lunedì 26 febbraio 2018

Il pianeta delle scimmie


Quanto è rimasto del romanzo di Pierre Boulle nella (per ora) trilogia reboot Il Pianeta delle scimmie?

Poco! Quasi niente… però quel quasi niente è l’idea più forte che Boulle aveva tirato fuori dal cilindro: l’uomo si rovina da solo, trafficando con la genetica! Magari anche trafficando a fin di bene.

Nel romanzo originale gli uomini del pianeta Soror scatenano, per sbaglio, un virus che aumenta l’intelligenza delle scimmie e fa regredire al livello bestiale l’intera umanità.

La missione spaziale del francese Ulysse Mérou scoprirà un mondo capovolto, con scimmie civilizzate (arrivate più o meno al nostro Settecento) e esseri umani privi d’intelletto, nudi e che emettono solo grugniti.

Nel finale Mérou riesce a fuggire dal pianeta con la moglie e il figlio, temuto dalle scimmie perché potrebbe diventare il seme di una nuova evoluzione dell’Uomo. Purtroppo quando arriva sulla Terra trova la medesima situazione di Soror, durante la sua assenza (la differenza temporale è dovuta al viaggio spaziale) le scimmie si sono evolute rubando il primato agli uomini. Il fuoristrada che lo raggiunge nel punto dove è sceso con la navetta, infatti, è guidato dai gorilla!


Il remake di Tim Burton (secondo me il miglior film scimmiesco in assoluto) si tiene abbastanza fedele a quest’ultimo episodio.



 
I cinque film classici dal 1968 al 1973 eliminano completamente Soror, la navetta di George Taylor viaggia nel tempo e raggiunge la Terra nel futuro dove le scimmie si sono evolute a un periodo pseudo medievale. Questi film hanno il pregio di rendere una buona atmosfera fantasy e inserire la figura di Cesare: in Fuga dal pianeta delle scimmie è il figlio di Zira e Cornelius (nominato Milo) e in 1999 conquista della Terra è colui che guida le scimmie alla rivolta.

Arriviamo quindi ai reboot che descrivono bene il diffondersi del virus scatenato nel tentativo di trovare una cura alla malattia di Alzheimer, e la lenta devoluzione della civiltà umana al cospetto di quella scimmiesca, in ascesa.

È tutto perfetto e credibile, ma talmente lento (proprio per essere credibile) che forse dovremo aspettare il decimo film della Saga per vedere oranghi come Zaius e scimpanzé come Cornelius.












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