mercoledì 14 luglio 2021

I figli di Mu

 

I figli di Mu è un romanzo di fantascienza scritto da John W. Campbell nel lontano 1935. Fa parte del ciclo Aarn Munro il gioviano, composto da altri due romanzi: Avventura nell’iperspazio e L’atomo infinito.

Riletto oggi appare ingenuo, le astronavi si muovono grazie alla corrente elettrica e la guerra nello spazio si svolge come una battaglia navale. Ma sono proprio questi alcuni dei punti di forza che fanno di Campbell un mostro sacro della fantascienza: lui immaginò per primo cose che altri hanno copiato tanti anni più tardi! L’iperspazio di George Lucas è rubato a Campbell, la Flotta Astrale di Star Trek si ispira a quella dei magyani oltre che, più banalmente, alla Flotta degli Stati Uniti. E i tefflani, sono cattivi stereotipati tanto quanto i klingon.

La prima parte del romanzo può risultare noiosa a un giovane lettore, visto che spreca apparentemente molte pagine per spiegare il funzionamento dell’astronave in maniera pseudo scientifica. Eppure basta rivedere uno qualsiasi dei film di fantascienza del dopoguerra per capire quanto fossero apprezzate queste “lezioni di teoria” all’epoca, in alternativa all’azione.

Aarn Munro è uno scienziato gioviano dalla stazza eccezionale, dovuta al fatto di essere nato e cresciuto su Giove e quindi aver sopportato una gravità di 2,358 g per tutta la vita. Certo, oggi questo fa sorridere, su Giove è impossibile perfino atterrare, figuriamo viverci! Però bisogna guardare la cosa dal punto di vista di uno scrittore figlio del suo tempo, come fu per H. G. Wells. E bisogna tener conto della prospettiva dell'uomo comune rispetto a quel poco che si sapeva sul sistema solare. Infatti quando pubblicarono La Guerra dei Mondi, i marziani pareva dovessero attaccare la Terra da un momento all’altro e il programma radiofonico di Orson Welles scatenò il panico.

Tornando a I figli di Mu, appena i nostri eroi guidati da Aarn Munro solcano la galassia a bordo della Sunbeam, incontrano gli ostili tefflani con le loro terribili astronavi affusolate. E subito scatta la guerra! Non è possibile intavolare rapporti diplomatici con creature spregevoli, rosse, inumane, provviste di coda e corna. Lo stereotipo impazza e subito viene in mente Flash Gordon, il pianeta Mongo e il suo “bello uguale a buono” e “brutto uguale a cattivo”. In pratica come gli elfi, gli uomini e, anche se bassi e barbuti, i nani, contro goblin, orchi, troll e spettri ne Il Signore degli Anelli di J. R. R. Tolkien. La letteratura fantastica del tempo era quella e affascinava proprio perché fatta così.

La traduzione del libro è alquanto vintage e molte frasi suonano fesse nel 2021, chissà se in inglese il paragone temporale regge un tantino di più?

Man mano che il romanzo procede, diventa sempre più evidente la visione egocentrica del cosmo e infatti scopriamo che Ma-jhay-anhu è la razza madre del pianeta Terra e i magyani sono i discendenti degli abitanti di Mu (Mahu, il continente perduto). Tsu-Ahs, l’ultimo grande capo di Ma-jhay-anhu, come Zeus e Giove, scagliava mortali globi di energia elettrica. Da qui il suggerimento che le mitologie greca e romana siano nate dalle gesta dei figli di Mu. Gesta molto più che bibliche, visto che Tsu-Ahs spedì gli uomini in ogni angolo della galassia, per creare tante colonie e avere più forza per combattere i tefflani. A proposito, la razza Teff-Hellani esiste da sempre nelle viscere del mondo e consiste in diavoli pelosi, carnivori, procreatori dei caproni. Simpatica, vero?

Di seguito un breve estratto per comprendere quanto, l’azione narrata in un libro così datato, ricordi Guerre Stellari:

Una vampa luminosa, che riusciva quasi dolorosa fisicamente, colpì Aarn Munro che si mosse inquieto e quindi balzò in piedi. Si trovava di fronte al finestrino di controllo e, all’esterno, poteva vedere sei navi, ciascuna lunga una settantina di metri, di forma affusolata, ad ago, con una piccola cabina di comando e un anello di proiettori a prua. E ogni nave puntava la prua verso la Sunbeam solo di tanto in tanto, quelle navi avevano un guizzo laterale e quindi tornavano nella posizione di prima, cioè orientate decisamente verso la Sunbeam. E da quelle navi partivano potenti raggi di luce azzurrina che investivano l’astronave sperimentale di Spencer.”

Interessante la spiegazione sull’estinzione dei Neanderthal: i membri della razza madre che rimasero sulla Terra si stabilirono nel continente oggi chiamato Europa, persero la loro civiltà e si trovarono a lottare contro altri umani, tarchiati, bassi, incredibilmente brutti e cannibali per giunta. Dallo scontro tra magyani e Neanderthal ebbero origine le leggende sugli orchi e il mito di quegli uomini bestiali esiste tuttora. I magyani non erano Sapiens, o meglio, erano identici ai Sapiens che incontrarono in Africa e in America. E regredirono al livello di quei selvaggi dopo lotte numericamente impari, finendo per fondersi con loro.

L’arrivo sul pianeta Magya, con le sue lune, protetto dalla flotta in assetto difensivo, meriterebbe una lunga e spettacolare scena hollywoodiana al cinema. E il territorio sorvolato dalla Sunbeam, cosparso di chiazze di devastazione radioattiva, sottolinea l’aspra guerra in atto da vincere assolutamente.

Ormai i terrestri sono perfettamente integrati nello scenario bellico e mettono a disposizione dei buoni le loro scoperte: gli accumulatori antigravità, l’atmosfera magnetica che rende inerti le torpedini Shal e ferma i fulmini globulari, e infine il raggio collettore. E i tefflani assaltano con le onde ultrasoniche e altre terribili armi di distruzione di massa. Siamo in piena Space Opera!

Quello che colpisce, durante tutta la vicenda, è la totale sicurezza che il nemico sia malvagio fino al midollo e debba essere annientato. I tefflani sono tecnologicamente evoluti, eppure ogni tredici lune fanno una cerimonia in onore del dio Pakka, durante la quale bevono il sangue di un nemico catturato e mangiano la sua carne. E nel caso non abbiano sottomano il malcapitato prigioniero si nutrono di uno della loro stessa razza! Orrore, brivido e raccapriccio! Non a caso i terrestri li definiscono “i maledetti musi rossi”, un po' come avveniva con gli odiati nemici nipponici “i maledetti musi gialli” durante la Seconda Guerra Mondiale. Da notare che lo scrittore si riferisce ai tefflani come "esseri di un'altra razza" ma, a giudicare dal loro aspetto, dovrebbero far parte di un'altra specie!

Aarn prepara un piano d’attacco genocida che prevede l’uscita dall’orbita delle due lune Ma-ran e Ma-kanee, per farle precipitare la prima contro la luna Teff-ran e la seconda contro il pianeta Teff-el.

E il colpo di scena? I tefflani sferrano un attacco a sorpresa contro Magya, bombardandola con ordigni che sviluppano tenui fiamme azzurrine, apparentemente innocue, che però spargono un catalizzatore che combina l’azoto con l’ossigeno e incendia l’atmosfera. Ma il chimico terrestre Carlise, come faceva sempre lo scienziato Zarro, trova la soluzione. Neutralizza l’arma nemica e salva il pianeta dei buoni. E naturalmente che fanno i buoni nelle pagine successive? Compiono il genocidio! Scagliano le lune kamikaze contro il mondo nemico scatenando una fornace che ingoia ogni forma di vita: soldati, civili, eventuali cani e gatti alieni...

La fantasia è fervida, tuttavia la mentalità è piuttosto coloniale, razzista e sprezzante nei confronti delle diverse forme di vita. Pensare che una guerra non termini con la resa del perdente, ma col suo totale annientamento è qualcosa di tremendo.

Dopo tutte queste riflessioni spero che nessuno me ne voglia se ho osato criticare uno scrittore classico e soprattutto se ho fatto spoiler. Anche perché se dal 1935 c’è ancora qualcuno che non ha ancora letto il libro e si lamenta per lo spoiler... Beh, merita solo un cespuglio di schiaffi.

 

 

 

 

 


 

domenica 4 luglio 2021

La Guerra di domani


 

Attenzione: alto tasso di spoiler!


La guerra di domani è un film altamente spettacolare, dagli effetti speciali perfetti, visivamente impeccabile, che però si poggia su una sceneggiatura che fa acqua da tutte le parti. La prima cosa che mi è venuta in mente durante l’avanzare della pellicola è stato il vecchio videogioco Ps3 Resistance: Fall of man, del 2006. L’orda di Idre Bianche del film somiglia a quella dei Chimera e, come accade nel gioco, guarda caso, è scaturita dalla Russia! Fin qui non ci sarebbe niente di male, tranne il rimpianto per aver bruciato quella che fu una buona idea videoludica, dalla quale non fu mai tratto un film.

Se i Chimera sono chiaramente senzienti, impugnano armi e pilotano astronavi mentre si divertono a sterminare gli umani, le Idre Bianche sono semplicemente bestie feroci trasportate sulla Terra da alieni rettiliani cugini del rettiliano Trandoshano Bossk! La loro astronave fracassata viene scoperta tra i ghiacci in Cina, verso la fine del film, e resta il dubbio che la terribile arma di distruzione di massa non fosse neppure stata confezionata per noi.

Eppure, fin dall’inizio vien da chiedersi il perché di tante cose: perché li umani del 2051 ritornano nel 2021 a chiedere ciccia da cannone per combattere i mostri senza cervello? Qualche megatone sparso da un aereo non sarebbe stato meglio del mettere un mitra in mano al lattaio, alla parrucchiera e al pensionato e spedirli tutti insieme direttamente al loro funerale?

Come in ogni film di fantascienza che si rispetti lo scienziato (in questo caso la scienziata, figlia del protagonista) trova il punto debole degli extraterrestri, in modo da distruggerli in un colpo solo prima dei titoli di coda. La soluzione è una tossina da iniettare soprattutto alla femmina, più grossa e letale dei maschi. Però, anche qui ci si chiede, perché essere costretti ad avvicinarsi a un cespuglio di zanne e artigli grosso quanto un bisonte, se il bombardamento aereo è sufficiente ad annientarne a dozzine? E perché addentrarsi nell’astronave piena di Idre avvolte negli schifosi ovuli gelatinosi, iniettare il veleno a qualcuna e far incazzare le altre, se poi è sufficiente far saltare in aria tutto per risolvere la situazione?

Nel 2016 ho scritto il romanzo Il Male della Galassia, seguito de Il Pianeta di Zeist. E ho raccontato l’aggressione della Terra mediante un’orda di mostri zannuti e artigliati non troppo dissimili dalle Idre Bianche del film. Anche i miei sono animali trasportati da astronavi pilotate da qualcun altro, infatti la “sorpresa” è chi li ha inviati, non certo l’orda. Se mi hanno involontariamente copiato significa che sono un genio che aveva avuto un’idea fantastica? Neanche per sogno. Significa che sia io e Zach Dean non abbiamo pensato niente di originale, visto James Cameron girò Aliens: Scontro finale nel 1986 e Graham Baker girò Alien Nation nel 1988. Magari li abbiamo visti entrambi?

giovedì 1 luglio 2021

Fatherland

 

 

Fatherland è un bel film per la televisione tratto dal romanzo omonimo di Robert Harris e racconta una ucronia simile a The man in the high castle (in Italia La svastica sul sole) di Philip K. Dick.

Come nel romanzo di Dick anche in Fatherland la Germania nazista ha vinto la seconda guerra mondiale, tuttavia non è stato un trionfo dell’Asse sugli Alleati grazie al bombardamento di Washington, Londra e Mosca con ordigni atomici. Si è giunti piuttosto a un armistizio con gli Stati Uniti e la guerra con la Russia non è mai finita.

La storia alternativa che disegna la nuova geografia del mondo è abbastanza credibile: il Giappone è sconfitto nel 1945 con i bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki, ma nel 1946 il Terzo Reich lancia un missile a lungo raggio V3 che esplode sopra New York senza far vittime. Si tratta di un’azione dimostrativa e una minaccia di rappresaglia se non si porrà immediatamente fine alle ostilità. Inizia così la Guerra Fredda tra l’America vittoriosa nel Pacifico e la Germania vittoriosa in Europa.

Nel film il protagonista Xavier March, agente della Kriminalpolizei, è interpretato da Rutger Hauer e questo è un punto che scricchiola nella vicenda. Infatti nel 1994, quando furono girate le riprese, l’attore aveva cinquant’anni tondi e si vedeva eccome! La domanda è: avrebbe potuto, un tedesco cinquantenne nel 1964, non sapere che gli ebrei erano stati assassinati nelle camere a gas durante il conflitto? Un attore più giovane avrebbe reso più credibile il personaggio, che è assolutamente ignaro dell’Olocausto? Forse sì, anche se i comizi di Hitler li avevano sentiti perfino i bambini. Chissà se un diciottenne, allo scoppio della guerra imbarcato su un sottomarino e spedito negli abissi...

Bé, tirata per i capelli, un attore più giovane avrebbe rappresentato chi, nato durante la guerra e cresciuto nella propaganda, finisce per credere alla falsa realtà del regime. E viene subito in mente il personaggio di Johannes Betzler del bellissimo film Jojo Rabbit. Magari troppo giovane, certo, ma che rende l’idea di cosa voglio dire.

Tornando a Fatherland, il protagonista è un ex comandante di U-Boot, che quindi ignora il genocidio perché la guerra l’ha fatta tutta sott’acqua (senza mai emergere neppure per vedere il tempo che fa) e anche dopo, a fine guerra, ha continuato a vivere sui fondali fino all’inizio del film. È entrato nella Kripo subito dopo i titoli di testa senza mai incrociare neppure per sbaglio uno stronzo della Gestapo e magari farsi qualche domanda. Comunque, tralasciando queste quisquilie, inizia a indagare sulla misteriosa morte di un gerarca nazista, viene ostacolato dalla Gestapo, ma riesce a scoprire il tremendo segreto che Adolf Hitler vuole tenere nascosto al presidente Joseph P. Kennedy durante la visita nel Terzo Reich. E cioè lo sterminio degli ebrei, visto che la Germania aveva raccontato al mondo che erano stati “risistemati” in strutture costruite in Ucraina.

Nel film Xavier March, stremato e gravemente ferito, riesce a consegnare all’ambasciatore statunitense il plico con le prove dei crimini nazisti e poi muore. Nel romanzo, invece, consegna i documenti con le prove a una giornalista americana e fugge nel bosco con la pistola impugno inseguito dalle SS, in un finale aperto ad un eventuale seguito.

Tutto sommato, nonostante la poca credibilità del protagonista, il film è vedibile.



martedì 1 giugno 2021

Il villaggio dei dannati

 


Mi è capitato di rivedere Il villaggio dei dannati, di John Carpenter. Lo ricordavo come il più brutto tra i suoi film, nel 1995 rimpiansi il classico del 1960. Invece i due film sono molto simili nella sostanza, tranne un paio di eccezioni: il feto alieno xenomorfo non ancora del tutto somigliante a un essere umano e la mamma che salva il bambino pochi istanti prima dell’esplosione nel granaio, lasciando il finale aperto a un possibile sequel. Allora perché fu un flop al botteghino? La solita maledizione dei film di fantascienza di Carpenter? Di sicuro raccontare una vicenda già vista non porta mai bene. E poi il proliferare di film spielberghiani stracolmi di extraterrestri buoni che disabituavano il pubblico a quelli del tipo “minaccia incombente” potrebbe aver contribuito. Anche se Carpenter non era nuovo ai remake e il suo La Cosa, del 1982, è infinitamente migliore di La cosa da un altro mondo del 1951.

I figli dell’invasione, di John Wyndham del 1957, è il romanzo che ispirò i due film. Contiene cose che fu obbligatorio cambiare, per esempio la pelle argentea dei bambini. Essendo il film del 1960 in bianco e nero non si sarebbe notata la differenza, mentre in quello del 1995 i bambini sarebbero apparsi ridicoli; quindi la scelta dei capelli platinati fu la migliore. Anche la mente collettiva maschile che guida il gruppo dei ragazzi e l’altra femminile che guida le ragazze, riunite in una sola alla guida di tutti i babyalieni, rende sicuramente più moderno il prodotto.

Indimenticabile la scena finale nel film del 1960: dopo l’esplosione del granaio si irraggiano, insieme alle fiamme e ai detriti, i minacciosi occhi alieni come fossero tanti spettri.

Eppure il dettaglio più ovvio presente sulla carta si perse nella trasposizione cinematografica: la foto aerea del misterioso oggetto argenteo non identificato atterrato vicino a Midwich durante il blocco della barriera e la perdita di conoscenza degli abitanti. Era arrivato un UFO, capperi! Se nel film non lo dici si può pensare al soprannaturale. E Carpenter ne ha fatti parecchi di film con quella robaccia! Tra l'altro, proprio all'inizio del suo film, con i lamenti o i sibili o cosa diavolo siano, che si spandono nell'aria intorno a Midwich, scattano subito le antenne sull'horror.

In ogni caso le pellicole, il remake e il classico, iniziano presto a scricchiolare e litigano con la logica. Magari per stare nei 102 minuti o addirittura nei 77 minuti, oppure semplicemente per inseguire la suspense a tutti i costi. L’idea di base geniale e di forte effetto emotivo, dello scrittore John Wyndham, arriva comunque allo spettatore. Tuttavia chi vede i film senza leggere il libro resta almeno con un paio di dubbi:

Primo – Come fanno gli extraterrestri a fecondare le donne durante il blackout? A parte l’improbabile fusione di due specie differenti, non arrivano fisicamente (nei film). Potrebbero essere incorporei, ma visto che la riproduzione umana necessita di ovulo e spermatozoi, quale ingrediente sostitutivo portano in alternativa? Qualcuno potrebbe pensare allo Spirito Santo. Anzi, allo Spirito Diabolico!

Secondo – I bambini alieni dimostrano un’intelligenza superiore rispetto ai terrestri. Perché allora rivelarsi ostili da subito, attirando le attenzioni del nemico? Controllano la mente, avrebbero potuto dominare gli abitanti del villaggio senza ucciderne nessuno. Per esempio, nel romanzo di A. E. van Vogt Il segreto degli Slan c'è la nuova specie di telepatici senza antenne che manipola gli umani mentre sono impegnati a perseguitare i telepatici con le antenne.

Spesso, soprattutto in passato, il cinema fu grossolano rispetto ai libri e i film di fantascienza americani e inglesi degli anni ‘50/’60 sembravano fatti in serie. La tranquillità della società occidentale veniva minacciata dall’invasore spaziale, sia che arrivasse a bordo di dischi volanti, o su meteore in grado di accecare la popolazione e liberare vegetali carnivori deambulanti, oppure in baccelli capaci di duplicare le loro vittime durante il sonno. I metodi non cambiavano l’obiettivo: un nemico spietato ci attaccava! E il cinema si riempiva…

Nel 1995 la faccenda sapeva troppo di minestra riscaldata e il flop era maledettamente in agguato...

Nel 1962 i sovietici girarono I sette navigatori dello spazio. Quel film mi sbalordì, perché i venusiani non erano affatto ostili. Rimanevano nascosti per tutto il film e ne appariva solo uno nel finale, riflesso in una pozzanghera, durante il decollo del razzo che riportava i terrestri a casa. Questo per chiarire chi fossero gli invasori e chi si sentisse minacciato.

Ebbene, tutto questo ragionamento per arrivare alla conclusione più ovvia: i film come Il villaggio dei dannati erano belli perché semplici. C’era un nemico che arrivava dallo spazio e i poveri terrestri dovevano contrastarlo per salvarsi, tutto qui e valido per tutti! Oggi fanno film più complessi e a volte è come se si perdesse qualcosa… Cosa? Forse proprio l’atmosfera di Midwich.

 

 


venerdì 14 maggio 2021

Star Wars: Squadrons


Finalmente un simulatore spaziale azzeccato, dopo tanti anni. Star Wars Squadrons è il degno erede di X-Wing vs TIE Fighter, che sfreccia dal 1997 direttamente al 2021!

L’ultimo titolo sparatutto/simulatore dell’universo Star Wars, Battlefront II, è stato ottimo per la parte sparatutto, ma incasinato per quanto riguarda il simulatore spaziale. O almeno questa è la mia impressione da dinosauro ancora nostalgico degli anni ‘80.

Le schermaglie spaziali in Battlefront II sono talmente realistiche, che finisci per sparare su dei puntini impazziti evidenziati (per fortuna) dal mirino elettronico. Squadrons, invece, è meno realistico e più “giocone”. Ricrea l’atmosfera del vecchio X-Wing vs TIE Fighter e predilige la spettacolarità alla coerenza. Per esempio, rimbalzi sugli scafi nemici senza esplodere (non subito almeno), vedi astronavi che si muovono come nei film e riesci a colpirle. Forte, eh? Naturalmente parlo della modalità “storia” e tralascio la "multigiocatore", visto che uno come me appena mette il naso online dura quanto un gatto sull’Aurelia.

Ma poi, l’Ammiraglio Ackbar (non è lui, ma fingiamo che lo sia) ti parla sottoforma di ologramma mentre solchi lo spazio a caccia d’Imperiali. Che potresti volere di più? E i balzi nell’iperspazio? Meglio del simulatore di Disneyland!

Le battaglie in modalità storia sono una “fagiolata” degna dei mitici Bud Spencer e Terence Hill. Giochi rilassato e ti godi il film. Infatti è per questo che si chiama modalità storia.

Per coloro che non amano vincere facile ci sono le modalità “pilota” e “veterano”, l’impegno richiesto è maggiore e il gioco si fa duro.

 

Come al solito, le sbavature non mancano. Tra una missione e l’altra incontri gli altri piloti nell’hangar, ma siccome non sei in uno sparatutto non puoi camminare. Resti inchiodato lì, dove ti ha piazzato il programma. In compenso puoi guardarti intorno, parlare con chi è abilitato a risponderti (te ne accorgi dal suggerimento con la "x" sopra la testa), però ti senti frustrato perché non puoi raggiungere il caccia più vicino e giocare a filo filetto sulla carlinga col pennarello indelebile. Oppure non puoi arrivare furtivo alle spalle del caposquadriglia per assestargli un sonoro scapaccione e vedere l’effetto che fa.

Il tutto è complicato dalla mancanza di doppiaggio. E sia i briefing che i dialoghi con gli altri piloti diventano noiosi ostacoli da saltare. Eppure la confezione è in italiano e sullo schermo scorrono i sottotitoli (non sempre). A me ha sempre dato fastidio vedere un film in lingua originale… figuriamoci giocare alla Ps4 senza capire cosa devo fare!

Per fortuna le missioni sono intuitive come fu per X-Wing vs TIE Fighter e, nonostante l'inglese, uno come me che lo parla come lo parlava Totò ce la fa.

Detto questo vorrei chiarire che il mio articolo non è pubblicità. La Disney non mi ha pagato per scrivere queste corbellerie, la Disney non sa neppure che esisto. Il fatto è che mi andava di buttar giù qualcosa di leggero, tra una partita e l’altra, proprio perché mi sembra di esser tornato al 1977!

 

 

giovedì 6 maggio 2021

Resident Alien


 

È arrivato per distruggere la Terra, ma una serie di imprevisti l’hanno costretto a rivedere i suoi piani. Per ora si è sostituito a un dottore, resta mimetizzato tra gli umani e aspetta. Aspetta il momento giusto per agire! Purtroppo in paese c’è stato un omicidio, qualcuno ha ucciso il dottore e serve un dottore per le indagini. Lo sceriffo viene a cercarlo e pretende la sua collaborazione. Che farà? Si ritiene molto più intelligente degli umani, tuttavia la medicina non è la sua specializzazione primaria. Lui s’intende di distruzione di mondi.

Resident Alien si potrebbe definire un Mork & Mindi aggiornato al 2021, con un Mork terribilmente più cattivo dell’originale che fu interpretato da Robin Williams. Alan Tudyk è perfetto per la parte: alieno stralunato e maldestro, trasuda cattiveria, minaccia e allo stesso tempo tendenza a umanizzarsi suo malgrado. Sara Tomko interpreta Asta Twelvetrees, colei che probabilmente diverrà la Mindi nella serie.

A proposito, occhio agli specchi: il falso dottor Harry utilizza un sistema avanzatissimo di mimetizzazione, che però non riesce a ingannare gli specchi. E poi, un umano su un milione riesce comunque a vederlo nelle sue vere sembianze. Non ce ne sarà mica uno così in paese?

 

Resident Alien

 

In visione su Rai 4 e RaiPlay 

 

sabato 1 maggio 2021

Creature di fiamma - Olaf Stapledon


 

Creature di fiamma è l’ultimo romanzo di Olaf Stapledon, pubblicato originariamente nel 1947 e ora tradotto per la prima volta in italiano, con una corposa introduzione di Carlo Pagetti.

Scritto durante la Seconda guerra mondiale, è un romanzo di fantascienza breve, costituito da passaggi resi leggeri da una ironia pungente, ma sempre pervasi da una buona dose di malinconia.

Da uno dei padri della letteratura fantascientifica ed utopica europea, a cui si sono ispirati autori come Aldous Huxley, George Orwell, Stanislaw Lem, Arthur C. Clarke, J.G. Ballard, il lettore troverà molti spunti interessanti, anche a più di 70 anni dalla prima pubblicazione, vista la natura profetica e anticipatrice di quest’opera.

 


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Olaf Stapledon (1886-1950) è stato uno scrittore e filosofo britannico, considerato uno dei padri della fantascienza del Novecento. Sostenitore delle teorie socialiste, scrisse sia opere di narrativa fantascientifica sia testi di saggistica. Fra le sue opere più celebri si possono citare Last and First Men del 1930 (trad.it. Infinito) e Star Maker del 1937 (trad.it. Il costruttore di stelle).


Carlo Pagetti, già professore di letteratura inglese e di cultura anglo-americana presso l’Università degli Studi di Milano, è autore di un ‘classico’ della critica fantascientifica, Il senso del futuro. La fantascienza nella letteratura americana (1970), ristampato con una nuova introduzione nel 2012. Tra il 2020 e il 2021 ha curato Londra 2100: il risveglio del dormiente di H.G. Wells, e introdotto Notizie da nessun luogo di William Morris, La fattoria degli animali e 1984 di George Orwell, Il destino degli eredi di William Golding, l’opera completa di H.P. Lovecraft.

 

Casa editrice: Ledizioni

Collana: Messaggi da nessun luogo

ISBN: 978-88-5526-399-3

Copertina: Brossura

Formato: 13x20 cm

Pagine: 125

Prezzo: 14,90€

Categoria BISAC: FIC028010 FICTION / Science Fiction / Action & Adventure

Promozione: Emmepromo

Distribuzione: Messaggerie