’obiettivo, si alzò in piedi. Appoggiato di spalle alla parete d’acciaio della cisterna principale, pistola laser in pugno, si affacciò per vedere meglio.
La voce elettronica dei Cyloni segnalò il suo arrivo.


Attenzione, umano tenta di infiltrarsi.
Ordine primario: eliminarlo.


Sparare prima di parlare! Quelle teste di latta non avevano ancora imparato la lezione. Scorpion si sporse e sparò. Ci furono due lampi in sequenza dalla sua pistola e due sui Cyloni che svoltavano l’angolo. Con un’esplosione di scintille in pieno petto andarono in pezzi.
Altri li oltrepassarono subito. La lamiera della cisterna che gli faceva da scudo fu tagliata dal primo dardo di luce. Il metallo incandescente e il fumo lo obbligarono a ritrarsi.
Altri lampi lo bersagliarono inesorabili. I centurioni erano una falange che avanzava compatta.
Schegge e scintille lo ferirono. Corse indietro sparando. Ringraziò Kobol per quanto i Cyloni fossero imprecisi. Diversamente sarebbe già morto.
Oltretutto erano anche lenti. La distanza che accumulò in pochi secondi gli permise di pensare.
Poi vide una grata per l’areazione dell’estrattore. Emetteva un caldo incredibile, ma se fosse entrato là dentro non l’avrebbero rilevato. Riuscì a smuoverla. Entrò e la chiuse dietro di sé.


***


Il viaggio nello spazio durava da alcune ore. Nonostante la velocità della navetta era necessario parecchio tempo per raggiungere il pianeta. Quando entrarono nell’atmosfera, Apollo fece scendere il velivolo e lo stabilizzò a bassissima quota, in modo da ridurre al minimo le possibilità di essere intercettati dai caccia Cyloni.
«Laggiù, guardate. Sono i resti del Viper. Cerco uno spiazzo per l’atterraggio» disse.
La neve soffice si sollevò per lo spostamento d’aria. Il getto caldo dei retrorazzi ne sciolse un po’ producendo un turbine di vapore acqueo. Finalmente il pesante velivolo affondò in mezzo alla distesa bianca e si fermò. Da dietro, scese il goffo cingolato, che si diresse verso il relitto.
Boomer aprì di poco il portello e subito il nevischio gli arrivò sulla faccia. Richiuse subito.
«Che freddo tremendo! Per fortuna non siamo a piedi».
«Scendiamo, dobbiamo ispezionare il Viper e cercare tracce in giro» disse Apollo.
«Temevo che tu mi chiedessi questo».
Fu necessario un certo sforzo per avanzare in quella che ormai stava diventando una bufera. Arrivarono al caccia. La carlinga era semidistrutta, il tetto dell’abitacolo era sollevato. Sembrava che il pilota fosse uscito indenne: non c’erano tracce di sangue in giro.
«È vivo! O almeno era vivo dopo lo schianto. Cerchiamo le sue impronte».
«Aspetta, Apollo» gli disse Sheba afferrandolo per un braccio. «Prima prendiamo sul cingolato le tute termiche. Qui la temperatura scende sempre di più».
«Giusto, andiamo».
Non fecero in tempo perché sentirono il sibilo di un caccia Cylone. Li aveva individuati. Girò in cerchio sopra le sue prede per un paio di volte.
«Presto! Ripariamoci!» urlò Boomer e si gettò a terra.
L’intercettore scese in picchiata, iniziò a vomitare i suoi raggi azzurri in sequenza. Colpì neve, alberi e alla fine centrò lo Shuttle. Un’esplosione immane scagliò scintille e parti metalliche tutto intorno.
Apollo, Sheba e Boomer, ancora sdraiati a terra, alzarono la testa mentre detriti e tessuto bruciacchiato cadevano ancora.
«Attenti sta tornando!»
Il caccia fece un altro giro. Tornò con una seconda picchiata senza risparmiare i suoi laser. Lampi di luce colpirono ripetutamente il suolo sollevando spruzzi di neve e tracciando l’obiettivo.
Anche il cingolato, colpito in pieno, saltò in aria.


***


Scorpion smosse la grata. La situazione sembrava tranquilla.
«Sembra che mi abbiano mollato. Dopo tanto freddo un po’ di caldo ci voleva».
Sbirciò fuori. I centurioni l’avevano superato, non si sentiva rumore di ferraglia... era il momento di muoversi.
Con cautela uscì dal nascondiglio e avanzò lungo il corridoio, tenendo la pistola comunque spianata davanti a sé.
Arrivò a quella che doveva essere la centrale comandi. Non si vedevano Cyloni in giro. Era una cosa logica, del resto, le teste di latta erano soldati, macchine per uccidere. Ma se erano macchine, che bisogno c’era di operatori o tecnici meccanizzati in una stazione di estrazione meccanizzata? Sarebbero state macchine che facevano funzionare una macchina.
Forse tutto l’impianto era un Cylone, che elaborava e prendeva decisioni sulle operazioni della raffineria.
Si trovò di fronte a pannelli e monitor pieni di luci e diagrammi luminosi. Da dove comincio per un sabotaggio? si chiese.


***


«Ho trovato le impronte!» gridò Sheba da lontano. Boomer e Apollo arrivarono affondando nella neve ad ogni passo.
«Il caccia se n’è andato, forse credono di averci eliminati insieme al cingolato».
«Meglio così, non avevamo possibilità contro di loro».
Apollo si chinò sulle tracce.
«Sono impronte di stivali, è lui» disse.
Seguì con lo sguardo le tracce che andavano dritte verso l’orizzonte, in mezzo agli alberi. Oltre la foresta ghiacciata si vedeva una colonna di fumo nero.
«Ecco dov’è andato».
Mentre camminavano in quella direzione, un’ombra oscurò il cielo.
«Lassù, guardate!»
Un gigantesco doppio disco, pieno di tubi, aggeggi tecnologici, rilievi, portelli e grate avanzava sopra le nuvole, lungo un’orbita bassa.
«Una Base Stellare!»
Una miriade di caccia uscì dalla parte centrale del mostro. Scortavano due lunghe navi cisterna.
«Che facciamo ora?» disse disperata Sheba.
«Andiamo, non ci spaventerà certo qualche Cylone in più!»
Apollo sorrise alla battuta di Boomer.


Intanto Scorpion, nella fabbrica, si era dato da fare.
«Ecco, credo di aver pasticciato abbastanza. Se funziona ancora dopo il mio trattamento, smetto di giocare a Pyramid».
Davanti a lui c’erano pannelli smontati, fili strappati e schede elettroniche scollegate. Tutti i diagrammi e le spie luminose lampeggiavano; di sicuro il sistema aveva lanciato l’allarme. Bisognava solo sperare che i danni fossero ingenti e magari non riparabili.
Il tubo sopra la sua testa esplose. Le scintille e il calore lo fecero abbassare d’istinto. Si riparò dietro un macchinario e vide i centurioni che arrivavano sparando. Prese la mira e aprì il fuoco.
Colpì il primo. Ci fu un lampo abbagliante. Un braccio del mostro metallico si staccò e cadde per terra in fiamme. Poi il Cylone rovinò sul pavimento, scosso dalle scariche elettrostatiche. Gli altri lo oltrepassarono e avanzarono.
Scorpion sapeva che doveva fuggire per salvarsi e non perse tempo. La parete a vetri davanti a lui dava su un corridoio esterno; si alzò e gli si gettò contro. I frammenti del cristallo infranto gli graffiarono la faccia ma riuscì a passare oltre.
Senza girarsi verso gli inseguitori fece appello alle sue membra doloranti e con uno sforzo immane riuscì a rialzarsi e a saltare giù dal parapetto.
Molto sotto c’era la soffice neve ad attutire la caduta.


L’istallazione cominciò ad esplodere. Forse era una reazione a catena, forse Scorpion aveva realmente fatto danni considerevoli. Oppure i Cyloni avevano una sorta di procedura di sicurezza automatica: autodistruzione per strutture compromesse che sarebbero potute finire in mano agli umani.
Apollo, Sheba e Boomer sbucavano dagli alberi innevati. Davanti a loro c’era un grande spiazzo con decine di caccia parcheggiati. Al centro, la grossa fabbrica estrattrice in fiamme, devastata da continue esplosioni. In cielo videro la Base Stellare e le navi cisterna ancora in fase di atterraggio. Moltissimi caccia in aria volteggiavano impazziti.
«Guardate! Quello laggiù sdraiato ai piedi della struttura è Scorpion» urlò Apollo.
Non persero tempo e, con quell’apocalisse che faceva da sfondo, affondando nella neve, corsero in soccorso del loro amico.


Attacco umano.
Struttura estrattiva perduta.
Analisi termica della zona. Individuare e distruggere.


I Cyloni non erano abituati alla guerriglia. Agivano in modo logico, sacrificando tutti i rami secchi. Nessuna macchina portò aiuto a quelle che stavano saltando in aria una dopo l’altra.
L’incendio delle cisterne di carburante fece esplodere la fabbrica con un boato assordante.
Scorpion fu portato in salvo all’ultimo momento.
«Presto, tutti dentro uno di quei caccia! Credo di riuscire a pilotarlo» gridò Boomer.
Quando furono a bordo e dopo aver chiuso il portello, Apollo si rivolse a Sheba.
«È vivo?»
«Sì, ma ha perso molto sangue. Dobbiamo tornare in fretta sul Galactica».
«Tranquilla, ci torneremo. Vero Boomer?»
«Ci provo».
L’intercettore si accese, i motori a getto lo staccarono dal suolo, poi indietreggiò urtando contro un altro caccia. Il pilota si riprese tentando di andare avanti... ne urtò ancora un altro.
Finalmente Boomer capì la differenza nei comandi rispetto a un Viper e accelerò, riuscendo a decollare e a salire di quota.
«Ce l’ho fatta! Stiamo volando!»
Sfrecciando a velocità incredibile il caccia salì ancora, finché il cielo azzurro davanti divenne nero quando uscirono dall’atmosfera.
Apollo si voltò e vide una squadriglia di almeno dieci caccia Cyloni che arrivavano a tutta velocità.
«C’inseguono, li abbiamo fatti arrabbiare!»
«Cerco di rollare per schivare i loro colpi».
La pioggia di lampi arrivò puntuale ma Boomer riuscì ad eluderne molti. A bordo, nausea e terrore pervasero tutti.
Un colpo prese l’ala di striscio. Videro le scintille e sentirono lo scossone.
«Questo era vicino! Non so se ne reggeremo un altro».
Scorpion si era ripreso.
«Grazie ragazzi per avermi salvato!» e aggiunse ironico «Adesso salteremo in aria tutti insieme».


Come angeli guerrieri, i Viper irruppero frontalmente illuminando il nero dello spazio. Era la squadriglia blu al completo. Quasi subito innumerevoli lampi rossi tagliarono come lame il vuoto assoluto. Apollo si affrettò a comunicare la situazione.
«Apollo a squadriglia blu. Non colpite il primo caccia che vi viene incontro, ci siamo noi sopra!»
«Apollo? Sono Jolly, allora ce l’avete fatta! Siete tutti salvi?»
«Tutti! E vorremmo rimanerci, copriteci».
«Consideralo già fatto, amico».
Il velivolo fuggiasco s’infilò diritto nello stormo di Viper, che si spostarono di lato per farlo passare e poi richiusero la formazione andando incontro al nemico.
«Jolly: questi sono solo dieci, ma dietro al pianeta c’è una Base Stellare con più squadriglie in appoggio. Sono in superiorità numerica».
«Capita la sfumatura, Apollo. Colpiamo e ci ritiriamo».


La schermaglia fu veloce: dieci intercettori non potevano fare molto contro tutta la squadriglia blu. Centrati da un’incredibile mole di fuoco, subito tre caccia Cyloni esplosero. I Viper superarono i nemici, cabrando per prenderli in coda.
Jolly ebbe quasi subito un caccia nel mirino e aprì il fuoco con i laser. Qualche colpo andò a vuoto, ma poi lo colpì. Il caccia esplose irradiando intorno schegge e scintille. Gli altri arrivarono alle spalle dei nemici e li martellarono con i laser abbattendoli uno dopo l’altro. I Cyloni furono annientati. La squadriglia blu si raggruppò e rientrò.


Sulla plancia del Galactica, alcune ore più tardi, Adamo aspettava suo figlio per il rapporto.
Quando Apollo entrò, tutti interruppero quello che stavano facendo e rimasero in silenzio.
«Padre, sono io l’unico responsabile per l’uscita con lo Shuttle. So di aver disubbidito a un ordine».
Il Comandante lo guardava in silenzio. Anche lui aveva disubbidito a quell’ordine. Al suo ordine! Aveva fermato la flotta per aspettarli ed era felice di averlo fatto.
«Ho saputo che Scorpion ha sabotato i loro depositi di carburante, obbligandoli a fermarsi. Questo ci darà un grosso vantaggio».
«È un ottimo combattente, padre. Ha fatto tutto da solo».
«Mi sbagliavo. Ho pensato solo al calcolo delle probabilità e ho tralasciato il potenziale individuale che ognuno di voi ha. La sua azione ha ribaltato le sorti del conflitto, almeno per il momento. Andrò in infermeria per ringraziarlo, a nome di tutti. Oggi avete vinto un’importante battaglia e il merito è solo vostro».
Il Comandante si avvicinò al capitano Apollo e, con una forte stretta, lo abbracciò.



Battlestar Galactica
Serie TV – Stati Uniti 1978
ideata da: Glen A. Larson
prodotta dalla Universal Pictures

giovedì 1 ottobre 2020

Alien Thriller coming soon




Parteciperò con un racconto all’antologia Alien Thriller. Per me è una bella sfida, visto che non vado matto per le storie con l’assassino, la suspance e la tensione portata agli estremi. Però vediamo… adoro la fantascienza e nel film Alien c’erano l’assassino, la suspance e la tensione che superavano ogni limite immaginabile. Beh, allora posso farcela! Sono di certo nel mio campo d’azione.
I binari da seguire sono un crimine che abbia a che fare con gli extraterrestri e la vicenda svolta nel luogo di residenza dell’autore. Quindi nel mio ci sarà il vessillo rosso con la croce pisana che sventola sulla Torre, arriveranno i dischi volanti che disidrateranno l’Arno, disintegreranno il Duomo, dipingeranno la città di amaranto labronico e… No! No! No! Niente di tutto questo, non siamo mica in Mars Attack!
Questa volta scriverò un racconto con le atmosfere di Don Matteo, anzi, ancora meglio… con quelle del maresciallo Rocca. Sì! Sì! Sì! Siamo troppo abituati a vedere lo sceriffo del Texas che respinge gli alieni a colpi di Colt o la polizia di New York che dà la caccia e viene cacciata dall’ennesimo Predator. È ora di cambiare! Io poi sono troppo esterofilo, sempre a cercare termini stranieri, dimentico l’Italia. Devo fare come Corrado Guzzanti nel suo Fascisti su Marte, quando sostituiva flashback con retrolampo. Devo essere autarchico.
Scherzi a parte, sono sicuro che sarà un’antologia bellissima, divertente e che ci invidierebbero all’estero se non fosse l’inglese la lingua più parlata nel mondo.
Il mio sarà solo uno dei tanti racconti al suo interno.

Questa di seguito è la prima versione della copertina, disegnata con le mie manine e bocciata per vari motivi: intanto perché l'illustrazione è piuttosto infelice. E poi il nero va su tutto, è verissimo, ma sul web risalta poco. Quindi abbiamo optato per il giallo che fa più Signora in giallo (c’è ancora qualcuno vivo che segue il serial?) e ho realizzato una nuova illustrazione.

La copertina definitiva è TopSecret fino all’uscita, prevista in concomitanza con l’arrivo di Babbo Natale. Intanto beccatevi quella scartata...



 

 

mercoledì 9 settembre 2020

Crucipuzzle sulla Fantascienza

 

 


 

Ecco un crucipuzzle a tema fantascienza realizzato da mio fratello al mare, sotto l’ombrellone.

Buon divertimento cosmonauti!

 

martedì 1 settembre 2020

Enemy Mine BTA Starfighter



Il BTA Starfighter è l’intercettore delle forze spaziali terrestri (Bilateral Terran Alliance) che combattono la guerra intergalattica contro i Dracs.
Nel 1985 avevo 15 anni e uscii dal cinema entusiasta per il film che avevo visto, si trattava di Enemy Mine - Il mio Nemico.
All’epoca lo considerai molto simile a Guerre Stellari, anche se non era assolutamente vero. L’unica cosa che i due film avevano in comune erano i caccia spaziali e le loro schermaglie spettacolari. Per tutto il resto, fu un film più somigliante a Duello nel Pacifico, del 1968. L’Umano Davidge e il Drac Jeriba che si odiavano e si combattevano in guerra erano poi costretti a convivere e addirittura a unire le forze per sopravvivere sul pianeta ostile Fyrine IV. Proprio come facevano il pilota statunitense e il capitano della marina imperiale giapponese sull’isola del Pacifico nel film bellico del 1968.
Tornando al BTA Starefighter, non fu poi un granché per design e originalità. Invece il Drac Starfighter, realizzato anch’esso in stile rétro e in qualche modo simile ai Cylon Raiders di Battlestar Galactica, era più elegante e decisamente alieno!

sabato 22 agosto 2020

Fiumi di parole


Dal 2013 a oggi ho scritto molti racconti, non sta a me giudicare se belli o brutti, che sono dispersi nelle varie antologie insieme ai racconti di altri autori. E la cosa buffa è che di qualcuno di questi non ricordo neppure la collocazione!
Scrivere romanzi è senz’altro meno dispersivo e più controllabile. Tuttavia, da pigro, ho fatto come la tartaruga che ritrae testa e zampe nel guscio! E dopo appena due romanzi di fantascienza militare ho iniziato a scrivere a singhiozzi. Forse Yoda direbbe che i racconti sono il Lato Oscuro, più veloce, più rapido, ma non certo più forte. No, dai... Basta! Paragone fuori luogo e lato nerd che continua a emergere... fingete di non aver letto quest'ultima sciocchezza.
Comunque, al solo scopo di annotazione personale elenco di seguito tutti i racconti (sempre che non me ne sia sfuggito qualcuno) scritti fin’ora.


Amentus Magna (ucronico)

Clade (ucronico)

Staffetta

Il vampiro

Surrogati

L’uomo di Europa

Cavallette

Un ragazzo sfortunato

Primo contatto

Il guardiano dei mondi

Stamix

Kepler-438 b

Gregario

Venus

Fantasie sul futuro

Deus

Immortali

L’erba cattiva non muore mai

Inquiring

La fine dell’umanità

Veniamo in pace

Questione di vita o di morte

Peste spaziale

Vasi comunicanti

Bactana

Il grassatore

Demoni

La seconda scelta

I predatori dell’infinito

Credetemi

Aereo sperimentale

S.T.A.R. 5

Chi c’era prima di noi?

La trincea

Stranieri

Risveglio

Invasione

Un’anima per i metallici

Abbattuto

Atumiani

Il volo

Gilles

Mondi vicini

Salvate il senato

Chi vive su Ecate?

Pillole Amazing

Simulazione

Pelle verde

Stazione rifugio Idra

Lotta contro il tempo

Starfire

Gannikar (science fantasy)

Vichinghi (science fantasy)

Se siete arrivati a leggere fin qui meritate almeno un racconto, per cui lo pubblico qui sotto. È uno dei “frammenti dal futuro”, uno tra i più brevi, libero da contratti e vincoli. Evito di mettere il titolo, magari potrebbe essere divertente cercarlo sull’elenco.


La terraformazione di Marte fu completata nel 2492, con largo anticipo sulle previsioni. I marziani vivevano ancora dentro le cupole e potevano circolare all’aperto solo indossando le maschere con l’ossigeno, ma ormai la vegetazione aveva preso il sopravvento e il deserto rosso fu gradevolmente contaminato dal verde.

Le nuove generazioni furono afflitte dal mal di Terra: essere nati su Marte significava avere l’organismo adatto a gravità 0,376 g, per cui scendere sulla Terra divenne impossibile, sarebbero sicuramente morti! E questo lo subirono come un terribile divieto della natura, anche se la natura non c’entrava per niente.

La ricerca dell’antica civiltà marziana non portò a nulla: chi aveva ipotizzato che l’umanità fosse nata su Marte e si fosse spostata in seguito sulla Terra aveva preso un granchio colossale. Marte non era un pianeta morto, infatti non era mai nato!

In compenso gli extraterrestri nel sistema solare c’erano davvero. Su Europa, la quarta luna di Giove, sotto la spessa crosta ghiacciata che copriva tutta la superficie, c’era un immenso oceano freddo brulicante di pesci e molti di questi erano enormi.

La base Zeus, costruita nel ghiaccio, si collegava all’acqua mediante un pozzo d’acciaio e grazie a sofisticati sottomarini gli scienziati ebbero modo di studiare il primo ecosistema complesso Extra Mondo.

Anche Venere ospitò un avamposto dell’uomo: la base Afrodite galleggiava stabilmente sulle dense nubi venusiane a un’altitudine che non aveva certo temperature infernali come quelle del suolo. Inoltre la gravità del pianeta era la più simile a quella terrestre in tutto il sistema solare e questo rendeva meno traumatico il rientro a casa per chi soggiornava nella base, sicuramente meno traumatico di quello subito dagli equipaggi della base lunare Selene.

Eppure, il 2492 fu ricordato per un evento incredibile che cambiò radicalmente la storia dell’umanità: proprio in mezzo allo spazio tra le orbite di Nettuno e Urano si materializzò un’enorme astronave aliena, giunta a velocità UltraLuce dalle profondità dei sargassi siderali…

E il cambiamento fu.

I nuovi arrivati non erano mostri verdi cannibali venuti a distruggere la Terra o a conquistarla sostituendosi a noi, come avevamo visto troppe volte al cinema. E non erano neppure saggi, buonissimi e simili agli Dei, come ci era stato raccontato in altri film, copiando gli elfi delle leggende nordiche.

Gli extraterrestri erano ciò che più lontano dall’essere umano ci potesse essere e nessun uomo avrebbe mai potuto immaginarli!

A dire la verità è anche difficile descriverli oggi. Anche perché non riesco a ricordarli… eppure li ho visti sbarcare. Ricordo benissimo l’enorme disco sopra la mia città e le loro navette che scendevano a terra. Ricordo il portellone argenteo bordato d’oro che si apriva come un ponte levatoio. Poi ho il buio in testa. Cosa diavolo è sceso da quelle navette? Loro sono tra noi e non ne ho mai visto uno? Forse sono invisibili. Ecco, deve per forza essere così. Certo, deve esserlo di sicuro!

Ma poi che importa il loro aspetto? Hanno portato il cambiamento. L’umanità è infinitamente migliorata dopo il loro sbarco. Prima avevamo guerre continue, terrorismo ovunque, criminalità, malattie e povertà. Oggi tutto questo è solo storia! Oggi viviamo in contemplazione, non dobbiamo più preoccuparci di niente. Non abbiamo neppure più bisogno di nutrirci. Hanno pensato loro a tutto, non so come ma l’hanno fatto. Noi passiamo le giornate in totale tranquillità, al tepore di un sole che non tramonta mai.

Sono sicuro che anche su Marte è così. E su Zeus, su Selene e su Afrodite. Loro sono arrivati ovunque e ci hanno donato l’immortalità. Loro ci hanno liberato dai problemi che affliggono la vita e possiamo trascorrere il tempo a sognare, in completa apatia...

Loro sono arrivati e tutto è cambiato.

martedì 4 agosto 2020

Fantascienza e Ufologia




La fantascienza, dagli albori delle sue glorie fino a oggi, ha riflesso l’umanità in tutte le storie che ha proposto. Gli scrittori e gli sceneggiatori più bravi sono riusciti a immaginare forme di vita il più distante possibile dall’uomo, ma sempre, inevitabilmente, collegate a esso.
Un esempio che purtroppo non è mai stato tradotto in film è il capolavoro Neanche gli Dei, di Isaac Asimov. In questo romanzo gli esseri dell’universo parallelo che viene in contatto col nostro si dividono in due specie: i morbidi e i duri. I morbidi si compongono, a loro volta, di tre sessi ben definiti: il razionale, il paterno e l’emotiva. E dalla loro fusione nasce un individuo dell’altra specie!
Mi rendo conto che ridurlo a queste poche righe, nella descrizione, è un delitto. Infatti Asimov immagina il parauniverso con leggi della fisica differenti, con stelle più piccole, le paracreature sono basate sul silicio anziché sul carbonio. Insomma, il massimo della fantasia tenuta su binari credibili da uno scienziato. Eppure nei dialoghi tra l’emotiva, il paterno e il razionale traspare quella che non si può cancellare nella storia: l’umanità. Probabilmente se questa non ci fosse, se a scrivere la vicenda fosse un extraterrestre, non riusciremmo a comprenderne il senso. Ma se questo accadesse, la fantascienza non sarebbe più tale e diverrebbe realtà.
Altri autori hanno volato più in basso. Gli alieni dell’universo Star trek, per esempio, sono sempre della stessa statura dell’uomo. Hanno diversità facciali figlie di un make-up bizzarro che però non li fa mai allontanare dalla forma umanoide. Inoltre respirano tutti la nostra aria, facile eh?
Star Wars è ancora più sfacciato: Mandaloriani e Corelliani sono cacciatori di taglie e cowboys, i cavalieri Jedi sembrano bonzi alla corte di Re Artù e gli Imperiali sono la Wehrmacht che viaggia sulle astronavi.
La fantascienza, soprattutto al cinema, è diventata spettacolo e trasposizione di tutto ciò che è terrestre in un ambiente extraterrestre. Il limite all’immaginazione è il limite della nostra stratosfera, ma anche più semplicemente del nostro orizzonte visivo. L’essere umano riesce a immaginare solo rielaborando ciò che ha visto durante la sua vita.
Ma quando la fantascienza diventa pericolosa?
Purtroppo spesso si è passati dal puro intrattenimento alla psicosi, con gli ufologi a caccia di complotti, convinti che i governi nascondano gli extraterrestri e la loro tecnologia in laboratori segretissimi.
L’Ufologia si è addirittura fusa con la Religione e così abbiamo Ashtar Sheran, il Comandante della Flotta Intergalattica della Federazione della Luce (nientepopodimenoche). In pratica la manifestazione fisica dell’Arcangelo Michele, il guerriero più potente delle Milizie Celesti.
Ashtar Sheran attinge la sua forza spirituale dagli Andromediani, che sono anche guida spirituale per i Pleiadiani. E guarda caso Pleiadiani, Grigi e Rettiliani, sono i più diffusi negli incontri ravvicinati con gli UFO.
Ma non solo: secondo alcuni contattisti Gesù di Nazareth sarebbe un’incarnazione dell’Arcangelo Michele e quindi di Ashtar Sheran. Ce n’è abbastanza per passare tutto a uno psichiatra!
Non c’è troppo da scherzarci su: in America il Santone di una setta ufologica ha portato al suicidio di massa i suoi adepti. E siamo sicuri che solo le sette siano fantascienza e quindi fantafollia? Chi può dimostrare che la Fede non sia il parto dell’immaginazione di inconsapevoli autori del passato?